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sabato 3 dicembre 2016

Figlia mia in Gesù buono... Tratto da “Il piccone che scava i brillanti...”(Epistolario volume I) di don Dolindo Ruotolo


Questa volta rispondo alla vostra lettera mentre albeggia... cosi nelle tenebre della notte profonda, nel raggio ardente del sole e nella calma mattutina sia lodato Dio sempre!
Sono persuaso che Dio non si serve mai di un'anima sola nelle opere sue, e ne associa sempre due o più, perché nessuna possa mai gloriarsi di quello che è solo suo, e vi assicuro che sento che l'anima vostra mi è associata in tante opere buone che dovrà fare in seguito il Signore benedetto.
Forse avrò agio di raccontarvi certi eventi della mia povera vita, e da essi vedrete sempre di più che io non parlo per umiltà, ma per realtà quando mi stimo quello che sono.
Molte cose ho fatto nel campo del Signore, moltissime ne farò ancora, anzi metterò il frastuono nel mondo intero, per volgere tutto alla gloria di Dio, ma in tutte queste opere Dio si serve di me come della malta, come del fango, come della trappola dirò così.
Sono un istrumento semplice e nullo, che dalle opere sue piglia occasione di glorificarlo, sono una povera lente che a volte concentra i suoi raggi e pare un sole... in realtà è sempre un poco di vetro!... Così in tutto rimane glorificato Dio solo, perché nessuno si glori di sé. Questa è la più grande attività che possa avere una creatura: diventare tanto inutile, tanto povera, tanto stolta, tanto meschina, da rendersi capace di essere sostituita dalla bontà di Dio. Così in me non troverete altro che ignoranza, che stoltezza, che miseria, che povertà estrema, e sotto questo velo, che è trasparente, potrete scorgere quel che opera Dio e che per me desidero che non sia né merito, né gloria, perché non mi appartiene niente! Per questo Dio mi fa incontrare con tante anime che sono veramente sue; passa per me come fuoco e come lume; le infiamma, le arde, le attiva, ed esse credono che sia io che opero e non si gloriano di sé stesse; io so che è solamente Dio che agisce e mi umilio profondamente, e godo nel vedere che questa volta la polvere umana non può macchiare l'opera di Dio! Ne volete un esempio?

San Francesco Saverio - Xavier, Spagna, 1506 - Isola di Sancian, Cina, 3 dicembre 1552 - Tema : Missione - Salvezza delle anime



«Saverio, che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?» (Mt 16,26). Questo avvertimento di Nostro Signore è rivolto a François-Xavier (Francesco Saverio) da Ignazio di Loyola che lo commenta così: «Pensaci bene, il mondo è un padrone che promette e che non mantiene la parola. E anche se mantenesse le sue promesse nei tuoi confronti, non potrà mai appagare il tuo cuore. Ma supponiamo che lo appagasse, quanto tempo durerà la tua felicità? In ogni caso, potrà forse durare più della tua vita? E alla morte, che cosa porterai con te nell'eternità? Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?» Poco per volta, questa massima entra nel cuore di Francesco Saverio e vi si imprime profondamente. Così ha inizio un percorso che farà di lui uno dei più grandi santi della storia della Chiesa.
Più che una passione
Francesco nasce il 7 aprile 1506 nel castello di Javier nella Navarra, nel nord ovest della Spagna. Nel 1512, suo padre viene condannato alla perdita dei suoi beni per aver combattuto a fianco del re di Navarra in una guerra contro la corona di Castiglia; morirà di dispiacere nel 1515. L'anno seguente, la fortezza di Xavier viene smantellata e le terre della famiglia confiscate. Quando Francesco Saverio raggiunge la maggiore età, la sua famiglia è rovinata. In questa congiuntura, la carriera delle armi non lo attira. Lasciando sua madre e i suoi fratelli nel settembre 1525 per non rivederli più in questo mondo, egli si reca all'Università di Parigi, dove alloggia presso il collegio Santa Barbara insieme a compagni dediti, per la maggior parte, a una vita poco edificante. Tuttavia, fra di essi si trovano due uomini di una pietà eccezionale, Pietro Fabro e Ignazio di Loyola. Quest'ultimo, originario del Paese Basco confinante con la Navarra, medita da qualche tempo la fondazione di un'opera santa per il bene della Chiesa; avendo constatato le qualità d'anima di Pietro e di Saverio, cerca di far loro condividere la sua ambizione spirituale. Ignazio conduce quindi Pietro Fabro a fare gli Esercizi Spirituali per trenta giorni; alla conclusione di questo ritiro, quest'ultimo è interamente conquistato alla buona causa. Per Francesco Saverio, è più difficile.

