Due
ragazzine sudanesi di sette e dodici anni, traboccanti di vita e di
gioia, passeggiano attraverso i campi giocando. La natura, il futuro,
tutto sorride loro in questa primavera della vita. Nulla lascia
presagire un evento tragico. Fermandosi a raccogliere delle erbe per
la cucina, scorgono improvvisamente due uomini che si avvicinano a
loro. Uno dei due si rivolge alla più grande, e le chiede come un
servizio di lasciar andare la più piccola nel bosco per cercare un
pacchetto dimenticato. La piccola, nella sua innocenza, fa quello che
le viene chiesto e parte verso il bosco con i due uomini. Arrivata
nel bosco, si rende conto che non c'è nessun pacchetto. I due uomini
si avvicinano e la minacciano, uno con un coltello, l'altro con una
pistola: «Se gridi, sei morta! Vieni, seguici». Terrorizzata, la
bambina cerca di gridare, ma non ci riesce. Più avanti, i rapitori
le chiedono il suo nome; pietrificata dalla paura, non è in grado di
rispondere. «Bene, dicono, ti chiameremo Bakhita (che significa
«fortunata»), perché sei veramente fortunata». Agli occhi di
quegli uomini, c'era ironia nel chiamare «fortuna» quella che era
una disgrazia. Ma agli occhi di Dio, che dirige tutti gli avvenimenti
per il bene degli eletti, era davvero una fortuna inaudita per
Bakhita.
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mercoledì 8 febbraio 2017
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