Pagine statiche

sabato 13 maggio 2017

Madonna di Fatima - Tema: Lucia, Giacinta, Francesco. Conversione - Cielo - Sacrifici - Inferno - Rosario - Cuore Immacolato di Maria




Nel 1985, il Cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, venne interrogato dal giornalista italiano Vittorio Messori a proposito della terza parte del «segreto di Fatima», che non era ancora stata svelata. Al giornalista che si mostrava preoccupato di qualche cosa di «terribile» che si supponeva ci fosse in questo segreto, il futuro Papa rispondeva: «Se anche ci fosse, ebbene, questo non farebbe che confermare la parte già nota del messaggio di Fatima. Da quel luogo è stato lanciato un segnale severo, che va contro la faciloneria imperante, un richiamo alla serietà della vita e della storia, ai pericoli che incombono sull'umanità. È quanto Gesù stesso ricorda assai spesso, non temendo di dire: Se non vi convertite tutti, perirete (Lc 13,3). La conversione – e Fatima lo ricorda in pieno – è un'esigenza perenne della vita cristiana» (Rapporto sulla fede: Vittorio Messori a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano), 1985, p. 111).
Questo appello alla conversione, per quanto sia esigente, è quello del Cuore infinitamente amante di Nostro Signore. Nella sua sollecitudine materna nei nostri confronti, la Santissima Vergine è venuta a rivolgercelo nuovamente. Nel corso delle sue apparizioni successive a Fatima, la Madonna, modello di saggezza e di una bontà senza pari ci manifesta la sua pedagogia soprannaturale. In occasione della prima apparizione, il 13 maggio 1917, essa innalza i tre giovani veggenti al desiderio del Cielo: mentre Maria di una bellezza straordinaria, tutta luminosa, vestita di un lungo abito bianco e di un velo che scende fino ai piedi, sta davanti a lei, Lucia, la più grande del gruppo, le chiede: «Da dove viene, Signora? – Vengo dal Cielo. – E che cosa desidera da noi? – Vengo a chiedervi di trovarvi qui sei volte di seguito, a questa stessa ora, il 13 di ogni mese. Dopo, vi dirò chi sono e quello che desidero da voi. – Lei viene dal Cielo!... ed io, andrò in Cielo? – Sì, ci andrai. – E Giacinta? – Anche. – E Francesco? – Anche lui ci andrà; che reciti anche il suo rosario « »
Il Cielo è il fine della nostra esistenza. «Dio, infinitamente Perfetto e Beato in Se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua vita beata» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC,1). Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, e che sono perfettamente purificati, entrano nel Cielo dove sono per sempre simili a Dio, perché Lo vedono così come Egli è (1Gv 3,2), a faccia a faccia (cfr. 1Co 13,12). Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5,8). Questa vita di perfetta comunione e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e i santi, pur essendo frutto di un dono gratuito di Dio, è la realizzazione delle aspirazioni più profonde dell'uomo, lo stato di felicità suprema e definitiva. Dio, infatti, ha messo nel cuore dell'uomo il desiderio della felicità al fine di attirarlo a Se. La speranza del Cielo ci insegna che la vera felicità non si trova né nella ricchezza o nel benessere, né nella gloria umana o nel potere, né in alcuna attività umana, per quanto utile possa essere, come le scienze, le tecniche e le arti, né in alcuna creatura, ma in Dio solo, sorgente di ogni bene e di ogni amore (cfr. CCC, 1723). «Solo Dio appaga», afferma san Tommaso d'Aquino.
«Noi lo vogliamo!»

giovedì 11 maggio 2017

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA… di Marie Dominique Moliniè op – Tratto da “Beati gli umili”


 

Un'esigenza d'amore
Dei tre sacramenti che ci danno, o restituiscono, la grazia, il Battesimo è conferito una sola volta, l'Unzione non è data che ai malati gravi, la Penitenza invece può essere ricevuta più volte.
Questo sacramento si iscrive nella linea dell'amicizia con Dio: è un passaggio di questa amicizia. Bisogna dunque approfondire la nozione di amicizia: l'Amicizia con la A maiuscola, che raggiunge l'Amore con la A maiuscola. Oggi si parla molto di riconciliazione: ho sentito dire, a Lourdes, che se la Madonna tornasse, si aggiornerebbe anche Lei e invece di dire: «Fate penitenza!», direbbe: «Riconciliatevi!».
Mi va bene che si sostituisca alla penitenza la riconciliazione, a condizione di comprendere che la riconciliazione è una deflagrazione interiore. Quando l'amore e l'amicizia raggiungono certi livelli, non ci si lascia per un nonnulla, e non ci si riconcilia con superficialità. A questo livello l'amore è una vita, lasciarsi una morte, riconciliarsi una risurrezione. Niente di tutto questo è in nostro potere.
Facendo il sacerdote ho constatato con sorpresa che i più rinunciano presto all'Amore: non ci credono neanche più. E facile credere all'innamoramento. E più difficile credere all'amicizia. Ma l'Amore che è nello stesso tempo un'Amicizia, non credo d'averlo trovato all'infuori dei mistici. Sto pensando in particolare alle famiglie cristiane: ci può essere in esse molto affetto e anche molta passione, ma l'amicizia è una cosa talmente profonda che nei migliori dei casi se ne sospettano a mala pena le esigenze.
Quando nasce una vera amicizia, essa suscita le stesse ansie, lo stesso timore di perdere tutto ad ogni istante, come nella vita mistica, la quale è, come canta San Giovanni della Croce, «ardente di un amore pieno di angosce». Non c'è grande amore senza ansietà, e questo ci riporta al viaggio, perché il viaggio non è turismo, è Ulisse che ritorna a Itaca.
L'amicizia

IL FINE ULTIMO… di Marie Dominique Moliniè op – Tratto da “Beati gli umili”.