mercoledì 30 novembre 2016

Beato Charles de Foucauld - Strasburgo, Francia, 15 settembre 1858 - Tamanrasset, Algeria, 1 dicembre 1916 - Tema : Conversione - Eucaristia - Cristianesimo e Islam




Un giovane entra in un confessionale della chiesa di Sant'Agostino, a Parigi, si china verso il sacerdote e gli dice: «Reverendo, non ho la fede; vengo a chiederle di istruirmi». Il sacerdote lo squadra... «Si inginocchi, si confessi a Dio; crederà. – Ma non sono venuto per questo... – Si confessi!» Colui che voleva credere, sentì che il perdono era per lui la condizione della luce. Si inginocchia, e confessa tutta la sua vita. Quando il penitente ha ricevuto l'assoluzione dei peccati, il sacerdote riprende: «È a digiuno? – Sì. – Vada a comunicarsi!» Il giovane si avvicina immediatamente alla Sacra Mensa; fu la sua «seconda prima Comunione»... Siamo alla fine di ottobre del 1886. Quel sacerdote, noto per la sua arte nel dirigere le anime, è don Huvelin; quel giovane ventottenne, si chiama Charles de Foucauld.
Nato il 15 settembre 1858 a Strasburgo, in una famiglia molto cristiana, Charles perde la madre, poi, lo stesso anno 1864, il padre. Viene allora affidato, assieme alla sorella Maria, al nonno, il Signor de Morlet, colonnello in pensione. Affettuoso, zelante, studioso, Charles diventa oggetto delle tenerezze del nonno, presso il quale le collere del bambino trovano una segreta indulgenza e vengono considerate come un indice di carattere. Il Signor de Morlet e i due bambini si trasferiscono a Nancy nel 1872. A partire da allora, Charles prende l'abitudine di mescolare agli studi una massa di letture scelte senza discernimento. Alla fine degli studi, perde totalmente la fede, «e non era il solo male, confiderà più tardi... Si lanciano i giovani nel mondo senza dar loro le armi indispensabili per combattere i nemici che trovano in sè e fuori di sè, e che li attendono in massa. I filosofi cristiani hanno risposto da tanto tempo, in modo molto chiaro, a un gran numero delle domande che ogni giovane si pone febbrilmente, senza sospettare che la risposta esiste, luminosa e limpida, a due passi da lui!» Egli esigerà che i nipotini siano istruiti da insegnanti cristiani: «Non ho nessun cattivo insegnante; ma la gioventù ha bisogno di essere istruita non da persone neutre, ma da anime credenti e sante, e inoltre da uomini che sappiano rispondere delle loro convinzioni e ispirino ai giovani una ferma fiducia nella verità della fede...»

martedì 29 novembre 2016

Il libro della Fiducia di Padre Thomas de Saint Laurent


CAPITOLO I - Nostro Signore ci invita alla fiducia

Voce di Cristo, voce misteriosa della grazia che risuonate nel silenzio dei cuori, voi mormorate nel fondo delle nostre coscienze parole di dolcezza e di pace. Nelle nostre miserie presenti, ci ripetete la parola che il Maestro pronunciava così spesso durante la sua vita mortale: "Fiducia, fiducia!".
All'anima colpevole, oppressa dal peso delle sue colpe, Gesù diceva: "Abbi fiducia, figliuolo, i tuoi peccati ti son perdonati" . "Fiducia!" diceva ancora alla malata abbandonata che attendeva da lui la sua guarigione, "la sua fede ti ha salvata" . Quando i suoi apostoli tremavano di spavento, vedendolo camminare di notte sul lago di Genezareth, egli li tranquillizzava con questa affermazione rassicurante: "Abbiate fiducia! Sono io; non abbiate paura" . E la sera della Cena, conoscendo i frutti infiniti del suo sacrificio, lanciava, mentre andava alla morte, questo grido di trionfo: "Fiducia, abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo" .
Questa parola divina, cadendo dalle sue labbra adorabili, tutta vibrante di tenerezza e di pietà, operava nelle anime una trasformazione meravigliosa. Una rugiada soprannaturale fecondava la loro aridità; delle luci di speranza dissipano le loro tenebre; una serena certezza scacciava le loro angosce, perché le parole del Signore "sono spirito e vita" . "Beati quelli che le ascoltano e le mettono in pratica" .
Come un tempo i suoi discepoli, siamo noi ora invitati da Nostro Signore alla fiducia. Perché rifiutarci di ascoltare la sua voce?

