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lunedì 27 giugno 2016

Non vi è altra difficoltà che la mancanza di fede e di abbandono... (don Divo Barsotti)





4 settembre
«Il piccolo resto». Non solo la Chiesa nel mondo, ma nella Chiesa i poveri, i dimenticati, sconosciuti fra loro e conosciuti solo da Dio: essi sono il cuore del mondo, per loro il mondo sussiste. E quanto più il potere dell’Anticristo si fa evidente e sfacciato, tanto più essi entrano nel nascondimento più fondo...

31 ottobre
Esser lasciato da parte, esser dimenticato è oggi una fra le grazie più grandi. Com’è possibile oggi la salvezza di chi è chiamato a guidare la Chiesa, di chi porta la responsabilità del governo?
Anche tu, certo, sei responsabile, ma non ti è chiesto per la salvezza del mondo che il tuo silenzio, la tua preghiera, la tua pena.

26 marzo
Mi sento solo davanti a Dio. La mia solitudine stessa sembra garantire la presenza. Non vedo più nulla: nessun cammino, nessuna ragione alla vita. Vuoto e silenzio. Ma tutto è pieno di Dio.
Come la santità così la missione. Via via che l’anima si va identificando a Cristo in una santità sempre più grande, riceve anche una missione sempre più vasta. Nulla ti è sottratto. La santità cui sei chiamato è la santità stessa del Figlio di Dio e la tua missione è esattamente la sua, nulla di meno; tutto Egli ti ha donato. Devi sentirti responsabile per tutti, devi assumere su di te il peso del peccato del mondo: la vita dell’universo per te deve trasformarsi nella lode al Padre.

31 luglio
II cammino della santità passa necessariamente attraverso gli abissi. Tutti i santi sono uomini che hanno rischiato la pazzia, la dissoluzione interiore, che hanno dovuto conoscere e superare l’angoscia senza fondo. L’uomo ideale non è l’uomo che non conosce il turbamento, la paura, la morte, ma colui che supera la morte e risuscita dalla morte.
L’antropologia prima di tutto deve salvare i suoi fondamenti; il primo è che l’uomo è creatura di Dio, il secondo è che l’uomo è nato peccatore. Non si può difendere l’uomo dalle turbe dell’angoscia; Dio con la sua grazia può dare all’uomo solo di superare la morte, di vincere l’angoscia. L’ignoranza del male è impossibile all’uomo concreto: volerlo preservare e difendere, condannare la formazione cristiana perché lo suppone, è soltanto giocare tragicamente e rendere irrimediabile il male dell’uomo.
Tutti i santi sono soggetti clinici, complessi per un’analisi delle malattie nervose e mentali, ma lo sono non perché essi sono dei casi limite in quanto malati, psichicamente anormali, ma perché essi soltanto hanno superato l’abisso dell’angoscia umana.
Chi non ha conosciuto questa angoscia non è l’uomo sano; al contrario non è divenuto ancora uomo, non ha conosciuto ancora se stesso. La pretesa della psicanalisi sarebbe quella di impedire all’uomo di prendere coscienza di sé, di divenire maturo? Non è un superamento ma un regressus aduterum la cura che si prescrive.

17 settembre
Solo in Dio potrai ritrovare ogni cosa. Solo in Lui salvi te stesso e il mondo.
Il cammino che porta alla salvezza è il cammino della morte. Nell’abbandono supremo, nella essenziale povertà di Gesù sulla Croce si è compiuta la redenzione del mondo.
È necessario fare lo stesso cammino: non conoscere più nulla, non volere più nulla, non essere più. Che vuol dire ora per te?
Ma tu quanto più senti sfuggirti le cose, gli uomini, tanto più ti aggrappi istintivamente; non sai abbandonarti alla morte.
Il tuo giorno è passato; ora senti inevitabile sempre più il tuo affondare nel silenzio, nell’insignificanza, nell’impotenza. È questa l’ora di Gesù per la quale tu sei venuto.
Purezza. Semplicità.
Egli è. Non vivere che «il ricordo di Dio», ed è la sua Presenza assoluta, senza immagine di cosa creata, senza desiderio, senza ricordo di te.
La «memoria» è il luogo di Dio, il «fundus animae», la nudità dello spirito creato per accogliere l’Immagine, il Figlio di Dio.

Don Divo Barsotti - Pensieri tratti da “L’ATTESA Diario: 1973 – 1975”

domenica 26 giugno 2016

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,18-22 - Seguimi.



 


In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Parola del Signore


Riflessione
Come inizio non c'è male!!... Gesù inizia il Vangelo di oggi chiedendoci una cosa particolare, anzi, a dire il vero è un ordine e per molti anche impegnativo: “passare all’altra riva”... , ossia cambiare la nostra vita... Chi accetta di seguire Gesù lo deve fare senza condizioni.
Di primo acchito le risposte che Gesù da ai due discepoli che gli chiedono del “tempo” prima di seguirlo, lasciano un po' perplessi: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» e «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Dobbiamo però comprendere queste affermazioni in un senso più profondo. Seppellire un parente è una cosa giusta e tutti lo facciamo, ma Gesù non si riferisce certo alla morte fisica o ai cimiteri. Gesù chiama ognuno di noi e ci chiede di avere uno sguardo non verso le cose materiali, ma verso quelle del cielo. La nuova vita deve iniziare infatti con Lui e Lui al primo posto. Se dovessimo seguire il Signore solo dopo aver risolto tutte le nostre questioni, mi sa che non troveremmo mai il tempo o, come succede molto spesso, daremmo al buon Dio solo le briciole. 

San Josemaría Escrivá de Balaguer – Barbastro, Spagna, 9 gennaio 1902 - Roma, 26 giugno 1975 - Tema: Santificazione del lavoro e dei doveri del proprio stato


 
Qualcuno chiedeva un giorno ad un sacerdote: «Perchè Le hanno dato del pazzo? - Pensi, rispose questi, che sia una pazzia da poco pretendere che si possa e si debba esser santi in mezzo alla strada, che possano e debbano esser santi tanto colui che vende gelati in un carrettino, quanto la domestica che passa il tempo in cucina, il direttore di una banca, il docente universitario, e colui che lavora i campi, e il facchino che si carica i bagagli sulle spalle? Sono tutti chiamati alla santità! L'ultimo Concilio (Vaticano II) l'ha ribadito ora, ma all'epoca, nel 1928, non veniva in mente a nessuno. Era così logico pensare che fossi pazzo...» Quel sacerdote era il Beato Josemaría Escrivá de Balaguer.
«Come curate bene questi fiori!»
«Per amare Dio e servirlo, spiegava il Beato Josemaría, non è necessario fare cose eccezionali. Cristo chiede a tutti gli uomini, senza eccezioni, di essere perfetti come è perfetto il suo celeste Padre (Matt. 5, 48). Per la maggior parte degli uomini, esser santi suppone la santificazione del lavoro, la santificazione nel lavoro, la santificazione degli altri attraverso il lavoro, e anche il fatto di incontrare Dio sulla strada della propria vita». Passando un giorno davanti a due giardinieri, disse loro: «Come curate bene queste piante, tutti questi fiori... Cosa pensate che valga di più? Il vostro lavoro o quello di un ministro?» E siccome non trovavano nulla da rispondere: «Dipende dall'amore di Dio che ci mettete. Se mettete più amore di un ministro, il vostro lavoro vale di più».