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venerdì 15 luglio 2016

Madonna del Monte Carmelo!



Madonna del Monte Carmelo di Vert-Donnas (AO)


O Vergine benedetta,
o piena di grazia, o Regina dei santi, quanto
mi è dolce venerarti sotto
questo titolo di Madonna del Monte Carmelo!
Esso mi richiama ai tempi profetici di Elia, quando
tu fosti sul Carmelo raffigurata in quella
nuvoletta che poi, ampliandosi, si aprì in una pioggia
benefica, simbolo delle grazie santificatrici
che ci provengono da te.

Tu da molti secoli sei onorata con questo misterioso titolo,
ed ora mi rallegra il pensiero che
noi ci uniamo a tutti i tuoi devoti, salutandoti
"decoro del Carmelo", "Gloria del Libano",
"giglio purissimo", "rosa mistica" del fiorente
giardino della chiesa.

Intanto, o Vergine delle vergini, ricordati di me e mostrati
di essermi madre. Diffondi in me sempre più viva la grazia
di quella fede che ti fece beata, e infiammami di quell'amore con
cui hai amato il Figlio tuo Gesù Cristo.
Sono pieno di miserie spirituali e temporali: molti dolori
dell'anima e del corpo mi stringono da ogni parte, ed io mi rifugio
come figlio all'ombra della tua protezione materna.

Tu, Madre di Dio, che tanto puoi e tanto vali, impetrami da Gesù
benedetto i doni celesti dell'umiltà della castità, della mansuetudine,
che furono le più belle gemme dell'anima tua immacolata.
Tu concedimi di esser forte nelle tentazioni e nelle amarezze
che spesso mi travagliano.

Allorché poi si compirà, secondo la volontà di Dio, la giornata
del mio terreno pellegrinaggio, fa' che all'anima mia sia donata
la gioia del paradiso, per tua intercessione
e per i meriti di Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Card. Alfonso Capecelatro

giovedì 14 luglio 2016

SAN CAMILLO DE LELLIS - Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 Roma, 14 luglio 1614 - UN UOMO CHE SAPEVA AMARE - (Patrono dei malati e degli operatori sanitari)



UN UOMO A TERRA


L'alba del 2 febbraio 1575 spuntò, come tutte le altre, fredda, pallida, sorniona illuminando di toni lividi il Gargano che si svegliava pigramente al nuovo giorno, rivestito del suo abito invernale. Nell'aria vibrava quel sacro silenzio che incute paura e rispetto verso gli strani misteri dei boschi e delle selve e induce l'uomo ad interrogarsi sui grandi perché della vita.
Se li poneva anche un giovane sui venticinque anni, male in arnese e congestionato in volto, che, alto e nerboruto com'era, troneggiava a cavalcioni di uno striminzito asinello, il quale, carico di qua e di là del basto di due otri di vino, ora arrancando ora annaspando, procedeva faticosamente per il sentiero che si snodava lungo la valle detta «dell'inferno».
Un uomo qualunque, ora, anche se le sue dimensioni lo avvicinavano a un gigante e il suo passato era stato abbastanza avventuroso. Camillo lo chiamavano gli amici e nessuno sembrava ricordarsi della famiglia «de Lellis» dalla quale pure discendeva e che vantava ancora un certo prestigio tra la nobiltà fedele alla Corte di Spagna.
Perché si era ridotto in quello stato? Che senso aveva avuto la sua vita? Valeva la pena ostinarsi a continuarla così, esposta all'incertezza del domani e soprattutto priva di valori e di interessi che non fossero la passione per le armi e per il gioco,? Gli interrogativi si accavallavano esasperanti nella sua mente già stanca per una notte insonne e tormentata e si esprimevano in brividi e in scossoni che l'asinello incassava pazientemente.

