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sabato 4 febbraio 2017

Beata Elisabetta Canori Mora - Roma, 21 novembre 1774 - 5 febbraio 1825 - Tema: Matrimonio - Famiglia - Adulterio



Fra i problemi della società contemporanea, uno dei più gravi è la crisi della famiglia. Una rimessa in questione radicale dell'istituzione del matrimonio – ripresa di frequente dai mass media – non cessa di batterla in breccia: la stabilità delle famiglie è minacciata dalle leggi permissive che agevolano il divorzio; la missione della madre casalinga non è più stimata al suo giusto valore; le famiglie numerose non ricevono l'appoggio che meriterebbero; la castità e la fedeltà coniugale sono spesso ridicolizzate; una «cultura di morte» incoraggia instancabilmente l'aborto e la contraccezione; in numerosi luoghi, il bambino è sottoposto a tentativi di perversione (pubblicità blasfeme e pornografiche, droga, prostituzione, ecc.); vengono proposti nuovi modelli: libera unione, famiglia monoparentale, coppie di omosessuali, ecc.
Segno di contraddizione
La società si autodistrugge, distruggendo la famiglia, che è, secondo la volontà del Creatore, la sua cellula base. «La salvezza della persona e della società [...] è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (Vaticano II, Gaudium et spes, 47). Forse che i bambini di oggi non saranno i cittadini di domani? Ora, è in seno alla famiglia che il bambino fa le prime esperienze di vita in società, che impara il senso dell'autorità, della responsabilità, del servizio disinteressato... Al contrario, che esempi d'amore, di fedeltà, di perdono possono trovare i bambini nei modelli fondati sull'individualismo e l'instabilità?
Oggi, la Chiesa cattolica è violentemente criticata per via del suo insegnamento sulla famiglia. La si accusa di non adeguarsi ai tempi, di ostacolare con i suoi «divieti» il progresso delle nazioni e degli individui. Tali critiche non devono nè stupirci, nè scoraggiarci: Gesù Cristo, Nostro Signore, non ha forse avvertito i suoi discepoli: Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo. Nel mondo voi avrete afflizioni. Ma fatevi coraggio! io ho vinto il mondo (Giov. 15, 18-19; 16, 33)? Come il Salvatore, la Chiesa ci avvisa: «Non prendete il mondo presente per modello» (Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 6 agosto 1993, cap. 2), e, come Lui, non teme di essere un «segno di contraddizione».
Attraverso questo processo intentato alla Chiesa, i di lei avversari, loro malgrado, mettono in risalto la sua santità; riconoscono che si oppone efficacemente al culto sfrenato del piacere ed alla perdita eterna delle anime. Difendendo la vita umana, di cui la famiglia è il santuario, la Chiesa si mostra fedele a Cristo, venuto al mondo non per imporre agli uomini un fardello insopportabile, ma al contrario per liberarli dalla schiavitù del peccato. Inoltre, ricordando «la necessaria conformità delle leggi civili alla legge morale» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitæ, 25 marzo 1995, n. 72), vale a dire alla legge naturale enunciata nei Comandamenti di Dio, la Chiesa difende la causa dei veri valori della persona umana esostiene i principi che, soli, possono rendere la vita sociale giusta e pacifica. Pone così le basi di una fausta ricostituzione del corpo sociale. A quest'autentico progresso dell'umanità, la Chiesa contribuisce con l'insegnamento e ancor più con l'esempio dei santi.

giovedì 2 febbraio 2017

IL SEGRETO DELLA CROCE - Tratto dal libro: FRUTTI DI PREGHIERA - Ritagli da un diario - MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA Fondatrice de L’Opera della Chiesa - Imprimatur: Mons. Pietro Garlato Vicariato di Roma, 6-2-1985




