sabato 22 agosto 2026

Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli…(Mt 16,13-20) di San Giovanni Crisostomo

Venuto poi Gesù nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: « Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo »

Per quale motivo l’evangelista cita qui il nome del fondatore di questa città? Lo fa perché c’è un’altra Cesarea, quella chiamata di Stratone. Non è in quest’ultima città che Gesù interroga gli apostoli, ma a Cesarea di Filippo, dove li ha condotti lontano dai giudei, in modo che liberi da ogni preoccupazione possano dire liberamente quanto pensano di lui.

E perché Cristo non chiede subito che cosa pensino essi stessi della sua persona, ma domanda prima che cosa dice il popolo? Si comporta così perché, dopo che essi hanno espresso il pensiero della gente, rivolgendo loro la domanda: « Ma voi chi dite che io sia? », li eleva, con il tono stesso dell’interrogazione, a pensieri e sentimenti più elevati nei suoi confronti: così essi non cadranno nella bassa opinione e nelle idee ancora terrene della moltitudine. Ecco perché non ha posto loro una simile domanda all’inizio della sua predicazione. E aspetta anche a interrogarli dopo aver compiuto molti miracoli, dopo aver rivelato molte verità sublimi e aver dato tante prove della sua divinità e della sua uguaglianza con il Padre. Neppure chiede che cosa dicono di lui gli scribi e i farisei, sebbene i farisei e gli scribi siano andati spesso da lui per discutere. Domanda invece agli apostoli: « Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo », mostrando di voler conoscere il pensiero del popolo che non è corrotto. Difatti, anche se le sue idee sono più basse del conveniente, sono perlomeno prive di malizia, mentre l’opinione dei farisei è piena di malvagità.

mercoledì 6 agosto 2025

BASTA CON LE BUGIE!

Prima della sua conversione, il trentacinquenne canonico agostiniano Dirk-Henning Egger, del monastero di Paring, nei pressi di Ratisbona, era un giovane immerso nell'oscurità del mondo; grazie ad una decisione ispirata, sostenuto dalla Sacra Scrittura e attirato dall'amorevole esempio di una famiglia cattolica, ha conosciuto l'amicizia di Dio. Ecco il suo racconto.

Sono cresciuto in Baviera, a Mindelstetten, un piccolo luogo di pellegrinaggio dove è vissuta santa Anna Schffer. Quando ero bambino, nella mia famiglia prendevamo in giro le persone che andavano ogni giorno in chiesa, perché, anche se eravamo evangelici, praticamente noi vivevamo da atei. Io non sapevo nulla di Dio e di Gesù e tutto quello che era cattolico era strano per me. Poi abbiamo cambiato casa diverse volte e nell'adolescenza è stato difficile farmi degli amici. Rosso di capelli, timido e introverso, a scuola ero vittima di bullismo. Così mi sono sempre più rinchiuso, incapsulato in me stesso e avevo una sola via d'uscita: la musica. 

sabato 14 giugno 2025

Nessun sacrificio era troppo grande

 


Dal 20 maggio 1990, giorno della beatificazione di Pier Giorgio Frassati (1901-1925), la sua immagine, svelata allora in Piazza San Pietro, è conosciuta in tutto il mondo: un giovane uomo di bell'aspetto tra le cime alpine, in tenuta sportiva e scarponi da montagna, con la pipa all'angolo della bocca, appoggiato al suo bastone. A prima vista, dietro l'aspetto naturale di questo allegro alpinista, non si sospetterebbe un Beato. Ma a conoscerlo meglio, si scopre in lui un giovane eroicamente amorevole, di cui il santo Papa Giovanni Paolo II ha detto: "È un uomo del nostro secolo, un uomo moderno, un uomo che ha amato tanto! ". O con le parole della sorella Luciana: "Tutto ciò che aveva in tasca era per gli altri; così come tutto ciò che era nel suo cuore" .

