INTRODUZIONE
Avvicinandoci
all'esperienza terrena di S. Veronica Giuliani, la cosa che più ci
sorprende è quella di scoprirla una persona come noi, vicina alla
nostra esperienza di creature fragili e imperfette. Forse questa
affermazione a qualcuno sembrerà un paradosso, ma immergersi nella
lettura del suo diario, fin dalle prime pagine che narrano la
sua infanzia, è un po' come ritrovare qualcosa di noi stessi. A
soli 17 anni Orsola, questo è il suo nome di battesimo, diventa sr.
Veronica entrando, nel Monastero delle Cappuccine di S. Chiara, a
Città di Castello, monastero che oggi porta il suo nome. Per
obbedienza al suo confessore, e poi al vescovo, lì ella ricorda gli
anni dell'infanzia, la sua vocazione che sembra essere nata con
lei; descrive minuziosamente i suoi colloqui con Dio e con la
Madonna. Ogni giorno registra fedelmente ciò che vive nell'intimità
del "giardino chiuso" della clausura conventuale: le
prove e le aridità di spirito; le sofferenze fisiche e interiori;
l'infinita varietà di esperienze mistiche che, passando
attraverso la stimmatizzazione, culminano nello sposalizio
celeste.
Il
silenzio rigoroso della Regola cappuccina, è il fondamento
necessario della sua vita di preghiera e in lei diviene ascolto di
Dio che le parla, applicazione prima, rapimento, poi unione
trasformante: "Dio fa con l'anima mia come il ferro con la
calamita".
Procedendo
nella lettura del Diario, ci succederà di affezionarci a tal
punto a Veronica da farne la nostra compagna di viaggio, amica e
confidente, guida e maestra, in una vita che sarà a poco a poco
sempre più trasfigurata; sofferta sì, ma offerta nella gioia, nella
pace, nell'abbandono incondizionato alla Sapienza e Misericordia di
Dio.
"A
maggior gloria di Dio e per adempiere il suo santo volere, con mia
mortificazione e rossore, incomincio dunque a mettere in esecuzione
il comando che VR. m'impone in virtù di santa obbedienza, di
manifestarvi il principio della mia vita".
Capitolo
I
L'INFANZIA
"Da
piccola tutti mi chiamavano fuoco"
"Così
a cinque anni ... a chi facevo un dispetto, a chi un altro. Non so
cosa vi fosse: penso venisse dalla bontà delle mie sorelle, perché
più le crociavo [importunavo], più bene mi volevano; non solo
loro, ma tutti di casa. Io ero di proprio capo, e, come volevo una
cosa, non mi quietavo mai finché non l'avevo vinta. Ero la più
piccola, ma volevo stare sopra tutte, e tutte volevo che facessero a
mio modo; e in effetti mi contentavano in tutto".
Orsola,
nasce a Mercatello sul Metauro il 28 dicembre 1660. È graziosissima:
capelli biondi; grandi occhi azzurri, profondi e penetranti; un
viso perfetto, dolcissimo, dai lineamenti delicati e, quando
ride, le vengono le fossette nelle gote. Il suo carattere vivace
riempie di gioia e di vita tutta la casa.
Ci
diverte e ci consola sapere che anche la santa da bambina gioca,
ride, piange, si arrabbia, vive tra i contrasti del suo carattere
irruente e delle inclinazioni naturali, anche se decisamente
orientate verso un unico interesse: Dio.