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venerdì 20 gennaio 2017

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1, 10-13. 17 - Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi




Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio

Riflessione personale

I fedeli della Chiesa di Corinto sono divisi tra loro e Paolo sottolinea quanto siano assurde queste discordie. E caro Paolo… sapessi oggi!!!
L’apostolo delle genti fa dunque osservare che Cristo è uno per tutti e che nessuno è stato crocifisso per la salvezza degli uomini se non Gesù. Gli amici veri del Signore hanno gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti e il loro modo di comportarsi è molto simile, questo perché sono animati dallo stesso Spirito di Cristo. I diversi doni e carismi non devono essere di ostacolo all’amore fraterno, ma devono contribuire all'edificazione reciproca e a far crescere l’amore per Gesù.
Oggi invece, come allora, ci sono troppe divisioni nelle nostre comunità e questo crea scandalo per quelli che sono lontani da Dio, inoltre indeboliscono la stessa comunità. A questo proposito mi vengono in mente i tanti gruppi di diverse spiritualità che ci sono nelle nostre parrocchie. Ho sempre notato una sorta di chiusura nei confronti della stessa Chiesa di Cristo. Quando li senti parlare è come se il pensiero del padre fondatore fosse staccato da Gesù, come se la verità appartenesse solo a quel determinato gruppo. A mio parere assomigliano a una sorta di setta o a partiti politici; ma Gesù è uno solo e la verità è una sola.
E’ anche naturale che una persona sia attratta da una certa spiritualità piuttosto che un’altra; c'è chi è più sensibile alla spiritualità carmelitana, francescana, domenicana... e c'è chi può essere attratto dalla freschezza, dalla limpidezza nello scrivere, dal genio di diversi padri fondatori, ma non per questo si deve criticare la Madre Chiesa per far prevalere i propri punti di vista e le proprie regole; ci possono anche essere dei fratelli che decidono di non appartenere a nessun gruppo.

Alcune pagine, le più belle, di Don Orione – Tratto da “Nel nome della Divina Provvidenza”



DIO E MIA MADRE

...Dio e mia madre! Ecco i due grandi pensieri che sono la luce, la guida, il freno delle giovinezze non ancora corrotte. Ma ogni giovane deve un giorno uscire dalla famiglia per entrare nella società. In quel giorno difficile egli deve trovarsi di fronte ad uomini che gli parlano un linguaggio tutto opposto a quello udito nella famiglia o nel collegio cristiano dove venne educato; uomini che disprezzano tutto ciò che la madre e il prete gli hanno insegnato a stimare. Questi uomini, le loro massime, i loro esempi, la loro influenza, il loro disprezzo, sono ciò che si chiama il mondo. Allora bisogna che ognuno faccia la sua scelta. O vincere il rispetto umano, e seguire, miei cari giovani, il primo amico della nostra infanzia, Gesù, che ci addita la via della croce, – o soffocare la voce della coscienza e mettersi nelle vie del mondo.
Moltissimi abbracciano il secondo partito. Perché? Perché Gesù Cristo impone una legge d’umiltà e di mortificazione, e promette una felicità futura, mentre il mondo promette una libertà senza confini e una felicità presente. A seguir il mondo, se lo seguite, avrete grande libertà di mente, non avrete il disturbo di tanti pensieri dell'anima.
Avrete una grande libertà di vita; non avrete l’incomodo di tanti doveri che la religione impone. Avrete una gran libertà di soddisfazioni; giacché mentre Gesù Cristo ci dice che chiunque fa un peccato commette un’iniquità, il mondo ci assicura che anche facendo ciò che il Vangelo chiama peccato si può essere uomini onesti e camminare a fronte alta. Ecco le promesse del mondo. Ma è poi vero che si ottengano questa felicità e questa libertà? Ah no, figliuoli miei, no! Vedete, io ne ho conosciuti tanti ragazzi! Erano buoni e mi volevano bene, e nel Signore anch'io volevo bene a loro, ed erano felici. Poi è venuto come un soffio arido, e vari se ne sono andati, perduti tra la folla, in cerca di una vaga e ben diversa felicità, poveri figli! Ed ora, ogni tanto, qualcuno, disilluso e pentito, si ricorda del tempo felice e scrive... e sono lettere che fanno piangere, poveri e cari i miei antichi ragazzi!