DIO E' TUTTO, IL RESTO E' NULLA

Glieli aveva messi in testa un frate cappuccino, Padre Angelo, la sera prima dopo la magra cena, seduti sotto un pergolato di viti nell'orto del Convento a S. Giovanni Rotondo dov'era giunto da Manfredonia per uno scambio di merci tra le due comunità francescane. Gli aveva parlato con semplicità ma anche con fervore: «Dio è tutto; il resto, tutto il resto, è nulla! Salvare l'anima che non muore è l'unico impegno per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell'uomo sulla terra!». Le parole e il viso luminoso del frate che le diceva si erano infiltrate profondamente in lui ed erano scese lungo tutto il corpo per rimescolargli il sangue. E sì che ne aveva sentite di prediche!...
A dire il vero qualche cosa di nuovo, di strano aveva già avvertito dentro di sè in quegli ultimi tempi: un desiderio di pace interiore, un'aspirazione alla tranquillità, un più intenso interesse per le occupazioni che gli permettevano di guadagnarsi vitto e alloggio dai Cappuccini di Manfredonia, dov'era approdato stanco, povero e sfiduciato dopo aver passato un sacco di avventure e aver giocato l'ultima carta che gli rimaneva, quella dell'elemosina.
Anche la vecchia passione per il gioco d'azzardo e l'ansia di evadere da una vita di doveri precisi si erano un po' affievolite, lasciando il posto ad una più sensibile attenzione per l'amicizia e la cordialità dei suoi ospiti e a qualche timido segno di risveglio religioso. L'ultimo Natale poi era stato un po' diverso dal solito, e i frati se n'erano accorti, quasi per istinto, anche senza l'aiuto di particolari manifestazioni esteriori.
C'era dunque una certa disponibilità, ma questa volta Camillo sentiva che gli si chiedeva di cambiare non più soltanto qualcosa, ma tutto; e avvertiva un malessere strano, indefinibile, un senso d' angoscia e di paura che s'intrecciava misteriosamente e dolorosamente con la tensione verso un mutamento di rotta, verso Qualcuno che l'aspettava con le braccia aperte.  

