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domenica 9 aprile 2017

La Passione di nostro Signore Gesù Cristo - Commento al Vangelo di S. Matteo - vol. ° 3 - San Giovanni Crisostomo




Mt. 26 , 17-25


Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?".
Ed egli rispose: "Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: "In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà". Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: "Sono forse io, Signore?".
Ed egli rispose: "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!".
Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto".


L’evangelista chiama “primo giorno degli azzimi” il giorno che precede la festa degli azzimi. Gli ebrei, infatti, usano computare il giorno a partire dalla sera: e qui Matteo ricorda appunto il giorno nella sera del quale si deve celebrare la Pasqua. I discepoli, quindi, vanno da Gesù per parlargli il quinto giorno della settimana. Un altro evangelista lo definisce il giorno precedente la festa degli azzimi, volendo mettere in risalto il tempo in cui i discepoli si avvicinano a Cristo. L’evangelista Luca dice, invece, così: “Venne poi il giorno degli azzimi nel quale si doveva immolare la Pasqua”. Con le parole “venne” intende dire che il giorno è imminente, è alle porte, riferendosi evidentemente alla sera del dí precedente. I giudei, infatti, cominciavano la festa dalla sera. Ecco perché gli evangelisti aggiungono che in tal giorno si deve immolare la Pasqua.

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Mt. 26, 26-35


Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo". Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".
E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: "Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea".
E Pietro gli disse: "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai".
Gli disse Gesù: "In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte".
E Pietro gli rispose: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò". Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

Ahimè, quant’è grande l’accecamento del traditore! Pur partecipando ai misteri, rimane tale e non cambia neppure dopo aver fruito di quella sublime cena. Appunto questo vuol sottolineare Luca dicendo che, dopo di ciò, “entrò in lui Satana”, non certo per disprezzare il corpo del Signore, bensì per stigmatizzare la vergogna del traditore. In realtà il suo peccato è doppiamente grave: sia perché si è accostato ai misteri con tale disposizione d’animo, sia perché, dopo, né il timore né il beneficio né l’onore lo rendono migliore. Tuttavia Cristo, pur sapendo ogni cosa, non glielo impedisce, per dimostrare che non trascura niente di quanto può servire a correggere. E, sia prima di questo momento che in seguito, ricorda continuamente a Giuda il suo delitto, cercando di distoglierlo con le parole e con gli atti, con il timore e con le minacce, manifestandogli le sue attenzioni e rendendogli onore. Ma niente riesce ad allontanare Giuda da quell’ostinata e terribile infermità. Ecco perché alla fine, abbandonatolo a se stesso, per mezzo dei misteri che celebra ricorda ai suoi discepoli la sua morte e, durante la cena, parla della croce ripetendone la predizione, per rendere più accettabile la sua passione. Se, dopo tutto quanto ha fatto e detto, i discepoli si turbano, quale sarebbe stato il loro turbamento se non fossero stati preavvertiti.

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Mt. 26, 36-50


Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.
E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina". Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!".
E subito si avvicinò a Gesù e disse: "Salve, Rabbì!". E lo baciò.
E Gesù gli disse: "Amico, per questo sei qui!". Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

Siccome gli apostoli erano inseparabilmente vicini a Gesù, per questo egli dice: “Fermatevi qui, mentre io vado là a pregare”. Egli è solito pregare in disparte; e si comporta così per insegnarci a cercare quiete e grande pace quando ci disponiamo a pregare. Prende quindi i tre discepoli prediletti e dice loro: “L’anima mia è triste sino alla morte”. Perché non prende tutti con sé? Perché non si abbattano. Conduce solo questi, che sono stati testimoni della sua gloriosa trasfigurazione. Ma poi lascia anche costoro. E, avanzando un poco, prega dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia non come io voglio, ma vuoi tu”. Ritornato poi dai suoi discepoli, li trovò addormentati; dice allora a Pietro: “Non avete dunque potuto vegliare con me neppure un’ora? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione; lo spirito è pronto ma la carne è debole” . Non senza motivo si rivolge particolarmente a Pietro, sebbene anche gli altri si siano addormentati come lui. Egli vuole toccarlo sul vivo anche qui, per la ragione precedentemente esposta. Poi, siccome anche gli altri discepoli avevano detto la stessa cosa – dopo che Pietro aveva detto: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”, riferisce l’evangelista: “lo stesso dissero pure tutti i discepoli” - Gesù si rivolge a tutti, rimproverando la loro debolezza. Essi, che volevano morire con lui, ora non hanno la forza di star svegli per partecipare alla sua tristezza, ma si lasciano vincere dal sonno. Gesù, al contrario, prega intensamente, affinché la sua tristezza non sembri fittizia. 