Nato a Torino nel 1901, Pier Giorgio crebbe insieme alla sorella minore Luciana nel benessere borghese del Regno d'Italia. Suo padre Alfredo Frassati, fondatore e direttore del quotidiano "La Stampa", che grazie al suo impegno divenne uno dei maggiori quotidiani d'Italia, era molto occupato e raramente a casa. Sua madre, pittrice di professione, educò i figli molto severamente.

martedì 4 marzo 2025

Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini per essere da loro ammirati (Mt. 6, 1-15) di San Giovanni Crisostomo



1. – Gesù Cristo affronta ora e bandisce per sempre la più tirannica di tutte le passioni: il furioso amore della vanagloria, che tormenta anche gli uomini retti. Non ne ha parlato sinora, perché sarebbe stato superfluo, prima di averci convinti a fare i nostri doveri, prima di insegnarci il modo in cui dobbiamo compierli e continuare poi a praticarli. Ma, dopo aver ispirato l’amore per la virtù, allora egli si preoccupa di distruggere questa passione rovinosa che sopravviene e che aggredisce appunto la virtù. Questa malattia, infatti, non nasce di colpo e come per caso nella nostra anima, ma si sviluppa solo dopo che abbiamo già adempiuto con fedeltà molti precetti. Era necessario che Cristo, prima di tutto, piantasse nel nostro cuore le radici della virtù e togliesse poi questa passione, che corrompe i suoi frutti. Osservate da dove egli comincia: dall’elemosina, dalla preghiera e dal digiuno, perché è di solito in questi esercizi virtuosi che si compiace maggiormente la vanità. Proprio di queste cose, infatti, si inorgogliva il fariseo, quando diceva: «Io digiuno due volte alla settimana e do la decima di tutto quanto posseggo» ; ed era pieno di vanagloria anche nella preghiera perché la faceva con ostentazione. Siccome non c’era nessun altro presente se non il pubblicano, egli lo indicava dicendo: «Io non sono come gli altri uomini e neppure come questo pubblicano» . Osservate ora come Gesù comincia a parlare e come questa passione sia paragonata a una belva, che dà grave turbamento ed è capace di cogliere di sorpresa quelli che non vegliano con zelo si di sé.

giovedì 17 ottobre 2024

Dio esige che gli rendiamo gloria, perché questo si traduce nella nostra felicità… di Don Dolindo Ruotolo

 

Le vie degli uomini sono agli antipodi di quelle di Dio, perché l'uomo guarda al proprio interesse momentaneo, e Dio guarda a quello eterno; l'uomo si preoccupa della propria gloria e Dio guarda l'esigenza della sua gloria, che diventa per le sue creature medesime diffusione di beni e di misericordie.

Il Signore non ha bisogno di noi, ma desidera i nostri omaggi, il nostro amore e la nostra dedizione a Lui, perché tutto questo si traduca nella nostra felicità. La sua gloria, diffusa nell'universo, ce lo fa conoscere e ci avvicina a Lui; la sua gloria, manifestata a noi, ci attrae nella sua volontà e ci fa vivere di Lui; la sua gloria, rifulgente negli atti stessi della giustizia, ci fa sentire che Egli solo è tutto e che a Lui solo dobbiamo tendere. La gloria di Dio ad intra è lo splendore della sua vita, ad extra è lo splendore della sua bontà che si diffonde. I nostri omaggi e la gloria che gli doniamo sono come nubi che si formano in alto e ricadono in pioggia sopra noi stessi. Ogni concentrazione nella nostra gloria, invece, è una perdita, più o meno grave e disastrosa a seconda della nostra stoltezza; la caduta angelica e quella umana sono la documentazione di questa verità. Dio non può avere, nel creato, delle immagini materiali che lo manifestino, ma si può dire che la sua gloria è la fulgente statua della sua realtà, come la gloria delle creature è l'idolo abietto che lo sfigura e lo rinnega.

sabato 13 luglio 2024

"Guidami, Luce gentile, nel buio!"

