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domenica 11 dicembre 2016

O Madre aiutaci!



Preghiera pronunciata il 23 gennaio 1999 da Giovanni Paolo II
nell'omelia della Santa Messa per la conclusione del Sinodo dei Vescovi per l'America. Con questa preghiera egli affida e offre il futuro del Continente a Maria Santissima, Madre di cristo e della Chiesa.

O Madre! Tu conosci le vie che seguirono i primi evangelizzatori del Nuovo Mondo, dalle isole Guanahani e La Española alle foreste dell'Amazzonia e alle vette andine, giungendo fino alla terra del Fuoco nel Sud e ai grandi laghi e alle montagne del Nord. Accompagna la Chiesa che svolge la sua opera nelle nazioni americane affinché sia sempre evangelizzatrice e rinnovi il suo spirito missionario. Incoraggia tutti coloro che dedicano la propria vita alla causa di Gesù e alla diffusione del suo Regno.
O dolce Signora del Tepeyac, Madre di Guadalupe! Ti presentiamo questa moltitudine incalcolabile di fedeli che pregano Dio in America. Tu che sei entrata nel loro cuore, visita e conforta i focolari domestici, le parrocchie e le Diocesi di tutto il Continente. Fa' sì che le famiglie cristiane educhino in modo esemplare i propri figli nella fede della Chiesa e nell'amore del Vangelo, affinché siano un vivaio di vocazioni apostoliche. Volgi oggi il tuo sguardo verso i giovani e incoraggiali a camminare con Gesù Cristo.

giovedì 8 dicembre 2016

O Maria Immacolata, ottienici la pace affinchè i tempi difficili non ci sconvolgano...


Statua di Maria Immacolata  - Chiesa Sant'Antonio Abate - Sassari
 
Primizia dell'umanità redenta


A perenne memoria del dogma dell'Immacolata, proclamato da Pio IX, l’8 dicembre 1854 fu eretta nel cuore di Roma (Piazza di Spagna) una colonna da dove l'Immacolata veglia sulla città e sul mondo. Il monumento fu benedetto e inaugurato dallo stesso pontefice l’8 settembre 1857. Papa Pio XII iniziò a inviare fiori a Piazza di Spagna nella solennità dell’Immacolata. San Giovanni XXIII nel 1958 si recò in Piazza di Spagna e depose ai piedi del monumento un cesto di rose bianche. Da allora, ogni anno, l’8 dicembre, il Santo Padre si reca a onorare Maria, segno per tutti gli uomini di sicura speranza. Ecco una preghiera di Giovanni Paolo II recitata in tale occasione.

O Maria! Eccoci nuovamente ai tuoi piedi, nel giorno in cui celebriamo la tua Immacolata Concezione, e ti supplichiamo, quale figlia prediletta del Padre, perché ci insegni a camminare uniti verso la casa paterna, per formare dell’intera umanità una sola famiglia. O Maria, fin dal primo istante dell’esistenza, tu sei stata preservata dal peccato originale, in forza dei meriti di Gesù, di cui dovevi diventare la Madre. Su di te il peccato e la morte non hanno potere. Dal momento stesso in cui fosti concepita, hai goduto del singolare privilegio di essere ricolmata della grazia del tuo Figlio benedetto, per essere santa come egli è Santo. Per questo il celeste messaggero, inviato ad annunciarti il disegno divino, a te si rivolse salutandoti: «Rallégrati, o piena di grazia» (cfr. Lc 1, 28). Sì, o Maria, tu sei la piena di grazia, tu Sei l’Immacolata Concezione.
In te si compie la promessa fatta ai progenitori, primordiale vangelo di speranza, nell’ora tragica della caduta: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe» (Gen 3, 15a). La tua stirpe, o Maria, è il Figlio benedetto del tuo seno Gesù, Agnello immacolato che ha preso su di se il peccato del mondo, il nostro peccato. II tuo Figlio, o Madre, ha preservato te, per offrire a tutti gli uomini il dono della salvezza. Per questo, di generazione in generazione, i redenti non cessano di ripeterti le parole dell’Angelo: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1, 28).
O Maria! Da Oriente a Occidente, fin dagli inizi, il popolo di Dio professa con fede che tu sei la tutta pura, la tutta santa, la Madre eccelsa del Redentore. Lo attestano unanimi i Padri della Chiesa, lo proclamano i pastori, i teologi e i più grandi confessori della fede, Con questo atto di venerazione noi professiamo di voler tornare al disegno originario ed eterno del nostro Creatore e Padre, e ripetiamo con l’apostolo Paolo: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo... In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto» (cfr. Ef 1, 3-4).
O Maria! Tu sei la testimone di quest’originaria elezione. Guidaci tu, o Madre, che conosci la via! A te, Immacolata Concezione, si affida il popolo di Dio.
Proteggici sempre e guidaci tutti sulle vie della santità. Amen.