1.440. Amore, tu ci tracci un cammino diritto, verso l’alto, verticale, ascendente, sicuro, per trovarti; e tutto ciò che s’incrocia orizzontalmente contro la tua volontà è quello che forma la croce che non ti compiace. (1-5-76) 1.441. Cristo è la Verità che ci conduce, come Via, alla Vita eterna; noi, quando ci opponiamo alla volontà di Dio, ci mettiamo di traverso in questa Via e formiamo la croce sulla quale l’Amore infinito è inchiodato per amore, e che ci invita ad abbracciare amorosamente. (22-9-77)
1.442. La croce più triste e inutile è quella che io formo quando Cristo mi traccia un cammino ed io mi ci metto di traverso, andandomene per un altro contrario; questo mettermi di traverso è la sterile croce che io mi fabbrico. (21-3-67)
1.443. Tutto ciò che Dio dispone, è cosa buona; il fatto che io non lo veda allo stesso modo è la mia croce. Non fu così in Cristo, che volle soltanto il desiderio del Padre e la cui croce gliela feci io con i miei peccati. (21-3-67)
1.444. Quando io dico di sì a ciò che Dio vuole, benché sia senza capirlo, il peso della mia croce diminuisce grandemente, nell’inserirmi nei piani di Dio e nel vedere in questo la sua volontà. (21-3-67)
1.445. La croce consiste nell’abbracciare ciò che non comprendo, che non vedo..., per amore di Colui che, per adempiere la volontà del Padre, si consegnò per noi. (11-10-63)
1.446. La croce più grande è perdere Dio nell’abbandono della notte. Il Signore, quando vuole fare corredentrice un’anima, la fa esclamare:«Dio mio, perché mi hai abbandonato! ». (6-4-77)
1.447. Dio non ti ama meno quando si nasconde, ma vuole chiederti il tuo dono in opere e in purezza d’amore, la quale consiste nel cercare Lui per Lui e non per i suoi gusti. (12-4-67)
1.448. Grazie, Signore, per quello che non comprendo; per tutto quello che mi immola e che non riesco a capire. (18-4-61)
1.449. L’anima senza purificare non può giungere a vivere in intima familiarità con Dio; per questo ha bisogno di grandi purificazioni. (21-3-67)
1.450. Il Signore non ci prova per farci soffrire, ma per abbellirci e così portarci di più a Lui. (6-3-67)
1.451. Colui che, pur stando sulla croce, segue Dio da vicino, giungerà al termine sicuro dell’amore. (6-3-67)
1.452. Quando Dio prova un’anima è perché vuole darle un maggior grado d’amore mediante la croce. (6-3-67)
1.453. Come è dolce morire vivendo, quando si sa di amore, per dare vita alle anime, rimanendo in un non saper far altro che soffrire! (30-10-61)
1.454. Essere disprezzata per te è speranza che mi incammina all’eternità. (10-9-63) 

domenica 29 gennaio 2017

Beata Maria Bolognesi - Mistica - Bosaro, Rovigo, 21 ottobre 1924 - Rovigo, 30 gennaio 1980 Mistica del XX Secolo, visse tra il 1924 e il 1980 e patì le sofferenze del Cristo sul Calvario - Esempio di straordinaria accettazione del disegno divino e di incomparabile affidamento a Nostro Signore.



Dall'infanzia all'adolescenza

Sulle sponde del Canalbianco, lungo la strada n. 16, che unisce la città di Rovigo alla città di Ferrara, a Bosaro, piccolo paese agricolo del medio Polesine, nasce, il 21 ottobre 1924, Maria Samiolo, cui il padre naturale A.G., che si rifiuterà di sposare la madre della sua bambina, non darà il proprio cognome. Fino al febbraio del 1930 Maria trascorre giorni felici in casa dei nonni materni, attingendo dal cuore di nonna Cesira Samiolo una immensa ricchezza di fede e di amore alla preghiera, che costituirà il prezioso bagaglio spirituale per il resto della vita. Con il matrimonio della mamma con Giuseppe Bolognesi, Maria si trasferisce nella famiglia del papà adottivo, da cui sarà amata forse più degli altri sei figli che verranno poi. Con il cambio di famiglia inizia per lei la lotta contro una povertà inimmaginabile: alle volte, anche per tre giorni consecutivi, ella si alimenta con sola acqua; a scuola non può disporre di carta, penna, abecedario; tanta è la fame da essere costretta a raccogliere le bucce di patata lasciate cadere dalle amiche sul «sudiciume» delle mucche: quelle bucce ella le lava e le mangia!; un'unica veste di tela ricopre Maria d'estate e d'inverno, nei giorni feriali e festivi, e le serve di coperta da notte. A casa di Maria non c'è da mangiare per nessuno, nemmeno per i topi: la lotta contro la povertà è altresì resa difficile dalla permanenza in umili e disagiate abitazioni, al punto che ne risentirà sia la salute di lei, sia anche, in un modo o nell'altro, la salute di tutti i componenti la famiglia. La povertà, costantemente presente in casa Bolognesi, costringerà Maria ad aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi, e a dedicare molto del suo tempo nel seguire i fratellini con intelligente e amorosa disponibilità.