Quando, nel 1845, grazie al contributo del passionista p. Dominic Barberi, l'illustre anglicano John Henry Newman (1801-1890) fu accolto nella Chiesa Cattolica, nessuno poteva immaginare che un giorno sarebbe diventato un sacerdote cattolico oratoriano, un cardinale, un santo e un importante teologo, la cui vita e le cui opere avrebbero influenzato in modo permanente generazioni di credenti. Dopo la sua conversione, molti si chiesero cosa lo avesse spinto ad abbandonare i suoi amici, i suoi parenti e una posizione di spicco all'Università di Oxford. Nella sua autobiografia "Apologia pro vita sua", ancor oggi un classico spirituale e letterario, Newman espose una serie di motivi che lo portarono ad essere fermamente certo che solo nella Chiesa Cattolica si può trovare la pienezza della verità. Quanto quest'uomo sensibile e riservato si fosse lasciato guidare da Dio, fin da quando era un giovane religioso anglicano, è evidente dalle parole della sua famosa poesia: "Guidami tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda... sii tu a condurmi! ... Non chiedo di vedere ciò che mi attende all'orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente".

Diamo ora uno sguardo ad alcune tappe dell'avventura intellettuale e spirituale che portò Newman nella Chiesa di Roma.

giovedì 16 maggio 2024

Il semplice Rosario: una potenza?

Dal 1884, ottobre è il mese del rosario. Fu Papa Leone XIII, che solo sul tema del rosario scrisse 12 Encicliche e molte Lettere apostoliche, a voler introdurre questa particolare devozione per questo mese. Ma perché il Papa attribuì così grande importanza ad una semplice preghiera, che in gran parte consiste solo nella ripetizione delle Ave Maria? Perché era consapevole, e lo aveva sperimentato concretamente, che la Chiesa e il mondo erano e sono gravemente minacciati dal maligno. Ed oggi, più che mai prima, ci troviamo immersi in questa lotta spirituale mondiale. Subito dopo il peccato originale, Dio ha promesso la vittoria sul serpente ad una Donna, Maria, e alla sua discendenza, Gesù; allora è chiaro che anche noi dobbiamo rivolgerci a questa Donna e ricorrere al suo aiuto, perché Dio stesso le ha dato un grande potere. È quindi facilmente comprensibile perché il rosario, nel quale, per così dire, afferriamo la mano della Madonna, abbia degli effetti così grandi. Di questo era convinta anche suor Lucia di Fatima, che nel 1958 ha affermato:

"Da quando la Vergine Maria ha dato una tale potenza al rosario, non c'è problema materiale o spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il rosario e l'offerta dei nostri sacrifici".

Guidano il gregge dando la mano a Maria

domenica 14 aprile 2024

San Joseph Vaz


Padre Joseph Vaz, affermava san Giovanni Paolo II il 21 gennaio 1995, era un grande prete missionario, appartenente ad una interminabile fila di ardenti messaggeri del Vangelo, missionari che, in ogni tempo, hanno lasciato la loro terra per portare la luce della fede ad altre genti... Padre Vaz era un vero erede di san Francesco Saverio; egli era anche un vero figlio della sua nativa Goa (India), distintasi per le sue profonde tradizioni cristiane e missionarie. Padre Vaz era un figlio dell'Asia che diventò un missionario in Asia. La Chiesa oggi ha bisogno più che mai di missionari come questi (sia uomini che donne) tra la gente di diversi continenti » (Omelia della Messa di beatificazione).

domenica 24 marzo 2024

San Junipero Serra - (Petra, Maiorca, Spagna, 24 novembre 1713 - Monterey, California, USA, 28 agosto 1784)

Durante un viaggio apostolico in California, nel 1988, San Giovanni Paolo II visitò la tomba di Junípero Serra, oggi onorato santo dalla Chiesa. Il Papa ha così chiarito il senso del suo pellegrinaggio: «Nei momenti cruciali delle vicende umane, Dio pone gli uomini nei quali confida in ruoli di importanza decisiva per lo sviluppo sia della Chiesa che della società. Ci rallegriamo ancora di più quando le loro conquiste sono accompagnate da una vita santa che può davvero essere definita eroica. Così è per Junípero Serra, che, grazie alla divina Provvidenza, divenne l'Apostolo della California. »

Una statua di questo umile sacerdote è presente a Washington nella sala delle statue del Campidoglio americano.