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Mt. 26, 51-66


Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.
Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?
Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?".
In quello stesso momento Gesù disse alla folla: "Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti". Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: "Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni". Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?".
Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".
"Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo". Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?". E quelli risposero: "È reo di morte!".

Chi è colui che mozza l’orecchio del servo? Giovanni dice che è Pietro . Il gesto infatti denota il fervore del suo temperamento. Ma ciò che vale la pena di indagare è per qual motivo i discepoli hanno delle spade. Che le portino con sé risulta non solo da questa circostanza, ma anche dalla risposta che precedentemente hanno data al Maestro che li interrogava: “Ci sono qui due spade”. Perché Cristo permette loro di portarne? Luca riferisce che, a un certo momento, Gesù chiede ai discepoli: “Quando vi mandai senza borsa, senza bisaccia, e senza calzari, vi è forse mancato qualcosa?”. “Niente” essi rispondono. Ed egli allora: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così pure una bisaccia; e chi non l’ha, venda il suo mantello e compri una spada”. E quando essi dicono: “Ci sono qui due spade”, egli risponde loro: “Basta”. Come mai, dunque, consente loro di avere delle spade? Perché i discepoli credano veramente che egli sarà preso. Perciò dice loro: “compri una spada”, non certo perché si armino - scacciate questo pensiero! – ma per dimostrare anche in tal modo la sua prossima cattura. E perché li esorta a prendere anche una borsa? Per insegnar loro che ormai dovranno essere attenti e vigilanti e usare personalmente grande accortezza e diligenza. All’inizio, infatti, essendo inesperti, il Maestro li ha sostenuti e confortati con la sua grande potenza; ma in seguito, facendoli uscire, come uccellini, dal nido, ha ordinato loro di servirsi delle proprie ali. Infine, perché non pensino che li abbandona per debolezza, esortandoli a fare anch’essi la loro parte, ricorda il passato dicendo: “Quando vi mandai senza borsa, vi è mancato forse qualcosa?”. Vuole insomma che i discepoli siano convinti in due modi della sua potenza: sia per il fatto che dapprima li ha sostenuti e confortati, sia perché ora li lascia gradualmente.

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Mt. 26, 67 - 27, 10


Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: "Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?".
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: "Anche tu eri con Gesù, il Galileo!".
Ed egli negò davanti a tutti: "Non capisco che cosa tu voglia dire".
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui era con Gesù, il Nazareno".
Ma egli negò di nuovo giurando: "Non conosco quell'uomo".
Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: "Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!".
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo!". E subito un gallo cantò.
E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: "Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". E uscito all'aperto, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Ma quelli dissero: "Che ci riguarda? Veditela tu!". Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: "Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue". E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

