Ai Vescovi
ai sacerdoti e ai diaconi
ai religiosi e alle religiose
a tutti i fedeli
ai sacerdoti e ai diaconi
ai religiosi e alle religiose
a tutti i fedeli
INTRODUZIONE
1. Chiamato ad essere il
custode del redentore, «Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l'angelo del Signore e prese con sè la sua sposa» (Mt 1,24).
Ispirandosi al Vangelo, i
padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san
Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso
impegno all'educazione di Gesù Cristo (cfr. S. Irenaei, «Adversus
haereses», IV, 23, 1: S. Ch. 100/2, 692-694), così custodisce e
protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è
figura e modello.
Nel centenario della
pubblicazione dell'epistola enciclica «Quamquam Pluries» di papa
Leone XIII (die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890]
175-182) e nel solco della plurisecolare venerazione per san
Giuseppe, desidero offrire alla vostra considerazione, cari fratelli
e sorelle, alcune riflessioni su colui al quale Dio «affidò la
custodia dei suoi tesori più preziosi» (S. Rituum Congreg.,
«Quemadmodum Deus», die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I,
vol. V, 282; Pii IX, «Inclytum Patriarcham», die 7 iul. 1871: «l.
c.» 331-335). Con gioia compio questo dovere pastorale, perché
crescano in tutti la devozione al patrono della Chiesa universale e
l'amore al Redentore, che egli esemplarmente servì.
In tal modo l'intero popolo
cristiano non solo ricorrerà con maggior fervore a san Giuseppe e
invocherà fiduciosamente il suo patrocinio, ma terrà sempre dinanzi
agli occhi il suo umile, maturo modo di servire e di «partecipare»
all'economia della salvezza (cfr. S. Ioannis Chrysostomi, «In Matth.
Hom.», V, 3: PG 57, 57s; Dottori della Chiesa e Sommi Pontefici,
anche in base all'identità del nome, hanno indicato il prototipo di
Giuseppe di Nazareth in Giuseppe d'Egitto per averne in qualche modo
adombrato il ministero e la grandezza di custode dei più preziosi
tesori di Dio Padre, il Verbo Incarnato e la sua Santissima Madre:
cfr. v. g., S. Bernardi, «Super "Missus est" Hom.», II,
16: «S. Bernardi Opera», IV, 33s; Leonis XII, «Quamquam Pluries»,
die 15 aug. 1889: «l. c.» 179).
Ritengo, infatti, che il
riconsiderare la partecipazione dello sposo di Maria al riguardo
consentirà alla Chiesa, in cammino verso il futuro insieme con tutta
l'umanità, di ritrovare continuamente la propria identità
nell'ambito di tale disegno redentivo, che ha il suo fondamento nel
mistero dell'Incarnazione.
Proprio a questo mistero
Giuseppe di Nazaret «partecipò» come nessun'altra persona umana,
ad eccezione di Maria, la madre del Verbo incarnato. Egli vi
partecipò insieme con lei, coinvolto nella realtà dello stesso
evento salvifico, e fu depositario dello stesso amore, per la cui
potenza l'eterno Padre «ci ha predestinati ad essere suoi figli
adottivi per opera di Gesù Cristo» (Ef 1,5).
