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sabato 20 settembre 2014

DAMMI IL TUO CUORE FERITO



LA CONFESSIONE: PERCHÉ? COME?

P. SLAVKO BARBARIC

PRESENTAZIONE

Dopo il compendio "Pregate con il cuore" , ecco ancora una riflessione del dott. Fra Slavko Barbaric, che fa appello anch'essa al cuore. Infatti, siccome quest'organo si pone quale centro vitale di tutto l'essere umano e della sua esistenza, è facile dedurne che anche questa meditazione avrà per oggetto uno dei perni fondamentali della realtà cristiana. Nel lavoro precedente tale realtà si realizzava con la preghiera; in questo, invece, si esplica nel sacramento della Riconciliazione, ovvero: la Santa Confessione.

Per il cristiano convinto questo Sacramento è parte essenziale e centrale della propria vita di credente, perché una vita che si professi tale è inimmaginabile senza la costante rappacificazione con Dio e con gli uomini. E questa conciliazione non si ottiene con nessun compromesso verbale, come avviene per i politici, ma con la totale trasformazione della propria coscienza e si realizza appunto mediante la Confessione correttamente effettuata.

Invece, esiste il timore considerevole che i credenti non comprendano tale Sacramento come si dovrebbe e come è spiegato secondo lo spirito del Santo Vangelo. Molto spesso esso viene inteso in modo estremamente generico e, senza dubbio, fuorviante. Così, per esempio, non sono rari i casi in cui si affronta questo Sacramento alla stregua di un processo che si deve subire e, faticosamente, superare! Quando poi in certi ambienti si comincia a parlare di Confessione, spesso si sente dire e si conclude che essa non consiste in altro che nel rivelare il proprio peccato ed attendere la penitenza e la relativa assoluzione. E coloro che ritengono di non essere in peccato o che addirittura ne sono convinti, mettono in rilievo il fatto che non hanno ucciso nessuno, che non hanno rubato niente e non hanno bruciato nulla al proprio vicino, per danneggiarlo. Tutto ciò si può anche ritenere collegato con il Sacramento, ma in questo caso già si manca di annoverare i peccati di omissione.

Altri poi, che si ritengono più liberi, aggiungeranno che la Confessione è un inutile peso e si domandano perché non ci si può confessare direttamente con Dio anziché con il suo mediatore, il sacerdote, che è un uomo come tutti gli altri.

Simili riflessioni chiarificano quanto si è già affermato, che cioè la Confessione si prende con troppa leggerezza ed in maniera errata! La Confessione è, infatti, prima di tutto un incontro dell'uomo, nella sua condizione di peccatore, con la infinita e misericordiosa CARITA' DI DIO: proprio come ci viene descritto nella parabola del FIGLIOL PRODIGO che ritorna al PADRE BUONO. La confessione è, inoltre, un indefinibile atto di amore verso Dio e verso il prossimo: quell'Amore che costituisce il più grande comandamento della Legge di Dio. Dove andare contro l'amore costituirebbe per il cristiano il più grande peccato: quello di tradire il Vangelo stesso di Gesù!

D'altra parte solo chi non cade in errore contro l'amore sarebbe veramente un uomo senza peccato! Tant'è: come si è detto, sbaglierebbe di grosso chi volesse definire "senza peccato" una persona, solo perché non ha commesso alcuna cattiveria: si è peccatori, infatti, anche e solo se non si è compiuto totalmente il proprio dovere secondo la Legge dell'amore. Pertanto tutti siamo peccatori e tutti siamo feriti dal male. Per il ferito sono necessarie le medicine e le cure, come per il malato è essenziale la guarigione. Ebbene, questo è la Confessione: è la casa di cura e il "luogo di convalescenza". Essa guarisce il nostro cuore ferito. Cura il nostro essere malato. Il medico e guaritore è il Signore Dio, ma ne è mediatore il sacerdote, colui che confessa. Se si comprende la Confessione così come veramente si deve comprendere, la Confessione cristiana diventerà molto più profonda e più semplice da accettare.

Questa meditazione sulla Confessione di Fra Slavko Barbaric, che reca un titolo significativo, "Dammi il tuo cuore ferito", è un segno di fiducia nei confronti di questo insigne Sacramento! E anche di più. E' la vera linfa di un cuore caldo che brilla d'amore ed invita all'amore.

Queste pagine richiedono anche un po' d'attenzione. E' possibile, infatti, che i lettori che pregano notino nella sezione dedicata alla preghiera, talune ripetizioni. Queste non devono costituire un elemento di disturbo. Esse sono infatti sinceri impeti dell'anima che non si possono ascrivere a nessuna norma letteraria. Perciò, se le ripetizioni sono un riflesso della fiamma dell'amore, come qui, allora non sono mai troppe. Nel sottotitolo apposto a questo scritto si legge che esso è particolarmente indicato per la confessione a Medjugorje. Non c'è dubbio, tuttavia, che sarà utile per tutti i credenti ed i sacerdoti in qualsiasi altro posto. Jakov Bubalo



IL NOSTRO CUORE E' COME UN FIORE

Marija Pavlovic, veggente, racconta: "Durante la preghiera mi è apparsa per tre volte l'immagine di un fiore. La prima volta era meraviglioso, fresco, coloratissimo. Ed io ne ero felice! Poi ho visto lo stesso fiore chiuso, appassito, aveva perduto completamente la sua bellezza. Ero triste! Ma, ecco una goccia d'acqua cadde sul fiore appassito ed esso subito riacquistò tutta la sua freschezza ed il suo fulgore! Ho cercato di capire che cosa potesse significare per me questa visione, ma non ci sono riuscita... Perciò decisi di chiederlo alla Madonna durante una delle Sue apparizioni. Le dissi: “Madonna mia, che cosa vuol dire quello che ho visto durante la preghiera? Che significato aveva quel fiore?” La Madonna sorrise e rispose: “Il vostro cuore è come quel fiore. Ogni cuore è meraviglioso nella bellezza creata da Dio. Ma quando sopraggiunge il peccato, il fiore appassisce ed il fulgore svanisce. Quella goccia caduta sul fiore per ravvivarlo, è il simbolo della Confessione. Voi, quando siete nel peccato, non potete aiutarvi da soli: vi serve aiuto”.

Caro amico! Sono sicuro che qualcosa, almeno, di questa esperienza narrata dalla veggente Marija faccia parte della tua realtà. Molte volte anche tu avrai sentito dire che il tuo cuore è come un fiore, palpitante di amore, di gioia e di pace; pronto a donare felicità agli altri e pronto ad amare chiunque, disinteressatamente. Ma, certamente, hai anche provato e vissuto momenti in cui esso appariva chiuso, ferito, appassito, senza felicità né speranza, senza pace né amore. Questi sono, purtroppo, i momenti più difficili e faticosi, sia per te stesso che per coloro che ti circondano. Ma poi è accaduto sempre qualcosa e, immediatamente, tu rinvigorito, hai cantato di nuovo, hai donato ancora felicità!

Questo libretto, nato dall'esperienza degli avvenimen­ti di Medjugorje, vuol essere un aiuto per il tuo cammino. Ti vuol aiutare a capire in che modo il tuo cuore può diventare e rimanere per sempre splendido, fiore in boccio, ricco di freschezza, pronto ad emanare un PROFUMO DI PACE e RICONCILIAZIONE. A Medjugorje molti cuori sono diventati così! Molte famiglie si SONO trasformate in oasi di felicità e di pace perché hanno sperimentato il rinnovamento della coscienza beneficata dalla rugiada della Misericordia di Dio discesa generosamente su ognuno!

Questo libretto desidera aiutarti per far sbocciare il fiore del tuo animo e a goderne i frutti: AMORE, BONTA', PERDONO, CARITA', PACE, BENEVO­LENZA, FORZA, SAPIENZA! Vuol esserti vicino per compiere assieme a te il lavoro fecondante e disin­quinante!

Solo i frutti dell'anima rendono l'uomo felice. E anche quando si sfioreranno gli abissi più profondi del peccato, l'intento di queste pagine non sarà per compiere su di te un atto di giustizia o per spaventarti, ma per accendere nuovamente in te l'entusiasmo per rinnovare la vita. Secondo la convinzione di milioni di credenti, la Madonna ci sta educando per il futuro. Ella ci sta conducendo nei Templi a Lei dedicati per festeggiare insieme i 2000 anni della nascita di Gesù. Perciò rimane con noi così a lungo! Come ha detto in un messaggio: "Io sono con voi così tanto tempo perché voglio insegnarvi come si ama".

Se questo libretto si rivelerà realmente il frutto della scuola della Madonna, allora nessuno si sentirà condannato e tutti potranno trovare la forza per cominciare ad amare Dio, che è Perdono ed Amore. Non ho mai sentito che qualcuno è tornato da Medjugorje con la "paura di Dio". Anzi molti hanno asserito: "Subito ho capito che Dio è amore, carità e perdono". Tanti hanno ricominciato ad amare il Signore che è Padre e che tiene al bene dei suoi figli, che con serenità attende e viene incontrato da tutti.

Questo libretto, dunque, vuole aiutare tutti noi ad incontrarci con Dio che crea e rinnova, che ama ogni sua creatura e si rattrista per chi ha timore di Lui! Questo libretto vuole essere semplicemente quello che i messaggi della Madonna costituiscono per la parrocchia di Medjugorje (validi per tutti coloro che vogliono accoglierli): un incoraggiamento lungo il cammino che conduce alla PACE. Alla luce del messaggio si può affermare: "Nessuno ha il diritto di avere dei dubbi, di disperarsi, di spaventarsi, di smettere di andare avanti".

Si sente spesso la domanda: "Perché la Madonna nei suoi messaggi non rimprovera più?! Perché non mostra più al mondo i disagi ed i peccati, da cui hanno origine tutti i problemi?".

La risposta è chiara: la Madonna è Madre. Ha fiducia nei suoi figli, Lei sa che i suoi figli conoscono ciò che non è buono e ciò che non è giusto. Ma sa anche che molte volte è più facile discernere "che cosa non si può" da quello "che si può e si deve fare"! Per questo è sempre positiva, incoraggia sempre, esorta e non si stanca mai.

E quando si percorre la strada giusta al seguito della Madonna, allora si svelano le paure che sorgono dal peccato, l'uomo si decide più facilmente alla battaglia contro il male e la distruzione che lo accompagna!

Sono convinto che tutti potranno provare quello che Ella ci ha detto: "Fate quello che vi dico e non vi pentirete mai"!

ESPERIENZA PERSONALE

Credo che ognuno di noi si sia posto una domanda che lo ha torturato e ancora lo tortura: "Perché esiste il peccato? Perché ci sono cose proibite e che si considerano peccato?".

