Figli del nostro tempo, con i suoi ausilii di progresso visivo e tecnico, possiamo quasi ricostruire, davanti a noi, l’impressionante scena. Il Vangelo è sobrio; ma, soffermandoci sulle circostanze, notiamo subito che si tratta di un avvenimento pieno di interesse e di stupore.
San Marco, il quale, come San Matteo, ci narra la Trasfigurazione, precisa che essa avvenne a soli sei giorni dopo la professione di fede compiuta da Pietro, quando, nella regione di Cesarea di Filippo, alla richiesta del Divino Maestro di manifestare che pensassero di Lui gli Apostoli, rispose, come folgorato da improvvisa illuminazione: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo!
Ed ora Gesù chiama in disparte i tre Discepoli preferiti: Pietro, Giacomo e Giovanni, e con loro sale su di un alto monte. Qualche esegeta pensa che si tratti del monte Hermon, ma la tradizione più diffusa indica il monte Tabor, ove esiste una grande basilica, e dove il Santo Padre si è recato con viva emozione, a lungo contemplando il sacro Luogo e il paesaggio, in una stupenda sera invernale dello scorso anno.
Andarono, dunque, per rimanere soli e pregare. Giunti sulla vetta, gli Apostoli, stanchi, si distesero sull’erba. Probabilmente - benché qualcuno lo contesti - era sopravvenuta la notte, e i discepoli presero sonno. Gesù pregava - ciò Egli soleva fare durante le ore di riposo e a lungo - sempre dimostrando di quale personale vita interiore vibrasse il suo Divin Cuore.



