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sabato 19 aprile 2014

Dammi coraggio



Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.
Non calmar le mie pene,
ma aiutami a superarle.
Non darmi alleati nella lotta della vita...
eccetto la forza che mi proviene da te.
Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.
Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo;
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.


Rabindranath Tagore

venerdì 24 gennaio 2014

Non andare via Signore....



Signore, se la porta del mio cuore dovesse restare chiusa un giorno,
abbattila ed entra, non andare via.

Se le corde del mio cuore, non dovessero cantare il tuo nome un giorno,
ti prego aspetta, non andare via.

Se non dovessi svegliarmi al tuo richiamo un giorno,
svegliami con la tua pena..non andare via.

Se un altro sul tuo trono io dovessi porre un giorno,
tu, mio Signore eterno, non andare via.

Rabondranath Tagore



CHE COSA DESIDERO?


CHE COSA DESIDERO?
Che frutto abbiamo desiderato in tanti giorni di preghiera del mattino? Abbiamo desiderato la pace. Abbiamo pensato che la meditazione del mattino, come una immensa pianta, ci dia la sua ombra. Ci salverà dai calori quotidiani del mondo.
Ma non si può avere la pace solo desiderandola: se non facciamo più di questo, anche le preghiere per la pace saranno infruttuose. L'ammalato indebolito dalla malattia desidera dì essere liberato dal calore della febbre. Potrebbe gettarsi dentro l'acqua, ma ne avrebbe un sollievo momentaneo e poi l'ardore della febbre aumenterebbe. Se l'ammalato vuole la pace, ma non vuole la salute, non avrà né pace, né salute.
Per la nostra pace è necessario l'amore, ma noi ci accontentiamo solo di un po' di pace che ci avvolge per un po' di tempo di un tenero calore, che ci inganna. Dentro di noi diciamo sicuri: La preghiera ha avuto il suo frutto! Ma non vediamo in noi i frutti della pace; perché vediamo che la malattia non se ne va.
Avviene come le relazioni dell'ammalato con l'ambiente esterno: dove fuori c'è un po' di fresco per il corpo malato diventa freddo insopportabile; fuori dove il contatto è tanto dolce, per il corpo ammalato è sofferenza. È la nostra condizione: nella nostra condotta non teniamo le giuste misure con l'esterno: una piccola parola diventa tanto grande ed un fatto insignificante si fa tanto pesante.
Quando il peso cresce? Quando c'è attrazione verso il centro di gravità. Le cose leggere che sulla terra noi possiamo sollevare con tanta facilità, sul pianeta Giove le stesse ci possono spezzare le ossa, perché là l'attrazione di gravità è più grande che sulla nostra terra. È quello che succede in noi quando l'attrazione verso noi stessi diventa tanto grande. Dentro di noi c'è l'interesse che ci attira; attira anche l'orgoglio e così le cose diventano pesanti. Quello che è disprezzabile, solo per la mia attrazione interiore, mi opprime: tante piccole cose mi piegano; tante piccole parole mi fanno curvare a terra. Che guadagno abbiamo per una pace illusoria e momentanea?
Questa oppressione diventa leggera nell'amore. La sua attrazione ci libera e ne abbiamo avuto la prova tante volte nella vita. Il giorno in cui il nostro amore è spuntato in modo particolare, quel giorno non solo la luce del sole è diventata più brillante e il verde della foresta più verde, ma anche l'attrazione verso il mondo è diventata più leggera. Gli altri giorni davamo al mendicante cinquanta lire, quel giorno ne daremo cento. Vuol dire che le cento lire di oggi hanno lo stesso peso delle cinquanta lire di ieri. Ciò che un giorno ci annoiava, oggi non ci è più di alcun disturbo: d'improvviso il lavoro stesso è diventato leggero. Le lire sono le stesse lire ed il lavoro è lo stesso lavoro: solo è diminuito il peso, perché non c'è l'attrazione verso il centro dell'« io ». L'amore mi ha liberato e in un momento tutto il peso del mondo è diminuito. Se con le nostre preghiere non riusciamo a far leggero il peso del mondo, vuol dire che non abbiamo pregato.
Se sento ancora grave il peso del denaro e le cose ancora mi opprimono, tanto che non ho ancora la forza di liberarmi da esse; e se sento il lavoro pesante più di quello che è, devo concludere che l'amore non è ancora arrivato. La grazia richiesta non è ancora giunta.
Allora che cosa facciamo solo con un po' di pace? Ci tiene soddisfatti per poco tempo, nascondendoci le cose essenziali. Nell'amore non c'è solo pace, ma anche dolore. È come l'acqua del mare, con le sue basse e alte maree: con la sua alta marea non ei lascia inerti, ma ei riempie; con la sua bassa marea ci porta fuori. Finché l'amore non ci attira non c'è altro vantaggio nella pace e bisogna sentirei insoddisfatti. A sera andando a riposo porteremo dentro di noi una sofferenza e ci alzeremo al mattino con la stessa pena. Versa pur lacrime, ma non stare tranquillo.
Ogni mattina, quando si aprono le porte delle tenebre, possa vedere l'amico in piedi: sia un giorno di gioia, una gioia di dolore: sia un giorno di coraggio. Mi sono incontrato con Te: non ho alcuna preoccupazione: oggi posso sopportare tutto. Se manca l'amore non mi assillo troppo per la pace. Per mancanza di forza non riesco a sopportare le offese; ma se nasce la forza attraverso queste pene e dolori troverò l'amore e potrò prendermi sul capo ogni sofferenza.
O Amico, nella preghiera non Ti chiederò più la pace, Ti domanderò solo amore. L'amore verrà nella sofferenza e nella pace; verrà, fattosi pace e ansietà. In qualsiasi veste venga, io possa vedergli il volto e dire: Ti ho conosciuto, o Amico, Ti ho conosciuto!
Robindronath T agore