Sono convinto che solo pochi di noi sono stati esentati dal dubbio: "Può darsi che il peccato sia solo un'invenzione creata solo per farci spavento, per tenerci legati, per imporci più facilmente degli ordini". Non abbiamo forse covato in qualche recesso della nostra anima il dubbio che il peccato lo hanno creato i vecchi, i genitori, i preti, la Chiesa o altri che si sono riferiti a Dio per esercitare con maggior facilità il proprio potere?

Può darsi che tutto appaia più chiaro se vi racconto dell'esperienza che porto dentro di me.

Fin dagli anni di seminario mi torturava un interrogativo che pure sembrava tanto semplice: "Perché qualcosa è peccato?". Non ho mai osato porre questa domanda agli altri perché pensavo che essa avrebbe potuto farmi diventare, se non stupido, sicuramente ateo. Eppure tale quesito, come un'ombra nera, mi ha perseguitato e tormentato durante tutti gli anni di studio.

Quando sono diventato sacerdote ho cercato di prendere seriamente la Santa Confessione. Ma il mio interrogativo si faceva più complesso. Ascoltare le molte esperienze altrui faceva sì che avvertissi nel mio intimo che parecchi non avessero compreso veramente in che cosa consiste il peccato. E quando si confessavano, passavano facilmente oltre, per cui non si aveva la certezza che fosse sincero pentimento.

Da giovane sacerdote, poi, ho avuto una profonda crisi. Mi chiedevo: "Perché la Confessione?". Dall'altare si annuncia la lieta novella. Si parla di peccato e si prega affinché si arresti l'abitudine al peccato. Eppure, molto di rado sentivo qualcuno in confessione riferirsi alla Parola di Gesù o all'Omelia e dimostrarsi convinto dell'urgenza di smettere di peccare. Mi sono allora chiesto nel profondo della mia anima: "Che senso ha fare le prediche? Perché confessare?" Tentavo di vedere almeno qualche differenza tra una confessione e l'altra. E poiché non riuscivo mai a distinguerne una, la domanda dentro di me diventava sempre più complessa ed intricata.

Ora mi rendo conto che qui ha inizio il dramma del ministero del sacerdote, cioè quando egli non riesce a dare un'identità, un significato alla sua missione. Allo stesso modo anche molti cristiani hanno difficoltà con la confessione, soprattutto i giovani! Incontrano gli stessi ostacoli! E si ripropone lo stesso dramma: "Perché devo raccontare quello che mi succede al sacerdote?".

Accade quindi che molti si limitano solo a cose superficiali, considerano l'apparenza e non la sostanza, così che nascondono e tacciono ciò che è realmente essenziale. E' successo di sicuro a tutti i giovani. Particolarmente negli anni di maturazione e dello sviluppo in generale. E' proprio in questo periodo, infatti, che parecchi hanno smesso di confessarsi. Ed ecco così l'amarezza e l'inquietudine del sacerdote: coloro che si devono confessare non si confessano e, quelli che lo fanno, prendono la cosa con faciloneria e leggerezza!

Mi ricordo bene di una credente che mi aveva chiesto di parlare della Confessione, mettendo però bene in chiaro il fatto che non voleva confessarsi. La sua prima domanda fu: "Perché mi devo confessare ad un sacerdote che è un uomo come me? Io lo faccio direttamente con Dio".

Mi sono fermato un momento. Sono rimasto stretto in una morsa. Questa era anche la mia domanda!... Non sapevo nemmeno io come rispondere. Allora le ho detto: "Anch'io ho lo stesso problema con la Confessione. Perché le persone si devono confessare ad un sacerdote che è solo un uomo? Può darsi che sia solo perché i sacerdoti sono curiosi e vogliono scoprire quello che avete fatto! Penso che nessuno dica poi qualcosa di nuovo. Il sacerdote conosce tutti i peccati, tutti i fatti degli uomini. Questo è il mio problema anche dal mio punto di vista!".

Allora, anche lei si è fermata e nello stesso momento ci siamo capiti: qui nel Sacramento c'è qualcosa di diverso.

Non si tratta semplicemente del perché confessarsi, ma anche di qualcosa di più profondo.

Si tratta di un incontro, il più straordinario che ci sia: l'incontro con Cristo che è nel più meraviglioso dei modi l'incontro tra il ferito ed il medico, tra il peccatore ed il Santo, tra l'offeso ed il Consolatore, tra uno che è degradato e Colui che risolleva i degradati, tra uno che ha fame e Colui che sazia ogni digiuno, tra uno che si è perso e Colui che lascia le novantanove pecorelle per cercare quella sola smarrita!

Insomma, l'incontro tra uno ormai al buio e Colui che afferma di essere la Luce.

Tra uno che è senza strada e Colui che disse di essere la Via.

Tra uno che è morto e Colui che assicura di essere la Vita.

Tra il solitario e Colui che vuol essere l'amico più vero. Parlammo molto e allo stesso tempo guarivamo insieme e riuscivamo a penetrare il senso della confessione.

"Cari figli! Oggi desidero avvolgervi con il mio manto e condurvi tutti verso la via della conversione. Cari figli, vi prego, date al Signore tutto il vostro passato, tutto il male che si è accumulato nei vostri cuori. Desidero che ognuno di voi sia felice, ma con il peccato nessuno può esserlo. Perciò, cari figli, pregate e nella preghiera conoscerete la nuova via della gioia. La gioia si manifesterà nei vostri cuori e così potrete essere testimoni gioiosi di ciò che io e mio Figlio desideriamo da ognuno di voi. Vi benedico.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.2.1987).

CHIEDI ED ASCOLTA

In cerca di una prima risposta alle domande sulla Confessione e continuando a fare le confessioni, ho avuto la possibilità di incontrarmi con il più grande teologo del nostro secolo: Hans Urs von Balthasar. Gli ho detto: "Da quando sono a Medjugorje, ed anche prima, ho incontrato persone che vengono a confessarsi solo per attenersi ai messaggi che invitano a farlo mensilmente, però spesso mi hanno detto: “Non ho niente, ma sono ugualmente venuto a confessarmi”. Ho chiesto dunque al teologo: "Come bisogna comportarsi con questo tipo di pentimenti? Che cosa bisogna dire?" Egli mi ha sorriso ed ha risposto: "Non deve aver paura, padre. Quando dicono che non hanno nulla da confessare, ringraziate insieme ad essi il Signore perché non hanno peccati. E poi fate questa domanda: “Avete in ogni caso amato Dio più di tutte le altre cose? Ed il vostro prossimo come voi stessi?”.

Domanda ed ascolta! Perché, chi può dire di aver amato perfettamente? Finché non può affermare ciò, deve ammettere qualcosa e per questo deve chiedere perdono.

In quel momento ho capito le parole della Sacra Scrittura in cui si dice che anche l'uomo giusto compie il peccato sette volte: "State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproverarlo; ma se si pente, perdonargli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: mi pento, tu gli perdonerai" (Lc 17,3-4).

Perché succede facilmente anche quando si dice che non si odia nessuno e che si amano gli altri come se stessi. Si scopre che in verità ancora non si ama Dio più di ogni altra cosa. Penso che non esprimiamo una condanna quando diciamo che nessuno può dire mai: "Il mio amore è perfetto. Il mio sentimento di pace e la volontà di riconciliazione sono così perfetti che posso rispondere sempre più affermativamente alla domanda: “Hai sempre amato Dio più di ogni altra cosa ed il tuo prossimo come te stesso?”

Intanto, si badi bene, questo interrogativo non viene posto per scovare in ogni occasione il peccato, ma viene rivolto per trovare, sempre, il modo di operare un maggior bene. Mi sembra, infatti, che non si sottolinei mai abbastanza che il Cristianesimo non è una ricerca del peccato per poi spaventare l'uomo.

Il Cristianesimo non si è manifestato per giudicare gli uomini, ma è una realtà presente per la sua salvezza. Il Cristianesimo è, inoltre, la Luce che segue le tracce dell'uomo al buio. E' l'amore che si manifesta e salva l'uomo dall'odio, è la pace che si offre all'uomo agitato, è il tutto che si offre all'uomo agitato e torturato. La Carità che si dona a coloro che sono torturati con crudeltà. E' il perdono che si concede all'uomo distrutto dalla sua implacabilità.

Dunque, come il medico non è importante in quanto scopre la malattia, ma in quanto ne conosce la cura, così avviene per la cristianità nei confronti della Confessione. Il medico non è colpevole perché scopre la malattia, è invece degno di lode proprio perché scopre o riesce ad individuare il medicinale appropriato.

Può capitare che talvolta nella mente del malato si presenti il dubbio che la sua malattia sia stata causata dal medico. Ciò non è giusto e non aiuta a guarire dal male. Qualcosa del genere si può dire del Cristianesimo. Non per difenderlo, ma per comprenderlo con maggiore semplicità.

Quando il Cristianesimo parla di peccato o quando invita alla Confessione, non è per svelare il peccato, ma perché desidera offrire salvezza.

Donando salvezza, più facilmente si trova il peccato. Più facilmente si trova l'uomo distrutto. Il Cristianesimo non ha avuto origine da un malato e peccatore, ma da un sano e santo. Al Cristianesimo non serve l'uomo peccatore, ma per manifestarsi gli è assolutamente necessario l'uomo capace di crescere nell'amore ed in tutte le buone virtù.

In altre parole, la mia domanda e la domanda di molti credenti sulla Confessione è molto fondata, se consideriamo la Confessione solo dal punto di vista di un errore o di una trasgressione compiuti. Ma ciò non è la Confessione e neppure la missione universale del Cristianesimo. La Confessione serve ed è motivata come Sacramento della Riconciliazione. Poiché così l'uomo può crescere sino a giungere alla sua immagine di perfezione che è annunciata e realizzata in Gesù Cristo.

"Cari figli! Per questa solennità desidero dirvi di aprire il cuore al Signore di tutti i cuori. Datemi tutti i vostri problemi. Io voglio consolarvi nelle vostre prove. Desidero colmarvi di pace, di gioia e di amore di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (20.6.1985). "Cari figli! Vi esorto verso il prossimo, e soprattutto all'amore verso chi vi procura del male. Così, con l'amore, potrete apprezzare le intenzioni del cuore. Pregate ed amate, cari figli: con l'amore potrete fare anche ciò che vi sembrava impossibile. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! " (7.11.1985).

LA DOMANDA GIUSTA

Ed ora a voi che dite: "Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni", mentre non sapete cosa sarà domani!

Ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello. Ora invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è iniquo. Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato" (Gc 4,13-17).

Santa Teresa d' Avila nelle sue sante esperienze ha registrato anche questo aspetto: "E' facile essere combattuti tra bontà e cattiveria a favore della bontà. Ma quando il dibattimento interiore è tra ciò che è bene e ciò che è il meglio assoluto, allora la situazione è sicuramente diversa".

Se vogliamo comprendere fino in fondo questo concetto e farne l'esperienza, la domanda del cristiano non è: "Odi Dio o qualcuno degli uomini?" Perché l'odio è dettato dal male e distrugge ogni persona, indipendentemente dal fatto che uno sia credente o meno. La domanda del cristiano sarà: "Ami Dio più di ogni altra cosa ed il tuo prossimo come te stesso"?