Molte anime hanno paura di Dio

Pochi cristiani, anche tra i più ferventi, possiedono questa fiducia che esclude ogni ansietà ed ogni esitazione. Diverse sono le cause di questo fatto.
Il Vangelo narra che la pesca miracolosa sbalordì san Pietro. Con la sua foga abituale, egli misurò in una sola occhiata la distanza infinita che separava la grandezza del Maestro dalla sua bassezza. Egli tremò di sacro terrore e prosternandosi, il volto contro la terra, gridò: "Allontanatevi da me, Signore, perché sono un peccatore" .
Alcune anime hanno, come l'Apostolo, questo timore. Esse sentono così vivamente le loro macchie e la loro miseria che osano appena avvicinarsi alla Divina Santità. Sembra loro che un Dio così puro debba provare una repulsione invincibile a chinarsi verso di esse. Malaugurata impressione, che imprime un contegno forzato alla loro vita interiore e talvolta la paralizza completamente.
Come si ingannano queste anime!

DOBBIAMO RESISTERE ALLE TENTAZIONI E SOPPORTARE LE PROVE di Alberto Magno Tratto da “L’UNIONE CON DIO”



Il servizio di Dio non esclude la tentazione

Chi vorrà avvicinarsi a Dio con cuore sincero e puro, dovrà necessariamente subire la tentazione e la prova.

Come resistervi

Regola da seguire in tutte le tentazioni è questa: non acconsentirvi, appena sono sentite, ma sopportarle con pazienza, dolcezza, umiltà e longanimità.
Se si tratta di bestemmie o di cose vergognose, non si può fare di meglio che disprezzare tali immaginazioni o fantasie come futili.
Senza dubbio, la bestemmia è colpa, obbrobriosa, orribile; bisogna tuttavia sprezzare simili tentazioni senza cedere a turbamenti di coscienza. Se disprezzate così il nemico e le sue suggestioni, egli si ritirerà ben presto. E’ troppo orgoglioso per subire lo sprezzo e la noncuranza.
Il miglior rimedio è dunque di non preoccuparsene affatto, come se si trattasse di mosche che, nostro malgrado, ci volteggiano davanti agli occhi.

Durante le tentazioni non bisogna allontanarsi dalla presenza di N. Signore
Voi dunque che servite Gesù Cristo, guardatevi bene dall’allontanarvi facilmente dalla presenza del Signore, di indignarvi, lagnarvi di queste mosche, cioè delle tentazioni leggere, delle supposizioni, delle tristezze e pusillanimità, degli abbattimenti e delle mille nullità che il buon volere e un atto di elevazione a Dio possono allontanare.

L’unione a Dio si compie con la buona volontà

Per mezzo della buona volontà, l’uomo fa di Dio il proprio Signore; dei santi angeli fa i propri custodi e protettori.
La buona volontà mette in fuga le tentazioni, come la mano scaccia le mosche che si posano sulla fronte. “Pace agli uomini di buona volontà” .
La buona volontà è, per l’anima, la sorgente di tutti i beni, la madre di tutte le virtù.
Chi la possiede, tiene in sua mano, senza paura di perderlo, tutto ciò che gli è necessario per vivere bene .
Se voi volete il bene, ma non potete compierlo, Dio ve ne compenserà come se l’aveste compiuto .
Per legge eterna e immutabile Dio ha stabilito che il merito sia nella volontà, che in cielo o in inferno la volontà faccia la ricompensa o il supplizio .
La carità non è altro che una grande volontà di servire Dio, un soave desiderio di piacergli, un bisogno fervidissimo di goderlo.
La tentazione non è un peccato, ma è la prova della virtù.

La tentazione fortifica la virtù

Per mezzo della tentazione l’uomo può acquistare molti beni , tanto, più che “la vita dell’uomo sulla terra è una continua tentazione .


Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7, 21. 24-27 - Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.


 Mt 7, 21. 24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore.

Riflessione

Il mese di dicembre, di solito, è ricco di appuntamenti religiosi: novene alla Madonna, novene di Natale, catechesi di ogni genere... ma, alla fine, tutto diventa vano se non facciamo la volontà di Dio.

Le preghiere, le devozioni, gli incontri, ci aiutano sì a raggiungere la salvezza, ma solo se le parole del Signore, entrando da un orecchio, non escono dall'altro, solo se non escono dalla nostra bocca a mo di pappagallo...

