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martedì 22 novembre 2016

Rivelare Cristo a un mondo vuoto di Dio...



Chi è che conosce Dio?

Chi si sente peccatore non è lontano da Dio.
È chi si sente sano che non lo conosce.

Don Divo Barsotti - Ritiro a Biella, 28 dicembre 1988
 

Il mondo è così vuoto di Dio! Gli uomini vagano in una tenebra spessa e non sanno dove andare. E noi viviamo vicino a loro e non ci rendiamo conto dell'angoscia che stringe la loro anima, non ci rendiamo conto del vuoto della loro vita. Oggi piuttosto che contare le anime che conoscono il Signore, si potrebbero contare quelle che non lo conoscono, per le quali il Cristianesimo forse non è che un ammasso di superstizioni, una vaga speranza che essi non sanno giustificare. Essi vivono come nostri fratelli e non posseggono la ricchezza più grande della nostra anima: il Signore.
È soprattutto per renderci conto della nostra responsabilità verso di loro che viviamo l'Avvento, per renderci conto che dobbiamo essere noi la rivelazione di Cristo in un mondo pagano, che dobbiamo essere la luce del mondo, il sale della terra. E invece il Cristianesimo oggi sembra esser divenuto impotente a risanare l'umanità, sembra essere non più sorgente di calore, di vita, di luce, ma una vana reliquia di tempi passati. Nell'intimo dell'anima di tutti questi uomini è il pensiero, il timore che tutto sia finito e che nasca ora, per mezzo della scienza o della cultura, una nuova età; che tutto quel che i secoli passati ci hanno trasmesso siano sogni vani. Tutto sembra vuoto, solo un'angoscia profonda stringe le anime: il senso che né la tecnica né la filosofia né il benessere possano rispondere al desiderio del cuore. E allora gli uomini sognano una nuova religione "libera da miti", come essi dicono, perché senza di essa sembra impossibile vivere quaggiù.

lunedì 21 novembre 2016

SLANCI di AMORE a Gesù Sacramentato e a Maria SS - di don Dolindo Ruotolo




Ho sperato, Signore, nella tua misericordia ed il mio cuore esulta in Te, mio Redentore, perché mi hai salvato e colmato di beni. Tu non puoi dimenticarmi, perché sei mio Dio, non puoi nascondermi il tuo volto, perché hai dato per me il tuo Sangue; io dunque spererò sempre in Te, e leverò a Te la mia voce nei momenti della mia afflizione.
Tu che sei fortezza di quelli che sperano in Te, sai che senza il tuo aiuto, nulla può l'umana debolezza; accordaci perciò l'aiuto della tua grazia affinché, compiendo i tuoi comandamenti, possiamo piacerti con la volontà e con le opere, e piacendoti, possiamo raccogliere i tesori delle tue misericordie.
Parlami, Signore, nella pace di questo Tabernacolo di Amore, parla, che il tuo servo ti ascolta... Ti ascolto, o Gesù: Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste... Non giudicate e non sarete giudicati, poiché come giudicherete gli altri sarete giudicati. T'intendo io solo così Tu ascolti la mia preghiera mio Re e mio Dio, solo così essa ascende a Te come incenso bruciato dalla carità verso il prossimo, che la muta in nube leggera e profumata di amore verso di Te.

domenica 20 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno - Lc 23, 35-43



Lc 23, 35-43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore
Riflessione personale
In questo passo di Vangelo si mettono in evidenza due modi di pregare, due modi di affrontare le sofferenze della vita, due modi di affrontare la morte.
L'atteggiamento dei due ladroni crocifissi insieme a Gesù è opposto, ed anche la risposta di Cristo è opposta.
Stanno entrambi accanto a Gesù sofferente, ma come vediamo, stare vicino vicino a Gesù e vedere quanto soffre, non da la sicurezza della salvezza. Una persona può nascere e vivere in una famiglia praticante, può conoscere la Bibbia o le preghiere a memoria, può frequentare la Chiesa ogni giorno e tuttavia può perdersi se, come il cattivo ladrone, pretende una salvezza che non debba passare per l'umiliazione e la morte del proprio "Io"...
I due malviventi di professione, crocifissi insieme a Gesù, rappresentano in qualche modo l'intera umanità, rappresentano il bene e il male, rappresentano l'orgoglio e l'umiltà.
Il primo ladrone è disperato per la morte imminente e per il dolore della crocifissione, ma si rivolge a Gesù in modo arrogante, inoltre è molto aspro e arrabbiato.
L'altro ladrone, che è chiamato il buon ladrone, parla a Gesù in modo diverso... Il suo cuore è contrito, non c'è in lui né disperazione né arroganza, c'è soltanto pentimento. Riconosce il suo peccato e lo detesta, non cerca di nasconderlo; non dice a Gesù che cosa deve fare, ma osa fargli una richiesta, una richiesta di misericordia quando, dopo la sua morte, Gesù entrerà nel suo Regno. Si affida totalmente a Gesù e alla Sua volontà. Le parole: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno»... sono una preghiera semplice, umile e pura, proprio come piace a Gesù. Diceva bene Blaise Pascal: “La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l'orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria”.
La risposta di Gesù ai due ladroni è naturalmente opposta... Al ladrone impenitente risponde con un silenzio assordante... E' un silenzio terribile, è un silenzio privo di conforto, è un silenzio senza speranza, è un silenzio che lascia presagire chiuse le porte del Cielo.

