Avete
udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Io invece vi
dico di non resistere al maligno; ma a chi ti percuote sulla guancia
destra, presenta anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in
giudizio per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello {482}.
1.
– Vedete, fratelli, che Gesù Cristo non parlava dell’occhio del
corpo quando ci comandava di strapparci l’occhio che dà scandalo
ma che, con tale espressione, indicava coloro la cui amicizia ci
nuoce e che possono gettarci nel baratro della perdizione? Come
potrebbe, infatti, ordinare per legge di strappare il nostro stesso
occhio colui che, pur usando qui una iperbole così forte, non ci
permette di cavare l’occhio neppure al nemico che ci ha strappato
il nostro?
Se
d’altra parte qualcuno biasima la legge antica, in quanto essa
ordina di vendicarsi esigendo «occhio per occhio e dente per dente»,
a me pare che costui non comprenda né la saggezza che il legislatore
deve avere, né le diverse circostanze dei tempi e neppure il
vantaggio che è derivato agli uomini da questa divina condiscendenza
alla loro debolezza. Se voi considerate in quali condizioni era il
popolo, in quali disposizioni d’animo viveva e vi ricordate in
quale epoca fu data questa legge, potrete facilmente riconoscere che
unico e identico è l’autore del vecchio e del nuovo Testamento e
che molto opportunamente egli ha istituito sia l’uno che l’altro,
contemperando le leggi con i tempi. Se avesse fin dall’inizio
istituito le elevate e sublimi leggi evangeliche, gli uomini non
avrebbero accolto né la legge antica né quella nuova:
proclamandole, invece, in tempi diversi, e istituendo ciascuna
nell’epoca più adeguata, si è servito sia dell’una che
dell’altra per rinnovare tutta la terra. D’altra parte, dando
quel comando, non era certo perché voleva spingere gli uomini a
strapparsi gli occhi a vicenda ma, al contrario, perché voleva
trattenere le loro mani, impedendo di usarsi reciprocamente violenza.
La minaccia di questa pena era un freno all’ira; il Signore
cominciava così a seminare a poco a poco, ma in profondità, una
certa saggezza nel mondo, ordinando che gli uomini si accontentassero
di una vendetta uguale al male che avevano subito, anche se chi aveva
per primo arrecato ingiuria meritava una pena più grave e un’equa
giustizia. Ma, poiché Dio voleva fin d’allora temperare la
giustizia con la misericordia, condannava colui che aveva peccato di
più a una pena minore di quella che si meritava, insegnando in tal
modo ad avere molta pazienza nel sopportare i mali di cui soffriamo.
