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martedì 28 aprile 2015

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia - Siena, 25 marzo 1347 - Roma, 29 aprile 1380 - Tema: Amore e riforma della Chiesa



«Nella complessa storia dell’Europa, il cristianesimo rappresenta un  elemento centrale e qualificante, affermava il beato papa Giovanni  Paolo II, il 1° ottobre 1999, quando proclamò patrone d’Europa le sante Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce... La fede cristiana ha plasmato la cultura del continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia... Innumerevoli sono i cristiani che con la loro vita retta ed onesta, animata dall’amore di Dio e del prossimo, hanno raggiunto nelle più diverse vocazioni consacrate e laicali una santità vera e grandemente diffusa, anche se nascosta. La Chiesa non dubita che proprio questo tesoro di santità sia il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro... Il ruolo di santa Caterina da Siena negli sviluppi della storia della Chiesa e nello stesso approfondimento dottrinale del messaggio rivelato ha avuto riconoscimenti significativi, che sono giunti fino all’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa [da parte del papa Paolo VI, il 4 ottobre 1970]».
Figlia di un tintore, Iacopo Benincasa, e di sua moglie, Lapa, Caterina e la sua sorella gemella Giovanna nascono a Siena, in Italia, il 25 marzo 1347. Vengono al mondo dopo ventidue fratelli e sorelle. Giovanna muore non molto tempo dopo e, nel 1348, i genitori Benincasa adottano un giovane orfano di dieci anni, Tommaso della Fonte. Fin dalla sua infanzia, Caterina prova un’attrazione profonda per Dio e per Maria. All’età di appena cinque anni, recita con fervore l’“Ave Maria”, che si diverte a ripetere su ogni gradino salendo o scendendo le scale. In seguito, non smetterà di raccomandare il ricorso a Maria in ogni occasione: «Maria è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia. Ella non è ingrata a chi la serve.» Intorno all’età di sei anni, ha una visione di Cristo che la benedice. Questa esperienza rafforza il fervore di Caterina. L’educazione religiosa che riceve comprende letture di vite di santi, di eremiti o di padri del deserto, che cerca in seguito di imitare con una vita di ascesi e di solitudine. L’attrazione di Caterina per l’ordine dei Domenicani cresce quando Tommaso entra nel noviziato San Domenico nel 1353. All’età di sette anni, Caterina fa voto di castità.

INNO AL SANGUE - Santa Caterina da Siena



Al nome di Gesù Cristo Crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sposo vero della Verità e seguitatore e amatore di essa Verità. Ma non veggo il modo che possiamo gustare e abitare con questa Verità se noi non conosciamo noi medesimi. Perché nel conoscimento di noi, in verità conosciamo noi non essere, ma troviamo l'essere nostro da Dio, vedendo che egli ci ha creati alla immagine e similitudine sua (cfr. Gen. 1, 26). E nel conoscimento di noi troviamo ancora la re creazione che Dio ci fece, re creandoci a Grazia nel sangue dell'Unigenito suo Figliolo; il quale sangue ci manifesta la verità di Dio Padre. La verità sua fu questa; che egli ci creò per gloria e lode del nome suo e perché noi partecipassimo l'eterna bellezza sua, perché fossimo santificati in lui. Chi cel dimostra, che questo sia la verità? Il sangue dello immacolato Agnello. Dove troviamo questo sangue? Nel conoscimento di noi. Noi fummo quella terra dove fu fitto il gonfalone della croce: noi stemmo come vasello a ricevere il sangue che correva giù per la croce. Perché fummo noi quella terra? Perché la terra non era sufficiente a tenere ritta la croce; anco, avrebbe rifiutata tanta ingiustizia; né chiovo era sufficiente a tenerlo confitto e chiavellato, se l'amore ineffabile che Egli aveva alla salute nostra non l'avesse tenuto. Sicché dunque l'affocata carità verso l'onore del Padre e la salute nostra, il tenne. A dunque fummo noi quella terra che tenemmo ritta la croce e siamo il vaso che ricevemmo il sangue.
Chi conoscerà e sarà sposo di questa Verità, troverà nel sangue la Grazia, la ricchezza e la vita della grazia; e troverà ricoperta la nudità sua e vestito del vestimento nuziale del fuoco della carità, intriso e impastato sangue e fuoco, il quale per amore fu sparto e unito con la Deità.
Nel sangue si pascerà e notricherà di misericordia; nel sangue dissolve la tenebra e gusta la luce; perché nel sangue perde Ia nuvola dell'amore proprio sensitivo e il timore servile che dà pena: e riceve timore santo e sicurtà nel divino amore, il quale ha trovato nel sangue...
Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue, e inebriatevi del sangue, e saziatevi del sangue, e vestitevi di sangue. E se foste fatto infedele, ribattezzatevi nel sangue; se il demonio v'avesse offuscato l'occhio dell'intelletto, lavatevi l'occhio col sangue; se foste caduto nell'ingratitudine dei doni non conosciuti, siate grato nel sangue... Nel caldo del sangue dissolvete la tepidezza; e nel lume del sangue caggia la tenebra, acciocché siate sposo della Verità.

Epistolario 111, Lettera 102