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giovedì 8 settembre 2016

La Nascita della Madonna



Molti secoli erano passati da quando Dio, nei primi tempi del Paradiso, aveva promesso ai nostri progenitori l'arrivo del Messia. Centinaia di anni, durante i quali la speranza del popolo di Israele, depositario della promessa divina, era concentrata su una vergine della stirpe di Davide, che concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele (Is 7, 14), che significa Dio con noi. Generazione dopo generazione, i pii israeliti aspettavano la nascita della Madre del Messia, colei che deve partorire, come spiegava Michea tenendo conto della profezia di Isaia (cfr. Mic 5, 2).
Al ritorno dall'esilio di Babilonia, l'aspettativa messianica si era fatta più intensa in Israele. Un'ondata emotiva attraversava quelle terre negli anni immediatamente precedenti all'era cristiana. Molte antiche profezie sembravano puntare verso questa direzione: uomini e donne aspettavano con ansia l'arrivo del Desiderato dalle nazioni.
A uno di essi, l'anziano Simeone, lo Spirito Santo aveva rivelato che non sarebbe morto prima che i suoi occhi avessero veduto la realizzazione della promessa (cfr. Lc 2, 26).
Anna, una vedova avanti negli anni, supplicava con digiuni e preghiere la redenzione di Israele. Entrambi godettero dell'immenso privilegio di vedere e di prendere fra le braccia Gesù bambino (cfr. Lc 2, 25-38).
Anche nel mondo pagano - come affermano alcuni racconti dell'antica Roma - non mancavano i segnali che qualcosa di molto grande stava per accadere.
La stessa pax romana, la pace universale proclamata dall'imperatore Ottaviano Augusto pochi anni prima della nascita di Nostro Signore, era un presagio che l'autentico Principe della pace stava per venire sulla terra.

LA PREGHIERA...