giovedì 19 gennaio 2017

Padre Angelo Paoli Carmelitano e apostolo della carità - Casola in Lunigiana, Massa Carrara, 1 settembre 1642 - Roma, 20 gennaio 1720



I primi anni 
Argigliano è un piccolo paese della Lunigiana, terra dell’alta Toscana, nascosto tra boschi di castagni, colli di vitigni ed uliveti. Questo piccolo villaggio sorge in una vallata ai piedi del monte Pisanino avvolto alle spalle dall’imponenza delle vette dell’Appennino mentre il degradare delle colline va scendendo verso il Tirreno in lembi di pianure coltivate a grano. E’ in questo minuscolo paesino, a quel tempo un villaggio di una trentina di famiglie, che l’1 settembre del 1642 nacque Francesco Paoli. Francesco era il primo di sette fratelli nati dal matrimonio di Angelo con Santa Morelli, una coppia di contadini stimati dalla piccola società in cui vivevano per la loro onestà e per la loro fede semplice e forte. La condizione economica della famiglia non era ricca ma il lavoro di babbo Angelo ed i pochi beni posseduti, permettevano alla numerosa famiglia di godere di una vita abbastanza agiata. Il loro primo figlio ricorderà più volte e con gratitudine, l’educazione cristiana impartita dai genitori che spronavano i loro figli all’esercizio delle virtù cristiane, ad avere orrore del peccato ed a ricordarsi dei poveri che molte venivano soccorsi dai coniugi Paoli. La generosità di papà Angelo era così grande al punto che portò la sua famiglia in ristrettezze economiche quando questi si fece garante di un amico presso un creditore. Non potendo l’amico pagare il suo debito, il creditore non lo condonò ma volle essere pagato dal suo garante. Il debito portò la famiglia Paoli quasi in povertà, ma Angelo, lavorando con notevole sforzo e sacrificio, riuscì a sanare nel tempo l’indigenza procurata senza far mai mancare alla sua famiglia il necessario per vivere. 

domenica 15 gennaio 2017

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 5,1-10 - Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì.


Eb 5,1-10

Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo:
«Tu sei sacerdote per sempre,
secondo l’ordine di Melchìsedek».
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

Parola di Dio
Riflessione

Non dobbiamo mai dimenticare il caro prezzo che Gesù ha pagato per la nostra redenzione. Lui si è fatto uno di noi... ha compatito le nostre sofferenze e le ha condivise. Quale testimone migliore di Lui poteva rappresentarci in questo mondo? Gesù infatti durante la Sua vita terrena si è mostrato come uomo “perfetto”. Con la Sua obbedienza totale alla volontà di Dio, anche nell'agonia, ci ha dato un esempio da imitare. Percorrendo il cammino della sofferenza prima di noi ci ha tracciato il qualche modo il sentiero. Quando si deve attraversare una boscaglia chi lo fa per primo dovrà faticare un po' di più per tagliare l'erbaccia o i rami che impediscono di avanzare, ma una volta che il passaggio è libero chi lo segue sarà avvantaggiato.
Le orme che Gesù ha lasciato sono molto evidenti e vale la pena seguirle. Una volta intrapreso il sentiero, pieno anche di insidie e trappole, ti ritrovi all'improvviso, come si dice per gli aerei: a un punto di non ritorno. Non si può più tornare indietro e, anche con tanta fatica, continui a seguire Gesù, cerchi in tutti i modi di non perderlo di vista e di non deluderlo.
Seguire veramente Gesù a volte è una faticaccia e comporta anche tante sofferenze, ma come diceva Santa Rosa da Lima: “Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo”.