Junípero Serra nacque nel 1713 a Petra, sull'isola di Maiorca (la principale delle Isole Baleari, Spagna). Al battesimo ricevette il nome di Miguel José. I suoi genitori, Antonio Nadal Serra e Margarita Rosa Ferrer, erano contadini analfabeti, ma ricchi di fede e di vera carità. Da bambino, Miguel salutava i passanti secondo la pia formula locale, che diffuse in America e che sopravvive: “Amate Dio!” » A causa della sua salute fragile, i suoi genitori credono che non potrà fare il contadino o lo scalpellino, le due professioni dominanti nel villaggio. Individuando in lui delle doti intellettuali, gli permisero di frequentare la scuola gestita nel villaggio dai francescani. Il giovane vi rimase dieci anni come scolaro presso i francescani.

L'anima conta più del corpo

martedì 5 marzo 2024

La grandezza dell'anima dei bambini...

Quale consolazione devono essere state per Gesù le anime dei bambini che, nei loro cuori innocenti, seppero accogliere il suo amore e il suo vangelo molto meglio della maggior parte degli scribi e dei farisei, guide del popolo ebraico! Per questo il Signore, pieno di riconoscenza, proruppe in quella bellissima lode che ancora oggi commuove tutti noi: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. (Mt 11,25) Anche gli apostoli dovettero sopportare il rimprovero del loro Maestro quando volevano trattenere i bambini dall'andare a Lui, "a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli". (Mt 19,14)

Si, attraverso la loro purezza e spontaneità, spesso i bambini possono capire più facilmente e velocemente i misteri dell'amore di Dio e in genere li prendono più seriamente degli adulti. È quindi consigliabile dare molta importanza all'educazione religiosa dei bambini, perché non di rado il terreno per una vita santa viene preparato fin dalla giovane età.

domenica 28 gennaio 2024

Un incontro molto proficuo...

Durante le riprese di un film, il famoso attore britannico sir Alec Guinness (1914-2000) poté sperimentare quanto la fiducia spontanea e innocente di un bambino possa confortare e trasformare qualcuno nell'intimo. La guarigione miracolosa di suo figlio condusse poi l'attore nella Chiesa Cattolica. 


Alec Guinness è stato uno degli attori più geniali e versatili del XX secolo. Nel 1959, per i suoi meriti artistici, la regina Elisabetta II lo insignì del titolo nobiliare, tuttavia il semplice e riservato gentleman, nato a Londra, era di umili origini e non aveva mai potuto conoscere suo padre. Per tutta la vita Alec si portò dietro questa ferita aperta e profonda.

giovedì 11 gennaio 2024

MEDITAZIONE SUL LIBRO DI GIOBBE Capitoli 1-42 di Eugenio Pramotton - La santità di Giobbe - Un principio di giustizia violato - Le due fasi della prova di Giobbe - La protesta di Giobbe - Gli amici di Giobbe - L’inizio di una disputa infuocata - La paura di Dio - Come può essere giusto un uomo davanti a Dio? - Giobbe fa saltare i nervi ai suoi amici ...


La vita dell'uomo è un dramma, e quale dramma!”, diceva don Divo Barsotti. Uno dei segni che questo dramma raggiunge livelli non comuni è quando chi vi è coinvolto preferirebbe morire piuttosto che vivere; è allora quasi inevitabile trovarsi coinvolti in un dialogo simile a quello di Giobbe con i suoi amici. C'è negli amici un sincero e lodevole desiderio di dare un po' di conforto, di suggerire qualche atteggiamento, preghiera, proposito o considerazione nella speranza di vedere uscire quanto prima il loro amico da uno stato di sofferenza estrema. Ecco allora la proposta di recitare una speciale preghiera di abbandono, il suggerimento di non tenere dentro le cose, ma di raccontare il proprio dramma al Signore, di offrire tutto così sarà lui a caricarsi buona parte del peso… di fare una novena a questo o quel santo, di costringere il Signore a rispondere entro una certa data… di abbracciare non la croce, ma il Crocifisso, di non rimanere solo, di non lasciarsi prendere dalla depressione, di andare per un po' di tempo da qualche parte, di curare il giardino, la vigna o le patate… adesso non capisci quanto ti sta succedendo, ma lo capirai in seguito… in realtà questa è un'occasione di crescita, di purificazione, i dolori sono come quelli del parto, poi nascerà qualcosa di nuovo… Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande...