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martedì 25 luglio 2017

San GIOVANNI CRISOSTOMO - COMMENTO AL VANGELO DI S. MATTEO - Discorso sessantacinquesimo – Mt. 20, 17-28



Nell’ascendere a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e, strada facendo, disse loro: «Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei gran sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili per farlo schernire, flagellare e crocifiggere; e il terzo giorno risorgerà”.

1. –Gesù, venendo dalla Galilea, non si dirige subito a Gerusalemme. Compie prima molti miracoli, chiude la bocca ai farisei, parla ai suoi discepoli della povertà, dicendo: “Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai”, della verginità: “Chi è capace d’intendere, intenda”, dell’umiltà: “Se voi non vi convertite e non diventate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli”, della ricompensa in questa vita: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, riceverà il centuplo in questo mondo”, e delle ricompense nell’aldilà: “e avrà in eredità la vita eterna”.
Solo dopo aver dato tutti questi insegnamenti, si avvia verso Gerusalemme e, prima di giungervi, parla ancora ai suoi discepoli della passione. È naturale, infatti, che gli apostoli, non volendo che ciò accada, si siano scordati di essa; perciò Gesù richiama continuamente alla loro memoria l’evento allo scopo di preparare e di esercitare, con questo reiterato richiamo, il loro spirito, e consolare la loro tristezza. Necessariamente parla loro “in privato”, in quanto non conviene che la notizia di tali eventi si divulghi tra la moltitudine e se ne parli troppo chiaramente. Nessun profitto deriverebbe da tale preannuncio. Se gli stessi apostoli ne restano turbati, tanto più si spaventerebbe la folla. Voi mi chiederete: Ma la passione non è stata mai predetta al popolo? Vi rispondo che, per la verità, è stata predetta, ma in modo oscuro, allorché disse: “Disfate questo tempio e io in tre giorni lo riedificherò”, oppure quando dichiarò: “Questa generazione chiede un prodigio, ma non le sarà dato altro che il segno del profeta Giona”, o, quando annunziò: “Ancora per poco tempo sono con voi; mi cercherete e non mi troverete”.
Ma agli apostoli non parla oscuramente: come parlava loro di altri argomenti con maggior chiarezza che alla folla, nello stesso modo parla loro anche di questo. Voi potreste chiedermi allora a quale scopo egli accenna al popolo della passione in termini così velati che esso non è in grado d’intendere le sue parole. Gesù si comporta così perché in seguito il popolo si ricordi che egli è andato volontariamente alla passione, avendo piena consapevolezza e non essendo stato costretto da inevitabile necessità. Ai discepoli, al contrario, predice la sua passione non per quest’unica ragione, ma perché, come già vi dissi, fortificati nell’attesa, sopportino più facilmente l’idea della sua morte, ed essa non li turbi e li atterrisca come accadrebbe, invece, se la passione li cogliesse di sorpresa, non essendo preventivamente informati. Perciò si limita dapprima ad annunziar loro la sua morte; poi, dopo averli abituati a quest’idea e averli esercitati in essa, rivela anche tutte le altre circostanze, dicendo che sarà in mano ai gentili perché lo scherniscano, lo flagellino. Dice loro queste cose affinché, quando vedranno sopravvenire simili sciagure, attendano anche la risurrezione preannunziata insieme. E giustamente merita d’essere creduto anche nella predizione della risurrezione, proprio perché non nasconde le sue sofferenze, neppure quelle che appaiono le più ignominiose.

mercoledì 8 marzo 2017

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto - Commento di San Giovanni Crisostomo



Cristo aveva ordinato cose tanto grandi e alte, che potevano lasciar stupiti e senza parole; aveva comandato di essere al di sopra di ogni passione, aveva innalzato sino al cielo e aveva esortato a farsi simili, nella misura del possibile, non agli angeli e agli arcangeli, ma a Dio stesso, Signore dell’universo; egli, inoltre, voleva che non solo i suoi discepoli praticassero questo, ma che essi istruissero anche gli altri, li correggessero, e distinguessero i cattivi dai buoni, i cani da quelli che non lo erano (molte cose, infatti, sono occulte nell’uomo), affinché non si dicesse poi che quanto egli esige è troppo duro e insopportabile. Più tardi, infatti, Pietro avrebbe detto: «E chi dunque potrà salvarsi?», e anche gli altri suoi discepoli nello stesso passo: «Se tale è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene ammogliarsi».