1. Che cos'è l'orazione?
L'orazione è una elevazione della mente a Dio per adorarlo, per ringraziarlo, e per domandargli quello che ci abbisogna.
2. Come si distingue l'orazione?
L'orazione si distingue in mentale e vocale. L'orazione mentale è quella che si fa con la sola mente; l'orazione vocale è quella che si fa con le parole accompagnate dall'attenzione della mente e dalla devozione del cuore.
3. Si può distinguere in altro modo l'orazione?
L'orazione si può anche distinguere in privata e pubblica.
4. Qual è l'orazione privata?
L'orazione privata è quella che ciascuno fa in particolare per sé o per altri.
5. Qual è l'orazione pubblica?
L'orazione pubblica è quella che si fa dai sacri ministri, a nome della Chiesa, e per la salvezza del popolo fedele. Si può chiamar pubblica anche l'orazione fatta in comune e pubblicamente dai fedeli, come nelle processioni, nei pellegrinaggi e nel sacro tempio.
6. Abbiamo speranza fondata di ottenere per mezzo dell'orazione gli aiuti e le grazie di cui abbiamo bisogno?
La speranza di ottenere da Dio le grazie di cui abbiamo bisogno è fondata nelle promesse di Dio onnipotente, misericordioso e fedelissimo, e nei meriti di Gesù Cristo.
7. In nome di chi dobbiamo domandare a Dio le grazie che ci sono necessarie?
Noi dobbiamo domandare a Dio le grazie che ci sono necessarie in nome di Gesù Cristo, come Egli stesso ci ha insegnato e come pratica la Chiesa la quale termina sempre le sue preghiere con queste parole: per Dominum nostrum Iesum Christum, cioè: per nostro Signore Gesù Cristo.
8. Perché dobbiamo domandare a Dio le grazie in nome di Gesù Cristo?
Noi dobbiamo domandare le grazie in nome di Gesù Cristo, perché essendo Egli il nostro mediatore, solo per mezzo di lui noi possiamo avvicinarci al trono di Dio.
9. Se l'orazione ha tanta virtù, che vuol dire che molte volte non sono esaudite le nostre preghiere?
Molte volte le nostre preghiere non sono esaudite, o perché domandiamo cose che non convengono alla nostra salvezza eterna, o perché non preghiamo come si deve.
10. Quali sono le cose che dobbiamo principalmente domandare a Dio?
Dobbiamo principalmente domandare a Dio la sua gloria, la nostra salvezza eterna e i mezzi per conseguirla.
11. Non è lecito domandare anche beni temporali?
Sì, è lecito domandare a Dio anche i beni temporali, ma sempre con la condizione che siano conformi alla sua santissima volontà, e non siano d'impedimento alla nostra salvezza eterna.
12. Se Dio sa tutto ciò che ci è necessario, perché si deve pregare?
Sebbene Dio sappia tutto ciò che ci è necessario, pure vuole che noi lo preghiamo, per riconoscerlo come datore di ogni bene, per attestargli la nostra umile sommissione e per meritarci i suoi favori.
13. Qual è la prima e migliore disposizione per rendere efficaci le nostre preghiere?
La prima e migliore disposizione per rendere efficaci le nostre preghiere è di essere in stato di grazia, o non essendovi, almeno desiderare di rimettersi in tale stato.
14. Quali altre disposizioni si richiedono per ben pregare?
Per ben pregare si richiedono specialmente il raccoglimento, l'umiltà, la fiducia, la perseveranza e la rassegnazione.
15. Che cosa vuol dire pregare con raccoglimento?
Vuol dire pensare che parliamo con Dio, e perciò dobbiamo pregare con tutto il rispetto e la devozione, evitando per quanto è possibile le distrazioni, cioè ogni pensiero estraneo all'orazione.
16. Le distrazioni diminuiscono il merito dell'orazione?
Sì, quando noi stessi le procuriamo, ovvero non le respingiamo con diligenza. Se poi facciamo quanto è possibile per essere raccolti in Dio, allora le distrazioni non diminuiscono il merito della nostra orazione, ma anzi lo possono accrescere.
17. Che cosa si richiede per fare orazione con raccoglimento?
Dobbiamo prima della preghiera allontanare tutte le occasioni di distrazione, e dobbiamo durante la preghiera pensare che siamo alla presenza di Dio il quale ci vede e ci ascolta.
18. Che cosa vuol dire pregare con umiltà?
Vuol dire riconoscere sinceramente la propria indegnità, impotenza e miseria, accompagnando la preghiera con la compostezza del corpo.
19. Che cosa vuol dire pregare con fiducia?
Vuol dire che dobbiamo avere ferma speranza di essere esauditi, se da ciò deriva la gloria di Dio e il nostro vero bene.
20. Che cosa vuol dire pregare con perseveranza?
Vuol dire che non dobbiamo stancarci di pregare, se Dio subito non ci esaudisce, ma che dobbiamo seguitare anzi a pregare con più fervore.
21. Che cosa vuol dire pregare con rassegnazione?
Vuol dire che dobbiamo conformarci al volere di Dio, il quale conosce meglio di noi quanto è necessario alla nostra salvezza eterna, pur anche nel caso in cui le nostre preghiere non fossero esaudite.
22. Dio esaudisce sempre le orazioni ben fatte?
Sì, Dio esaudisce sempre le orazioni ben fatte; ma nella maniera che egli sa essere più utile per la nostra salvezza eterna, e non sempre secondo la nostra volontà.
23. Quali effetti produce in noi l'orazione?
L'orazione ci fa riconoscere la nostra dipendenza da Dio supremo Signore in tutte le cose, ci fa pensare alle cose celesti, ci fa progredire nella virtù, ci ottiene da Dio misericordia, ci fortifica contro le tentazioni, ci conforta nelle tribolazioni, ci aiuta nei nostri bisogni, e ci ottiene la grazia della perseveranza finale.
24. Quand'è che noi dobbiamo specialmente pregare?
Noi dobbiamo pregare specialmente nei pericoli, nelle tentazioni e in punto di morte; inoltre dobbiamo pregare frequentemente, ed è bene che ciò si faccia la mattina e la sera e al principio delle azioni importanti della giornata.
25. Per chi dobbiamo pregare?
Dobbiamo pregare per tutti; cioè per noi stessi, per i nostri parenti, superiori, benefattori, amici e nemici; per la conversione dei poveri peccatori, di quelli che sono fuori della vera Chiesa, e per le anime sante del purgatorio.

mercoledì 7 settembre 2016

EUGENIA PICCO (1867 — 1921) SUORA PROFESSA DELLA CONGREGAZIONE DELLE PICCOLE FIGLIE DEI SACRI CUORI DI GESÙ E MARIA - Beatificazione: 7 ottobre 2001 - Festa: 7 settembre



EUGENIA MARIA ANGELA PICCO nacque a Crescenzago (Milano), 1'8 novembre 1867, da Giuseppe Picco e Adelaide Del Corno. Al battesimo, 10 novembre seguente, le vennero dati i nomi di Eugenia Maria Angela. Il padre fu un valido musicista de «La Scala» di Milano. Era cieco e un ricercato suonatore di tibia nei più celebri teatri italiani ed esteri. La madre era una donna mondana, che non amava il marito, ma amava il denaro, il successo e i viaggi. Eugenia fu perciò affidata ai nonni. Il 9 giugno 1876 ricevette la Cresima e a dodici anni fece la Prima Comunione.