Tu es Sacerdos in aeternum - Considerazioni sulla grandezza e sui doveri sacerdotali - di don Dolindo Ruotolo



L'unione dell'anima sacerdotale al centro della Chiesa. Il San Pietro di Roma. -
E' purtroppo facile sentir mormorare contro coloro che guidano la Chiesa Cattolica. Spesso anche anime che si dicono pie, e persino qualche ministro dell'Altare, non se ne fanno scrupolo, illudendosi di separare le persone dall'ufficio che compiono e di parlare per amore di giustizia.
E' una suggestione diabolica, che tende a sottrarre le anime dei fedeli, e molto più quelle dei Sacerdoti dal centro della vita, dal cuore stesso della Chiesa. La mormorazione è di per sé un peccato; anche quando è dissimulata sotto l'orpello della deplorazione del male e dello zelo, non può venire che dal nemico: è zizzania soprasseminata al grano per soffocarne la vita.
Nel Clero superiore e dirigente ci possono essere anche delle persone censurabili; ci sono state, ci saranno, perché la Chiesa è formata anche Essa da viatori fragili e capaci di colpe; il censurarle però non significa migliorarle, ma sottrarsi invece ai raggi benefici della loro potestà, per immergersi nella fuligginosa nube delle loro debolezze; è un errore gravissimo che porta la morte ed intacca l'unità del Corpo Mistico del Redentore. Sarebbe mortale per un bambino che avesse una certa percezione delle cose, badare al naso lungo o adunco della mamma e staccarsi dal suo petto vivificante sol perché il naso gli ripugna; non è il naso che lo nutre ma il latte, ed il latte viene dalle profondità della vita materna, non dalle sue particolari fattezze.
E' un errore staccarsi dalla vivificante unione coi capi del Corpo Mistico di Gesù, per mormorare delle loro miserie personali; è un errore, perché essendo essi canali di grazie e di vita, non ce la trasmettono se noi non l'attingiamo, come la mamma non nutre il piccino se egli stesso non succhia. La storia ci mostra che anche superiori non santi hanno potuto guidare ed alimentare anime sante anzi le hanno santificate, perché queste attingevano da essi la vita della quale erano canali ed istrumenti, senza badare alle loro debolezze personali.
Più si mormora dei capi e più si chiudono le fonti vivificanti della loro potestà; più si rifugge da essi come capi, e meno si attinge dalle ricchezze di cui sono depositari; spesso anzi la sterilità dei capi è dovuta proprio alle membra infette; sono esse che producono il disorientamento nell'azione ed impediscono il fluire delle grazie di Dio. Se un Sacerdote capisse che mormorando dei suoi Superiori sottrae ad essi la cooperazione che dovrebbe dare con le sue preghiere e la sua obbedienza al loro retto governo, invece di mormorare pregherebbe, e pregherebbe non con l'idea di... salvare un colpevole, ma con la fiducia di far scaturire dalla fonte le acque della vita.

San Leonardo da Porto Maurizio - Tema: Missioni popolari - Salvezza - Inferno - Peccato - Misericordia - Le tre Ave Maria - Via Crucis



In occasione del suo viaggio in Angola, papa Benedetto XVI ha rilevato un'obiezione spesso fatta ai missionari del Vangelo: «Perché non lasciamo gli altri in pace? Essi hanno la loro verità ; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com'è, perché realizzi nel modo migliore la propria identità ». Il Papa ha risposto: «Se noi siamo convinti e abbiamo fatto l'esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale –, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna» (Omelia nella chiesa di São Paulo di Luanda, 21 marzo 2009). Tra i predicatori che hanno preso sul serio questo dovere di annunciare la salvezza a tutti è San Leonardo da Porto Maurizio.
Il 20 dicembre 1676, a Porto Maurizio, sulla costa ligure, nel nord Italia, viene al mondo un bambino posto con il battesimo sotto il patrocinio dei Santi Paolo e Girolamo. Dirà in seguito di aver ricevuto la grazia di avere dei genitori molto bravi. La sua giovinezza è esemplare; trascina facilmente i compagni a pregare e a fare opere buone. Uno dei suoi autori spirituali preferiti è San Francesco di Sales di cui ha sempre con sé il libro Introduzione alla vita devota. Trova sostegno morale e spirituale negli incontri di giovani organizzati dai gesuiti e degli oratoriani; vi attinge un crescente fervore per la pratica delle virtù, accompagnato dal desiderio delle penitenze. Nei giorni di festa, percorre le strade e le piazze di Roma, e, sfidando lo sprezzo e gli insulti, esorta tutti coloro che vogliono ascoltarlo a recarsi a sentire i sermoni nelle chiese.
Parole che vanno diritto al cuore