PECCATO

PECCATO


Quando lo spirito desidera solo lo spirito e nulla lo può distogliere da questo desiderio, allora noi possiamo capire che cosa è il peccato. Quando la nostra coscienza vuole la libertà, vuole uscir fuori come una fonte che si scioglie dal ghiaccio, allora potrà comprendere completamente tutta la malizia del peccato e non potrà dimenticare neppure per un momento che deve distruggerlo, deve liberarsene. La nostra coscienza, pur debole, assalterà il peccato da tutte le parti: nel cammino dello spirito sentirà i suoi colpi, la sua influenza come pietra d'inciampo e più nulla le passerà inosservato.

Prima, pensavamo il peccato e la virtù come vantaggi o svantaggi, beni o mali sociali. Pensavamo di formarci un carattere adatto alla società, secondo gli ideali della gentilezza. Adempiuto questo, noi ce ne stavamo senza alcuna altra preoccupazione. Pensavamo che, arrivati alla perfezione del galateo, saremmo diventati uomini perfetti.

Quando poi lo spirito si è risvegliato e ha cercato nel mondo lo spirito, si è accorto che non è necessario salvare soltanto l'etichetta e le convenienze sociali, ma che il necessario è ancora più grande, che le difficoltà sono ben più profonde. Abbiamo con fatica pulito la superficie della strada e nel mondo non troviamo difficoltà: nessuno le vede! Le catene che ci legano sono tutte dentro: qui, metro per metro, devono essere fatte le arature spirituali. Ci sono poi tante catene, tanto piccole e tanto sottili, che ci legano e ci avvolgono. Dentro possiamo vedere e capire che cosa sono le difficoltà del peccato. Prima non cadevano sotto i nostri occhi: non vedevamo! Allora, senza badare alla gente, senza guardare alle convenienze sociali chiameremo peccato il peccato, e con tutte le nostre forze cercheremo di sbatterlo fuori, perché ci sarà impossibile sopportarlo. Non ci si permetterà più di dividerci e di restare inerti sulla via del vero amore e della vera unione, di ingannare noi stessi e gli altri. Non godremo più di apparire buoni di fronte agli uomini: con tutto il cuore si griderà al Purissimo: Allontana ogni peccato! Allontana tutte le depravazioni dell'universo, che non resti assolutamente nulla del peccato, perché lo spirito Ti vuole!

Diventerò un'anima semplice in tutti i sensi: riceverò il diritto di penetrare ogni cosa. Non posso immaginare quanto sia meravigliosa questa fortuna. Fammi questa grazia: almeno, se non posso avere il diritto di penetrare tutte le cose, fa' entrare un raggio della tua luce per le fessure della mia porta chiusa. Alla notte, con porte e finestre chiuse, ho dormito incosciente di tutto; al mattino, quando un raggio di luce è penetrato dentro le fessure, dal mio giaciglio ozioso ed inerte, la scoperta che fuori c'era la pura aurora ha colpito il mio spirito immerso nel torpore. Allora il caldo del letto mi è diventato insopportabile; l'aria chiusa e malsana del mio stesso respiro ha cominciato a soffocarmi e non ho potuto più stare quieto. La morbidezza, la purezza, la santità del cielo aperto, tutta la bellezza, la fragranza, le voci dei canti mi chiamano fuori.
Così Tu attraverso le fessure dei miei veli manda l'angelo della tua luce, manda l'ambasciatore della libertà, che non mi lasci la pace nel caldo della mia prigione, nella sporcizia e nel buio: il piacere del riposo mi diventi insopportabile.

Robindronath T agore



http://paolaserra97.blogspot.it/

mercoledì 30 ottobre 2013

Devo accettare....

Devo accettare


di non capire come uno possa diventare due.
Non comprendendo come qualche cosa avviene,
come qualcuno è qualcuno come in qualche cosa
qualche cosa rimane; non comprendendo che cosa sia corpo,
che cosa sia anima, contemplerò l'universo con animo stupefatto,
in silenzio, per sempre.

Non posso conoscere in un momento il principio, la fine,
il valore, l'essenza di colui di cui non posso raggiungere l'eterno.
Solo questo so: che è temibile, grande, variopinto, insondabile
e che bello è il mio diletto.

Questo so: che il moto dell'animo dell'universo, ignaro, nell'oscurità, cammina verso di Te.

TAGORE

sabato 26 ottobre 2013

Se qualche volta trovi chiusa la porta del mio cuore.....




Se qualche volta trovi chiusa la porta del mio cuore, sfondala ed entra nel mio animo,
non tornare indietro, o Signore.
Se qualche giorno le corde del flauto non fanno risuonare il tuo caro nome, per pietà, aspetta un poco, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche volta la tua voce non rompe il mio sonno profondo, risvegliami con i colpi del tuo tuono, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche giorno faccio sedere altri sul tuo trono, o Re di tutti i giorni della mia vita, non tornare indietro, o Signore.


TAGORE