Nel
Cielo si gode per la presenza della Vergine Madre, la terra ne venera
la memoria. Lassù visione di tutta la sua grandezza, qui il ricordo
di lei; là vi è la sazietà, quaggiù come una piccola
pregustazione di primizie; lassù la realtà, quaggiù il nome.
Signore,
dice,
il tuo
Nome è per sempre, e il tuo ricordo di generazione in generazione
(Sal
134, 13). Generazione e generazione, di uomini, s’intende, non di
angeli. Vuoi sapere che il suo nome e la sua memoria è tra noi, e la
sua presenza è in cielo? Così
pregherete, dice
il Signore: Padre
nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome
(Mt 6, 9). Preghiera fedele, che fin dall’inizio ci fa sapere che
noi siamo figli adottivi di Dio, ancora pellegrini sulla terra,
affinché sapendo che fino a quando non saremo in cielo, e saremo
pellegrini lontani dal Signore, gemiamo interiormente, aspettando
l’adozione a figli, cioè la presenza del Padre. Ben a proposito il
Profeta, parlando di Cristo, dice: Spirito
è davanti alla nostra faccia il Cristo Signore. All’ombra di lui
vivremo tra le genti (Lam
4, 20). Tra i beati del cielo invece non si vive all’ ombra, ma
piuttosto nello splendore. Tra
i santi splendori, dice
il Salmo, dal
seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato (Sal
109, 3). Questo dice il Padre.
Ma
la Madre ha generato quel medesimo splendore, però nell’ombra,
quella stessa ombra con cui l’Altissimo l’adombrò. A ragione
canta la Chiesa, non la Chiesa dei Santi che è lassù nello
splendore, ma quella che nel frattempo è pellegrina sulla terra:
All’ombra
di colui che ho bramato, mi sono seduta, e dolce è il suo frutto al
mio palato (Ct
2, 3). Aveva chiesto che le fosse indicata la luce meridiana dove
pasce lo sposo; ma dovette contentarsi dell’ombra in luogo della
luce piena, e ricevere per il momento un assaggio invece della
sazietà. Infine non dice: «Sotto l’ombra di lui che (l’ombra)
avevo desiderata, ma mi
sono seduta all’ombra di lui (lo
sposo) che avevo desiderato. Non aveva cercato l’ombra di lui, ma
lui stesso, il vero meriggio, luce piena da luce piena: È il
suo frutto, continua,
è dolce
al mio palato, come
dicesse: al mio gusto. Fino
a quando da me non toglierai lo sguardo e non mi permetterai di
inghiottire la mia saliva? (Gb
7, 19) Fino a quando si continuerà a dire: Gustate
e vedere come è soave il Signore? (Sal
33, 9) Certamente è soave al gusto e dolce al palato, per cui ben a
ragione anche (solo) per questo prorompe in parole di ringraziamento
e di lode.