Cristo, per evitare che anche ora si dica questo, avendo già fatto constatare in precedenza, attraverso molti ragionamenti tra loro concatenati e adatti a convincere, che i suoi precetti sono facili ed agevoli da compiere, insiste ancora su questo concetto e promette, a coronamento di ciò che ha detto appunto sulla facilità di attuare i suoi comandi, un conforto non ottenuto con sforzi e fatiche: l’aiuto, cioè, meritato con le assidue preghiere, cui egli esorta. Non dovete – dice in altre parole – contentarvi dei vostri sforzi, ma dovete anche implorare l’aiuto divino, che vi verrà concesso senza alcun dubbio e sarà sempre da presso, vi assisterà e conforterà nelle vostre battaglie, e vi renderà tutto facile. Per questo ordina di «chiedere», e promette di esaudirci. Solo che non comanda semplicemente di chiedere, ma vuole che le nostre preghiere siano ferventi e perseveranti: ecco il senso della parola «cercate». Chi cerca una cosa, bandisce tutte le altre dal suo animo, si occupa soltanto di quanto cerca, e non pensa a nessuno dei presenti. Ben comprendono quanto dico coloro che hanno perduto il loro denaro o i loro schiavi e li stanno cercando. Con l’altra parola «picchiate», Cristo vuol sottolineare la forza e la veemenza con cui dobbiamo accostarci a Dio e quale dev’essere l’ardore della nostra anima. Non abbatterti, o uomo, - sembra dire il Signore, - e non mostrare minor zelo per la virtù di quanto ne dimostri nel cercare denaro. Spesso cercando la ricchezza non la trovi e, malgrado questa incertezza, metti in moto ogni mezzo per farne ricerca. Qui, invece, ti è stata fatta la promessa che otterrai sicuramente quanto cerchi: eppure non mostri neanche la minima parte dell’ardore che hai nella ricerca delle ricchezze. E qualora non ottenessi subito quanto cerchi, non scoraggiarti. Proprio per questo Gesù dice «picchiate», in modo da farvi capire che, se non viene aperta la porta al primo colpo, dovete tuttavia rimanere là.

domenica 19 giugno 2016

Non giudicate, affinché non siate giudicati di San GIOVANNI CRISOSTOMO - Discorso ventitreesimo – Mt. 7, 1-20


