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martedì 3 marzo 2015

La vita comunitaria: “Voi siete tutti fratelli” - Attribuita a San Macario il Grande



Macàrio il Grande (o l'Egiziano o il Vecchio) - Monaco (300Scete, 390), originario dell'Alto Egitto; visse nel deserto, prima seguace di s. Antonio, poi attorniato da molti altri monaci che vivevano sotto la sua regola. 
 

In qualunque circostanza i fratelli devono comportarsi con amore e gioia gli uni verso gli altri. Chi lavora parlerà così di chi prega: “Possiedo anch’io il tesoro che ha mio fratello, perché è in comune fra noi”. Da parte sua, chi prega dirà di chi legge: “Il bene che egli trae dalla lettura arricchisce anche me”. E chi lavora dirà ancora: “E’ per la comunità che compio questo servizio”. Le molte membra del corpo non formano che un unico corpo e si sostengono vicendevolmente svolgendo ciascuna il suo compito. L’occhio vede per tutto il corpo; la mano lavora per le altre membra; il piede che cammina porta tutte; un membro soffre quando un altro soffre. Così devono comportarsi i fratelli, gli uni verso gli altri (cfr Rm 12,4-5). Chi prega non giudicherà chi lavora perché non prega. Chi lavora non giudicherà chi prega… Chi serve non giudicherà gli altri. Al contrario, ognuno, qualunque cosa faccia, agirà per la gloria di Dio (cfr 1Cor 10,31; 2Cor 4,15)… Così, grande concordia e serena armonia formeranno “il vincolo della pace” (Ef 4,3), che li unirà fra loro e li farà vivere con trasparenza e semplicità sotto lo sguardo benevolo di Dio. Certo l’essenziale è perseverare nella preghiera. D’altronde è richiesta una sola cosa: ognuno deve possedere nel suo cuore il tesoro della presenza viva e spirituale del Signore. Che lavori, o preghi o legga, ognuno deve poter dire di possedere il bene imperituro che è lo Spirito Santo.

venerdì 14 febbraio 2014

Come si forma la decisa volontà di salvarsi nel Signore - San Macario il Grande

Come si forma la decisa volontà di salvarsi nel Signore

San Macario il Grande


            L’uomo, per natura, ha “iniziativa” ed è questa che Dio da lui esige. E perciò il Signore vuole che l’uomo dapprima comprenda, e dopo aver compreso, ami e prenda l’iniziativa con la sua libera volontà. E che possa realizzare il proposito o sopportare la fatica o portare a compimento l’opera, tutto ciò concede la Grazia di Dio a colui che abbia desiderato e creduto. A tal fine la volontà umana è, per così dire, la condizione essenziale. Se manca la volontà, Dio stesso non fa nulla, sebbene lo possa, libero come è. Perciò il compimento dell’opera per mezzo dello Spirito dipende dalla volontà dell’uomo. D’altra parte, se noi offriamo la pienezza della nostra volontà, Dio, in tutto ammirabile e del tutto incomprensibile, ci attribuisce il merito di tutta l’opera.
            Come l’emorroissa, sebbene non potesse guarire e rimanesse vittima della sua malattia, tuttavia aveva i piedi per avvicinarsi al Signore, e, dopo essersi accostata a lui, guarire ed analogamente il cieco, sebbene non potesse avvicinarsi a Gesù, perché privo della vista, gettò tuttavia un grido più veloce dei messaggeri: “Figlio di David, abbi pietà di me” (Marco 10, 47). Per cui, avendo creduto, ricevette la guarigione quando il Signore si accostò a lui e gli diede la vista; così anche l’anima, per quanto coperta dalle piaghe di passioni vergognose ed avvolta nelle tenebre del peccato, tuttavia ha la volontà d’invocare Gesù e chiamarlo perché venga e la liberi per sempre.
            Come il cieco, se non avesse invocato Gesù e l’emorroissa, se non si fosse accostata al Signore, non avrebbero ottenuto la guarigione, così se uno non si avvicinerà al Signore per propria volontà e non lo pregherà con fede sicura, non riceverà la guarigione. Infatti, perché quelli furono subito guariti, mentre noi siamo ancora in preda alle passioni nascoste? Per la nostra mancanza di fede, per i nostri dubbi, per il fatto che non lo amiamo con tutto il cuore e non crediamo in lui
sinceramente, non abbiamo ancora ottenuto la guarigione spirituale e la salvezza. Perciò crederemo in lui e sinceramente ci accosteremo a lui, affinché egli possa quanto prima guarirci realmente. Infatti promise di dare “il Santo Spirito a quanti glielo avessero chiesto” (Luca 11, 13), di aprire la porta a quanti bussassero e che quanti l’avessero cercato, l’avrebbero trovato (Matteo 7, 7). E non mente “colui che promise” (Tito 1, 2).
            Sebbene un bambino non sia in grado di fare alcunché, né recarsi, camminando sui suoi piedi, dalla madre, tuttavia, cercandola, si agita, grida e piange. E la madre ha compassione di lui ed è contenta che il bambino, sforzandosi ed invocandola, la cerchi. E siccome il piccino non può recarsi da lei, essa stessa, vinta dall’amore materno, s’avvicina a lui e delicatamente lo prende fra le braccia, lo accarezza e lo nutre. Allo stesso modo fa il Signore nel suo grande amore per gli uomini, nei riguardi dell’anima che a lui s’accosta e l’invoca. Anzi, spinto dall’amore che gli è proprio e dalla sua bontà, egli si unisce all’anima ragionevole e, secondo le parole dell’Apostolo, diventa con essa “un solo spirito” (1 Corinti 6, 7).
            Il Signore è misericordioso ed ha un’infinita pazienza nell’attesa della nostra conversione e, se pecchiamo, lo sopporta nell’attesa della nostra penitenza. Se cadiamo, non si vergogna di accoglierci di nuovo, come disse il Profeta: “Forse che si cade senza speranza di sollevarsi? Oppure, ci si perde senza speranza di ritorno?” (Geremia 8, 4). Da parte nostra dobbiamo solo essere ragionevoli, ed in fretta e sinceramente volgersi a lui, cercando il suo aiuto. Ed egli è pronto a salvarci, poiché attende che la nostra volontà, secondo le nostre forze, si volga verso di lui, piena di fede e di zelo. Ed è lui stesso che produce in noi ogni risultato positivo. Perciò, liberi da ogni preconcetto, dall’indifferenza e dalla pigrizia, ci affretteremo a prendere coraggio e ad essere pronti ad andare dietro a lui, senza rimandare questa decisione di giorno in giorno, a causa del peccato, poiché non sapremo quando usciremo dal corpo.

da: “Dobrotoljubije I”, 129-131, Jordanville