TORINO,
1814. Nell'ottava di Pasqua, la marchesa Giulia di
Barolo incontra una processione che accompagna il Santissimo
Sacramento che viene portato a un malato. Si inginocchia.
Improvvisamente, in mezzo ai canti sacri, una voce stridula
grida: «Non il viatico vorrei, la zuppa!» Questa provocazione, che
proviene da un detenuto della vicinissima prigione centrale, induce
la giovane donna a entrarvi. Di fronte al degrado a cui
sono
ridotti i prigionieri, rimane scandalizzata. La visita del settore
delle donne, in particolare, la colpisce
profondamente: «Si gettarono per così dire su di me, racconta,
gridando insieme, e il loro stato
di degradazione mi provocò un dolore, una vergogna che non posso
ricordare senza provare una viva emozione...»
Ritornò
a casa con animo addolorato, pensando se si potesse trovare un
qualche mezzo per migliorare l'esistenza fisica e morale delle
prigioniere. I coniugi Barolo vedono in questa scoperta un segno
della Provvidenza: per tutta la loro vita, essi si dedicheranno alle
opere di misericordia.
Esilio
in famiglia