martedì 12 luglio 2016

Dal libro del Profeta Isaia 1, 10-17 - Contro l'ipocrisia


Udite la parola del Signore, voi capi di Sòdoma;
ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!
«Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?»
dice il Signore.
«Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili, l'incenso è un abominio per me;
noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità.
I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi.
Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto.
Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.
Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova».
Parola di Dio
Riflessione
Dio oggi è molto contrariato e si serve del profeta Isaia per denunciare un male molto diffuso: l'ipocrisia.
Ma con chi è irritato Dio? Con i pagani o con i cristiani di nome e non di fatto? A chi sono dirette le omelie dei sacerdoti? Alle persone che stanno dentro o a quelle che stanno fuori? Penso che la risposta sia ovvia...
Dobbiamo metterci bene in testa che le bastonate, Dio o i suoi ministri, le danno ai cristiani che assistono la Messa e non a quelli che si trovano belli spaparanzati in qualche spiaggia a prendere il sole. Le raccomandazioni o i rimproveri sono diretti a chi sta ascoltando in quel momento. Mettiamoci dunque l'animo in pace... la lettura di oggi è per chi crede di essere un vero discepolo, ma, stringi stringi, non lo è... è per chi si diverte a fare il doppio gioco... come se Dio non vedesse i veri pensieri del cuore. Ricordiamoci che volenti o nolenti, prima o poi, un giorno dovremmo rendere conto di tutto. E allora saranno “sorci vivi”!!! O qualcuno è davvero convinto che l'inferno non esiste e che Dio è così buono che perdona tutti? Certo, è  buono, vuole perdonare tutti, ma per essere perdonati bisogna pentirsi, provare dolore per i propri peccati, desiderare di riparare il male commesso...
Chi conoscendo Dio continua a fare i cavolacci propri e crede di cavarsela stando un po' con Dio e un po' con il mondo, si rende colpevole più di chi non conosce Dio.
Chi è lontano da Dio è perché non lo ha mai incontrato veramente, immagina allora che la vera felicità la può trovare solo nel mondo e nelle creature. Chi non conosce Dio non fa né sacrifici né digiuni, e non gli passa minimamente per l'anticamera del cervello di compiere certi atti.
Così mi sono chiesta: ma allora, come fanno le persone che non hanno mai incontrato Dio ad avere il desiderio di conoscerlo e di convertirsi?
Questa è la missione dei fedeli, dei ministri, dei consacrati, mi può rispondere qualcuno... e allora io dico: buonanotte!!! Campa cavallo che l'erba cresce!!! Allora sì... che conosceranno Dio!!! Se non interviene Lui personalmente, mi sa che staranno fuori per sempre!
Ma allora non ci sono speranze di far crescere il Regno di Dio?... Certo che ci sono... e i veri discepoli del Signore, sono la risposta. Il problema è che i veri discepoli fra i fedeli, fra i ministri, fra i consacrati... sono molto pochi e sono massacrati da ogni parte.
I veri amici del Signore sono le persone in regola con Dio, non perché praticano tanti riti, tanti atti di culto, perché fanno sacrifici o digiuni, ma perché cercano di praticare i due precetti fondamentali della legge, ossia cercano di amare veramente Dio e il prossimo, inoltre si lasciano condurre docilmente sulla via dell'umiltà. Come diceva don Divo Barsotti: “Dio non ha bisogno delle mie opere, della mia vita, ma ha bisogno del mio nulla, della mia povertà”. Ma se uno è orgoglioso non entrerà mai in sintonia con Dio.
I cristiani, tutti, sono chiamati a partecipare alla redenzione del genere umano. Dio mette lo Spirito e noi le nostre azioni, le nostre preghiere, la nostra piccola fede. Ma attenzione... possiamo darGli il nostro aiuto a patto di lasciarci fare da Lui, se siamo docili al Suo richiamo... “Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti” (1Sam 15, 22).
Invece di obbedire, noi cristiani, che facciamo?... Facciamo sacrifici senza numero, digiuni in bella vista, preghiere e orazioni in quantità industriale, sempre in bella vista, per cercare esclusivamente il nostro interesse, solo perché ci si sente meglio. Non lo facciamo per Dio, infatti, appena questi atti non ci soddisfano più ecco che ne cerchiamo altri. E' incredibile... non riusciamo a stare fermi un attimo, né con le mani, né con il cervello e tanto meno con la bocca... “Tu cerchi un occupazione perché non sai sostenere il vuoto dell'attesa” (don Divo Barsotti).
Oggi Dio parla chiaro... Ci dice che non ne può più di questo nostro fare, fare e fare... è stanco dei nostri comportamenti ipocriti e non li gradisce affatto. Il solo sacrificio che gradisce è la conversione sincera... Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Non frodate la vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello" (Zc 7, 9 -10).
Amore e misericordia... che belle parole. Oggi non si sente parlare d'altro! E' la moda del momento! Parole, parole, soltanto parole, diceva una canzone di Mina... Chissà perché non si tramutano in fatti!
Oramai con queste due parole ci si sciacqua la bocca! Dovrebbero inventare un collutorio: “MISERICORDIADENT”... farebbe un gran successo!
Ed ecco l'elenco mitico che esce dalla bocca di tanti: devi avere misericordia per il tuo fratello... devi amare tutti i fratelli... non devi dire bugie... devi fidarti di Dio qualunque cosa accada... devi ubbidire agli eventi... devi accettare con amore il fratello diverso... devi considerare tuo fratello superiore a te... devi perdonare tutti...
Devi... devi... devi..., perché non "dobbiamo"?!... Armiamoci e partite, diceva Napoleone!
Quanto è bello mettere un macigno sulle spalle degli altri... "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (Lc 11, 46).
Dunque, tante belle parole, peccato che chi le predica tutte d'un fiato, spesso, non ne pratica neanche una! Ma dobbiamo stare molto attenti alle parole del Signore: Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.
Che valle di lacrime è questa vita!
Gli amici di Gesù, i pochi che ha, sono tartassati da ogni parte, soffrono tanto vedendo il peccato nei luoghi dove non dovrebbe esistere. Si sentono soli, troppe barbarie intorno e non possono far nulla, non rimane loro che gemere verso Dio... “Chi fa è cieco e chi vede è impotente”, diceva sempre don Divo Barsotti.
"Perchè stai ancora in questa Chiesa piena di scandali e vizi? - chiedeva Lutero ad Erasmo da Rotterdam, invitandolo a lasciare i sacramenti e ad unirsi a lui nella riforma protestante. - Io sopporto la Chiesa perché la Chiesa sopporta me" - rispose Erasmo.
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede, affinché le miserie che vediamo e che subiamo non ci facciano allontanare da Lui. Chiediamogli di aiutarci a non mollare mai davanti alle cattiverie e alle ingiustizie. Supplichiamolo di darci la forza di perdonare chi ci è ostile, di darci la dolcezza del cuore con chi è ingiusto con noi, chiediamogli l'umiltà per fare silenzio quando vorremmo dire la nostra e rispondere per le rime; molta pazienza per sopportare le prove e i tanti rompiscatole che non ci mancano mai, ma sopratutto chiediamogli perdono per tutte le volte che noi abbiamo offeso l'AMORE, per tutte le volte che siamo stati infedeli, per quando abbiamo pregato tanto per pregare, per quando abbiamo dato solo per farci "ammirare dagli uomini", per quando abbiamo girato la faccia davanti a un povero cristo. Guariscici dall'ipocrisia, perché è un male terribile e non da gloria a Te o Signore! Non entriamo noi e non facciamo entrare i nostri fratelli! Aiutaci Gesù...
Signore, ascolta la nostra preghiera. Noi, in cambio, come poveretti ti possiamo offrire tutto quello che abbiamo, e cioè il nostro nulla. Non è uno scambio molto vantaggioso, almeno per Te! Ma mi sà che non possediamo altro che miserie e quel poco di buono che riusciamo a fare è opera Tua. Di che cosa ci possiamo vantare?!... Ma sono sicura che da tutte le nostre miserie, Tu, puoi ricavarne qualcosa di bello...
Pace e bene