Pagine statiche

martedì 20 maggio 2014

LA VITE E I TRALCI - Louis Bouyer



Da circa vent'anni, Louis Bouyer, un tempo pastore luterano, ora prete dell'Oratorio, svolge un'assidua attività di teologo e di storico a servizio della Chiesa di Cristo. Si è impegnato in tutti i settori della ricerca cristiana, pubblicando un gran numero di opere di alto livello, molte delle quali hanno stimolato l'aggiornamento liturgico e l'attività ecumenica, già prima del Concilio. Eccelle nel far risaltare la novità radicale del Vangelo, del mistero e del culto cristiano e, contemporaneamente, il loro stretto collegamento con la Rivelazione vetero testamentaria. Egli si applica con particolare cura, nell'insegnamento e negli scritti, a discernere, tra le tendenze attuali, quelle che corrispondono all'essenza di un cristianesimo molto esigente, del quale sottolinea volentieri il carattere trascendente ed escatologico.

Il simbolo della vigna era familiare ai giudei. Il Vecchio Testamento se ne serviva spesso per indicare iI popolo di Dio e descrivere le cure di cui era oggetto da parte del Signore. Nei sinottici Gesù l'utilizza con lo stesso senso. Ma nel Vangelo di Giovanni, identificandosi con la vera vite, egli dichiara che il vero Israele è in lui e che ne fanno parte solo quelli che sono uniti a lui... I profeti allora parlavano di una vigna, invece adesso si tratta di un unico ceppo di vite: l'immagine si è ridimensionata, quasi condensandosi, per poter trasmettere la rivelazione dell'unità nell'amore.
Gesù non vuole solo dichiararsi unito ai suoi, ma formante una cosa sola con essi: non è solamente la fonte della loro vita, ma è unito a loro ed essi a lui. In questo modo vivono talmente integrati col suo essere al punto da costituire con lui un unico organismo vivente. Si può dire che qui Gesù non si considera più come un individuo, ma come un «vivente» collettivo, e tuttavia perfettamente uno, che abbraccia tutta l'umanità rigenerata in lui. E' un concetto analogo alla dottrina di Paolo sulla Chiesa, corpo mistico di Cristo: capo o membra non sono elementi separati, e così avviene di Gesù e dei suoi. Ma l'immagine della vite spinge ancora oltre l'assimilazione: nelle parole Io sono la vera vite, non si tratta più di due elementi complementari, ma di una sola persona divina. La sua incarnazione, partendo dal tronco che è l'uomo Gesù, si prolunga fino ai rami, in modo che l'unità vivente del tutto formi, secondo la splendida parola di sant'Agostino, «il Cristo totale», capo e membra.
Solo attraverso Gesù la vite può affondare le sue radici proprio nel cuore della vita divina, ma è veramente la vita di Dio, quella che circola fino alle estremità dei tralci più lontani. E' in Gesù come nella sua sorgente, ma questa sorgente scaturisce solo perché ad essa si venga ad attingere. C'è a questo punto una doppia affermazione circa i tralci. Avulsi dal Cristo, nel quale invece debbono inserirsi organicamente, essi non possono portare frutto. In forma diversa, ma nella stessa luce eucaristica, è l'affermazione stessa che Gesù aveva enunciata dicendo: Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue non avrete in voi la vita (Gv. 6,53).
Ma d'altra parte, se sono nel Cristo, i tralci devono portar frutto, altrimenti saranno divelti dal tronco. Innestato sul Cristo, il fedele, che utilizza la grazia conferitagli da questa unità vitale, viene purificato, «potato» da Dio per poter portare frutti sempre più abbondanti. Chi invece si chiude all'azione vivificante della linfa dev'essere tagliato via ed eliminato. I tralci di Cristo devono portare frutto altrimenti saranno condannati al fuoco: ma il frutto che essi portano è ottenuto unicamente dalla loro appartenenza a Cristo ed è frutto suo.
Ma in che consiste questo frutto? Frutto dell'unità organica del Cristo e dei suoi è la loro unione nell'amore. Incarnandosi, Cristo ebbe in vista quest'unico fine: stabilire i suoi nell'amore, Come egli stesso è nell'amore del Padre. E come lui, in virtù dell'obbedienza, vive nell'amore del Padre, così anche i suoi obbedendo, vivranno nel suo amore.

Le quatrième évangile, «Bible et Vie chrétienne»