UN UOMO A TERRA
L'alba
del 2 febbraio 1575 spuntò, come tutte le altre, fredda, pallida,
sorniona illuminando di toni lividi il Gargano che si svegliava
pigramente al nuovo giorno, rivestito del suo abito invernale.
Nell'aria vibrava quel sacro silenzio che incute paura e rispetto
verso gli strani misteri dei boschi e delle selve e induce l'uomo ad
interrogarsi sui grandi perché della vita.
Se
li poneva anche un giovane sui venticinque anni, male in arnese e
congestionato in volto, che, alto e nerboruto com'era, troneggiava a
cavalcioni di uno striminzito asinello, il quale, carico di qua e di
là del basto di due otri di vino, ora arrancando ora annaspando,
procedeva faticosamente per il sentiero che si snodava lungo la valle
detta «dell'inferno».
Un
uomo qualunque, ora, anche se le sue dimensioni lo avvicinavano a un
gigante e il suo passato era stato abbastanza avventuroso. Camillo lo
chiamavano gli amici e nessuno sembrava ricordarsi della famiglia «de
Lellis» dalla quale pure discendeva e che vantava ancora un certo
prestigio tra la nobiltà fedele alla Corte di Spagna.
Perché
si era ridotto in quello stato? Che senso aveva avuto la sua vita?
Valeva la pena ostinarsi a continuarla così, esposta all'incertezza
del domani e soprattutto priva di valori e di interessi che non
fossero la passione per le armi e per il gioco,? Gli interrogativi si
accavallavano esasperanti nella sua mente già stanca per una notte
insonne e tormentata e si esprimevano in brividi e in scossoni che
l'asinello incassava pazientemente.
DIO E' TUTTO, IL RESTO E' NULLA
Glieli
aveva messi in testa un frate cappuccino, Padre Angelo, la sera prima
dopo la magra cena, seduti sotto un pergolato di viti nell'orto del
Convento a S. Giovanni Rotondo dov'era giunto da Manfredonia per uno
scambio di merci tra le due comunità francescane. Gli aveva parlato
con semplicità ma anche con fervore: «Dio è tutto; il resto, tutto
il resto, è nulla! Salvare l'anima che non muore è l'unico impegno
per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell'uomo sulla
terra!». Le parole e il viso luminoso del frate che le diceva si
erano infiltrate profondamente in lui ed erano scese lungo tutto il
corpo per rimescolargli il sangue. E sì che ne aveva sentite di
prediche!...
A
dire il vero qualche cosa di nuovo, di strano aveva già avvertito
dentro di sè in quegli ultimi tempi: un desiderio di pace interiore,
un'aspirazione alla tranquillità, un più intenso interesse per le
occupazioni che gli permettevano di guadagnarsi vitto e alloggio dai
Cappuccini di Manfredonia, dov'era approdato stanco, povero e
sfiduciato dopo aver passato un sacco di avventure e aver giocato
l'ultima carta che gli rimaneva, quella dell'elemosina.
Anche
la vecchia passione per il gioco d'azzardo e l'ansia di evadere da
una vita di doveri precisi si erano un po' affievolite, lasciando il
posto ad una più sensibile attenzione per l'amicizia e la cordialità
dei suoi ospiti e a qualche timido segno di risveglio religioso.
L'ultimo Natale poi era stato un po' diverso dal solito, e i frati se
n'erano accorti, quasi per istinto, anche senza l'aiuto di
particolari manifestazioni esteriori.
C'era
dunque una certa disponibilità, ma questa volta Camillo sentiva che
gli si chiedeva di cambiare non più soltanto qualcosa, ma tutto; e
avvertiva un malessere strano, indefinibile, un senso d' angoscia e
di paura che s'intrecciava misteriosamente e dolorosamente con la
tensione verso un mutamento di rotta, verso Qualcuno che l'aspettava
con le braccia aperte.
