L'ambasciata
di san Giovanni Battista al Redentore. I caratteri del Re divino e
della sua Chiesa
Gesù
Cristo era andato ad annunciare la Buona Novella nelle città della
Galilea, accompagnando la sua predicazione con strepitosi miracoli e
raccogliendo sempre più intorno a sé un gran numero di seguaci.
Questo dovette urtare la suscettibilità dei discepoli di san
Giovanni Battista, i quali credevano di vedere in Gesù Cristo quasi
un emulo del loro maestro (51).
Il
santo Precursore si trovava imprigionato a Macheronte, nella Perea,
per aver rimproverato Erode del suo adulterio e, non potendo sfatare
personalmente le idee dei discepoli, pensò d'inviarli a Gesù perché
la stessa parola viva del Messia li avesse convinti. Che sia stata
questa l'intenzione di san Giovanni, risulta chiaramente dal contesto
e dall'elogio che di lui fece Gesù.
Per
la relativa facilità con la quale allora i prigionieri potevano
corrispondere con le persone care e per la maggiore libertà che gli
dava Erode stesso, san Giovanni fu informato delle grandi opere che
Gesù compiva, e questo accrebbe la sua fede in Lui e gli fece
desiderare maggiormente di glorificarlo dinanzi al popolo. Era stato
mandato per annunciarlo e aprirgli la strada, e volle compiere anche
dal carcere la sua missione, rendendo testimoni del Messia i propri
discepoli. Questi andarono da Gesù in un momento nel quale Egli
faceva molti miracoli e, parlando in nome di san Giovanni, dissero:
Sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro? La
stessa domanda dimostrava la stima che il Precursore aveva di Gesù
Cristo, poiché si rimetteva a Lui per una risposta come la più
autorevole e santa che potesse avere.
Gesù
Cristo rispose con la testimonianza dei fatti che rispondevano alle
profezie fatte sul Messia (cf. Is 35,5ss e 61,1): I ciechi recuperano
la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi
odono, i morti risorgono, i poveri sono evangelizzati.
Era
l'argomento più adatto a convincere i discepoli di san Giovanni,
poiché il loro maestro non aveva fatto miracoli e non poteva essere
lui il Messia, come forse essi ammettevano o per lo meno
sospettavano. Ad essi sembrava che il loro maestro avesse un aspetto
più austero e venerando e che il fare semplice e cordiale di Gesù
fosse inconciliabile con la dignità di Messia, per questo il
Redentore soggiunse: Beato chi non prenderà in me motivo di
scandalo. Egli voleva dire: le opere parlano di me, ma io non cesso
di essere ammantato di umiltà, e beato colui che nonostante questo
mi segue e ascolta la mia parola.
La
Chiesa Cattolica
