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sabato 18 febbraio 2017

Dal libro del Levìtico - Lv 19, 1-2. 11-18 - Giudica il tuo prossimo con giustizia





Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio
Riflessione personale

Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”...
Non possiamo certo pensare di raggiungere la santità di Dio, ma almeno dobbiamo provare ad arrivarci il più vicino possibile.
Amare e servire è la ricetta per vivere in modo pieno ed essere felici. Ma gli ingredienti?... Tranquilli... Dio oggi ce li fornisce, ecco un bell'elenco che possiamo riassumere in tre ingredienti principali: la giustizia, la misericordia e l'amore per gli altri, ossia ciò che dovrebbe caratterizzare l'uomo di fede.
La Parola di Dio di oggi è un invito a verificare il nostro comportamento, a scrutare nell'intimo del nostro cuore e a domandarci se nella nostra vita quotidiana amiamo abbastanza. Spero che il vostro esame di coscienza sia andato meglio del mio… perché io, più vado avanti, più mi rendo conto che non amo affatto!
Amerai il tuo prossimo come te stesso” non deve essere uno slogan da gridare ai quattro venti, ma deve diventare un proposito da cercare di praticare ogni giorno. Dovremmo esplorare la nostra coscienza con la maggior lucidità possibile per vedere se, in fondo in fondo, non ci siano comportamenti ambiziosi, capricciosi, egoistici, troppo inquinati dalla mentalità del mondo…
Questa esortazione a dire il vero a volte mi sbilancia, perché di solito siamo circondati da persone che non si amano affatto, da persone che non si accettano per quello che sono, che non accettano la loro condizione personale o familiare, che non accettano il loro aspetto fisico, che non accettano di non avere le qualità che avrebbero voluto, che non accettano la loro tristezza, che non accettano la loro miseria. Allora mi dico: "Se questo fratello mi ama “come se stesso”, allora sto fresca!!!"...
Ma se qualcuno ha già superato questo ostacolo, dovrebbe pregare per questo fratello che si trova ancora nel buio e implorare su di lui la misericordia di Gesù, affinché muti il suo cuore e lo renda una nuova creatura; perché Gesù è l’unico medico sulla piazza in grado di guarire ogni malattia. Ricordiamoci, Lui è un medico disponibile in qualsiasi momento. Lasciamoci allora avvolgere dalle cure amorevoli di Gesù, perché più ti avvicini a Dio più conosci veramente te stesso.
"Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo". Rubare... ingannare... mentire... mi fa venire in mente la storia di Giacobbe e di suo fratello Esaù. Giacobbe in qualche modo aveva rubato l'dentità di suo fratello usando un vestito di peli, ha ingannato suo padre mentendo spudoratamente, e pure incoraggiato dalla madre!!!...
Se mi approprio di una cosa che appartiene ad un altro, non solo non lo rispetto e quindi non lo amo, ma commetto un furto. Dio ha un diverso progetto d'amore per ognuno di noi… non dobbiamo allora rubare il progetto di un altro. Nel mondo del lavoro succede spesso che qualcuno con inganno si accapparri un posto che non gli spetta, magari anche sparlando o mentendo pur di riuscire nel suo intento. Quando si cede alla facile vigliaccheria di parlare alle spalle di un fratello invece di far conoscere ciò che di buono egli fa, non si sta danneggiando solo il fratello, ma si sta danneggiando anche se stessi… Dice bene il Siracide: Nel parlare ci può essere onore o disonore;la lingua dell'uomo è la sua rovina” (5, 13).
Non giurerete il falso servendovi del mio nome” - Non ci si può beffare di Dio... Sarebbe come ingannare con il gioco del solitario… Che senso ha? Molto spesso chi giura vuole nascondere le più vergognose bugie.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo” - Nella società di oggi “sfruttare” è diventato di moda. Il potente è considerato molto capace, mentre il povero è un illuso o uno che non capisce niente di affari. E così si sfrutta il fratello o, peggio ancora,  non si paga il dovuto a chi ha lavorato… “Il salario del giusto serve per la vita, il guadagno dell'empio è per i vizi (Prov 10, 16)“Non rattristare un affamato, non esasperare un uomo già in difficoltà (Sir 4, 2). La cronaca ci parla di tante persone disperate che, per l'impossibilità di far fronte ai debiti, fanno gesti disperati, ma prima o poi, “qualcuno”, dovrà rendere conto anche di questo!!
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco” - Quanto è comodo e facile fare i prepotenti ed essere cattivi con chi è debole e non ha i mezzi e la forza di reagire!!! La dolcezza e l'amore sono le uniche lingue che un sordo sente e che un cieco vede. Come diceva bene Isaac Newton: "Gli uomini costruiscono troppi muri e mai abbastanza ponti”. Il problema nostro è che non ci rendiamo conto di come l'incontro con un fratello, diverso o bisognoso, è per noi un arricchimento, perché ci invita a uscire da noi stessi e ci spinge ad amare, naturalmente sempre con l'aiuto del buon Dio...
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia” - Non bisogna fare delle discriminazioni... un povero non è meglio di un ricco e viceversa, ma bisogna dare ad ognuno il suo, senza privilegi o parzialità. Oh Signore!!! Ma in quale mondo? Oggi succede tutto il contrario… Se una persona potente va in un ufficio pubblico non fa la fila, il poveretto invece deve attendere così tanto che in quel luogo mette le radici!...
Se cade il ricco, molti lo aiutano; dice cose insulse? Eppure lo si felicità. Se cade il povero, lo si rimprovera; se dice cose assennate, non ci si bada. Parla il ricco, tutti tacciono ed esaltano fino alle nuvole il suo discorso. Parla il povero e dicono: "Chi è costui?". Se inciampa, l'aiutano a cadere (Sir 13, 22-23) - Amare un fratello significa anche correggerlo quando pecca, naturalmente con rispetto e umiltà di cuore; far finta di nulla significa non avere a cuore la sua salvezza... "Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5, 19 – 20).
Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo” - La lingua, cari fratelli, fa molti più morti degli incidenti stradali o delle malattie... il fatto è che questi morti non sono visibili e i telegiornali non ne parlano…
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!” (Gal 5, 14-15).
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo” - Tutti siamo dei peccatori... la legge del taglione, occhio per occhio e dente per dente, ha l'inconveniente di produrre tanti "polifemo" e di fare la fortuna degli "odontotecnici"…  In questa società, di cui don Divo Barsotti diceva che era “un deserto senza Dio”, Gesù è come un extraterrestre in cerca di casa... ApriamoGli la porta del nostro cuore e Lui cenerà con noi. L'amore vero è molto impegnativo e faticoso, ma allo stesso tempo è meraviglioso! E per scoprire l'amore, bisogna desiderarlo e cercare di viverlo!
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede perché scacci da noi ogni ansietà e ogni ostacolo sul cammino che conduce al Regno di Dio.
Proviamo ad abbandonarci a Gesù senza resistenze, ma soprattutto, quando ci domanda qualcosa, evitiamo di vedere se nei dintorni c’è un’uscita di sicurezza!
Pace e bene

