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sabato 9 luglio 2016

ABBANDONO DI DIO (Volontà di Dio - pena infinita - preziosa aridità solitudine - spoglio di sé) - Tratto da “ Vita e brani scelti “ di Santa Veronica Giuliani.




La fede è un porto sicuro, ma ci sono momenti in cui essa vacilla. Veronica ha vissuto il buio e l’incertezza come condivisione del senso di vuoto che sperimenta chi è lontano da Dio perché privo di fede, ma la Santa ha saputo rendere preziosi questi momenti di sofferenza. La sofferenza, infatti, non è mai vana, ma ha una sua misteriosa fecondità.

Sono stata, per molti giorni, provata, oggi sentivo di non poterne più. Stavo un poco e chiamavo il Signore; ma vedevo che non mi voleva ascoltare. Mi ritrovavo priva di Lui: questa era la pena che superava tutte le altre. Meglio che potevo dicevo: Sii benedetto, mio Dio! Sono contenta di fare il tuo volere. Se vuoi che me ne stia così, eccomi pronta a tutto. Non voglio altro che la tua volontà. E poi aggiungevo: Tua sono, Signore, non più mia, e al di sopra di tutte le cose amo Te! Mio Bene, Te solo voglio, Te solo bramo, Te solo desidero.
E poi, di nuovo, mi mettevo a chiamarlo, con più specie di titoli e di nomi. Nulla mi recava sollievo; anzi mi accendevo più di desiderio,
e con questo si aggiungeva pena su pena. Alla fine, non giovandomi niente, tutta mi riposavo nella sua divina volontà e questa mi teneva in pace fra le mille inquietudini che sentivo. Tutto procedeva dalla lontananza del mio sommo Bene. Sentivo che non potevo più tollerare una tale assenza. (D I, 372)

SANTA VERONICA GIULIANI - Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 - Città di Castello, 9 luglio 1727 - Breve biografia



INTRODUZIONE
Avvicinandoci all'esperienza terrena di S. Veronica Giuliani, la cosa che più ci sorprende è quella di scoprirla una persona come noi, vicina alla nostra esperienza di creature fragili e imperfette. Forse questa affermazione a qualcuno sembrerà un paradosso, ma immergersi nella lettura del suo dia­rio, fin dalle prime pagine che narrano la sua infan­zia, è un po' come ritrovare qualcosa di noi stessi. A soli 17 anni Orsola, questo è il suo nome di battesimo, diventa sr. Veronica entrando, nel Monastero delle Cappuccine di S. Chiara, a Città di Castello, monastero che oggi porta il suo nome. Per obbedienza al suo confessore, e poi al vescovo, lì ella ricorda gli anni dell'infanzia, la sua vocazio­ne che sembra essere nata con lei; descrive minu­ziosamente i suoi colloqui con Dio e con la Madonna. Ogni giorno registra fedelmente ciò che vive nell'intimità del "giardino chiuso" della clau­sura conventuale: le prove e le aridità di spirito; le sofferenze fisiche e interiori; l'infinita varietà di espe­rienze mistiche che, passando attraverso la stimma­tizzazione, culminano nello sposalizio celeste.
Il silenzio rigoroso della Regola cappuccina, è il fondamento necessario della sua vita di preghiera e in lei diviene ascolto di Dio che le parla, applica­zione prima, rapimento, poi unione trasformante: "Dio fa con l'anima mia come il ferro con la cala­mita".
Procedendo nella lettura del Diario, ci succede­rà di affezionarci a tal punto a Veronica da farne la nostra compagna di viaggio, amica e confidente, guida e maestra, in una vita che sarà a poco a poco sempre più trasfigurata; sofferta sì, ma offerta nella gioia, nella pace, nell'abbandono incondizionato alla Sapienza e Misericordia di Dio.
"A maggior gloria di Dio e per adempiere il suo santo volere, con mia mortificazione e rossore, incomincio dunque a mettere in esecuzione il comando che VR. m'impone in virtù di santa obbedienza, di manifestar­vi il principio della mia vita".
 
Capitolo I
L'INFANZIA
"Da piccola tutti mi chiamavano fuoco"
"Così a cinque anni ... a chi facevo un dispetto, a chi un altro. Non so cosa vi fosse: penso venisse dalla bontà delle mie sorelle, perché più le crociavo [impor­tunavo], più bene mi volevano; non solo loro, ma tutti di casa. Io ero di proprio capo, e, come volevo una cosa, non mi quietavo mai finché non l'avevo vinta. Ero la più piccola, ma volevo stare sopra tutte, e tutte volevo che facessero a mio modo; e in effetti mi contentavano in tutto".

Orsola, nasce a Mercatello sul Metauro il 28 dicembre 1660. È graziosissima: capelli biondi; gran­di occhi azzurri, profondi e penetranti; un viso per­fetto, dolcissimo, dai lineamenti delicati e, quando ride, le vengono le fossette nelle gote. Il suo carat­tere vivace riempie di gioia e di vita tutta la casa.
Ci diverte e ci consola sapere che anche la santa da bambina gioca, ride, piange, si arrabbia, vive tra i contrasti del suo carattere irruente e delle incli­nazioni naturali, anche se decisamente orientate verso un unico interesse: Dio.