giovedì 9 giugno 2016

ESORTAZIONE APOSTOLICA REDEMPTORIS CUSTOS DI SAN GIOVANNI PAOLO II SULLA FIGURA E LA MISSIONE DI SAN GIUSEPPE NELLA VITA DI CRISTO E DELLA CHIESA



Ai Vescovi
ai sacerdoti e ai diaconi
ai religiosi e alle religiose
a tutti i fedeli
INTRODUZIONE
1. Chiamato ad essere il custode del redentore, «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sè la sua sposa» (Mt 1,24).
Ispirandosi al Vangelo, i padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all'educazione di Gesù Cristo (cfr. S. Irenaei, «Adversus haereses», IV, 23, 1: S. Ch. 100/2, 692-694), così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello.
Nel centenario della pubblicazione dell'epistola enciclica «Quamquam Pluries» di papa Leone XIII (die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890] 175-182) e nel solco della plurisecolare venerazione per san Giuseppe, desidero offrire alla vostra considerazione, cari fratelli e sorelle, alcune riflessioni su colui al quale Dio «affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi» (S. Rituum Congreg., «Quemadmodum Deus», die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I, vol. V, 282; Pii IX, «Inclytum Patriarcham», die 7 iul. 1871: «l. c.» 331-335). Con gioia compio questo dovere pastorale, perché crescano in tutti la devozione al patrono della Chiesa universale e l'amore al Redentore, che egli esemplarmente servì.
In tal modo l'intero popolo cristiano non solo ricorrerà con maggior fervore a san Giuseppe e invocherà fiduciosamente il suo patrocinio, ma terrà sempre dinanzi agli occhi il suo umile, maturo modo di servire e di «partecipare» all'economia della salvezza (cfr. S. Ioannis Chrysostomi, «In Matth. Hom.», V, 3: PG 57, 57s; Dottori della Chiesa e Sommi Pontefici, anche in base all'identità del nome, hanno indicato il prototipo di Giuseppe di Nazareth in Giuseppe d'Egitto per averne in qualche modo adombrato il ministero e la grandezza di custode dei più preziosi tesori di Dio Padre, il Verbo Incarnato e la sua Santissima Madre: cfr. v. g., S. Bernardi, «Super "Missus est" Hom.», II, 16: «S. Bernardi Opera», IV, 33s; Leonis XII, «Quamquam Pluries», die 15 aug. 1889: «l. c.» 179).
Ritengo, infatti, che il riconsiderare la partecipazione dello sposo di Maria al riguardo consentirà alla Chiesa, in cammino verso il futuro insieme con tutta l'umanità, di ritrovare continuamente la propria identità nell'ambito di tale disegno redentivo, che ha il suo fondamento nel mistero dell'Incarnazione.
Proprio a questo mistero Giuseppe di Nazaret «partecipò» come nessun'altra persona umana, ad eccezione di Maria, la madre del Verbo incarnato. Egli vi partecipò insieme con lei, coinvolto nella realtà dello stesso evento salvifico, e fu depositario dello stesso amore, per la cui potenza l'eterno Padre «ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo» (Ef 1,5).

giovedì 29 ottobre 2015

AR PAPA NOSTRO, GAJARDO E TOSTO! (In ricordo di San Giovanni Paolo II) - Poesia in dialetto romanesco di Padre Lucio Maria Zappatore, O. Carm.




