Pagine statiche

sabato 4 giugno 2016

Dal primo libro dei Re - 1Re 17, 17-24 - Tuo figlio vive.




  In quei giorni, il figlio della padrona di casa, [la vedova di Sarepta di Sidòne,] si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elìa: «Che cosa c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?».
Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo».
Il Signore ascoltò la voce di Elìa; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elìa prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elìa disse: «Guarda! Tuo figlio vive». La donna disse a Elìa: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

Parola di Dio
Riflessione


Quando pensiamo che fare del bene in questo mondo non serva a niente, quando pensiamo che Dio ci abbia abbandonato, quando pensiamo che le sofferenze siano solo il frutto del nostro peccato, quando pensiamo che i nostri tormenti abbiano vita lunga... dobbiamo meditare questo bellissimo brano che oggi la Chiesa ci propone. La resurrezione del figlio della vedova di Sarepta non è altro che la risposta di Dio alle nostre continue sofferenze.
Andiamo per ordine...
Elia è ospite di una vedova di Sidone, molto credente, che vive poveramente con il suo bimbo; questa donna, nonostante la sua estrema povertà, aiuta Elia a sopravvivere dividendo con lui il suo cibo. Dopo qualche tempo però, il bambino si sente male e all'improvviso muore. Questa tragedia mette a dura prova la fede della vedova, perché è come se il Signore le avesse tolto l'unica ragione della sua vita. E' normale dunque la sua reazione nei confronti dell'ospite: "Ma come?!... Ti ospito a casa mia, vedo in te un uomo di Dio, divido con te quel poco di farina e olio che ho e tu che fai?... Porti dentro casa mia la sfortuna?... La pazienza ha un limite!!!".
Non ce niente da fare... Le tragedie, i problemi, le sofferenze fisiche e dell'anima, mettono in crisi la nostra poca fede. Pensiamo di amare Dio con tutta l'anima, ma al momento della prova ci viene una fifa mostruosa e così ce la prendiamo con Dio che ci ha abbandonato, e poi cadiamo nella trappola del demonio, convincendoci che tutte le nostre sofferenze sono la punizione tremenda di Dio perché abbiamo peccato contro di Lui.
E così, invece di andare da Gesù, invece di abbandonarci tra le Sue braccia, lo accusiamo di essere ingiusto, lo accusiamo di averci portato sulle sabbie mobili per farci affogare, lo supplichiamo di non farci bere il calice amaro, iniziamo a fare le nostre preghiere in modo svogliato, se ci va bene, altrimenti smettiamo anche di recitarle!... Iniziamo a fare le vittime della situazione, a lamentarci con tutti, a prendercela con tutti, pretendendo magari che sia Dio a doversi scusare con noi per quello che ci sta facendo passare. Che presuntuosi!!! Crediamo di dettare noi la legge a Dio! Poveri noi... Il problema è che abbiamo una memoria molto corta... proprio come quella della vedova di Sarepta... Infatti, poco tempo prima il Signore le aveva manifestato la Sua potenza non facendogli mancare il sostentamento quotidiano, e questo in modo straordinario; ma poi, ecco che le cose belle che Dio ci fa si dimenticano all'istante, perché nel momento della prova ci facciamo prendere dal panico e non vediamo più niente. Diventiamo cechi e sordi.
In questi momenti dobbiamo sempre tenere a mente che il buon Dio non ci abbandona mai e che ha tutto sotto controllo. Anche se all'ultimo istante, Lui interviene sempre e non si dimentica delle opere buone che facciamo nei confronti dei fratelli, anche se sono insignificanti agli occhi del mondo, per Dio valgono molto. Dio alla fine ci premia... molto spesso già su questa terra, inviandoci persone sante che ci aiutano materialmente e che resuscitano la nostra piccola fede intaccata e ridotta in fin di vita dalle sofferenze che abbiamo patito.
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede, affinché in mezzo a mille difficoltà continuiamo a lasciarci fare e a fidarci di Gesù, certi che ogni lacrima sarà asciugata da Lui e dalla nostra Mamma.
Proviamo a imitare Elia e il Suo modo di pregare. Dobbiamo avere con Gesù quel contatto intimo che il profeta ha con il bambino e perseverare nella preghiera; Elia infatti, per ben tre volte si stende sul bimbo, questo per farci comprendere che non dobbiamo scoraggiarci quando non siamo esauditi al primo battito di ciglia, ma dobbiamo continuare a sperare che Dio ci salverà, perché quando ci facciamo prendere dal panico lasciamo libero il campo al nemico, che non aspetta altro di vederci persi e sfiduciati... non aspetta altro che il nostro cuore smetta di battere per Dio. Non permettiamo che questo accada... Non permettiamo al demonio di accecarci con i problemi, le difficoltà, le angosce, perché lui metterà sempre davanti ai nostri occhi solo i tormenti, e mai la soluzione. Ricordiamoci sempre che la soluzione a tutti i nostri tormenti è Gesù... Lui ci ama di un amore immenso e ha per ognuno di noi dei piani meravigliosi. Proviamo ad accogliere tutte le occasioni che si presentano ogni giorno appena varchiamo l'uscio di casa, e se il nuovo giorno inizia con disagi o problemi, non vediamoli come una disgrazia, ma come un'opportunità per conoscere di più la potenza e la misericordia di Gesù nostro.
Gesù mio... io non merito nulla, ma ti chiedo di avere pietà di me. Grazie per tutto quello che mi stai donando, grazie anche se molto spesso non rispondi subito alla mia preghiera, perché la mia fede così si rafforza, proprio come succede ai bimbi; da piccola infatti, mi dicevano che piangere fa bene ai polmoni e li rinvigorisce... mah... A me, a forza di gridare, al posto dei polmoni si sono formate due camere iperbariche! Comunque, lascio a Te decidere cosa è bene fare per me. Io ho risposto SI e con il Tuo aiuto non voglio tornare indietro, indipendentemente da ciò che vorrai donarmi.
Concludo con una citazione di don Divo Barsotti: “Se il Signore vi fa soffrire qualcosa – ricordatevelo – valgono più le sofferenze accettate umilmente dalla mano di Dio che non la vostra preghiera”.
Pace e bene.