Il Cristianesimo è, secondo il desiderio di Cristo, la scuola dell'amore. Se nasce una conversazione sull'odio, ciò deve verificarsi solo come un discorso riguardo ad una malattia che si deve evitare e debellare.

La domanda cristiana non è: "Hai rubato qualcosa ad altri, o ti sei appropriato di quello che non ti appartiene"?

La domanda cristiana sarà: "Hai fatto buon uso delle cose materiali che erano a tua disposizione"? Ciò significa che anche quando affermo "io non rubo" non ho risposto neppure lontanamente alla domanda cristiana su quello che faccio di bene con le cose che ho a mia disposizione.

E quando uno crede di poter dire: "Questo è mio, questo mi hanno lasciato i miei vecchi, non ho preso da nessuno la mia ricchezza, l'ho guadagnata con i calli delle mie mani", anche questo tale deve ammettere di non avere ancora raggiunto quel livello dell'amore cristiano che stimola ed esorta a fare delle cose un uso caritatevole e premuroso, attento e generoso!

La domanda cristiana non è: "Bestemmi Dio? Racconti bugie, chiacchiere e pettegolezzi?"

La domanda cristiana è: "Come ho impiegato e fatto uso del dono della favella?" E anche quando posso rispondere di non aver offeso nessuno, rimane col suo pungolo la vera richiesta cristiana: "Ho saputo ringraziare e glorificare Dio? Ho saputo dare consiglio agli altri, donare una parola di incoraggiamento, trattare in modo giusto e sereno i miei figli?"

Tutti abbiamo potuto qualche volta sperimentare la verità di queste domande e di queste riflessioni sulla nostra pelle; per esempio, se qualcuno ci passa accanto e non dice nulla e non saluta, noi restiamo offesi o delusi e ci sentiamo disprezzati, mentre quel tale continuerà ad affermare di non averci fatto alcun male!

Ma la vera questione non è se stavo distruggendo la vita mia e quella degli altri, bensì: " Che cosa ho fatto o non ho fatto affinché la mia vita e quella degli altri possa crescere nel bene?"

Quando comincio a riflettere in tal modo, comprendo subito perché si parla di alcoolismo, di droga, di eccessivo godimento dei cibi e di piaceri voluttuosi del corpo in genere. E' chiaro che bere non è peccato perché Dio ha creato la, sete e le bevande. Ma quando l'uomo si riduce in modo tale da non farsi più guidare dalle semplici necessità del corpo, bensì da qualche altra passione, allora distrugge se stesso ed il suo corpo. Annienta la sua possibilità di crescere. Egli blocca o impedisce il positivo. Entra nella fase di distruzione.

E' proprio perché esiste una simile fase di distruzione che il peccato assume significato crescente, ma sempre in relazione ai valori contrari di sano, buono, trasparente e generoso.

Sbaglia enormemente, dunque, il cristiano che ritiene di porre il suo essere esclusivamente in lotta contro il peccato. Allora egli si stancherà, diventerà pauroso, maldisposto, svogliato o perderà per sempre il senso della missione cristiana. E così la sua vita non sarà affatto diversa da quella di coloro che non conoscono Cristo.

Pensare di comprendere il Cristianesimo semplice­mente come lotta contro il peccato, ci condurrà alla stessa condizione di quel giardiniere che trascorre tutto il suo tempo a pulire il giardino dalle piante nocive, ma non si sforza mai di piantare un nobile albero da frutto. In questo senso il giardiniere dovrebbe chiedersi: "Perché è tutta la vita che pulisco il giardino eppure non cambia mai nulla? Sempre di nuovo la stessa malerba!" Forse perderà ogni entusiasmo e tutta la vita sarà per lui un peso. Invece, se nella terra pronta seminasse dei buoni semi, quelli comincerebbero a germogliare ed a crescere, ed egli non si stancherebbe tanto facilmente di pulire il giardino e di creare le condizioni migliori per un così brillante e nobile risultato!

Il Cristianesimo non si riduce allora ad una battaglia contro il peccato, ma è la battaglia a favore dei valori positivi. Una lotta che dura tutta la vita e che può richiedere sacrifici per potersi donare agli altri. Qui è tutta la bellezza della professione cristiana, degli esercizi cristiani, delle preghiere, dei digiuni, della Confessione, dell'invito ad eroici atti d'amore.

D'altronde, se qualcuno vi dicesse: "Dio mi ha dato le gambe per non farmi cadere", non sareste sicuramente d'accordo con lui, ma cerchereste di dimostrargli che le gambe servono per camminare, e non solo per non cadere. Ma se qualcuno dovesse rimanere nella sua convinzione, allora la sua condizione sarebbe quella, veramente avvilente, di dover stare seduto per tutta la vita. Perché, allorché decidesse di alzarsi, potrebbe effettivamente cadere.

E sarebbe un problema più grave per chi sta sempre seduto e non vuole muoversi, che non per chi, camminando, potrebbe talvolta anche cadere. Trasferito sul piano della nostra missione cristiana, possiamo chiederci: chi si danneggia di più, uno che per la paura di cadere non si alza, o uno che si alza, cammina e qualche volta cade?

"Cari figli! Voi siete troppo presi dalle cose materiali, e per esse perdete tutto quello che Dio desidera darvi. Vi invito a chiedere i doni dello Spirito Santo, che adesso vi sono necessari per poter testimoniare la mia presenza e tutto quello che io vi do. Cari figli, abbandonatevi totalmente a me, perché io possa guidarvi pienamente. Non preoccupatevi delle cose materiali. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (17.4.1986). "Cari figli! Oggi vi invito tutti a vivere l'amore verso Dio e verso il prossimo nella vostra vita. Senza amore, cari figli, voi non potete fare nulla. Perciò vi invito, cari figli, a vivere l'amore reciproco. Solo così potrete amare ed accettare me e tutti quelli che vengono nella vostra parrocchia: tutti sentiranno il mio amore attraverso di voi. Perciò vi prego, cari figli, di cominciare da oggi ad amare con amore fervente, con quell'amore con cui vi amo io. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! " (29.5.1986).

ECCOTI I DONI

Gesù ha raccontato molte parabole, con le quali ha commentato i segreti del Suo Regno. Una di tali parabole è anche questa dei talenti. Ecco come la racconta il Vangelo: "Avverrà come di uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.

Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.

Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco ne ho guadagnati altri cinque.

Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Presentandosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.

Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.

Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha i dieci talenti.

Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". (Mt 25,14-30).

Che cosa è importante qui osservare?

L' uomo con cinque talenti li fa fruttare e ne riceve altri cinque. Un altro che ne ha ricevuti due, ne guadagna ancora due e nuove città.

Quello con un solo talento non ha sperperato, e non ha perso il suo talento. Al contrario lo ha conservato e restituito al suo padrone, così come l'aveva ricevuto.

Invece il padrone non è contento di lui; gli riprende anche quello che gli aveva affidato in precedenza, e lo consegna ad uno degli altri servi per farlo fruttare ancora di più. Questa parola suona in modo molto strano e, si potrebbe dire, in modo ingiusto. Soffre sempre chi non possiede mai niente, mentre continua a guadagnare chi già ha tutto!

Invece, se questa parabola si osserva e si spiega alla luce del tema della Confessione, sarà semplice comprendere che non c'è nessuna ingiustizia da parte del padrone, ma una nuova comprensione del compito dell'uomo.

Solo colui che lavora, va avanti, cresce, non si fa spaventare da nulla; anche in caso di perdite, farà qualcosa di buono! Potrà crescere e sarà ricompensato. Chi vuole conservare i semi dei doni, già compie un grande peccato. Chi non cresce, già sta cadendo. "Chi sta fermo, deve stare attento a non cadere".

Da questa parabola possiamo capire perché la pigrizia è compresa tra i peccati principali. Qui non si pensa sicuramente a quando si dorme un'ora in più o quando si è in ritardo a scuola, o non si finiscono in tempo le cose che ci sono state ordinate. La pigrizia rientra nella condizione di collaborazione dell'uomo con Dio. Se collaboro allo sviluppo dei doni ricevuti sono diligente. Se poi non cerco di far fruttare i doni, sono pigro. Se sono pigro, vuol dire che non diventerò mai un uomo maturo creato ad immagine e somiglianza di Dio. Questa è la resistenza più forte all'adempiersi della volontà di Dio. Dio è geloso dei semi che ha posto nei nostri cuori. Per Lui non è la stessa cosa se noi ci comportiamo in un modo o in un altro. Che Padre sarebbe se per Lui non ci fosse differenza fra i modi in cui crescono i suoi figli o sul come vanno avanti? Che giardiniere sarebbe se gli resta indifferente che il fiore cresca solo a metà o raggiunga il pieno fulgore della sua bellezza? Sicuramente se ne rattristerebbe e si sentirebbe avvilito, perché avrebbe lavorato inutilmente e perché si sarebbe giocato la fiducia in sé. L'uomo è fatto in modo da poter crescere. Durante la creazione, Dio ha detto che tutte le cose sono buone. Ma ha detto anche "crescete". Questa è la legge divina. Questa è l'esigenza interiore di tutto ciò che ha creato, e soprattutto dell'uomo. Ogni cosa porta dentro di sé la legge della crescita! E non esiste nessun seme al mondo che può opporsi alla sua crescita, quando se ne creano le possibilità. Solo l'uomo, in tutta la sua libertà, può dire: 'Non cresco!" Può decidere di non crescere. O, detto con parole diverse, egli si può dare alla pigrizia. Se vede qualcosa di buono nella pigrizia, l'uomo si contrappone alla volontà generale di Dio, che ha fissato nella Sua Legge di far crescere tutto ciò che è stato creato.

"Cari figli! Voi siete responsabili dei messaggi. Qui si trova la fonte della grazia, e voi cari figli siete i vassoi nei quali vengono trasmessi questi doni. Perciò, cari figli, vi invito a compiere questo servizio con responsabilità. Ognuno risponderà secondo la propria capacità. Vi invito a distribuire i doni agli altri con amore, e a non conservarli per voi soli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (8.5.1986). "Cari figli! Oggi vi ringrazio per la vostra presenza in questo luogo nel quale vi offro grazie speciali. Invito ognuno di voi a incominciare a vivere la vita che Dio desidera da voi e ad incominciare a fare buone opere d'amore e di misericordia. Non desidero che voi, cari figli, viviate i messaggi e nello stesso tempo facciate il peccato, che non mi è gradito. Perciò, cari figli, desidero che ognuno di voi cominci una nuova vita senza distruggere tutto quello che Dio opera in voi e che vi sta dando. Vi do la mia benedizione speciale e resto con voi sulla strada di conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.3.1987).