Mt. 7, 1-20

1. – Ma come? Non dovremo, dunque, rimproverare chi pecca? Anche Paolo ci vieta di farlo, o meglio ce lo vieta Gesù Cristo per mezzo di Paolo, con queste parole: «Tu poi perché giudichi il tuo fratello?» {600}. «E chi sei tu che ti fai giudice del servo di un altro?» {601}. E ancora: «Perciò non giudicate di nulla prima del tempo, finché non venga il Signore» {602}. Ma perché, poi, in un’altra circostanza lo stesso Apostolo aggiunge: «Riprendi, correggi, esorta»? {603} E altrove ripete: «Quelli che peccano, riprendili alla presenza di tutti» {604}. E Cristo dice a Pietro: «Se il fratello tuo ha peccato contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo. Se poi non ascolta, prendi con te un’altra persona; se neppure così dà ascolto, dillo alla Chiesa» {605}. Perché Cristo invita tante persone, non soltanto a rimproverare, ma anche a punire coloro che peccano? Egli ordina, infatti, di considerare il peccatore ostinato, che non dà ascolto a nessuno, come il gentile e il pubblicano {606}. E perché ha dato anche le chiavi del cielo ai suoi apostoli? Se essi non possono giudicare, non hanno nessuna autorità su alcuno e, perciò, invano hanno ricevuto il potere di legare e di sciogliere. E d’altra parte se ciò prevalesse, la libertà cioè di peccare senza che nessuno ci rimproveri, tutto precipiterebbe in rovina, sia nella Chiesa, come nelle città e nelle famiglie. Se il padrone non giudicasse il suo servo, e la padrona la sua domestica, il padre il proprio figlio e l’amico il suo amico, la malvagità di certo aumenterebbe. E non soltanto l’amico deve giudicare l’amico, ma noi dobbiamo giudicare anche i nemici, poiché non facendolo non potremo mai sciogliere ed eliminare l’inimicizia esistente fra loro e noi, e tutto sarebbe sconvolto.
Qual è dunque il senso preciso di queste parole del Vangelo? Esaminiamole con cura, in modo che nessuno sia tentato di vedere in questo comando, che costituisce un rimedio di salvezza e di pace, uno strumento di sovversione e di turbamento. Soprattutto attraverso le parole che seguono, Cristo dimostra la forza e l’efficacia di questo precetto: «Perché – egli chiede – osservi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non badi alla trave che è nell’occhio tuo?». Può darsi che questa spiegazione appaia ancora oscura a molti spiriti pigri: io cercherò per questo di chiarirla, prendendo in esame il discorso. Mi sembra dunque che Cristo non vieti in senso assoluto di giudicare qualsiasi peccato, che non neghi questo diritto genericamente a tutti, ma a coloro che, pieni di un’infinità di vizi, condannano insolentemente gli altri per lievi colpe. E a me pare che qui egli voglia riferirsi anche ai giudei, che erano severi censori delle più piccole colpe del prossimo, mentre essi non si accorgevano di essere colpevoli di peccati ben più gravi. Questa stessa cosa, infatti, Cristo ripete verso la fine del Vangelo, rimproverando i giudei: «Affastellano carichi gravi e difficili a portarsi, e li impongono sulle spalle degli altri; ma essi non vogliono smuoverli con un dito» {607}. E ancora: «Voi pagate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e avete tralasciato le cose più gravi della legge: la giustizia, la misericordia, la fedeltà» {608}. Contro questi stessi giudei – mi sembra – Cristo parla ora con forza, reprimendo in anticipo le accuse che essi lanceranno contro i suoi discepoli. I farisei, infatti, li accusarono di peccato per delle cose che non erano affatto peccati, come il non osservare il sabato, mangiare senza lavarsi le mani e sedersi alla stessa mensa con i pubblicani; il che fu stigmatizzato altrove: «Col filtro togliete il moscerino e ingoiate il cammello» {609}. Ma Cristo stabilisce qui, contro tali giudizi, una legge comune e valida per tutti.

domenica 12 giugno 2016

Mt. 5, 38-48 - Io vi dico di non opporvi al malvagio. - Discorso diciottesimo di San GIOVANNI CRISOSTOMO


                                         

 
Avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Io invece vi dico di non resistere al maligno; ma a chi ti percuote sulla guancia destra, presenta anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello {482}.

1. – Vedete, fratelli, che Gesù Cristo non parlava dell’occhio del corpo quando ci comandava di strapparci l’occhio che dà scandalo ma che, con tale espressione, indicava coloro la cui amicizia ci nuoce e che possono gettarci nel baratro della perdizione? Come potrebbe, infatti, ordinare per legge di strappare il nostro stesso occhio colui che, pur usando qui una iperbole così forte, non ci permette di cavare l’occhio neppure al nemico che ci ha strappato il nostro?
Se d’altra parte qualcuno biasima la legge antica, in quanto essa ordina di vendicarsi esigendo «occhio per occhio e dente per dente», a me pare che costui non comprenda né la saggezza che il legislatore deve avere, né le diverse circostanze dei tempi e neppure il vantaggio che è derivato agli uomini da questa divina condiscendenza alla loro debolezza. Se voi considerate in quali condizioni era il popolo, in quali disposizioni d’animo viveva e vi ricordate in quale epoca fu data questa legge, potrete facilmente riconoscere che unico e identico è l’autore del vecchio e del nuovo Testamento e che molto opportunamente egli ha istituito sia l’uno che l’altro, contemperando le leggi con i tempi. Se avesse fin dall’inizio istituito le elevate e sublimi leggi evangeliche, gli uomini non avrebbero accolto né la legge antica né quella nuova: proclamandole, invece, in tempi diversi, e istituendo ciascuna nell’epoca più adeguata, si è servito sia dell’una che dell’altra per rinnovare tutta la terra. D’altra parte, dando quel comando, non era certo perché voleva spingere gli uomini a strapparsi gli occhi a vicenda ma, al contrario, perché voleva trattenere le loro mani, impedendo di usarsi reciprocamente violenza. La minaccia di questa pena era un freno all’ira; il Signore cominciava così a seminare a poco a poco, ma in profondità, una certa saggezza nel mondo, ordinando che gli uomini si accontentassero di una vendetta uguale al male che avevano subito, anche se chi aveva per primo arrecato ingiuria meritava una pena più grave e un’equa giustizia. Ma, poiché Dio voleva fin d’allora temperare la giustizia con la misericordia, condannava colui che aveva peccato di più a una pena minore di quella che si meritava, insegnando in tal modo ad avere molta pazienza nel sopportare i mali di cui soffriamo.

