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sabato 24 dicembre 2016

La Storia dei Magi e la profezia....viste con gli occhi di Maria – del Card. Angelo Comastri– Tratto da “ L'attesa del Messia”



Spesso mi fermavo a guardare il bambino e dicevo: “E’ Dio!”.  E provavo un senso di vertigine;  mi sembrava che tutto l’universo fosse racchiuso in quel fragile bimbo! 
E’ Dio! – ripetevo – ed è mio figlio!”
Come era possibile? La mia giovane vita era entrata in contatto con l’Eterno, si era imparentata con l’Onnipotente, era stata risucchiata nel vortice dell’Altissimo: del Creatore del cielo e della terra!
Mi inginocchiavo e pregavo in silenzio e adoravo: adoravo Dio… mio figlio!
Lo accarezzavo e mi chiedevo: “Che cosa accadrà? Come farà a spiegare chi è? Come farà a raccontare la sua origine e la sua missione? Chi gli crederà?”.
Lo accarezzavo e quasi volevo proteggerlo. Però subito capivo che era lui la mia protezione: e, allora, mi inginocchiavo e baciavo il mistero grande entrato nella mia piccola storia di giovane donna.
Una sera, alcune persone che venivano da Gerusalemme sparsero la voce che erano giunti in città tre grandi personaggi … con cammelli e servitù: cercavano il re dei giudei che, secondo loro, era nato in quei giorni.
Venivano dall’Oriente, dalla Mesopotamia, dalla regione dei due grandi fiumi: venivano dalla terra dove un tempo lontano era venuto Abramo.
Avevano visto una stella: era il segnale che aspettavano… e si erano messi in viaggio.

giovedì 22 dicembre 2016

Povero di Betlemme


Gesù Bambino - Scuola dell'Infanzia - Istituto di Nostra Signora del Carmelo
Sassari

  «Il Natale è accorgerci di Gesù, accoglierlo nella vita e lasciar continuare in noi la novità della santità sbocciata, come un inatteso miracolo, nella povera mangiatoia di Betlemme. Ognuno di noi ripeta oggi questo miracolo. Se nel giorno di Natale io mi trovassi solo in chiesa, mi toglierei le scarpe e, avanzando scalzo, attraverserei lentamente tutta la chiesa ricordando il lungo cammino che parte da Betlemme. E poi mi inginocchierei davanti a Gesù Bambino e gli consegnerei due lacrime! Sì, due lacrime di pentimento per non aver ascoltato la voce buona di Betlemme, per non aver capito la meravigliosa lezione di Betlemme» (Cardinale Angelo Comastri).

O Signore, mentre il tempo logora tutte le speranze, tu rimani l’unica speranza! Mentre si consumano i secoli e anche i millenni, tu resti perennemente giovane e conservi la freschezza di un fiore, di un’aurora, di una sorgente zampillante. Mentre le ricchezze svelano sempre di più il loro volto fragile e deludente, tu stupisci ancora e attiri con la sola, con la pura, con la totale povertà di Betlemme.
Signore, le parole sono logore e stanche come le promesse che si rinnovano e si smentiscono inesorabilmente. Ma dentro di noi resta una fiammella di speranza, riemerge un bisogno irrefrenabile di luce, riaffiora un'intensa attesa di qualcosa, anzi di qualcuno.
Tu, povero di Betlemme, sei la risposta che noi non sentiamo! Tu, povero di Betlemme, sei la ricchezza che noi non capiamo! Tu, povero di Betlemme, sei la pace che drammaticamente ci manca!
Signore, nato a Betlemme, la città della nostra povertà e della nostra piccolezza, noi ci accostiamo a Maria per guardarti con il suo sguardo e amarti con il suo amore ed essere finalmente felici con te, povero di Betlemme, unico capace di farci sorridere ancora.
Amen.

martedì 20 dicembre 2016

ALCUNE LETTERE A SACERDOTI ANNI 1958-1959 - Sac. DOLINDO RUOTOLO UMILE SACERDOTE, TUTTO SACERDOTE, SOLO SACERDOTE.