IL PECCATO PIÙ GRANDE

Spesso mi ha terrorizzato una domanda: "Qual è il peccato più grande?" L'ho cercato nella Sacra Scrittura. Ed in tempi diversi ho trovato diverse risposte. Adesso mi sembra di aver trovato la risposta esatta: tutto ciò che è nell'oscurità è solo il risultato di qualche altra cosa! E la causa è sempre più grave e più pericolosa del risultato. Inoltre, non possiamo eliminare il risultato se non annulliamo la causa. In concreto, ecco cosa voglio dire: tutti i peccati possibili sono solo il risultato della mancanza di amore. E tutti i problemi possibili sono solo derivanti dall'assenza di amore.

Quando non c'è l'amore, tutte le porte sono aperte al male ed a ogni peccato. Tutte le guerre, tutti gli scontri familiari, tra individui, tutte le mancanze, le ingiustizie, gli assassini, gli aborti: tutto è esito diretto della mancanza di amore per la vita e per l'Animatore della vita, il Creatore di tutte le cose! Ciò significa: la mancanza d'amore è il peccato più grande. L'odio non è così pericoloso come è rischiosa invece la mancanza d'amore. Perché, può anche capitare che per un momento l'odio prenda il sopravvento, ma se c'è l'amore, esso può rimettere a posto le cose e donare la salvezza. Invece, se l'amore non cresce affatto, allora non c'è nessuna speranza che le cose si mettano bene, piuttosto ci si apre ancora di più verso il peccato.

Se vogliamo proporre un paragone, possiamo dire così: è più pericoloso non avere la luce, che non sviluppare un sistema di illuminazione (anche se per un attimo si potrà rimanere al buio e perdere talvolta la strada).

Dio ha ispirato nel cuore dell'uomo non solo il dono della capacità di amare, ma anche un profondo desiderio di essere amati ed accettati dagli altri. C'è grande differenza tra l'essere amati o non esserlo affatto!

Nel Battesimo ci è stato dato il divino seme dell'amore, della fede e della speranza. Dio ha preparato la terra per far crescere e sviluppare questo seme. Solo in virtù di esso, cioè facendolo germogliare, possiamo essere ad immagine e somiglianza del Padre. Se invece non agiamo in questo modo, allora la fede, l'amore e la speranza rimangono solo un chicco, che resta camuffato e nascosto, ed anche se si conserva bene, tuttavia non dà fiotto, non è più seme!

Ma se avviene questo nell'amore, allora è stato commesso il primo peccato, scintilla di tutti i peccati, di tutti i guai e distruzioni! Se non ci si impegna quotidianamente a far crescere l'amore, allora la morte dello spirito è già arrivata, e con essa tutti gli altri mali.

Intanto, per l'uomo non esiste nulla di così entusiasmante e così importante, del rendersi conto della propria crescita nell'amore. Quando fa ogni cosa in virtù di questo dono verso Dio e verso il suo prossimo, verso sé stesso e tutte le creature, diventa maturo. Quando sta sulle sue gambe e nel momento in cui si stacca da tutti i condizionamenti che il mondo può generare. Ma quando ridurrà il suo amore solo alle persone che gliene dimostrano a loro volta e lo rifiuterà a coloro dai quali si vede non corrisposto, allora non si distinguerà dai pagani che sanno amare solo coloro che li amano, che sanno dare solo a coloro che certamente restituiranno il dovuto.

Entusiasmarsi per l'amore e sforzarsi di renderlo forte, vuol dire essere capaci di compiere le più belle azioni nel mondo e agire per l'unica vera efficace lotta contro lo sterminio e la distruzione. Contro il peccato in ogni campo!

Non sarebbe difficile ora immaginare per un momento che tutte le guerre potrebbero finire, tutti i digiuni sarebbero saziati, tutti i malati sarebbero degnamente accettati e curati. Che tutti gli abbandonati troverebbero qualcuno disposto a prenderli con sé, che tutti gli esiliati sarebbero rispettati per la loro libertà, che tutte le persone tristi diventerebbero felici, che tutti gli infermi tornerebbero sani. Solo l'amore può tutto questo: se adesso non ne siamo convinti e non abbiamo il coraggio per sognare, è semplicemente segno che non abbiamo neppure idea della potenza dell'amore! Quell'amore che è innestato nel nostro cuore, come ci insegna San Paolo: "L'amore di Dio è versato nel nostro cuore" (Rm 5.5). Dove esso accenni a venir meno, tutte le angosce interiori od esteriori cadranno sull'uomo e lo distruggeranno.

Dunque è il peccato, nel modo più assoluto, il pericolo maggiore. Perché di qualunque natura esso sia, soffoca l'amore.

L'AMORE AMATO

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità, (1 Cor.13,1-13).

Senza nessuna condizione da parte nostra, quel­l'amore discende nei nostri cuori....

Il mondo è inficiato dal male: conflitti, dimostrazioni di odio e altre cose del genere. E non c'è nessun uomo e nessun sistema al mondo capace di sciogliere il nodo quotidiano del disordine che è costituito dalla mancanza d'amore. Non si troverà infatti nessun uomo e nessun sistema per ovviare a ciò, perché solo la divina spada è in grado di tagliare, e solo se portata con mano divina ed affilata con divina potenza. Tale è veramente l'AMORE DI DIO. Egli non vuole che il suo seme, posto nei nostri cuori, vada disperso e venga distrutto. Senza alcun obbligo da parte nostra, l'amore scende nel nostro cuore. Non solo per guarirci, ma anche per darci la possibilità di crescere. Il divino amore non vuole operare nel mondo senza venire coltivato nel cuore delle persone.

Il suo amore è pegno e condizione assoluta per la nostra crescita nell'amore. In ciò consiste la grande, ineffabile, universale possibilità per l'uomo, che nel Cristianesimo è chiamato a divenire completo e compiuto.

Siamo dunque giunti al punto di poter affermare: il Cristianesimo non cerca l'uomo per modellarlo secondo una sua forma, neppure secondo un suo preciso scopo. Bensì è l'uomo che cerca il Cristianesimo, perché esso riesce con amore divino ad animare l'uomo proprio secondo lo stesso amore che gli è stato seminato nel cuore. E quando l'uomo si rende consapevole che il seme è stato gettato e che può crescere nel giardino della sua vita, allora non si stancherà mai di coltivarlo ed accrescerlo con l'educazione e l'esercizio.

LA SANTA FIAMMA

Ora mi sembra sia giunto il momento opportuno per leggere insieme una storia. Consideratela attentamente, come è scritta qui. Credo che servirà a comprenderci meglio ed a proseguire più utilmente la nostra meditazione.

C'era una volta nella appena nata repubblica di Firenze, un uomo che si chiamava Raniero de' Ranieri. Lasciato dalla moglie, che lo temeva, Raniero andò con i crociati a conquistare il Sepolcro di Cristo a Gerusa­lemme. Raniero si distingueva per la sua prepotenza. Fu il primo a salire con Goffredo di Buglione sulle mura di Gerusalemme, perciò la sera stessa gli spettò l'onore di accendere la sua torcia sulla fiamma del Sepolcro di Cristo. La liberazione per molti crociati era un pretesto per il saccheggio. Secondo le parole di un burlone, che in quelle sere gironzolava da una tenda all'altra, tanti tra i crociati erano assassini e banditi prima ancora di partire dalla patria. Intrattenendosi nella tenda di Raniero, il burlone con abilità e spigliatezza spinse Raniero a fare il voto di portare da solo la Fiamma fino a Firenze. Tra le risa e il divertimento generale dei cavalieri ubriachi, Raniero si intestardì affermando che avrebbero fatto l'impossibile. E la sua natura selvaggia e dispettosa lo costrinse al passo che lo fece di più assomigliare ai selvaggi.

Così, all'alba, Raniero, di nascosto dagli altri, prese la torcia che aveva acceso al Sepolcro di Cristo. Ammantato con il mantello da pellegrino per riparare la fiamma dal vento, intraprese nella foschia mattutina il lungo viaggio verso Firenze. Capì subito che la fiamma gli si sarebbe spenta se avesse cavalcato velocemente. Ma il suo puledro da guerra non era abituato a cavalcare piano. Perciò Raniero decise di montarlo al contrario, in modo da riparare con il petto la fiamma dal vento. Ma attraverso la steppa lo attaccarono i banditi, gente maledetta e malata che seguiva le tracce dei soldati. Raniero era naturalmente in grado di scacciarne da solo una dozzina per volta, ma temeva che nel frattempo gli si spegnesse la fiamma. Allora offrì loro tutto ciò che possedeva: il vestito, il cavallo e l'armatura, lasciandosi solo le candele e chiedendo di essere lasciato in pace. Per quei delinquenti andò bene così, perché anche loro non erano pronti per il conflitto e gli presero dunque tutto fuorché le candele, il mantello da pellegrino e la torcia accesa. Lo misero poi su un ronzino al posto del suo bel cavallo. Raniero cominciò a meravigliarsi di se stesso: "Non mi sto comportando come un cavaliere - si disse -, condottiero di gloriosi crociati, ma proprio come un mendicante. Forse è meglio che io smetta. Perché chissà che cosa avverrà di me a causa di questa fiamma".

Ma non si arrese. E per la sua strada incontrò umiliazioni ed angosce di ogni sorta. I suoi compaesani, pellegrini verso Gerusalemme, gli gridavano nella lingua materna: "Pazzo!" Quando poi veniva attaccato da pastori agguerriti, Raniero si preoccupava solo di salvare la fiamma. Una volta dormì in una locanda dove erano solite fermarsi le carovane dei pellegrini e dei mercanti. Il proprietario, nonostante l'affollamento della locanda, trovò una sistemazione per Raniero ed il suo cavallo. Ramero pensò: "Quell'uomo ha avuto pietà di me. Se possedevo ancora il mio prezioso abbigliamento ed il cavallo bianco, avrei avuto sicuramente molte più difficoltà nell'attraversare questo paese. Posso quasi credere che i briganti mi abbiano fatto un favore".

Quella notte era molto stanco, era riuscito solo a rinforzare la candela con dei sassi. E sebbene avesse pensato di trascorrere la notte vegliando il fuoco, cadde in mezzo al fieno e si addormentò. Al mattino il suo primo pensiero fu per la fiamma. La candela non si trovava più dove l'aveva lasciata. Quasi era contento, poiché in tal modo il suo viaggio era così concluso, ma in verità non poteva essere contento. Gli sembrava inutile tornare nella sua tenda di guerriero. Proprio in quel momento giunse il padrone della locanda con la candela accesa. Gli disse che l'aveva protetta perché aveva capito che era importante che rimanesse accesa. Raniero risplendeva di felicità. Allora prese la fiamma e montò a cavallo. Ma si meravigliava ancora al pensiero di quello che ormai rappresentava per lui quella fiamma e al modo in cui essa lo proteggeva. Quando minacciava infatti la pioggia, quando attraversava le montagne del Libano, Raniero riusciva a trovare sempre un nascondiglio nelle grotte. Una volta per poco non morì assiderato. Aveva nascosto la candela in una tomba saracena, perché non voleva accendere con essa della legna per riscaldarsi. E quando già stava cominciando a congelarsi dal freddo, cadde un lampo che incendiò un albero vicino. Così ebbe il fuoco senza bisogno di accenderlo con la Santa Fiamma.