sabato 6 giugno 2015

Giovanni Crisostomo - De inani gloria et de educandis liberis



Trattato
La vanagloria
1. Ora fece qualcuno ciò che richiesi? Pregò qualcuno Dio per noi e per tutto il corpo della chiesa, cosicché si spegnesse l’incendio generato dalla vanità, che ha guastato tutto il corpo, ha diviso un solo corpo in molte membra ed ha lacerato l’amore?
Infatti come una belva piombata su un corpo nobile e delicato ed incapace di difendersi, così vi ha conficcato i denti lordi ed iniettato il veleno e diffuso un grande fetore ed alcune parti, dopo averle mutilate, ha gettato via, altre ha dilaniato, altre ha divorato. Ed anche se fosse stato possibile vedere con gli occhi la vanità e la chiesa, qualcuno avrebbe visto uno spettacolo miserando e molto più penoso di ciò che avviene negli stadi: il corpo gettato via, quella che sta ritta sopra e guarda da ogni parte e respinge chi la assale e non si allontana mai né desiste.
Chi dunque caccerà questa fiera? È compito di colui che stabilì questa lotta di inviare, invocato da noi, i suoi angeli, e, dopo aver chiuso come con freni la sua bocca ardita e sfrontata, di cacciarla in questo modo. Ma colui che stabilì la lotta farà questo allorquando non la ricercheremo, una volta cacciata; se invece la manderà via, ordinando che quella fiera per noi terribile stia lontana, e noi, dopo essere stati salvati e dopo che quella sarà stata cacciata nel suo antro, levatici con mille ferite la cercheremo di nuovo, la desteremo e la ecciteremo, allora egli non avrà più pietà di noi e non ci risparmierà: "Chi infatti avrà pietà di un incantatore morsicato da un serpente e di tutti coloro che si accostano alle fiere?".
2. Che fare allora? Come potremmo liberarci del cattivo e malvagio demonio? Infatti è un demonio che ha un aspetto amabile.

venerdì 27 febbraio 2015

“Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” di San Giovanni Crisostomo


Questo proclamo, questo attesto, questo dico a voce alta: Nessuno di coloro che hanno un nemico osi avvicinarsi alla sacra mensa e ricevere il Corpo del Signore! Nessuno che si avvicina abbia un nemico! Hai un nemico? Non avvicinarti! Se vuoi farlo, vai prima a riconciliarti, poi ricevi il sacramento. Non sono io a parlare così, è il Signore che lo dice, lui che è stato crocifisso per noi; per riconciliarti a suo Padre non ha rifiutato d’essere immolato né di spargere il suo sangue; e tu, per riconciliarti con tuo fratello, non vuoi neanche dire una parola e prendere l’iniziativa di andare a trovarlo? Senti cosa dice il Signore a proposito di coloro che fanno come te: “Se presenti l’offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…”. Non dice: “Aspetta che venga a trovarti o che riceva la visita di un tuo amico come intermediario”, oppure: “Mandagli un altro”, ma dice: “Tu, in persona, corri da lui!”. “Vattene – dice – va’ prima a riconciliarti con tuo fratello”. Incredibile! Dio non si considera disonorato di veder abbandonato il dono che gli stava per venir offerto, e tu ti ritieni disonorato di fare il primo passo per riconciliarti con tuo fratello. Che scusa puoi trovare per un simile comportamento? Se vedi uno dei tuoi membri tagliato, non fai di tutto per riattaccarlo al corpo? Agisci allo stesso modo per i tuoi fratelli: quando li vedrai separati dalla tua amicizia, cerca subito di riportarli a te, non aspettare che si presentino per primi, ma tu, per primo, cerca di farlo.