venerdì 17 febbraio 2017

Gli OCCHI AZZURRI DI VERONICA - Tratto da “Il Bambino nascosto di Medjugorje” di Suor Emmanuel


Veronica Knox, Sudafrica, i suoi occhi azzurri erano ciechi.
  
Cari figli... Invocate il nome di mio Figlio. Ricevetelo nel vostro cuore. Solo nel nome di mio Figlio sperimenterete il vero benessere e la vera pace nel vostro cuore. Solo così conoscerete l'amore di Dio e lo diffonderete. Vi invito a diventare i miei apostoli” (18.3.2000).

Margate, Sudafrica, 9 agosto 1998

Veronica non dorme. Questo dolore che le stringe il cuore la terrà sveglia fino allo spuntare del sole? Per fortuna Alex, suo marito, sembra sprofondato in un sonno ristoratore. Spontaneamente, Veronica si mette a pregare; o piuttosto a “parlare a Gesù”, perché nella sua semplicità non conosce altre preghiere se non quelle che le sgorgano dal cuore. Anche quando recita il Padre Nostro, sembra che lo abbia appena inventato, tanto lo prega con ardore!
È ancora notte quando Veronica decide di alzarsi e di andare a sedersi in salotto, in una poltrona che sta dinanzi al crocifisso. Lì dà libero sfogo al suo cuore. Offre ogni gioia e ogni lacrima a Gesù, l'unico testimone della sua vita intima. Veronica ama Gesù in modo indescrivibile. La Sua gioia più grande è affidargli le sue faccende quotidiane, i suoi congiunti, la situazione degli uni e degli altri, e poi di interrogarlo: «Gesù, che cosa pensi di questo?», «In che cosa posso aiutarti?».
Veronica non calcola il tempo. A che ora ha iniziato a pregare? A un tratto, eccola afferrata da qualcosa di insolito. Il suo volto diviene ardente, una luce, sempre più splendente, la abbaglia... Che cosa succede?
Completamente cieca
Veronica è nata in Sudafrica, in una famiglia con otto figli, di fede cattolica molto fervida e rigorosa. Tutta la famiglia va a Messa ogni mattina, ai vespri alla sera, e prega insieme il Rosario; la domenica, inoltre, ama mescolarsi alle Messe africane, in cui la bellezza dei canti sembra sospendere il tempo. Non si discute questa pietà, che fa parte integrante della loro vita, come mangiare, dormire o lavorare. Ma, fin dalla nascita, a causa di un distacco della retina che le colpisce entrambi gli occhi, rendendola quasi cieca, Veronica comincia a portare la croce. Durante l'infanzia, l'occhio sinistro diviene completamente cieco, mentre l'occhio destro riesce a distinguere il mondo attraverso una sorta di velo grigio scuro. Poi nel 1977 la cecità diventa completa. Ma che bellezza sul suo volto! Nel 1956 sposa Alex, direttore finanziario di una grande azienda di abbigliamento e mette al mondo quattro figli. Alex? Un angelo sceso dal cielo! Messo da Dio al suo fianco per custodirla come un tesoro prezioso, è uno di quei mariti che sanno donare alla loro sposa l'amore tenero e calmo che attingono dal cuore di Dio.
Quel nome impronunziabile

lunedì 13 febbraio 2017

PERDONARE LE OFFESE di padre Serafino Tognetti – Tratto dal libro “MISERICORDIA ULTIMO ATTO”