Ciài lassati così, a poco a poco,
sempre più curvo in quer vestito bianco.
Fino all’urtimo hai fatto véde er foco
ch’ardeva drento ar core tuo, mai stanco.

Quanno ch’hai dato er pugno sur leggìo,
perché nun ce riuscivi più a parlà,
se semo messi tutti a pregà Iddio,
che te facesse ancora un po’ campà.

Ciài visto ‘n quela piazza? Che rimpianto!
Ce bastava sapé che stavi lì:
saressimo restati nun sai quanto,
pe’ fatte compagnia e facce sentì.

Ma mo te ne sei annato veramente,
e ce resta quer: “damose da fà”!
Tu nun ciài detto “dateve”, ma in mente,
te vorzi mette in mezzo p’ aiutà.

Io penzo che l’hai detto a sta magnera,
sapenno che la strada de quaggiù,
sarebbe stata certo più leggera,
si ‘n mezzo a noi ce stassi puro Tu!

 Padre Lucio Maria Zappatore, O. Carm.

lunedì 8 dicembre 2014

“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28) - OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Basilica di S. Maria Maggiore, 8 dicembre 1982



1. Mentre queste parole del saluto dell’Angelo riecheggiano soavemente nel nostro animo, desidero rivolgere lo sguardo, insieme con voi, cari fratelli e sorelle, sul mistero dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria con l’occhio spirituale di san Massimiliano Kolbe. Egli ha legato tutte le opere della sua vita e della sua vocazione all’Immacolata. E perciò, in quest’anno, in cui è stato elevato alla gloria dei Santi, egli ha molto da dirci nella solennità dell’Immacolata, di cui amò definirsi devoto “militante”.
L’amore all’Immacolata fu infatti il centro della sua vita spirituale, il fecondo principio animatore della sua attività apostolica. Il modello sublime dell’Immacolata illuminò e guidò la sua intera esistenza sulle strade del mondo e fece della sua morte eroica nel campo di sterminio di Auschwitz una splendida testimonianza cristiana e sacerdotale. Con l’intuizione del santo e la finezza del teologo, Massimiliano Kolbe meditò con acume straordinario il mistero della Concezione Immacolata di Maria alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e della Liturgia della Chiesa, ricavandone mirabili lezioni di vita. Egli è apparso nel nostro tempo profeta e apostolo di una nuova “era mariana”, destinata a far brillare di vivida luce nel mondo intero Gesù Cristo e il suo Vangelo.

mercoledì 22 ottobre 2014

Papa Francesco con Ratzinger e Wojtyla in una foto del 1979.

 
 LORO NON POTEVANO MINIMAMENTE IMMAGINARE...MA DIO AVEVA GIA' DECISO TUTTO.....
 
 
 
 
 

Poesia scritta da San Giovanni Paolo II, in occasione di un incidente mortale sul lavoro, avvenuto nella cava di calcare in cui aveva lavorato come manovale dal 1940 al 1944.



CAVA DI PIETRA

Non era solo.
I muscoli che alzavano la mazza, gonfi di energia, lo innestavano in una folla immensa.
Durò sinchè i suoi piedi calcarono la terra.
Poi una pietra gli frantumò le tempie, gli spezzò le fibre del cuore.
Raccolsero il suo corpo, lo portarono via in una lunga fila silenziosa.
Da lui grondava ancora la fatica, i torti subiti.
Loro vestiti con le tute grigie, le scarpe grosse nel fango,
erano il simbolo di tutto ciò che deve cambiare nella situazione dell’uomo.
Il tempo si fermò sui contagiri, le lancette scattarono
precipitando sullo zero.
La pietra bianca si avvinghiò al suo essere, fece di lui stesso una pietra.
Chi toglierà la pietra dal suo corpo?
Chi crescerà di nuovo pensieri fra le tempie fracassate?
Così si sgretola l’intonaco sui muri.
Lo stesero in silenzio sopra un mucchio di ghiaia.
Venne affranta la moglie, venne il figlio da scuola.
Fino a quando?
Deve passare ad altri la sua collera.
Essa era vista in lui ad un amore suo, ad una
verità tutta sua.
Possono le generazioni utilizzarla soltanto come pietra, privarlo del suo significato autentico?
E di nuovo rimossero la ghiaia.
Il carrello riprese a muoversi, tra i fiori.
La sega elettrica incise nuovamente la cava.
Ma il compagno si porta via con lui la struttura più intima del mondo.
Esploderà l’amore finalmente, un giorno, quanto più alimentato
dall’ira dell’oppresso.

