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martedì 8 settembre 2015

SERMONE PER LA NATIVITÀ DI MARIA SANTISSIMA di Bernardo di Chiaravalle





Nel Cielo si gode per la presenza della Vergine Madre, la terra ne venera la memoria. Lassù visione di tutta la sua grandezza, qui il ricordo di lei; là vi è la sazietà, quaggiù come una piccola pregustazione di primizie; lassù la realtà, quaggiù il nome. Signore, dice, il tuo Nome è per sempre, e il tuo ricordo di generazione in generazione (Sal 134, 13). Generazione e generazione, di uomini, s’intende, non di angeli. Vuoi sapere che il suo nome e la sua memoria è tra noi, e la sua presenza è in cielo? Così pregherete, dice il Signore: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome (Mt 6, 9). Preghiera fedele, che fin dall’inizio ci fa sapere che noi siamo figli adottivi di Dio, ancora pellegrini sulla terra, affinché sapendo che fino a quando non saremo in cielo, e saremo pellegrini lontani dal Signore, gemiamo interiormente, aspettando l’adozione a figli, cioè la presenza del Padre. Ben a proposito il Profeta, parlando di Cristo, dice: Spirito è davanti alla nostra faccia il Cristo Signore. All’ombra di lui vivremo tra le genti (Lam 4, 20). Tra i beati del cielo invece non si vive all’ ombra, ma piuttosto nello splendore. Tra i santi splendori, dice il Salmo, dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato (Sal 109, 3). Questo dice il Padre.

Ma la Madre ha generato quel medesimo splendore, però nell’ombra, quella stessa ombra con cui l’Altissimo l’adombrò. A ragione canta la Chiesa, non la Chiesa dei Santi che è lassù nello splendore, ma quella che nel frattempo è pellegrina sulla terra: All’ombra di colui che ho bramato, mi sono seduta, e dolce è il suo frutto al mio palato (Ct 2, 3). Aveva chiesto che le fosse indicata la luce meridiana dove pasce lo sposo; ma dovette contentarsi dell’ombra in luogo della luce piena, e ricevere per il momento un assaggio invece della sazietà. Infine non dice: «Sotto l’ombra di lui che (l’ombra) avevo desiderata, ma mi sono seduta all’ombra di lui (lo sposo) che avevo desiderato. Non aveva cercato l’ombra di lui, ma lui stesso, il vero meriggio, luce piena da luce piena: È il suo frutto, continua, è dolce al mio palato, come dicesse: al mio gusto. Fino a quando da me non toglierai lo sguardo e non mi permetterai di inghiottire la mia saliva? (Gb 7, 19) Fino a quando si continuerà a dire: Gustate e vedere come è soave il Signore? (Sal 33, 9) Certamente è soave al gusto e dolce al palato, per cui ben a ragione anche (solo) per questo prorompe in parole di ringraziamento e di lode.

mercoledì 15 aprile 2015

Guarda la stella, invoca Maria



Madoninna nella comunità Foyer de Charité -La Salera- Casa per esercizi spirituali - EMARESE – (AOSTA) - Un'oasi di preghiera e di pace


O tu che nell’instabilità continua della vita presente
t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti,
tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella
se non vuoi essere travolto dalla bufera.
Se insorgono i venti delle tentazioni
e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria!
Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione,
della calunnia e dell’invidia
ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria!
Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo
squassano la navicella della tua anima,
volgi il pensiero a Maria!
Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati,
confuso per le brutture della tua coscienza,
spaventato al terribile pensiero del giudizio,
stai per precipitare nel baratro della tristezza,
e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria!
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità,
pensa a Maria, invoca Maria!
Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore.
E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi.
Se la segui non ti smarrirai,
se la preghi non perderai la speranza,
se pensi a lei non sbaglierai.
Sostenuto da lei non cadrai,
difeso da lei non temerai,
con la sua guida non ti stancherai,
con la sua benevolenza giungerai a destinazione.
 
S. Bernardo


mercoledì 20 agosto 2014

San Bernardo (1090-1153)


an Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo abate di Clairveaux in Francia. Le doti di natura e di grazia profuse in questo letterato, teologo e mistico, gli hanno dato un fascino suo proprio. La sua opera rimane ancor oggi di grande valore. Nei sermoni sul Cantico dei Cantici, egli ci tramanda, da artista consumato, il frutto d'una lunga esperienza spirituale.