Alla fine non si meravigliò neanche più. Vicino Nicea incontrò alcuni cavalieri provenienti dall'Oriente, tra cui c'era anche un trovatore girovago. Essi, vedendo Raniero cavalcare la sella al contrario, con il mantello sfilacciato, coperto dalla barba e con la candela in mano, cominciarono al solito a gridargli: "Pazzo". Solo il poeta girovago fece loro segno di tacere. Si avvicinò, cavalcando, a Raniero e gli chiese da quando tempo viaggiasse in quel modo. "Da Gerusalemme, Signore", rispose umilmente Raniero. "E la fiamma non si è mai spenta durante tutto il viaggio?". "La mia candela arde della stessa fiamma di cui l'ho accesa alla tomba di Cristo", affermò Raniero. Il trovatore aggiunse: "Anch'io sono di quelli che portano solo una fiamma.

Perciò mi piacerebbe se potesse ardere per sempre. Dimmi, tu che conduci innanzi la tua fiamma da Gerusalemme, che cosa devo fare per non far spegnere la fiamma? "

"Signore, replicò allora Raniero, gravoso è questo compito, anche se sembrava irrilevante. Poiché questa fiammella esige che voi smettiate totalmente di pensare a qualcos'altro. Lei non vi permette di avere un'amante, se avete deciso di mantenerla accesa. E per volontà di questa fiamma non potrete neppure sedervi ad una allegra tavolata. Non potrete avere nient'altro in mente se non la fiamma. E nessun altro potrà essere più importante per voi. Ma il motivo per cui vi sto sconsigliando dall'avere una simile intenzione, è che non sarete mai sicuro di riuscire a portare la fiamma fino alla fine del viaggio. In nessun momento, anzi, dovrete esserne sicuro, ma restar sempre pronto all'eventualità che già nell'istante successivo la fiamma vi potrà essere rubata". Così rispose Raniero. Ma Roberto, il poeta trovatore, alzò orgoglioso la testa e disse: "Quello che hai fatto tu per la tua fiamma, saprò fare anch'io per la mia!"

Gli avvenimenti successivi si svolgono in Italia. Raniero cavalcava per un sentiero isolato attraverso le colline, quando accorse da lui una donna che gli chiese il fuoco della sua candela: “Il mio camino è spento - esclamò la donna -, i miei bambini hanno fame. Prestami il fuoco per riscaldare il forno e cuocere il pane”. Ed ella allungò la mano verso la candela. Ma Raniero si ritrasse, perché si era messo in testa che la fiamma della sua candela non avrebbe acceso nessun altro fuoco se non all'altare della Beata Vergine del Duomo fiorentino. Allora la donna aggiunse: "Dammi il fuoco pellegrino, perché la vita dei miei bambini è la fiamma che mi è stata ordinata di mantenere accesa!" Grazie a queste parole Raniero le permise di accendere alla candela lo stoppino della sua lampada. Dopo qualche ora, in un villaggio, un contadino gettò a Raniero un mantello in segno di carità. Ma il mantello cadde sulla candela e la spense. In quell'istante Raniero si ricordò della donna a cui aveva offerto il fuoco. Tornò da lei e riaccese la sua candela dal fuoco del camino di costei.

Ormai cavalcava già tra le colline azzurre di Firenze. Pensava che tra breve si sarebbe liberato della fiamma. Riandava con la memoria al suo bottino di guerra ed ai suoi compagni di Gerusalemme che di sicuro erano rimasti meravigliati dalla sua scomparsa. Ma si accorse che simili pensieri non lo divertivano più. Come non lo attraeva più la sua vita di conquiste e di avventure. Alla fine si rese conto che lui non era più lo stesso uomo che era uscito a cavallo fuori delle mura della Città Santa. Adesso era felice solo per le cose buone apportatrici di pace.

A Pasqua, Raniero finalmente giunse a cavallo a Firenze. Ma improvvisamente, proprio alla fine, cominciarono le angosce peggiori. Appena oltrepassata la porta della città, i ragazzetti ed i familiari che si trovavano lì, si alzarono in piedi e con gran clamore andavano dietro al pellegrino, cercando di spegnere la candela. Raniero sollevava il suo fuoco per ripararlo da quella gente maledetta che lanciava cappelli e soffiava a viva forza contro la candela. Era una scena squallida e meschina. Il povero cavaliere sembrava veramente un pazzo. La massa della persone, folla brutale, si divertiva. Le finestre si riempivano di facce desiderose di sollazzarlo. Raniero appariva come un selvaggio. Si sollevava sulla sella per riparare la sua fiamma. Ma una donna da un balcone basso, prese la candela con le mani e di corsa rientrò dentro casa. Tutti scoppiarono a ridere e presero ad esultare. Ma Raniero cominciò a dondolarsi sulla sella e cadde per terra. La strada divenne d'un tratto deserta. In quel momento Francesca, la moglie di Raniero, uscì fuori con la candela accesa in mano. Era lei quella che aveva afferrato la candela sporgendosi dal balcone, con l'intenzione di salvarla. Quando la luce della candela cadde sul viso di Raniero, egli trasalì ed aprì gli occhi. Francesca gli porse la fiamma: egli non riconobbe la donna perché non la guardava. Guardava solo la fiamma. La voleva portare al duomo. Francesca lo aiutò a rimettersi in sella. Ella lo aveva riconosciuto subito. Pensava però che fosse diventato veramente pazzo, perché non aveva distolto gli occhi dalla fiamma. Raniero sobbalzò allorché sentì la donna accanto a lui piangere. Le rivolse allora lo sguardo e si avvide che la donna che lo stava conducendo alla Cattedrale e colei che aveva salvato la fiamma erano in realtà una sola persona: sua moglie. La guardò un momento, ma non disse nulla. Con la fiamma entrò in Chiesa. Presto sarebbe stato annunciato al popolo che era tornato il cavaliere Raniero de' Ranieri con la fiamma da lui accesa al Sepolcro di Cristo. Francesca, dalla più profonda disperazione e miseria si trovò improvvisamente al centro di un miracolo ed al colmo della felicità. Si sollevarono però voci polemiche, soprattutto da parte di persone a cui Raniero prima aveva fatto del male con la sua brutalità. Queste chiesero così le prove che Raniero aveva realmente compiuto quella missione. Egli però non aveva pensato a questo. "Chi posso chiamare a testimoniare?! - disse - Nessuno scudiero volle seguirmi. Deserti e montagne sono i miei testimoni!"

Nella Chiesa si generò la confusione. Raniero temeva che ora, a poca distanza dall'altare, gli venisse spenta la fiamma. In quel momento sbatté contro la candela un uccello che per sbaglio era entrato attraverso la porta aperta della Chiesa. La fiamma si spense, le mani di Raniero ricaddero lungo i suoi fianchi, sfinite, ed i suoi occhi si riempirono di lacrime. Ma nella chiesa si udì il grido della gente: le ali dell'uccellino si erano incendiate, accese dalla santa fiamma. Volava cinguettando disperatamente, finché non cadde bruciato sull'altare. E prima che la fiamma si spegnesse, dalle sue ali Raniero corse a riaccendere la sua candela nella fiamma che si stava smorzando. Questa era la prova che cercavano.

Da quel giorno Raniero divenne il protettore delle vedove e degli orfanelli, visse nella pace e nella felicità con Francesca e i suoi concittadini lo amavano e lo rispettavano. A ricordo dell'impresa di Raniero, tutta la sua famiglia fu soprannominata pazzo di Raniero, e questo fu il soprannome più autorevole per i suoi discendenti ".

(V KRMPOTIC 114, 118, tratto del libro di Vesna Krmpotic "La camicia dell'uomo felice")

Questo racconto è chiaro: il cavaliere si era entusiasmato per la fiamma accesa sul sepolcro di Cristo. Nulla gli è sembrato difficile per conservare la fiamma e portarla nella sua patria. Non esisteva dunque più nessun ostacolo che egli non potesse affrontare e superare. Ma tutte le volte che non sapeva come agire, le cose si sistemavano da sole, senza di lui ma per lui, perché aveva un desiderio buono e nobile. Non gli fu difficile abbandonare il suo abito da cavaliere e neppure la sua armatura da guerra. Tutto questo per condurre nel modo più sicuro e con più tranquillità la fiamma dell'amore. Dopo aver rinunciato a tutto, scomparsi i nemici esterni che minacciavano le cose materiali, giunsero i pericoli del di dentro: il vecchio orgoglio, i vecchi nemici che non credevano nella verità delle sue affermazioni o che lo chiamavano pazzo. Ma alla fine si formò e si rinnovò ogni cosa. Applicare il valore di questa storia ad un cristiano significherà entusiasmarsi per la crescita nell' amore, nella pace e nella carità. Quante volte sono solo le piccole cose ad allontanarci gli uni dagli altri! E proprio allora, occorrerà essere pronti a sacrificare tutto per crescere nell'amore, nella pace e nella carità. Quante volte il vecchio orgoglio soffoca la fiamma dell'amore, mentre a noi tutto sembra normale: questo è vero peccato!

LAVORARE SUL CUORE

Quando sentiamo l'invito della Madre a lavorare sul cuore come nel campo, allora è facile capire ciò che Ella vuole che sia il nostro lavoro. Chiunque abbia lavorato nei campi sa una cosa per esperienza: è inutile spargere un seme, anche divino, nel campo se la terra non si prepara come si deve. E' inutile adoperarsi tanto se non vengono completamente estirpate le radici delle erbe cattive. Altrimenti esse cresceranno e soffocheranno anche il miglior seme. Se una persona è superficiale e si reca solo di rado nella sua vigna o nel suo campo coltivato, non riuscirà mai ad ottenere abbondanti frutti.

E' nella natura dell'uomo diventare instancabile quando ci si entusiasma per le proprie idee! Quindi, l'uomo non si sente stanco quando lavora e si impegna, bensì quando non troverà più valide motivazioni. Il problema non consiste nel vedere se l'uomo possiede la forza per compiere qualcosa, ma nel trovare uno "stimolo" per sollecitare e mettere in movimento tale forza. D'altra parte va anche notato che ogni uomo, nel profondo del suo animo, si adopera senza tregua per la realizzazione dell'amore, anche quando tutto fa pensare che egli agisca contro, restando invischiato nell'odio e nel male in generale.

E' anche una realtà che l'uomo non giunge mai allo stato estremo in cui tutto appare talmente annientato da non riuscire a riconoscere l'amore dall'odio, l'accoglienza dal rifiuto, il caldo dal freddo, la gioia dalla tristezza, il rispetto dal disprezzo. In altre parole, il Cristianesimo può essere presente in ogni uomo, in qualunque epoca od occasione, perché l'uomo, nell'intimità del suo cuore è sempre aperto e desidera godere dei frutti dell'amore e della pace.