Senso di colpa e peccato
Oggi si parla molto di senso di colpa e gli psicologi dicono che vogliono liberarci da esso. In verità, c'è un solo modo di liberarsi dal senso di colpa, ed è quello di scoprire e riconoscere il proprio peccato. Il complesso di colpa è una grande illusione, che consiste nel tormentarsi per peccati che non sono veramente tali e che in ogni caso non giustificano un tale malessere della coscienza. Ma sotto a questa oscura, scoraggiante, e in fondo vana, sofferenza si nasconde una verità profonda: la verità del nostro peccato, ed è questa verità che ci libererebbe se noi la sapessimo riconoscere. -
La maggior parte dei rimproveri che ci vengono fatti mirano a farci diventare qualcos'altro da quello che siamo, il che è assolutamente impossibile. Essi alimentano il nostro senso di colpa, e cioè la vergogna di essere noi stessi. Quando scoprirete il vostro peccato, vedrete che esso consiste precisamente nel rifiuto di essere voi stessi, così come Dio vi ha fatto o vi vuole. Il peccato consiste nel non essere felici, nel non cercare la felicità dove essa si trova, e perciò nel non trovarla. Quando si comincia a capirlo, tutto il resto non ci impegnerà più di tanto e il complesso di colpa sparirà molto presto.
Sapere ciò che si vuole

mercoledì 10 maggio 2017

Beato Enrico Rebuschini - Gravedona (Como), 28 aprile 1860 - Cremona, 10 maggio 1938 - Tema: Esaurimento nervoso - Sofferenza - Lotta spirituale


Conferire gli onori della beatificazione ad un religioso ospedaliero, colpito a varie riprese da esaurimento nervoso, è un atto che, di primo acchito, può stupire. Tuttavia, proclamando Beato Padre Enrico Rebuschini, il 4 maggio 1997, Papa Giovanni Paolo II ha confortato molti uomini e molte donne della nostra epoca, tutti quelli cioè che sono confrontati a prove similari, o personalmente o nel loro ambiente.
Enrico è nato nell'Italia del Nord, a Gravedona, sulla riva nord-ovest del lago di Como, il 28 aprile 1860. Suo padre, Domenico, intendente di finanza, prima di esser promosso ispettore capo fiscale della provincia di Como, non è favorevole alla religione: accompagna la moglie fino all'entrata della chiesa, ma rimane all'esterno. Sua madre, Sofia, cristiana esemplare, è nativa di Livorno, in Toscana. La coppia ebbe cinque figli. Enrico è il secondo. Alla fine degli studi medi superiori, Enrico, che non può seguire la propria propensione per la vita religiosa, a causa dell'opposizione del padre, si iscrive alla Facoltà di matematica di Pavia. Ragazzo calmo e beneducato, non rimane che un anno all'Università, il cui ambiente anticlericale suscita in lui amarezza e disgusto.
Tornato a Como, compie il servizio militare, nell'ambito dell'anno di volontariato. Nei momenti di libertà, si isola volentieri nella preghiera e nelle buone letture. Alunno presso la Scuola militare di Milano, ne esce sottotenente della riserva, stimato dai superiori che lo incoraggiano a far carriera nell'esercito. Ma, tornato in famiglia, preferisce compiere studi di ragioneria, che si concluderanno con un diploma ottenuto nel 1882, a pieni voti.
Una strada che non gli va

martedì 9 maggio 2017

L'ULTIMO POSTO... Marie Dominique Moliniè op – Tratto da “Beati gli umili”



Bisogna pregare sempre
Certe parole di Cristo sembrano particolarmente dure, quelle, per esempio, che esigono la rinuncia ai beni di questo mondo. C'è chi ha osservato che una tale rinuncia è praticamente impossibile. La sola cosa da fare, la sola risoluzione assolutamente indispensabile alla ricerca di Cristo - quella che governa tutte le altre e senza la quale nulla è effettivamente possibile - è quella di pregare. Anche quando c'è altro da fare, non si è mai dispensati dal pregare. Davanti a certe difficoltà che sembrano insuperabili, l'unica soluzione è chiedere aiuto.
Non sembra una cosa difficile. Pensate a un avvocato che sollecita la grazia per un condannato a morte: questo è pregare. Basta riconoscere che non possiamo cavarcela da soli, e sperare che un altro ci venga a salvare. Allora si grida «aiuto!», come il naufrago che scorge una nave.
Purché, naturalmente, si ammetta l'esistenza di Dio, e si accetti di avere a che fare con Lui. Mia madre mi raccontava che, durante un bombardamento, un'infermiera che non riusciva a pregare le chiese di farlo per lei: anche questo è preghiera. Chiedete a chi può di pregare per voi, andate in un convento con questa precisa intenzione, oppure chiedete a un sacerdote di celebrare una Messa per voi: è più importante di quanto non sembri. Anche se quelli a cui lo chiedete si scordano di farlo, voi avrete pregato lo stesso, perché avete chiesto qualcosa a Dio per mezzo loro. Non c'è nessuno, dunque, che non possa pregare, se lo vuole davvero; anche se non ha la fede e non sa come mettersi alla presenza di Dio. Per questo Cristo ci dice di pregare sempre, senza stancarci mai.
Facile e impossibile