IL VERBO MI HA VISITATO

Sopportate un po' della mia stoltezza (2 Cor. 11, 1)... Ammetto e lo confesso con semplicità che il Verbo mi ha visitato, ed anche molto spesso. Ma, sebbene frequentemente egli sia penetrato in me, non ho mai, in nessun caso, avvertito il momento della sua venuta. Ho sentito che era presente; ricordo che è stato con me; talvolta ho potuto anche presentire che egli sarebbe venuto; ma non ho mai avvertito il suo arrivo o la sua partenza. Com'è egli venuto o andato? Non lo so... Non è per gli occhi che egli entra, poiché non ha né forma né colore che si possono discernere; non per le orecchie, perché il suo arrivo non produce suono alcuno; la sua presenza non può nemmeno essere avvertita dal tatto, poiché è intoccabile. Di dove è dunque venuto? Dobbiamo creder che egli non sia venuto affatto, poiché non proviene dall'esterno? In realtà, non rientra nel numero delle cose esteriori. Ma egli non avrebbe modo di venire neppure dall'intimo di me stesso, poiché egli è buono e in me, lo so benissimo, non v'è nulla di buono. Sono salito sino al vertice di me stesso, e ho visto che il Verbo risiedeva ancor più in alto. Come un esploratore curioso, san disceso nel più profondo del mio essere, ma egli era ancor più in basso. Allorché ho rivolto gli sguardi verso l'esterno, ho constatato che egli era ancora al di là di tutto quel che mi è esteriore; poi mi san rivolto verso l'interno, ma egli era ancor più nell'intimo. Ho riconosciuto alfine la verità di quelle parole che avevo letto nella Scrittura: In lui viviamo, ci muoviamo e siamo (Atti, 17,28). Beato colui che è inabitato dal Verbo, vive per lui e da lui è mosso.

Mi domanderete allora: poiché non possono scoprirsi le tracce della sua venuta, come ho potuto sapere che egli era presente? Perché è vivente ed efficiente; appena penetrato in me, ha ridestato l'anima mia assopita, ha vivificato, intenerito, spronato il mio cuore intorpidito e arido come pietra. Ha cominciato a strappare e a distruggere, a edificare e a piantare, a innaffiare la mia aridità, a rischiarare le mie tenebre, a schiudere ciò ch'era sbarrato, a infuocare la mia tiepidezza ed anche a raddrizzare i sentieri tortuosi ed a spianare i tratti rugosi dell'anima mia, sì ch'essa potesse benedire il Signore e tutto quello che è in me benedicesse il suo santo Nome (cf. Sal. 102, 1)...

Dai moti del cuore ho avvertito che egli era là. Ho riconosciuto la sua forza e la sua potenza perché i vizi e le passioni si estinguevano nella calma. Il mettere in discussione e sotto accusa i sentimenti miei più nascosti mi ha portato ad ammirare la profondità della sua sapienza. Ho sperimentato la sua dolcezza e la sua bontà per il lieve progresso della mia vita. E vedendo rinnovarsi il mio spirito nell'intimo di me stesso, ho scoperto un po' della sua bellezza. Infine, abbracciando con uno sguardo l'insieme di queste esperienze ho tremato dinanzi ali 'immensità della sua maestà.

Sermon sur la Cantique, 4-6. 
 
 

martedì 19 agosto 2014

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa - Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153 - Scritti dei Santi sull'adorazione



O Spirito Santo,

anima dell'anima mia, in te solo posso
esclamare: Abbà, Padre.
Sei tu, o Spirito di Dio,
che mi rendi capace di chiedere
e mi suggerisci che cosa chiedere.

O Spirito d'amore,
suscita in me il desiderio
di camminare con Dio:
solo tu lo puoi suscitare.

O Spirito di santità,
tu scruti le profondità dell'anima
nella quale abiti, e non sopporti in lei
neppure le minime imperfezioni:
bruciale in me, tutte,
con il fuoco del tuo amore.

O Spirito dolce e soave,
orienta sempre più la mia volontà

verso la tua,
perchè la possa
conoscere chiaramente,
amare ardentemente
e compiere efficacemente.

AMEN

Dal De Diligendo Deo

Secondo Bernardo esistono quattro gradi sostanziali dell'amore, che presenta come un itinerario, che dal sé esce, cerca Dio, e infine torna al sé, ma solo per Dio. I gradi sono:

1) L'amore di se stessi per sé: «[...] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, [...] sotto l'ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. [...] Perciò prima l'uomo ama sé stesso per sé [...]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama.»

2) L'amore di Dio per sé: «Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l'obbedienza; così gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave.»

3) L'amore di Dio per Dio: «Dopo aver assaporato questa soavità l'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado.»

4) L'amore di sé per Dio: «Quello cioè in cui l'uomo ama sé stesso solo per Dio. [...] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: -Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-.»

Nel De diligendo Deo, dunque, San Bernardo presenta l'amore come una forza finalizzata alla più alta e totale fusione in Dio col Suo Spirito, che, oltre a essere sorgente d'ogni amore, ne è anche «foce», in quanto il peccato non sta nell'«odiare», ma nel disperdere l'amore di Dio verso il sé (la carne), non offrendolo così a Dio stesso, Amore d'amore.

