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mercoledì 16 luglio 2014

Tema : Conversione - Bomba atomica - Takashi Nagaï



All’indomani del terribile terremoto e dello tsunami che hanno devastato il Giappone, l’11 marzo 2011, molte persone hanno messo in atto  sforzi eroici per portare aiuto alle vittime della tragedia, e per contenere il rischio di contaminazione nucleare provocato dalla centrale di Fukushima. Padre Yasutaka Muramatsu, salesiano giapponese, ha in particolare testimoniato: «I giovani, cristiani e non cristiani, si sono mobilitati. Vorrebbero recarsi immediatamente nelle zone colpite per mettere le loro energie e il loro entusiasmo a servizio delle vittime, per aiutare, offrire un sorriso, ridare un po’ di speranza. È davvero commovente vedere quanto brucino di amore verso il loro prossimo. È una lezione per tutti noi educatori.» Nello stesso paese, una dedizione eccezionale si era manifestata anche nel 1945 dopo l’esplosione della bomba atomica a Nagasaki, e in particolare da parte del dottor Takashi Nagaï.
Takashi Nagai è nato nel 1908 ad Isumo, vicino a Hiroshima, in una famiglia di cinque figli, di religione scintoistica. Nel 1928, entra alla facoltà di medicina di Nagasaki. «Fin dagli studi liceali, scriverà, ero diventato prigioniero del materialismo. Appena entrato alla facoltà di medicina, mi fecero sezionare cadaveri... La struttura meravigliosa dell’insieme del corpo, l’organizzazione minuziosa delle sue minime parti, tutto ciò provocava in me ammirazione. Ma quel che maneggiavo così, non era mai che pura materia. L’anima? Un fantasma inventato da impostori per ingannare la gente semplice».
L’ultimo sguardo di una madre
Un giorno, nel 1930, gli giunge un telegramma di  suo padre: «Torna a casa!» Parte con la massima urgenza, presentendo qualche disgrazia. Al suo arrivo, apprende con stupore che sua madre ha avuto un colpo apoplettico e non può più parlare. Le si siede accanto e legge nel suo sguardo un ultimo “arrivederci”. Quest’esperienza della morte cambierà la sua vita: «Con quell’ultimo sguardo penetrante, mia madre demolì il quadro ideologico che avevo costruito. Quella donna, che mi aveva messo al mondo e allevato, quella donna che non si era mai concesso un istante di tregua nel suo amore per me, negli ultimi istanti di vita, mi parlò molto chiaramente. Il suo sguardo mi diceva che lo spirito umano continua a vivere dopo la morte. Tutto ciò era come un’intuizione, un’intuizione che aveva il sapore della verità».