I genitori la incontravano solo nelle brevi soste che si concedevano tra una tournee e l'altra, fino a quando un giorno la madre tornò sola, senza il marito, facendo credere che fosse morto. In realtà egli si era unito ad un'altra donna dopo essere stato abbandonato da Adelaide e se n'era andato in America. Eugenia non avrebbe saputo più nulla di lui. Da quel momento la madre costrinse la figlia ad andare ad abitare con lei e con il suo convivente, dal quale, in seguito, avrebbe avuto altri due figli. Eugenia cresceva così in un ambiente irreligioso e moralmente guasto, dovendo fare i conti con i desideri mondani della madre che la voleva cantante di successo e con il convivente della madre che la molestava e infastidiva spesso. «Pericoli ed occasioni in casa e fuori » dirà Eugenia ricordando quei tribolati anni e quella «istintiva » forza di pregare nel silenzio dell'austera basilica di Sant'Ambrogio di Milano, dove ogni giorno si recava ad invocare Dio di liberarla dall'amarezza e dall'oppressione.
Fu una sera del maggio 1886, come Eugenia stessa raccontò nel suo diario che tenne per ordine del suo direttore spirituale, « ritiratasi la famiglia per il riposo, dopo una scena di quelle calunnie, sola, affranta, nella disperazione del mio stato, mi buttai in ginocchio invocando aiuto ad un quadro appeso sopra il letto.

martedì 6 settembre 2016

Beato fra Andrea Bessette - Tema: Giuseppologia - Vita ordinaria - Miracoli



«Sprovvisto di tutto, tranne di una grande fiducia in Dio»: così Papa Giovanni Paolo II riassumeva il ritratto morale di fra Andrea Bessette, in occasione della di lui beatificazione, il 23 maggio 1982. Il Santo Padre aggiungeva: «Dio si è compiaciuto di dotare di un'attrattiva e di un potere meraviglioso quest'uomo semplice, che aveva conosciuto la sventura di essere orfano con i suoi dieci fratelli e sorelle, che era rimasto senza denaro, senza istruzione, con una salute mediocre... Non stupisce che si sia sentito vicinissimo a san Giuseppe, lavoratore povero ed esule, tanto intimo con il Salvatore... Ricorrendo a san Giuseppe, ed anche davanti al Santissimo, praticava lui stesso, a lungo e fervidamente, in nome degli ammalati, la preghiera che insegnava loro».
Alfredo Bessette nasce il 9 agosto 1845 a Saint-Grégoire d'Iberville, vicino a Montreal (Canada). Bambino gracile, sopravvive grazie alle cure della madre. I suoi genitori sono persone molto semplici, sprovvisti di beni terreni ma ricchi di virtù. Il Sig. Bessette, falegname, è un lavoratore accanito. Ahimè, muore ben presto, schiacciato dall'albero che stava abbattendo, e lascia una vedova con dieci figli, che vivono in una capanna di legno di circa 7 metri per 5. La Signora Bessette, prostrata di primo acchito, tuttavia non si scoraggia; sostenuta dai fratelli e dalle sorelle, si consacra all'educazione dei figli. L'anima di Alfredo sboccia al contatto di una madre tanto affettuosa e generosa, che parla di Gesù, di Maria e di Giuseppe, con tanta dolcezza e tanta fede. Ma il bambino ha soltanto dodici anni quando la mamma, spossata dalle veglie e dalla stanchezza, minata dalla tubercolosi, si spegne a sua volta. Alfredo è accolto dagli zii Nadeau, che lo considereranno ben presto come il loro proprio figlio. Dimostra loro la sua riconoscenza attraverso un atteggiamento ubbidiente e generoso. Il curato del luogo, don Provençal, nota la purezza dei suoi sentimenti e la sua carità poco comune; prendendolo particolarmente a benvolere, lo prepara accuratamente alla prima Comunione, insegnandogli ad invocare san Giuseppe, patrono del Canada.

"Vita di fede" - Tratto da “Amici di Dio” di San Josemaría Escrivá




Si sente dire, ogni tanto, che oggi i miracoli sono meno frequenti. Non sarà invece che oggi sono meno le anime che vivono vita di fede? Dio non può non mantenere la sua promessa: Chiedimi, e io ti darò le genti in eredità, e in dominio i confini della terra (Sal 2, 8). Il nostro Dio è la Verità, il fondamento di tutto quello che esiste: nulla si compie senza il suo volere onnipotente. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli (Gloria al Padre).
Il Signore non cambia: non ha bisogno di muoversi e correre dietro a cose che non possieda; Egli ha in sé tutto il movimento, tutta la bellezza, tutta la grandezza. Oggi come ieri. I cieli si dissolvono come fumo, la terra si logora come una veste... Ma la mia salvezza rimarrà in eterno, la mia giustizia non tramonterà (Is 51, 6).
Dio ha stabilito in Gesù Cristo una nuova ed eterna alleanza con gli uomini. Ha posto la sua onnipotenza al servizio della nostra salvezza. Se noi, sue creature, dubitiamo, se trepidiamo per mancanza di fede, dobbiamo riascoltare quello che Isaia annunciava nel nome del Signore: È forse la mia mano troppo corta per redimere oppure io non ho la forza per liberare? Ecco, con una minaccia prosciugo il mare, rendo i fiumi un deserto fino a far perire i loro pesci per mancanza d'acqua, e morire di sete gli altri loro esseri viventi. Rivesto i cieli a lutto, do loro un sacco per manto (Is 50, 2-3).