Per questo ogni cuore umano è un campo fertile per l'opera cristiana, che in sé provvede alla pulizia, alla potatura ed alla semina del nuovo, divino seme.

Quando non si conosce l'arte della viticoltura, ci si meraviglia nel vedere potare le viti, ritenendo che sia una tecnica alquanto cruda e violenta quella di mutilare le piante. Ma tutti sappiamo che cosa accadrebbe se le viti non si potassero!

Le leggi della crescita, umana e della penetrazione dei valori cristiani assomigliano alle leggi che governano la crescita ed i processi di maturazione che osserviamo in natura.

Purificandosi, l'uomo risveglia le sue forze, quasi che le generasse di nuovo, e liberandole promuove la crescita e lo sviluppo di se stesso. Se invece non avviene alcun processo di purificazione, di rinnovamento, l'uomo scende man mano in uno stato di degradazione e di annientamento. E con il singolo individuo va in rovina l'intera famiglia ed il popolo a cui esso appartiene.

L'opera effettuata sul giardino spirituale, cioè sul cuore, è profondamente collegata con il senso della vita. Quanto più l'uomo investe in quest'opera, tanto più egli è felice, riconciliato, contento: e più facile gli diventa impiegare nella costruzione dell'edificio spirituale tutte le sue forze, giorno dopo giorno. In tal modo si realizza il senso dell'esistenza dell'uomo. Ma quando l'uomo si trascura, non riesce più a trovare il senso della sua vita e del suo lavoro. Ogni azione, ogni gesto gli sembrano assurdi. E quanto più assurdi gli sembrano i suoi atti, tanto più egli si sente ferito nel profondo. E le ferite spirituali portano l'uomo lontano da se stesso e dagli altri.

Si può dunque dire veramente: o lavorare sul cuore e vivere, o non lavorare e morire!

"Cari figli! Ogni cosa ha il suo tempo. Oggi vi esorto ad iniziare a lavorare nei vostri cuori. Ormai tutti i lavori dei campi sono terminati. Voi trovate il tempo per ripulire anche i locali più nascosti, ma il cuore lo lasciate da parte. Lavorare di più, e con amore ripulite ogni angolino del vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (17.10.1985). "Cari figli! Oggi vi voglio dire di cominciare a lavorare nei vostri cuori come lavorate sui vostri campi. Lavorate e trasformate i vostri cuori, perché nei vostri cuori prenda possesso un nuovo spirito che proviene da Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.4.1985).

CHI STABILISCE IL CRITERIO?

"Gesù si avviò allora verso il monte degli ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”! E Gesù le disse: “Neanche io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più”. (Gv 8,1-11).

Certamente ci si pone la domanda: come si può intuire il significato della vita? E in che cosa consiste la pienezza della vita? In quale direzione deve crescere l'uomo? Cosa sono in realtà i genitori, la Chiesa, il popolo, la famiglia, le comunità religiose? Chi è che reca il fine ultimo e fondamentale per la maturità dell'uomo?

Certamente non sono interrogativi di poco conto. Solo l'ultimo di essi basterebbe a fare insorgere conflitti, separazioni, omicidi, persecuzioni, assenza di libertà.

Non accade infatti tutto questo quando un uomo, o la famiglia, il padre o la madre o la comunità cominciano ad imporre a qualcuno i loro limiti, a stabilire regole ed a fissare stili e schemi di vita? Ed allora? Tutte le rivoluzioni dei giovani o meno, si fondano e si comprendono proprio sulla base di questa domanda: chi è che stabilisce per me la regola o la direttiva di vita? Inizialmente si potrebbe dare la seguente risposta: l'uomo non deve determinare né la regola né la strada per un altro uomo. Ciò non possono farlo né la famiglia, né il popolo o la nazione in cui si vive, né il sistema di governo a cui si è sottoposti.

L'uomo conduce già con sé medesimo i principi più profondi che devono dirigerlo. Tutte le altre componenti devono solo servire ad estrinsecare tali principi. Allora, diciamo diversamente, i genitori non sono tenuti ad educare il figlio o la figlia secondo le proprie finalità, ma per formarli come persone autonome. Il sistema non esiste per istruire gli uomini secondo le proprie direttive, ma per aiutarli a realizzare ed a sviluppare le doti di cui già dispongono: lo spirito di libertà, di giustizia, di carità. Se accade che gli individui, i sistemi di governo, le famiglie, le comunità tentano di indirizzare l'animo dei propri simili per i propri scopi, l'uomo diventa un mezzo, la persona subisce un'errata involuzione anziché evoluzione. E se la persona si sviluppa in modo sbagliato, tutto il resto ha una crescita distorta. Quindi governi, scuole ed istituzioni educative, inclusa la famiglia, hanno la loro ragione d'essere solo in qualità di sopporto alla maturazione dell'uomo.

Una volta che l'uomo è cresciuto ed ha raggiunto la maturità, saprà assumersi le proprie responsabilità ed osservare e rispettare i propri diritti e quelli degli altri. Salvo però che, in lotta per la sua posizione nella comunità e nella famiglia, non torni ad essere capriccioso, a scegliere mezzi e persone secondo il suo discernimento, rischiando così di perdersi nuovamente, proprio come gli sarebbe accaduto se fosse cresciuto agli ordini di qualcun altro.

In ogni caso l'uomo non è stato creato per stabilire da sé medesimo un criterio arbitrario che determini una linea di condotta per sé e per gli altri, così che neppure gli altri possono fare nulla che sia arbitrariamente fondato. La vita in sé e per sé ed il profondo bisogno dell'uomo di crescere nell'amore sono i fondamenti su cui tutto deve basarsi ed ai quali si deve sottomettere tutto. Da questo nasce il vero e corretto rapporto tra individuo e comunità, la relazione giusta che è sicuramente frutto di maturità.

"Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si sederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi sin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi, al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". (Mt 25,31-46).

L'amore, quale realtà profonda e più viva esigenza di tutti gli uomini, è diventato nell'insegnamento di Gesù il criterio principale. Per Lui la prima ed ultima domanda è: Hai amato? Quindi questo è il fondamento di tutto: servire nell'amore reciproco ed essere pronti a morire perché altri possano vivere. E morire per amore non significa scomparire, distruggersi, ma significa diventare capaci in ogni senso a vivere pienamente nell'amore.

L'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, e Dio è amore. Quindi l'unica e vera immagine dell'uomo ed il suo unico ideale è l'amore. Diventare simile a Dio nell'amore. E più l'uomo ama e più assomiglia a Dio, rendendosi così più vicino agli altri uomini ed alle creature tutte. Allora diventa chiaro che l'uomo non è stato creato ad immagine e somiglianza della sua famiglia o della società, e neppure ad immagine e somiglianza della Chiesa, ma tutto concorre affinché l'uomo sia aiutato ad assomigliare nell'amore al suo Creatore.

Per comprendere bene che cosa sono le buone famiglie, i buoni educatori, la buona Chiesa, dobbiamo avere chiaro in mente qual è il loro ruolo. Nella misura in cui qualcuno o qualcosa aiutano l'uomo, l'individuo, a scoprire la sua somiglianza con Dio ed a crescere tendendo verso questo modello ideale rendendo felice se stesso e coloro che lo circondano, questo qualcuno o qualcosa sono buoni.

La risposta alla nostra domanda: qual è il criterio per il bene e chi lo stabilisce, qual è il criterio per il peccato e chi lo stabilisce, la troviamo in una espressione molto semplice: nessuno costituisce per se stesso un criterio per discernere il peccato e nessuno se l'inventa per propria ispirazione, ma il peccato si può solo individuare e connotare come un pericolo che avvelena e distrugge il seme dell'amore nel cuore dell'uomo e che per questo bisogna combattere.

Lo stesso si potrà dire per i mezzi che ci aiutano a far fiorire l'amore: essi non sono invenzioni escogitate dalla Chiesa o dalle altre istituzioni educative, ma sono gli imprescindibili presupposti perché l'uomo sappia scegliere gli strumenti utili e più adatti per la crescita della propria anima.

L'invito cristiano alla preghiera, al digiuno, alla confessione, alla partecipazione alla Messa, alla lettura ed alla meditazione della Parola di Dio, rappresenta semplicemente un'offerta d'aiuto perché ognuno possa trovare la strada ed i mezzi per raggiungere lo scopo. E queste offerte d'aiuto saranno accettate anche dai non cristiani solo se essi si renderanno consapevoli di quanto siano importanti per la maturazione di ciascuno.

LA CONFESSIONE, PERCHÉ?

"Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa". (Lc 15,11-24).

Per molti la confessione è un momento faticoso, nel quale bisogna rivelare ad un altro i propri peccati, le trasgressioni, i difetti ed attenderne le parole di rimprovero, di divieto, di minaccia ed infine la punizione. Spesso poi si tratta di una forma di punizione diversificata e dipendente dal fatto se conosciamo o no il confessore. Infatti, a un sacerdote che conosciamo evitiamo di dire tutto, magari tralasciamo, per timore, le cose più importanti, cercando così di "farla franca".

Negli ultimi tempi, per sacerdoti e credenti la Confessione è in crisi. Al contrario, tanti cercano persone con le quali poter conversare dei loro problemi, delle loro situazioni spirituali, dei peccati e delle ferite ricevute dagli altri; molti individui ed intere famiglie cercano psicoterapeuti e psicanalisti, aspettandosi un aiuto per superare le loro crisi spirituali. E quando si trova un buon consigliere o uno psico-terapeuta attento, davanti a lui si apre l'anima ed il cuore, e così l'uomo riceve dall'uomo l'aiuto desiderato per superare i propri problemi.

L'esperienza sociale ha confermato il fatto che l'uomo cerca sempre un'altra persona ed un momento per stare insieme in modo riservato, al fine di dare lenimento al proprio cuore ed alla propria anima. E se esiste disordine nella vita, allora maggiori e più dolorose sono le ferite e le pene, e maggiore è il bisogno che si ha dell'altra persona che possa ascoltarci e procurarci, già solo mediante l'atto dell'ascolto, calma, consolazione ed aiuto.

Nella confessione cristiana troviamo questo grande ed importante momento di riservatezza confidenziale. L'uomo-sacerdote è a disposizione di un altro uomo e, accordandogli confidenziale fiducia, è pronto ad ascoltare i suoi problemi ed i suoi peccati. Ma la confessione, grazie alla divina potenza di Gesù Signore, supera la sua entità di incontro umano conducendo l'uomo fino all'incontro con Dio, con il Padre buono che, dopo aver tanto atteso, ora con gioia corre all'abbraccio, dona vesti nuove ed invita tutti alla mensa della comunione dove si festeggia l'immensità della Divina Misericordia.

Perciò la Confessione è un incontro tra l'umano e il divino, attraverso lo strumento umano della conversazione e della reciproca fiducia.