Lettere di paternità spirituale - Tratte da “ AMATISSIMO DAL SIGNORE” di Don Divo Barsotti


 

A UNA RELIGIOSA DELLA “COMPAGNIA DELLE FIGLIE DI S. ANGELA MERICI”



La Calza, 3 marzo 1949
Cara figliola,
che potrei dirle più di quello che Dio le ha già detto nel cuore? Né più, che non potrebbe ancora capire – né meno di quel che non sarebbe di alcuna utilità. Impari ad obbedire sempre di più Dio – Lui solo.
Quello che Dio vuole operare in lei è ineffabile – né la mia né la sua parola potrebbe dire qualcosa. Che Dio sempre più agisca in lei senza di lei – tutto il suo lavoro è nell’escludersi. Affondi nel mistero del divino Silenzio.
La benedico e prego per lei. Anche lei preghi per me.
Sac. Divo Barsotti


9 marzo 1950
S. di Gesù,
a cosa valgono le parole dell’uomo? Non sono riassorbite subito dal silenzio? Il Signore ora vuole che si smarrisca totalmente in quegli abissi che si sono aperti sotto e sopra di lei.
So bene che è penoso per la nostra natura sensibile dover rinunziare ad ogni appoggio, so anche che è estremamente pericoloso.
Bello quanto mi scrive riguardo all’umanità del nostro Salvatore. Non le mancherà mai il Suo appoggio perché Egli ci ha meritato la grazia con la Sua divina Passione, di non lasciarci mai soli – mai la nostra solitudine e la nostra desolazione sarà così profonda che Egli non ci sia né possa esserci compagno.
Questo rimane a volte, o almeno sembra, l’unico mezzo per sfuggire al pericolo di una vita disincarnata che non sarebbe cristiana.
Umiltà e semplicità e soprattutto si ricordi che il dovere principale è la gioia. Dio è – perdiamoci totalmente in questo abisso di Luce.
Preghi un pochino per me. Intanto però la ringrazio tanto tanto delle preghiere già fatte. Il Signore compia in lei fino in fondo la Sua volontà. Dio Spirito Santo ci congiunga sempre più nel Figlio al Padre.
Sac. Divo Barsotti

Quale sarà il mio posto nella casa di Dio?



Quale sarà il mio posto nella casa di Dio?
Lo so, non mi farai fare brutta figura,
non mi farai sentire creatura che non serve a niente,
perché Tu sei fatto così:
quando ti serve una pietra per la Tua costruzione,
prendi il primo ciottolo che incontri,
lo guardi con infinita tenerezza
e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno:
ora splendente come un diamante,
ora opaca e ferma come una roccia,
ma sempre adatta al Tuo scopo.
Cosa farai di questo ciottolo che sono io,
di questo piccolo sasso che Tu hai creato e che lavori ogni giorno
con la potenza della Tua pazienza,
con la forza invincibile del Tuo amore trasfigurante?
Tu fai cose inaspettate, gloriose.
Getti là le cianfrusaglie
e ti metti a cesellare la mia vita.
Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede
ma che sostiene lo splendore dello zaffiro
o in cima a una cupola
che tutti guardano e ne restano abbagliati,
ha poca importanza.
Importante è trovarmi ogni giorno là dove Tu mi metti,
senza ritardi.
E io, per quanto pietra, sento di avere una voce:
voglio gridarti, o Dio,
la mia felicità di trovarmi nelle Tue mani, malleabile,
per renderti servizio,
per essere tempio della Tua gloria.
Card. Anastasio Ballestrero