Perché costoro trattano tanto oltraggiosamente Gesù, mentre si preparano a ucciderlo? Che bisogno c’è di tale crudele commedia, se non perché tu veda sotto tutti gli aspetti il loro insolente comportamento? Sembra infatti che, avendo finalmente nelle loro mani la preda, sfoghino il furore e la rabbia da cui sono posseduti, celebrando una specie di festa, alla quale si abbandonano con voluttà, dando prova del loro istinto sanguinario.
Ammirate, d’altra parte, la filosofia degli evangelisti, i quali riferiscono con precisione ogni circostanza. Qui si manifesta il loro amore per la verità: con tutta obiettività, infatti, essi narrano quello che in apparenza sembra ignominioso, senza nascondere nulla, senza vergognarsi, considerando anzi grandissima gloria – come di fatto è – che il Signore di tutta la terra abbia tollerato di patire tali obbrobriose sofferenze per amor nostro. Ciò manifesta la sua ineffabile carità e insieme l’imperdonabile malvagità dei suoi avversari, i quali osano trattare con tanta crudeltà Gesù, così dolce e mite, che ha parole tali da mutare un leone in agnello. Niente, difatti, niente tralascia Cristo per dimostrare la sua mansuetudine e, dal canto loro, i suoi avversari non trascurano niente di ciò che può essere violenza e crudeltà, sia negli atti sia nelle parole. Tutto questo era stato predetto in passato da Isaia, il quale in una sola frase aveva riassunto tale ignominiosa violenza: “Molti si turberanno, tanto il suo aspetto apparirà senza gloria al cospetto degli uomini, e la tua gloria tra i figli degli uomini”. Quale oltraggio è paragonabile a questo? Questo volto, che il mare guardò con timoroso rispetto e il sole non potrà contemplare sulla croce senza ritirare i suoi raggi, questo volto i nemici ora lo coprono di sputi, lo schiaffeggiano, lo percuotono, mettendo in atto senza moderazione, anzi con ogni eccesso, il loro furore. Gli infliggono difatti i colpi più insultanti, prendendolo a schiaffi e a pugni, e aggiungono a tali oltraggi l’insolente infamia degli sputi. Gli rivolgono, inoltre, parole piene di ingiuriosa derisione: “Indovinaci, Cristo, chi ti ha percosso?”. Gli parlano così, perché la moltitudine lo considera un profeta. Un altro evangelista  riferisce che l’offendono in questo modo, dopo aver ricoperto il suo volto con un panno, come se avessero tra loro un individuo ignobile e di nessuna considerazione. E non solo uomini liberi, ma anche gli schiavi si burlano di lui.

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Mt. 27, 11-26

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose "Tu lo dici". E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: "Non senti quante cose attestano contro di te?". Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.
Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.
Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?". Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.
Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!".
Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!". Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: "Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!".
E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli". Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Notate che cosa esamina dapprima il governatore? Si tratta dell’accusa che gli avversari di Cristo continuamente e confusamente presentano. Costatando che Pilato non fa alcun caso delle questioni legali ebraiche, essi portano l’accusa sui reati politici. Così faranno in seguito anche con gli apostoli, accusandoli senza tregua in tal senso: diranno infatti che essi vanno proclamando ovunque come re un certo Gesù , e parleranno di lui come di un semplice uomo, gettando sugli apostoli il sospetto di ambire al potere assoluto. Questo fatto dimostra chiaramente che anche il gesto del sommo sacerdote di stracciarsi le vesti e il suo spavento sono stati solo una finzione. I giudei infatti muovono e orientano tutto al solo scopo di portare Cristo alla morte. Su tale accusa appunto Pilato interroga Gesù. Ed egli che risponde? “Tu l’hai detto”. Gesù confessa di essere re, ma re del cielo. E afferma ciò ancor più chiaramente – lo riporta un altro Vangelo – rispondendo a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”, in modo che né i giudei né Pilato muovendogli tale accusa non abbiano alcuna giustificazione. E fornisce una prova che non ammette replica, dicendo: “Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei avrebbero combattuto, perché io non fossi consegnato”. Appunto per eliminare ogni sospetto a tale proposito, Gesù aveva pagato il tributo e aveva comandato agli altri che lo pagassero; e quando la folla voleva farlo re, egli s’era sottratto. Perché dunque – voi obietterete – non espone tutto questo quando lo accusano di aspirare al potere? Perché negli atti e negli avvenimenti della sua vita, essi hanno mille prove della sua potenza, della sua mansuetudine, della sua umiltà e, tuttavia, rimangono volontariamente ciechi. Essi tramano azioni inique e il tribunale che processa Cristo è corrotto. Perciò egli non risponde a nessuna accusa, ma tace, e solo brevemente replica quando il sommo sacerdote lo scongiura di parlare e quando il governatore lo interroga, in modo da non dare col silenzio assoluto l’impressione di arroganza. Alle loro accusa non risponde, in quanto sa perfettamente che non li persuaderà. Il profeta già da tempo aveva predetto il suo comportamento, dicendo: “Nella sua umiltà si è compiuto il suo giudizio”. Di fronte a tale atteggiamento il governatore si meraviglia. 