IL CONFESSORE

"Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. E' stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". (2 Cor 5,16-21).

Gli elementi umani preparano lo spazio per l'opera divina, per questo è molto importante sottolineare il ruolo del sacerdote nella confessione.

Lo possiamo paragonare facilmente al ruolo del medico durante la cura di un malato. Il medico deve conoscere bene la malattia, ma ancora di più deve conoscere i farmaci ed il processo di guarigione. Così è anche il sacerdote. Egli deve essere un uomo con fede profonda, amore e speranza vivi, ma deve anche possedere esperienza della vita spirituale ed essere un attento conoscitore delle leggi della crescita, e deve, infine, saper ascoltare e capire quello che sta succedendo nell'anima del penitente. Solo così il confessore può rappresentare tutto sul piano umano, in modo da preparare il terreno per l'accesso al divino.

Nella Confessione, il sacerdote indica ciò che è bene, mette in guardia dai pericoli e getta nuovo seme divino nell'anima del penitente.

Il secondo nome del sacerdote è "medico della anime". Colui cioè che si prende cura delle anime. Egli prepara l'anima e, nel nome di Dio, perdona i peccati e risana le ferite. Nell'ambito di tutta la sapienza umana e della conoscenza dell'anima e del cuore dell'uomo in generale, è necessario, quando ciò sia possibile, che il sacerdote conosca praticamente la persona che da lui si confessa e che questa si faccia conoscere. Dire quello che si è o che lavoro si fa, da quali condizioni materiali - sociali, morali, etniche - si proviene. E' importante illustrare brevemente anche la propria storia spirituale. In questo modo, molto semplicemente, si rivelano informazioni utili per poter facilitare il compito di chi deve dare consigli e chiarimenti sul modo di riuscire a superare gli errori e a cautelarsi da rischi. Ecco perché è un bene per chi si confessa cercare, nei limiti del possibile, sempre lo stesso sacerdote confessore. E solo di tanto in tanto, secondo le eventualità, accostarsi ad un altro sacerdote. Questo è molto importante per il rafforzamento della vita spirituale.

L'uomo che non vive una forte vita spirituale, cambierà sicuramente più volentieri confessore, perché vuole presentarsi nella luce che può soddisfare il nuovo sacerdote. Ha pura delle domande che gli possono venir rivolte in quanto sa di non essere migliorato affatto.

Insomma, la Confessione è un amichevole incontro tra l'uomo che cerca la pietà della riconciliazione e che vuole guarire interionnente dai peccati perdonati e l'uomo che in nome di Dio ascolta e dice: "Non aver paura! Ti sono perdonati tutti i peccati. Vai in pace e non sbagliare più". Il confessore ed il penitente, nell'incontro determinato dalla confessione, festeggiano in fondo la carità di Dio, l'amore di Dio ed il suo perdono. La confessione, dunque, è un atto che racchiude in sé la gloria a Dio e rappresenta un momento di gioia!

INVITO TUTTI VOI ALLA CONFESSIONE

Nel giorno dell'annunciazione di Maria, il 25 marzo 1985, la Madonna, per mezzo di Maria Pavlovic, ha dato questo messaggio: "Cari figli! Oggi voglio invitare tutti alla Confessione anche se vi siete confessati solo qualche giorno fa. Desidero che viviate la mia festa nel vostro intimo. Ma non la potete vivere, se non vi abbandonate completamente a Dio. Perciò vi invito tutti a riconciliarvi con Dio".

Questo è uno dei messaggi in cui la Madonna rivolge il suo invito alla Confessione. Alla luce della festa dell'Annunciazione, ci si rende ancora più vivo e chiaro il senso della Confessione.

Maria è la nuova Eva che ha detto: "Ecco l'ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua volontà" (Lc 1,38).

E con queste parole di Maria, l'ancella del Signore, inizia il Nuovo Testamento. La prima donna, Eva, non ha realizzato nella sua vita il progetto di Dio. Ha avuto luogo il peccato originale e, per causa di esso, l'uomo si è allontanato da Dio e dai suoi disegni. Con il peccato l'uomo ha deciso di seguire la propria, anziché la volontà di Dio. Maria risana tale situazione negativa verificatasi per l'indisciplina dei primi uomini. Questo è possibile perché Cristo - nuovo Adamo - ha accettato la volontà del Padre ed è venuto nel mondo per salvarlo, facendovi il suo ingresso attraverso Maria, la nuova ancella devota ed obbediente.

Allora, il senso più profondo della festività dell'annunciazione non risiede solo nel fatto che in quel giorno Cristo, il Verbo di Dio, si è fatto uomo per noi, incarnandosi nel seno della Vergine Maria, ma anche nel fatto che Maria, con la sua accoglienza della Volontà di Dio, ha dato inizio alla nuova storia della salvezza.

Proprio dall'evento e dalla verità dell'Incarnazione determinata dall'accettazione di Maria della Volontà di Dio riscopriamo il significato profondo della confessione. Certamente non è un caso che Maria ci abbia invitati alla confessione in occasione della sua festa, ma ciò è una risposta alla domanda: "Che cos'è la confessione?" La confessione è l'accettazione della Volontà di Dio ed il rifiuto del mondo che imprigiona e disprezza, l'adesione alla sorgente di salvezza e di luce, di pace e di amore, ed il rifiuto delle tenebre, dell'odio e del disordine! Tutto nella piena consapevolezza dei nostri gesti.

Maria dice: Non potete festeggiare la mia festa se non vi confessate, il che significa: non potete cominciare la vita nuova se non dite a Dio: Ecco, Signore, sono pronto a fare secondo la tua Volontà! La volontà di Dio per me è prima di tutto chiedere perdono per tutto quello che abbiamo fatto contro la Sua Volontà, per aver preferito noi stessi alla voce di Dio, per essere stati più vicini alla vecchia Eva che a Maria, la nuova Eva.

Allora la confessione è il momento del ritorno e della rinnovata accettazione del Paradiso terrestre, l'inizio della costituzione del nuovo mondo. E' il momento in cui Dio ha diritto ad entrare di nuovo nella nostra vita e a riacquistare il primo posto. Questo è anche il momento in cui il nostro uomo vecchio, distrutto, si rinnova nella piena umanità di Cristo.

Se svolgiamo più spesso e con maggiore consa­pevolezza il rituale della Confessione, ci avviciniamo sempre di più alla festa che Maria, Madre di tutti i viventi,

Nuova Eva, annuncia nel suo messaggio. Quella è la festa della glorificazione della vita, della pace, della gioia, dell'amore e della comunione tra Dio e gli uomini ed in mezzo agli uomini.

Avvicinandoci sempre di più alla meta dove Maria vuole condurci, ci allontaniamo altrettanto dalla potenza distruttrice del peccato, diventiamo sempre più resistenti alle tentazioni, avvertiamo di meno la paura e l'angoscia.

È veramente questo il processo vitale dell'ingresso nella gloria dei Figli di Dio. Non è perciò un caso che molti sacerdoti e pellegrini hanno confessato che proprio con la confessione a Medjugorje hanno scoperto la bellezza e la profondità dell'invito alla confessione; il ritorno all'amicizia desiderata da Dio con gli uomini.

La missione della riconciliazione donata ai sacerdoti diventa così più chiara ed ha maggiore valore agli occhi del sacerdote e del fedele. Sicuramente non esiste missione più bella per l'uomo di quella della riconciliazione.

DELLA PENITENZA

"Anche noi, dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo.

Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato, e avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui". (Eb 12,1-5).

Nella Confessione il sacerdote ordina di solito una preghiera o un atto specifico che noi chiamiamo penitenza. Una persona adulta, che stimolata dagli avvenimenti di Medjugorje si è convertita e si è preparata per i Sacramenti, al momento della Confessione, quando il sacerdote le ha prescritto per penitenza una particolare preghiera, è rimasta sorpresa e con voce seria ha ripetuto: "la penitenza!? Ma non mi ha spiegato che la felicità consiste nel poter pregare ed essere invitati alla preghiera, e specialmente che la felicità più grande è quando possiamo dire: perdona e sarai perdonato? Pregherò dunque volentieri, e questo per me non sarà una penitenza".

Un'altra persona che da tanto tempo aveva il solo desiderio di confessarsi, alla fine della confessione ha gentilmente chiesto: 'Ti prego, reverendo, che cosa devo fare ora per punizione?". Il sacerdote ha risposto: "Per punizione niente. Ma in segno della sua buona volontà e della promessa di non distruggere né annullare più se stessa, preghi...".

Ciò che si chiama penitenza non si deve intendere come una punizione, l'alienazione di un diritto o la negazione di qualcosa.

La penitenza è la parte più bella della confessione, quando cioè possiamo offrire a colui che ci ha invitato a sedere di nuovo alla sua mensa, in segno di gratitudine da parte nostra, un atto concreto della nostra rinnovata disponibilità.

La Confessione è il momento gioioso della liberazione da un peso e della guarigione di una ferita; e la penitenza è solo la nostra testimonianza di un simile evento. E' il simbolo che Dio ci dona ancora tempo e possibilità di fare sviluppare e maturare la nostra vita. La penitenza, in se stessa, è il proseguimento della cura. Può essere dolorosa, ma è sempre meglio essere in cura che perdere ogni speranza.

Avere vera coscienza della penitenza significherà essere pronti per la continua lotta contro quelle cose che sono fonte di peccato e che costituiscono offesa a se stessi, agli altri, a Dio. Se ad esempio uno si dà all'alcool, insidia la sua pace interiore e quella della sua famiglia o della comunità a cui appartiene.

Quale può essere allora la penitenza adatta a lui? Cercare ogni giorno con la preghiera di trovare la forza di dominare la tentazione dell' alcool fino a quando non guarisca completamente. Per chi bestemmia o si inquieta sempre con gli altri, la relativa penitenza sarà: coltivare quotidianamente e con cura l'anima finché non riesca a mutare atteggiamento... Laddove non esiste una viva coscienza della penitenza, può darsi che sia già accaduto ciò che non doveva succedere: cioè che il peccato non venga inteso seriamente e non costituisca, quindi, una ferita dalla quale sia necessario guarire. Ecco perché a volte si ha l'impressione che veramente non accada nulla nell'anima dopo la Confessione.

Insieme al dono della pietà è necessaria la collaborazione. Se non si collabora, allora è inutile tutto, è inutile gettare sulla terra non coltivata o su quella pietrosa il seme migliore.

La penitenza è quindi una disposizione interiore per ottenere pietà, guarigione e per poter ricominciare. Quando ci convinceremo che conviene essere sani, il che significa poter amare, perdonare, essere pietosi, allora non avremo più difficoltà a prendere alcun tipo di medicina, per una guarigione che dura tutta la vita.

DELLA PREPARAZIONE ALLA CONFESSIONE

"Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazioni, impurità, libertinaggio, idolatria, strego­nerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio". (Gal 5,19-21).