Credere dunque non è sufficiente per salvarci, dobbiamo anche fare ciò che il Signore ci chiede.

La Parola di Dio deve essere il fondamento che sostiene ogni nostra azione; e non dobbiamo leggerla né come se fossimo inseguiti dai cani, né la dobbiamo ripetere come dei pappagalli... dobbiamo invece sforzarci di meditarla e di farla nostra, così riusciremo a diventare, a poco a poco, molto a poco a poco, dei cristiani coerenti e graditi al buon Dio. Dobbiamo anche fare il possibile per avere comportamenti e atteggiamenti compatibili con la fede che diciamo di avere... Dice il Signore: "Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani"” Is 29, 13.

Chi ha deciso di seguire Gesù non può pensare di fare la vita che faceva prima di averlo incontrato. Se facciamo i capricci e amiamo le comodità, continuiamo a costruire la nostra vita sulla sabbia. E cosa succede poi, quando siamo raggiunti da una delusione, da una difficoltà, da una disgrazia, da una tribolazione di qualsiasi genere? Succede che la nostra casa crolla come crolla una casa costruita sulla sabbia. Non voglio esagerare o mancare di carità verso chi ha veramente un problema psicologico, ma oramai, siccome oggi va di moda lo psicologo, se tu non ci vai, vuol dire che sei strano... Le parole ricorrenti oggi sono: "Sono depressa!!! Ho bisogno di parlare con qualcuno!!! Ho bisogno di qualcosa che mi rilassi!!!". Queste parole sono probabilmente il segno che la nostra casa non è costruita sulla roccia. Proviamo allora a fermarci un attimo e a pensare alla nostra vita, a come la stiamo conducendo, dove abbiamo messo Dio nella scala dei valori... proviamo anche a prendere queste parole del libro dei Proverbi “Al passaggio della bufera l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre (10,25), come una consolante promessa che assicura solidità e stabilità per chi si impegna a percorrere la via della giustizia.

Grazie Gesù mio, per la luce, per i ceffoni e per le grazie che continuamente mi fai. Grazie perché sei mio amico. Prego anche per tutte le persone che dicono: "Signore Signore"... ma poi fanno quello che vogliono; che dicono "Signore Signore"... e poi ti accoltellano alle spalle; che dicono "Signore Signore"... e poi, quando ti vedono, fanno finta di non vederti; che dicono "Signore Signore"... e poi sono sempre scorbutiche.

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10, 17-24 - Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.



 

Lc 10, 17-24
 

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore

Riflessione

Il Vangelo di oggi inizia con i 72 discepoli che rientrano dalla missione che Gesù aveva loro affidato; tutti sono molto entusiasti ed emozionati perché le cose erano andate assai bene; Gesù li aveva mandati, come agnelli in mezzo ai lupi, ad annunicare il Suo Regno, a portare la pace, a guarire i malati a scacciare i demoni.
Di primo acchito sembra che Gesù sia un “guastafeste”... Forse si aspettavano che dicesse loro: "Ma che bravi siete stati, complimenti, sono orgoglioso di voi, non me lo aspettavo...". Invece, dopo averli ascoltati, calma subito i loro animi eccitati dicendo: Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”... Ecco un modo per far scoppiare le “bolliccine”!!!
L'ammonimento di Gesù vale anche per tutti noi, che spesso, quando ci riesce qualche cosa, ci prendiamo il merito senza riconoscere che è la benevolenza di Dio che ha permesso tutto. Con il successo, il più delle volte si insunua l'orgoglio... ecco allora che, conoscendo il nostro cuore, Dio ci fa capire che non sono la nostra abilità, la nostra intelligenza o il nostro carisma ad essere decisivi per la riuscita di un'impresa, ma è solo per la Sua grazia che riusciamo a fare cose belle e imprevedibili... Non dobbiamo però scoraggiarci quando le nostre imprese non hanno successo, Dio permette anche questo... e gli amici di Gesù sanno bene che dopo aver sperimentato un fallimento, dopo aver sofferto, dopo che il loro muso si è appiattito a forza di sbattere contro le porte chiuse in faccia, dopo aver sopportato con fede tante umiliazioni e tanti no, si diventa più forti, più dolci, si diventa più solidali con chi è debole e subisce in silenzio... Ricordiamoci sempre che la nostra gioia sta nel fatto che i nostri nomi sono scritti nel Cielo. Il resto, alla fine, trova il tempo che trova...