Le offese, di per sé, sono un male, ma sappiamo bene che Dio sa trarre il bene anche dal male; certamente il Signore non vuole le offese ma, dato che ci sono, occorre avere la sapienza di saperle usare. Le offese infatti sono occasioni d'oro date da Dio per distruggere l'amor proprio.
Tutti, più o meno, siamo Superbi e orgogliosi, e siccome Dio ci ama, per portarci con Sé in Paradiso, fa di tutto per renderci umili. Se tu dici di te stesso: io non Son capace di far niente, va bene, ma se Sono io a dirti che tu sei un buono a nulla, subito ti offendi: ciò significa che non credevi a quanto dichiaravi.
Quindi le offese, se viste come “occasioni”, sono in ultima analisi un bene. I Padri del deserto erano campioni nel trasformare le offese in doni del Cielo.
Ascoltate questo episodio:
«Raccontavano che il padre Gelasio aveva un libro di pergamena che valeva 18 monete. Conteneva il Vecchio e il Nuovo Testamento. Lo lasciava in chiesa, perché potessero leggerlo i fratelli che lo desideravano. Un giorno venne un fratello forestiero a far visita all'anziano e, visto il libro, bramò di possederlo; lo rubò e se ne andò. Benché l'avesse notato, l'anziano non gli corse dietro per prenderlo. Giunto quegli in città, cercò di venderlo e, trovato un acquirente, gli chiese la somma di 16 monete. Colui che voleva comprarlo gli disse: "Dammelo. Prima lo faccio stimare e poi ti darò quello che vale”. Avutolo lo portò da padre Gelasio perché lo stimasse, dicendogli il prezzo richiesto dall' offerente. Lanziano gli disse: “Compralo. È bello e vale il prezzo che hai detto”. L’altro, tornato dal offerente, riferì la cosa diversamente da quanto l'anziano gli aveva detto egli disse: "Ecco, l'ho mostrato a padre Gelasio ed egli mi ha detto che non vale 16 monete, vale molto meno” Udito ciò, il fratello gli chiese: "Padre Gelasio non ti ha detto nient'altro?” “No”. Gli disse allora: “Non voglio più vendertelo. Restituiscimelo”. E preso da compunzione, ritornò dall'anziano per esprimergli il suo pentimento e lo pregò di riprendere il libro. Questi non voleva ma, alle parole del fratello: “Se non lo prendi non avrò più pace disse: "Se non puoi aver più pace, lo prendo”. Il fratello rimase quindi presso di lui fino alla morte, molto edificato dallo zelo del vecchio».
Vedete questo padre? Quando il commerciante gli porta il libro da far valutare, anziché smascherare tutto, suggerisce di Comprarlo e soprattutto, quando ritorna il ladro, trasforma l'offesa fatta – il furto Subito – in una cosa buona. Il padre sa tramutare il risentimento in atto di perdono, ed è tale l'edificazione di questo episodio che il padre che aveva rubato il libro si pente e rimane con l'anziano fino alla morte.
Le offese, dunque, per quanto oggettivamente atti malvagi, possono avere un duplice effetto positivo: fare bene a noi che riceviamo l'offesa e fare bene all'offensore stesso.
A noi perché, come si è detto, distruggono l'amor proprio. Esse si presentano come delle cannonate improvvise, inaspettate... Si comincia a discutere per delle futilità e si finisce con l'offendere il prossimo. Qual e l'effetto delle cannonate contro una città fortificata? Distruggono le mura. Allo stesso modo, siccome noi passiamo molto tempo a costruire il piedistallo Sul quale ci mettiamo per essere ammirati, apprezzati e applauditi dal prossimo, ecco che la Provvidenza manda qualche cannonata per distruggere il piedistallo. Se Dio avesse altri modi, li userebbe, ma evidentemente l'orgoglio è così radicato in noi che occorrono i bombardamenti.
E non pensate che la mancanza di reazioni violente sia sinonimo di virtù; ci possono essere giudizi pesanti interiori anche se esteriormente c'è il sorriso. E la cosiddetta “implosione monastica”. Sapete la differenza fra implosione ed esplosione? L'esplosione e una casa che salta per aria: si vede e si sente; i monaci Invece implodono: fuori non si vede niente, rimangono imperturbabili, ma dentro si irritano, giudicano e condannano.