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sabato 17 settembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca -Lc 16, 1-8 - I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.


 
Lc 16, 1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore
Riflessione

Il Vangelo di oggi ci fa comprendere come la vita terrena sia sempre una scelta: fra l'onestà o la disonestà, fra il bene o il male, fra la fedeltà o l'infedel...
Gesù ci parla di un amministratore che è prossimo a spiccare il volo verso la cerchia dei disoccupati... Il suo licenziamento però, non è dovuto alla crisi economica, ma è dovuto al suo comportamento piuttosto disinvolto.
L'uomo ricco di questa parabola è Dio, mentre l'amministratore rappresenta ognuno di noi; ognuno di noi può amministrare la sua vita in modo onesto oppure disonesto. Ricordiamoci che siamo tutti dei fattori e che un giorno dovremmo rendere conto a Dio della nostra amministrazione, o pensiamo di vivere in eterno?!... O forse pensiamo che con il passare del tempo “Qualcuno” si dimenticherà delle nostre malefatte?... Oppure pensiamo, come oggi è molto in voga: "Ma Dio è misericordioso... Lui perdonerà ogni cosa"... Oggi, sul mercato, è molto richiesta la “grazia a buon mercato”... alla “faccia della Croce”!!!
L'amministratore disonesto e la vita terrena

domenica 11 settembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 7, 11-17 - Ragazzo, dico a te, àlzati!



In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo»
. Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signore
Riflessione

Il Vangelo di oggi racconta di una vedova devastata dal dolore per la morte del suo unico figlio; mentre un corteo di parenti, amici e conoscenti percorre la stradina che conduce al cimitero, dalla direzione opposta arriva Gesù con i discepoli e una grande folla festosa. Sembra quasi di assistere a una collissione tra la morte e la vita, tra il dolore e la speranza, tra le tenebre e la luce. Da una parte l'uomo sconfitto e impotente, dall'altro, l'uomo felice e pieno di speranze.
Proviamo ad immaginare la folla con Gesù... Poco prima c'era stato un miracolo, ed esattamente la guarigione del servo del centurione romano, è normale dunque pensare che i seguaci di Gesù fossero gioiosi e fervorosi come in un corteo di nozze per le stradine di un paese... amici e parenti sorridenti e gli sposi pieni di speranze per l'inizio della loro vita d'amore... e poi immaginiamo il corteo funebre... amici e parenti che piangono la scomparsa di un loro caro, con una mamma, per giunta vedova, che si trova a vivere una situazione drammatica: la perdita della sua unica consolazione; tutto è finito e lei non può fare più niente per suo figlio... E' normale che la folla festosa si sia sentita in imbarazzo, mentre il corteo funebre sia stato infastidito da un corteo gioioso.
Ecco allora alcune riflessioni che possiamo fare considerando i due gruppi di persone: è come se Gesù ci dicesse che chi si trova in una posizione favorevole, chi si trova a non avere problemi economici, chi si trova in ottima salute, chi nella vita è felice perché tutto gli va nel verso giusto... deve avere compassione di chi invece nella vita è stato meno fortunato. Chi ha avuto molto dalla vita, lo ha avuto soprattutto per la grande misericordia di Dio, dovrebbe allora evitare di sbandierare la propria gioia quando incontra persone che soffrono, ma dovrebbe averne compassione proprio come l'ha avuta Gesù... "Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!»".
Invece, succede molto spesso che nei momenti di sofferenza gli amici cambiano strada, ti “mollano” perché non sanno cosa dire... eppure basterebbe una sola parola: «Non piangere!», ma per dirla bisognerebbe avere un cuore che assomiglia a quello di Gesù... Ecco perché bisogna porre tutta la nostra fiducia solo in Gesù, Lui ci sta veramente accanto ogni momento, mentre gli uomini spesso deludono e sono poco affidabili; e neanche su noi stessi conviene fare affidamento, perché allora naufragheremmo del tutto. Conviene invece disporsi ad accettare le tribolazioni per amore di Gesù. Solo così potremo un giorno vedere il volto di Dio e godere la Sua presenza per tutta l'Eternità!... Perché, come dice San Giovanni nel libro dell'Apocalisse: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2 , 7).
Il più delle volte però, nei momenti di dolore le parole umane non servono a niente... c'è bisogno di "Gesù che passa”... c'è bisogno che Gesù si manifesti... «Dio ha visitato il suo popolo» e vuole dire anche a noi: “Non piangere”! 

Quella Croce è la tua Croce: quella d'ogni giorno



Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
(Lettera di San Paolo ai Filippesi, 2,6-11)

Intorno al 320 d. C, l'imperatrice Elena di Costantinopoli trovò la Vera Croce, la croce su cui morì Nostro Signore Gesù Cristo. Molti anni dopo, nel 614, il re Cosroe II di Persia invase e conquistò Gerusalemme e portò via la Croce. Ma nel 628 l'imperatore Eraclio la recuperò e la portò di nuovo a Gerusalemme, il 14 settembre di quello stesso anno. La Croce fu portata attraverso la città dall'imperatore in persona. Da allora questo giorno è incluso nel calendario liturgico come festa dell'Esaltazione della Croce.

Nel celebrare la festa dell'Esaltazione della Santa Croce, supplicasti il Signore, con tutte le fibre dell'anima, di concederti la sua grazia per “esaltare” la Croce Santa nelle tue facoltà e nei tuoi sensi... Una vita nuova! Un sigillo: per dare solidità all'autenticità del tuo messaggio..., tutto il tuo essere sulla Croce!
Vedremo, vedremo.
(Forgia, 517)

Segno di vittoria
Nell'ambiente c'è una specie di paura della Croce, della Croce del Signore. Il fatto è che hanno incominciato a chiamare croci tutte le cose sgradevoli che accadono nella vita, e non sanno sopportarle con senso di figli di Dio, con visione soprannaturale. Tolgono persino le croci piantate dai nostri avi lungo le strade!
Nella Passione, la Croce ha cessato di essere simbolo di castigo, per divenire segno di vittoria. La Croce è l'emblema del Redentore: in quo est salus, vita et resurrectio nostra: lì è la nostra salvezza, la nostra vita, la nostra risurrezione.
(Via Crucis, II stazione, 5)