Le persone sagge e prudenti secondo le
stolte idee del mondo non mettono già la loro totale confidenza
nella Divina Provvidenza, ma nella loro industria, cura e
sollecitudine, nelle loro facoltà, nell'appoggio degli amici e dei
figliuoli, come appunto li descrive con queste parole il profeta:
Essi confidano nella loro forza; si vantano della loro grande
ricchezza (Sal 48, 7).
Ma stolte e pregiudicate si devono dire
tali persone, perché non dovrebbero confidare in se stesse,
non negli amici, i quali d'ordinario dacché sono giunti a occupare
posti più alti, o a possedere più ampie sostanze, non li mirano più
con occhio di amore; non nella loro figliuolanza, che perlopiù ama
assai più le paterne sostanze; non nei grandi del secolo e in
qualsivoglia altra persona del mondo, nelle quali, secondo
l'avviso di Davide, non v'ha salute e speranza di sicuro soccorso;
non nella fortuna che gli possa ridere piacevole in faccia,
perché quell’ instabile ruota spesso pesta sotto il grave
peso di mille infelicità colui che poco prima per l'auge di felicità
l'innalzava fin sopra le stelle; non nelle ricchezze che presto
sfuggono dopo un lampo di brevissima durata; non nelle forze del
loro ingegno che sovente per giusto voler di Dio si cambia
in oscurità e densa caligine; non negli onori che come fumo si
dissipano veloci; e infine non in qualsivoglia altra sorgente
temporale per essere tutte vanità e inconsistenza.