La Passione di nostro Signore Gesù Cristo - Commento al Vangelo di S. Matteo - vol. ° 3 - San Giovanni Crisostomo


Mt. 27, 27-44 

 

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!".
E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.
Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei". Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!".
Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!". Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Quasi a un segnale dato, il diavolo si scatena in tutti. Passi il fatto che i giudei, divorati dall’invidia e dalla gelosia, infieriscano contro di lui; ma i soldati che motivo hanno di insultarlo? Non è quindi evidente che il diavolo sta ora furoreggiando in tutti? Crudeli e disumani, i soldati trasformano in sollazzo e piacere gli oltraggi cui sottopongono Gesù. Quando dovrebbero aver compassione e versar lacrime, come fa successivamente il popolo, essi si comportano in modo del tutto diverso: ingiuriano e insultano, sia per compiacere i giudei, sia per soddisfare il loro istinto brutale. E gli oltraggi sono i più vari: essi, uomini scellerati e sacrileghi, ora colpiscono il suo capo divino, ora lo disonorano con la corona di spine, ora lo percuotono con la canna . Ditemi: quale giustificazione potremmo noi addurre, se ci adiriamo ancora quando veniamo offesi, dopo che Cristo ha sofferto tutto questo? È difatti l’estremo limite della violenza e dell’oltraggio che vien fatto subire a Gesù. Non maltrattano infatti una sola parte ma tutto il suo corpo: il capo, con la corona e la canna; il volto, con le percosse e gli sputi; le guance, con gli schiaffi; l’intero corpo, che viene flagellato, spogliato, e rivestito di un manto, - infine, esibiscono una simulata adorazione; le mani, con la canna che gli viene data perché l’impugni al posto di uno scettro; la sua bocca, con l’aceto che gli viene offerto. Esiste qualcosa di più insopportabile e oltraggioso di simile trattamento? Ciò che Gesù subisce supera ogni parola e ogni pensiero. Sembra che i giudei, temendo di tralasciare qualcosa nel loro misfatto, dato che in passato hanno ucciso direttamente i profeti, mentre ora uccidono Cristo mediante la sentenza di un giudice, mettano in atto tutto il piano di esecuzione con le loro stesse mani: essi giudicano e condannano Gesù, dapprima fra di loro, in seguito dinanzi a Pilato, dicendo: “il suo sangue su di noi e sui nostri figli”. Sono loro che l’insultano e l’oltraggiano, legandolo e conducendolo da Pilato, loro, i responsabili delle violenze dei soldati, loro che lo crocifiggono e l’ingiuriano ignominiosamente, loro che gli sputano addosso e lo scherniscono beffardamente. Pilato non ha dato nessun ordine in questo senso; sono loro a far tutto: loro gli accusatori, i giudici, i carnefici; essi sono tutto.

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Mt. 27, 45 -61


Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia".
E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: "Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!". E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!". C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.
Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo
e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Questo è il segno che Gesù aveva promesso di dare ai giudei che prima gliel’avevano chiesto, dicendo: “Una generazione malvagia e adultera chiede un segno; nessun prodigio però le sarà dato di vedere se non quello del profeta Giona”. Con queste parole egli si riferiva alla croce, alla morte, alla sepoltura e alla risurrezione. E ancora, per manifestare in altro modo la forza della croce, aveva detto: “Quando avrete sollevato in alto il Figlio dell’uomo, allora comprenderete che io sono”, il che significa: quando mi avrete crocifisso e crederete di avermi vinto, allora soprattutto conoscerete la mia forza. Infatti, dopo essere stato crocifisso, la città venne distrutta, il giudaismo fu annientato, gli ebrei perdettero il loro stato e la loro libertà, mentre cominciò a fiorire la predicazione del Vangelo e la dottrina di Cristo si estese fino agli estremi confini del mondo. E la terra, il mare, le contrade abitate e i deserti proclamano ora dovunque la sua potenza. Di tali eventi parlava Gesù e di quanto sarebbe accaduto nel momento stesso della sua crocifissione. Ed è ben più straordinario che tutto questo accada mentre egli si trova inchiodato sulla croce e non mentre è in cammino sulla terra. Ma non in questo soltanto consiste il sensazionale, bensì anche nel fatto che nel cielo si manifesta ciò che essi hanno chiesto, e si estende a tutta la terra: cosa mai successa prima, se non in Egitto, quando gli ebrei stavano per celebrare la Pasqua. E in realtà i prodigi verificatisi in Egitto erano figura di questi. Osservate in quale ora calano le tenebre.