SARAI IN ME VOCE DI VERITÀ ED IN MARIA VOCE DI MISERICORDIA
A Padre Renato Valente Marianista
Napoli, 18 marzo 1958

Ho ricevuto la vostra lettera, e ieri sera un telegramma urgentissimo del Dottor Corsi che mi annunziava l'aggravarsi del caro Pinuccio. Io prego che si compia in lui la Divina Volontà. Non ho il coraggio di trattenerlo su questa misera terra dove ha tanto sofferto, e dove, anche se guarisse, lo aspetterebbero altre gravi sofferenze. Capisco e compatisco la desolazione dei genitori, e vorrei consolarli, ma io credo che sia maggiore consolazione saperlo nel Paradiso, tra le braccia della Divina Misericordia, che in terra, alle prese con la bugiarda giustizia umana che non poteva essere più ingiusta con questo innocente. La sua purificazione è stata aspra, singolare, totale, e per questo appunto il suo passaggio all'eternità sarà una trionfale ascesa nell'eterna felicità. Non so pensare diversamente, nonostante che io sia di carattere ottimista. Ma credo che non ci sia ottimismo più bello che pensare alla beata eternità dopo tante pene della vita. ( ... ) Volete che io vi scriva una esortazione, Padre caro. E come potrei farlo io che sono un povero nulla ( ... )? Ho tanta confusione di me, e tanta conoscenza del mio nulla che ho bisogno io di una vostra esortazione. Ad ogni modo, per contentarvi ed obbedirvi, prego Gesù che mi faccia Lui scrivere qui un piccolo colloquio, come lo fo sulle immaginette.
Gesù al Padre Valente: Sei mio Sacerdote, ti ho rivestito della mia dignità, sei anche tu 'Gesù', Salvatore di anime. Non puoi salvarle che come le ho salvate io, pregando ed immolandoti. Sei mandato da me per la tua vocazione, come io fui mandato dal Padre; e come io feci sempre quello che piacque a Lui, così tu fa sempre quello che piace a me. E ciò che più mi piace è “l'humiliavit semetipsum, factus obediens usque ad mortem, mortem autem Crucis”.
- Se tu ti fai piccolo nella umiltà, stai al fuoco della divina grazia, come il sole al fuoco di una lente, e la trasmetti alle anime che sono nelle tenebre.
- Ti fai piccolo con la bontà, con la dolcezza, col servire sempre le anime, senza cercare il tuo tornaconto.
- Ti fai umile nel ricordo delle tue colpe, compatendo i peccatori.
- Ti fai obbediente sino alla morte di croce, accettando per amore ogni pena della vita, e lasciandoti guidare in tutto dai tuoi superiori, anche in quello che contrasta la tua volontà. Cresca ogni giorno il tuo amore per me, e perciò sii familiare con me Sacramentato. Cresca il tuo amore per Maria, e perciò amala come Mamma tua. Non dissi io a Nicodemo che bisogna rinascere? E Nicodemo disse: "Come può un vecchio rinascere, come può rientrare nel seno materno?" Ma tu, amando Maria rinasci, perché l'amore tuo filiale ti fa entrare nel suo Cuore, e l'amor suo materno ti genera alla santità. Essa ti dona la grazia, come acqua che ti rinnova la vita, ed Essa ti attrae lo Spirito Santo che ti fa nascere alla vita soprannaturale: “Ex aqua et Spiritu Sancto”. Ti genera a me, ti dona alle anime. Abbi grande fiducia in me, vivi nel Cuore mio e nel Cuore di Maria, e sarai in me voce di verità, ed in Maria voce di misericordia. Non ti scoraggiare mai nelle difficoltà del tuo apostolato, nelle contraddizioni che incontri: Confida!
L'anima: Eccomi tutto vostro, o Gesù mio, o Mamma mia Maria! Eccomi nel tuo Cuore, o Maria, donami la vita, come la desti al Verbo Umanato. Fa che la mia carne sia pura, che l'anima mia sia santa, che le mie attività siano soprannaturali, perché non viva io ma viva in me Gesù. Amen!

