Nell’ascendere
a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e, strada
facendo, disse loro: «Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio
dell’uomo sarà dato nelle mani dei gran sacerdoti e degli scribi.
Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili per farlo
schernire, flagellare e crocifiggere; e il terzo giorno risorgerà”.
1.
–Gesù, venendo dalla Galilea, non si dirige subito a Gerusalemme.
Compie prima molti miracoli, chiude la bocca ai farisei, parla ai
suoi discepoli della povertà, dicendo: “Se vuoi essere perfetto,
vendi quanto hai”, della verginità: “Chi è capace d’intendere,
intenda”, dell’umiltà: “Se voi non vi convertite e non
diventate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli”,
della ricompensa in questa vita: “Chiunque avrà lasciato case, o
fratelli, o sorelle, riceverà il centuplo in questo mondo”, e
delle ricompense nell’aldilà: “e avrà in eredità la vita
eterna”.
Solo
dopo aver dato tutti questi insegnamenti, si avvia verso Gerusalemme
e, prima di giungervi, parla ancora ai suoi discepoli della passione.
È naturale, infatti, che gli apostoli, non volendo che ciò accada,
si siano scordati di essa; perciò Gesù richiama continuamente alla
loro memoria l’evento allo scopo di preparare e di esercitare, con
questo reiterato richiamo, il loro spirito, e consolare la loro
tristezza. Necessariamente parla loro “in privato”, in quanto non
conviene che la notizia di tali eventi si divulghi tra la moltitudine
e se ne parli troppo chiaramente. Nessun profitto deriverebbe da tale
preannuncio. Se gli stessi apostoli ne restano turbati, tanto più si
spaventerebbe la folla. Voi mi chiederete: Ma la passione non è
stata mai predetta al popolo? Vi rispondo che, per la verità, è
stata predetta, ma in modo oscuro, allorché disse: “Disfate questo
tempio e io in tre giorni lo riedificherò”, oppure quando
dichiarò: “Questa generazione chiede un prodigio, ma non le sarà
dato altro che il segno del profeta Giona”, o, quando annunziò:
“Ancora per poco tempo sono con voi; mi cercherete e non mi
troverete”.
Ma
agli apostoli non parla oscuramente: come parlava loro di altri
argomenti con maggior chiarezza che alla folla, nello stesso modo
parla loro anche di questo. Voi potreste chiedermi allora a quale
scopo egli accenna al popolo della passione in termini così velati
che esso non è in grado d’intendere le sue parole. Gesù si
comporta così perché in seguito il popolo si ricordi che egli è
andato volontariamente alla passione, avendo piena consapevolezza e
non essendo
stato costretto da inevitabile necessità. Ai discepoli, al
contrario, predice la sua passione non per quest’unica ragione, ma
perché, come già vi dissi, fortificati nell’attesa, sopportino
più facilmente l’idea della sua morte, ed essa non li turbi e li
atterrisca come accadrebbe, invece, se la passione li cogliesse di
sorpresa, non essendo preventivamente informati. Perciò si limita
dapprima ad annunziar loro la sua morte; poi, dopo averli abituati a
quest’idea e averli esercitati in essa, rivela anche tutte le altre
circostanze, dicendo che sarà in mano ai gentili perché lo
scherniscano, lo flagellino. Dice loro queste cose affinché, quando
vedranno sopravvenire simili sciagure, attendano anche la
risurrezione preannunziata insieme. E giustamente merita d’essere
creduto anche nella predizione della risurrezione, proprio perché
non nasconde le sue sofferenze, neppure quelle che appaiono le più
ignominiose.





