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mercoledì 11 novembre 2015

San Rafael Arnàiz Baron - Tema: La Trappa - Dio solo



Nel dicembre del 1936, nel suo monastero, che si trova lungo una strada molto frequentata e una linea ferroviaria che fa tremare tutti i muri, fratel Rafael Arnáiz Barón scrive una meditazione piena di umorismo dal titolo «Libertà». Tanti viaggiatori vanno e vengono a tali velocità! Essi si credono liberi. Ma «la vera libertà è spesso confinata tra le quattro mura di un convento». La libertà, aggiunge il religioso, «è nel cuore dell’uomo che ama solo Dio. Essa è nell’uomo la cui anima non è attaccata né allo spirito né alla materia, ma a Dio solo». In occasione della sua canonizzazione, l’11 ottobre 2009, fratel Rafael è stato presentato da papa Benedetto XVI come un giovane che ha risposto «sì alla proposta di seguire Gesù, in maniera immediata e decisa, senza limiti né condizioni». Proposto come modello a tutti i giovani del mondo, è stato uno dei Patroni delle GMG di Madrid (2011).
Rafael è nato il 9 aprile 1911 a Burgos in Spagna; è il primogenito di una famiglia che conterà quattro figli. Battezzato il 21 aprile seguente, riceve la Cresima quando non ha ancora tre anni, e fa la sua prima Comunione il 25 ottobre 1919. A nove anni, entra in un collegio tenuto dai Gesuiti. Molto presto si manifestano la sua ricca sensibilità nonché le sue doti intellettuali e artistiche. Nel gennaio del 1922, la famiglia si trasferisce a Oviedo e il ragazzo viene ammesso al collegio dei Gesuiti di quella città. La sua grande pietà lo porta a far parte del comitato direttivo della Congregazione di San Stanislao. Già, secondo il Padre prefetto degli studi, egli cerca Dio, «come se fosse magnetizzato da Lui».
Di temperamento vivace, Rafael si spazientisce se non viene servito in modo rapido ed efficace; i piccoli rumori intorno a lui lo disturbano molto. Tuttavia, non ha mai parole sgarbate nei confronti dei domestici. Si mostra molto scrupoloso riguardo alla pulizia dei suoi abiti e dei suoi effetti personali. Tutto ciò che è brutto, sporco o grossolano, le storie o espressioni volgari gli ripugnano. Nei suoi viaggi, porta con sé i suoi astucci di matite; ne ritorna sempre con una gran quantità di disegni di paesaggi, di bozzetti e di schizzi che, una volta terminati, vengono stipati in cartelline oppure donati.