San Giuseppe Moscati - Benevento, 25 luglio 1880 - Napoli, 12 aprile 1927 - "Ricordatevi che con la medicina vi siete assunto la responsabilità di una sublime missione. Perseverate, con Dio nel cuore, con gli insegnamenti di vostro padre e di vostra mamma sempre nella memoria, con amore e pietà per i derelitti, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all'invidia, disposto solo al bene".




San Giovanni Paolo II ha dedicato una parte significativa del suo ministero di successore di Pietro alle persone che soffrono e in particolare ai malati. In diverse occasioni, si è rivolto al mondo medico: «Il personale curante, diceva nel 1986, non ha solo la tecnica da offrire, ma una calorosa devozione che viene dal Cuore, un'attenzione alla dignità delle persone. Cercate di non ridurre il malato a un oggetto di Cure, ma di farne il primo compagno in una guerra che è la sua guerra. E, di fronte ai gravi problemi etici che si presentano alla vostra professione, vi incoraggio a trovare le risposte esigenti che siano conformi alla dignità della vita del malato, alla sua natura di persona.» Il 25 ottobre 1987, lo stesso Papa ha canonizzato un medico, Giuseppe Moscati, nel quale ha visto «un'attuazione concreta dell'ideale del Cristiano laico».
Giuseppe Moscati nasce a Benevento, in Campania, il 25 luglio 1880, e riceve il Battesimo il 31. Francesco Moscati, suo padre, brillante magistrato, diventerà consigliere presso la Corte d'Appello, prima ad Ancona e poi a Napoli. Egli appartiene, come sua moglie Rosa de Luca, alla stirpe dei marchesi di Roseto. Giuseppe è il settimo di nove figli, ma solo tre dei fratelli e delle sorelle che lo precedono, Gennaro, Alberto e Anna, circondano la sua culla. I Moscati, infatti, nel corso dell'anno 1875, hanno provato il dolore di perdere due gemelle in tenera età, Maria e Anna, e poi quello, ancor maggiore, della morte di un'altra piccola Maria, di quattro anni. Dopo Giuseppe, nascono Eugenio e Domenico, il quale diventerà in seguito sindaco di Napoli. Francesco Moscati accompagna ogni anno la sua famiglia nel paese natale, per delle vacanze a contatto con la natura. Partecipano tutti insieme alla Messa nella chiesa delle Clarisse del posto; molto spesso Francesco serve egli stesso all'altare.
Un salutare smarrimento
L'atmosfera familiare favorisce lo sbocciare di una fede profonda e vissuta nel giovane Giuseppe. Egli fa conoscenza con il beato Bartolo Longo, fondatore del santuario della Vergine del Rosario a Pompei, di cui diventerà il medico Curante e che assisterà alla sua morte. I Moscati lo hanno incontrato in casa di Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore, che verrà canonizzata da papa Benedetto XVI, il 29 aprile 2009. Francesco e Rosa hanno fatto amicizia con lei. La famiglia Moscati frequenta abitualmente, a Napoli, la chiesa delle Ancelle; Giuseppe vi fa la sua prima Comunione, nella solennità dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1888. Due anni dopo, riceverà il sacramento della Cresima. Nel 1889, entra al liceo classico Vittorio Emanuele, dove si dedica con impegno agli studi letterari. Ma già prende forma nella sua anima un senso acuto della precarietà della vita umana: «Guardavo con interesse, scriverà egli in seguito, all'Ospedale degli Incurabili che mio padre mi additava lontano dalla terrazza di Casa, ispirandomi sentimenti di pietà per il dolore senza nome, lenito in quelle mura. Un salutare smarrimento mi prendeva e cominciavo a pensare alla caducità di tutte le cose, e le illusioni passavano, come cadevano i fiori degli aranceti, che mi circondavano.» Era allora ben lungi dall'immaginare che avrebbe dedicato in seguito la propria vita ai malati e alla ricerca medica.