Karol Wojtyla (1956 -  In memoria di un compagno di lavoro)

" Risuona Anima Mia " - Amore Infinito - San Giovanni Paolo II - (Placido Domingo)




Karol Wojtyla

Adesso che fai parte della schiera dei Santi....prega per noi.


 

mercoledì 16 luglio 2014

SANTUARIO MARIANO DI OROPA E VALLE D’AOSTA -CELEBRAZIONE SUL SAGRATO DELLA BASILICA NUOVA DI OROPA - OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Oropa (Vercelli) - Domenica, 16 luglio 1989


Ecco, abbiamo saputo che l’arca era in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi di Iaar . . .” (Sal 132, 6).
1. Queste parole, carissimi fratelli e sorelle, la liturgia mette oggi sulle nostre labbra. In esse il salmista parla dell’arca dell’alleanza, nella quale venivano custodite le tavole della legge, consegnate da Dio a Mosé. Opportunamente, però, la Chiesa, in questa solennità mariana che stiamo celebrando, applica alla Madonna il simbolo dell’arca: a Maria, che ha custodito nel suo seno il Verbo incarnato, quel Verbo che non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento (cf. Mt 5, 17); a Maria, il cui corpo, la cui mente, il cui cuore sono “tempio” dello Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio che ci fa comprendere e vivere la legge divina.
Come il salmista che, con esultanza, annuncia d’aver trovato l’arca del Signore, “in Efrata”, “nei campi di Iaar”, così anche noi, esultanti, proclamiamo oggi d’aver trovato Maria, l’arca della nuova alleanza, qui, nel suo bello ed antichissimo santuario di Oropa.
Il Signore ha scelto Sion - continua il Salmo (Sal 132, 13) - l’ha voluta per sua dimora”. Il Signore ha scelto Oropa - potremmo aggiungere - l’ha voluta come dimora di Maria; e in Maria e per mezzo di Maria egli vuole abitare in modo speciale qui, in questo suo santuario.
2. Entriamo dunque in questa dimora di Dio, seguendo l’esempio di schiere innumerevoli di fedeli che da tanti secoli giungono quassù. Entriamo in questo luogo prediletto da Dio e da Maria ed inchiniamoci in devota adorazione davanti all’infinita Maestà divina, che si compiace, per intercessione di Maria, di far scendere in modo speciale la sua misericordia in questo luogo santo, e di irradiare, da qui, sempre nuove energie di grazia, che illuminano le menti circa la verità che salva, rafforzano le volontà nell’adempimento dei comandamenti divini, rinsaldano la comunione degli uomini tra loro e con Dio.
Anche noi oggi, come il re Davide attorniato dal suo popolo, esultiamo ringraziando il Signore per averci donato questo santuario, la lunghissima e ricchissima storia di devozione e di pietà, che si è intrecciata intorno a questo tempio, riverberandosi beneficamente su tutta la regione circostante. Lo ringraziamo per averci donato Maria.

lunedì 2 giugno 2014

"Tu non abbandoni nessuno"


Madre di Dio e Madre 
dell'umanità,
Madre della Chiesa e Madre di ognuno di noi:
nessuno a Te ricorre invano;
nessuno è da Te deluso,
dimenticato, abbandonato!
Noi Ti invochiamo, perciò,
con filiale e confidente trasporto.
Resta accanto a noi! Tu sei nostra Madre!
Giovanni Paolo II