Dagli scritti

…“Non sembri assurdo ciò che ho detto, che anche Dio vive di una legge; non lo direi di una legge che non fosse quella della carità. Che cosa infatti in quella suprema e beata Trinità conserva quella suprema e ineffabile unità, se non la carità? E’, dunque, una legge, una legge del Signore, la legge della carità, che stringe in unità la Trinità e la racchiude in un legame di pace. Ma non si creda, a questo proposito, che io concepisca la carità come una qualità, come un qualche accidente. Io la concepisco come la sostanza stessa di Dio, il che non è una dottrina nuova né insolita, dato che Giovanni dice “Dio è carità”. Perciò la carità può essere giustamente definita Dio.”

domenica 5 gennaio 2014

CANTERÒ PER SEMPRE L'AMORE DEL SIGNORE - San Bernardo


San Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo Abate di Chiaravalle. I doni di natura e di grazia hanno conferito a questo letterato, teologo e mistico, un fascino tutto particolare. La sua opera conserva ancora oggi un grande valore spirituale. Il tema qui sviluppato si ritrova dappertutto nella patristica, da Origene in poi: nascondersi «nel cavo della faccia» (Es. 33, 22), come aveva fatto Mosè, significa rifugiarsi nell'umanità del Cristo.

Dove una sicurezza più salda, dove un riposo più tranquillo per la nostra debolezza, se non nelle piaghe del Salvatore? Dimoro là dentro ,tanto più sicuro, quanto più potente è nei miei riguardi la sua forza salvatrice. Il mondo freme, il corpo mi aggrava, il diavolo tende le sue insidie: io non cado, perché ho posto le mie fondamenta sopra una roccia sicura. Ho peccato gravemente: la mia coscienza ne è turbata, ma non sconvolta, perché mi ricordo delle piaghe del Signore che è stato trafitto a cagione dei nostri peccati (Is. 53, 5). Cosa c'è di così votato alla morte che non possa essere liberato dalla morte di Cristo? Perciò quando penso a un rimedio così potente, così efficace, nessuna malattia - per quanto grave - mi spaventa più.
È quindi evidente che si sbagliava colui che disse: Il mio peccato è troppo grande, per meritare di essere perdonato (Gen. 4, 13). E' vero però che egli non era un membro di Cristo e i meriti di Cristo non gli appartenevano. Egli non poteva ritenerli come suoi e dire che erano suoi, come può fare un membro rispetto ai beni del suo capo. lo invece, quello che manca a me di mio, me lo prendo con ardire e fiducia dalle viscere del Signore, che lasciano sgorgare la misericordia, e non mancano certo di fenditure, tali da permettere un'effusione abbondante.
Hanno forato le sue mani e i suoi piedi e hanno aperto il suo costato con la lancia. E attraverso queste aperture, io posso succhiare il miele dalla roccia e l'olio che cola dalla pietra durissima, gustare e vedere cioè come è buono il Signore. Egli pensava pensieri di pace e io non lo sapevo. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore? o chi mai è stato il suo consigliere? (Rom. 11, 34).
Ma il chiodo che penetra in lui è divenuto per me una chiave che mi schiude il segreto della volontà del Signore. Come non vederla attraverso queste aperture? I chiodi e le piaghe gridano che veramente, nel Cristo, è Dio che riconcilia il mondo con sè. Il ferro ha trapassato la sua anima e toccato il suo cuore, perché egli ormai sapesse compatire le mie infermità. Il segreto del cuore si manifesta attraverso le ferite del corpo; appare manifesto questo grande sacramento d'infinita bontà, la profonda e misericordiosa tenerezza del nostro Dio, per cui una luce ci ha visitato dall'alto (Lc. 1, 78). E come questa tenerezza potrebbe non apparire attraverso le sue ferite? C'è qualcosa, più delle tue piaghe in cui appaia con maggior evidenza che tu, Signore, sei dolce e clemente e ricco di misericordia? (sl. 85, 5). Nessuno infatti ha amore più grande di colui che dà la sua vita per dei destinati e condannati alla morte.
La misericordia del Signore è dunque tutto il mio merito. E io non sarò prilvo ,di meriti fin tanto che egli non sarà privo di misericordia. Perché se la misericordia del Signore è grande, grandi saranno anche i miei meriti. E se fossi consapevole di aver commesso molti peccati? Ebbene: Dove si moltiplicò il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rom. 5, 20). E se l'amore del Signore è da sempre e per sempre (sl. 102, 17), anch'io canterò per sempre l'amore del Signore (sl. 88, 1).

Sermones super Cantica