Chi si vuole confessare, deve prepararsi alla Confes­sione, o, in altre parole, esaminare la propria coscienza. L' esame di coscienza può essere fatto in diversi modi, ma lo scopo è sempre lo stesso: vedere e considerare la propria vita e le azioni compiute davanti a Dio alla luce della Divina Verità, secondo le parole di Gesù Cristo, riguardare la propria vita e i propri atti e riflettere su di essi.

È utile mettere qui in evidenza due possibilità: l'uomo può esaminare la propria coscienza riportando alla mente tutto quanto da lui compiuto e riferirlo. Ma può anche considerare la sua posizione davanti a Dio e cercare di vedere da dove viene il male.

Forse possiamo capire meglio quest'ultimo pensiero se per un attimo facciamo riferimento ad una relazione tipica nel campo della medicina: si dice che di frequente la medicina scolastica guardi solo i sintomi della malattia e proponga quindi il farmaco, ma esistono anche altri orientamenti. Uno di questi è la omeopatia, che non tiene tanto conto dei sintomi, ma piuttosto cerca di individuare le cause della malattia da cui provengono d'altra parte anche i sintomi. Ad esempio, si può avere mal di testa e far uso delle medicine adatte per combatterlo, ma il mal di testa può verificarsi per motivi specifici, a cominciare dalle forme di nevrosi, ecc.

Lo stesso avviene con la Confessione. Possiamo dire di essere stati inquieti, ma quel che conta è vedere da che cosa deriva la nostra inquietudine. Forse perché non tutto va per il verso giusto nel campo del lavoro, oppure perché siamo egoisti o orgogliosi e dunque ci adiriamo con gli altri se non si comportano come vogliamo noi.

Quindi, per buona preparazione alla confessione, bisogna esaminare maggiormente i presupposti che favoriscono il peccato, invece di enumerare i peccati isolatamente.

Qualcuno infatti potrà dire che non prega e se ne accusa, ma è probabile che il problema sia più radicale a livello di fede e di bisogno emotivo di Dio. Perciò, invece di accusarsi perché non prega, quell'uomo dovrebbe considerare attentamente il fatto che la sua fede si è indebolita ed egli non si cura più della vera crescita spirituale.

Solo quando si sarà esaminata la disposizione interiore, tutto diventerà più chiaro. E allora la vera domanda da porsi sarà sempre: "Sto facendo tutto in modo tale che dentro di me crescano l'amore, la fede, la speranza?" In conclusione: è pur vero che i peccati concreti costituiscono per noi la base di partenza per scrutare la nostra coscienza, ma lo scopo principale del nostro esaminarci a fondo è la continua rieducazione alla fede e all'amore. Noi non ci esaminiamo solo per trovare il peccato, ma anche per cercare le condizioni migliori per la nostra crescita come Cristiani.

La preparazione alla confessione si fa in riferimento ai Dieci Comandamenti. Essi ci aiutano a creare l'esatto rapporto tra noi e Dio, gli uomini, le cose e noi stessi. Gesù nel comandamento dell'amore a Dio e al prossimo ha fornito un criterio assoluto per esaminare la nostra posizione. Questo comandamento contiene in sé tutta la Legge ed i Profeti. Per Gesù è l'unico criterio per mezzo del quale riconoscere i suoi, premiare e rifiutare. Tramite il comandamento dell'Amore consideriamo con la maggiore chiarezza possibile la nostra posizione, possiamo scorgere con maggiore facilità le mancanze personali e quelle degli altri, ma anche scoprire il fine della nostra vita cristiana e come metterlo in pratica.

IL PENTIMENTO

Per una buona confessione il pentimento è una condizione essenziale. Esso non è nient'altro che il sincero dispiacere per esserci distrutti con il peccato e per aver annullato con esso i doni della Grazia, non impegnandoci a crescere nell'amore. Da qui deve scaturire una forte detenninazione contro il male che ci annienta ed anche la seria decisione di servirci dei mezzi che ci aiutano a crescere nell'amore.

Solo quando capiremo che cosa significa non crescere e, oltre a ciò, distruggersi, potremo esclamare con tutto il cuore: "Mi dispiace, non mi comporterò mai più così". Nel frattempo qualcuno potrebbe cadere nel dubbio: "Ecco, io mi pento. Ma non posso promettere che un'altra volta non mi succederà la stessa cosa. Se dunque io so che potrà accadere di nuovo, allora non sono sincero e mi comporto da bugiardo davanti a Dio e a me stesso".

Il fatto è che noi, così come siamo e nel mondo in cui viviamo, abbiamo molte difficoltà a raggiungere la condizione ottimale in cui operare conformemente alla legge dell'Amore a Dio e al prossimo.

Non è bene comunque dar luogo ad una convinzione dalla quale poi dovessero nascere tensioni interne e paure, ma con fiducia, con l'aiuto di Dio e con la Divina Carità, bisogna andare avanti nella vita.

La direzione della nostra vita e tutto il nostro impegno consistono nel fatto che ogni giorno ci miglioriamo e che con l'amore ci avviciniamo sempre di più a Dio e al nostro prossimo. Solo così ci renderemo conto in che modo quella distruzione di noi stessi, che è il peccato, offende e rattrista Dio.

La possibilità e l'invito alla confessione mensile ci aiutano a capire che nel pentimento non si cerca una soluzione certa ed una realizzazione di vita lontana dal peccato; ogni volta, invece, dobbiamo affrontare la confessione con l'intima persuasione che faremo di tutto per crescere nell'amore, evitando il peccato ed il male.

Quando ci mettiamo di fronte alla vita con questa convinzione e definitivamente decisi a combattere, sarà più semplice aver successo in questo campo.

Nel pentimento è assolutamente inclusa la decisione di evitare i posti e le occasioni dove è più facile cadere. E la confessione regolare è, a questo scopo, una buona medicina e forma di protezione.

L'ATTIVITÀ DI SATANA

E' importante ricordarsi che tutto il senso del discorso sul peccato e sulla guarigione, attraverso il sacramento della Riconciliazione, è presente nei messaggi della Madonna a Medjugorje. La Madonna parla spesso in modo semplice e chiaro: ci avverte che Satana esiste, che è in azione, che vuole portare scompiglio, accendere focolai d'odio e sostenere il male. Ella ci mette in guardia dal collaborare con Satana. Ci dice di non aver paura di lui, ma di pregare ed amare intensamente per migliorarci: tutti. Quando scopriamo, dentro di noi, il male con le cattive abitudini che ci conducono alla distruzione ed al peccato, allora dobbiamo renderci conto che non siamo soli quando operiamo il male: c'è qualcosa fuori di noi che ci spinge a fare del male. E' l'azione congiunta del Mondo e del Male. Purtroppo è qualcosa di molto forte: Satana può influire direttamente sulle nostre decisioni, promettendoci ogni sorta di divertimento, distogliendo la nostra mente ed il nostro cuore dal bene, consigliandoci ciò che è male.

Molte persone provano, per esempio durante le preghiera, la tentazione insistente di bestemmiare, di disonorare il sacro, etc. Talvolta qualcuno si spaventa per tali pensieri e si sente colpevole. No! Invece non deve lasciarsi sopraffare. Non deve sentirsi così, specialmente durante la preghiera, che è pace.

Tali occasioni si rivelano buone per il singolo e per tutti coloro che bestemmiano. Perché c'è qualcuno che redime i bestemmiatori e chiunque altro non si penta.

Non c'è bisogno di cercare Satana in tutti i posti e pensare che sia tutta colpa sua.

Infatti, noi possiamo veramente essere partecipi del Male per attuare nostre libere decisioni o per nostre cattive abitudini. Allo stesso modo, però, non si deve assolutamente escludere l'attività di Satana. Egli non lascia in pace nessuno di quelli a cui passa vicino.

In particolar modo non lascia in pace colui che decide di glorificare il nome di Dio, invece di bestemmiare. Neppure colui che decide di amare e di perdonare invece di perseverare nell'odio. Neanche quello che decide di non bere più e che si sforza di star lontano dalle occasioni che potrebbero più facilmente tentarlo in tal senso. Neanche chi decide di smettere di abusare del dono della sessualità e cominciare ad attenersi agli insegnamenti di Dio.

Satana non è ingenuo. Egli riconosce chi rappresenta per lui pericolo e chi invece può essere messo tranquillamente alla prova ed essere indotto al male.

E' bene che nella confessione si indaghi specialmente se è presente qualche fattore che stimola ed incita. Se è un fattore negativo e volto al male, allora senza esitazione si può affermare che è l'azione di Satana. Soprattutto bisogna prestare parecchia attenzione alle anime molto religiose che vogliono stare totalmente al servizio di Dio.

"Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A Lui la potenza nei secoli. Amen!"

(I Pt. 5,8-11).

"Cari figli! Vi prego di accogliere da oggi la vita della santità. Vi amo, e per questo desidero che siate santi. Non voglio che Satana vi ostacoli su tale strada. Cari figli, pregate ed accogliete tutto ciò che Dio vi porge su questa via, che è dolorosa, ma per chi comincia a percorrerla Dio ne rivela tutta la dolcezza, in modo che risponderà volentieri ad ogni sua chiamata. Non date importanza alle piccole cose (di quaggiù). Tendete al cielo! Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.7.1987). "Cari figli! In questi giorni Satana cerca di ostacolare i miei progetti. Pregate che non si realizzi il suo disegno. Io pregherò il mio Figlio Gesù perché vi conceda la grazia di sperimentare - nella prova di Satana - la vittoria di Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (12.7.1984).

Non basta comunque guardarsi da Satana solo per portare a compimento il nostro progetto di salvezza, ma da tutto quanto egli cerca di opporre al disegno di Dio. E' così che la Madonna ci invita contro Satana.

"Cari figli! Oggi vi invito ad entrare in lotta contro Satana per mezzo della preghiera, particolarmente in questo periodo (Novena dell'Assunta). Adesso Satana vuole agire di più, dato che voi siete a conoscenza della sua attività: Cari figli, rivestitevi dell'armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (8.8.1985).

GUIDA PRATICA PER ACCOSTARSI AL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

L'ESAME DI COSCIENZA SECONDO IL CRITERIO DELLA RICONOSCENZA

Il rapporto con la propria coscienza si può instaurare partendo da differenti presupposti. Fondamentale, però, in ogni esame di coscienza, è chiedersi a che punto si è con il rapporto verso Dio, verso se stessi e verso il prossimo. Accostiamoci ora al nostro esame di coscienza facendo riferimento al criterio della RICONOSCENZA, cioè ponendo alla base delle nostre domande e delle risposte, delle preghiere e delle meditazioni il sentimento di gratitudine a Dio per i suoi doni.

Per capirci meglio, cerchiamo prima di tutto di comprendere che cos'è la riconoscenza.

La riconoscenza è il secondo nome per la fede. Chi è grato a Dio, vuol dire che riconosce Dio quale suo Signore e Creatore ed accoglie Dio nella sua vita. Essere grato significa accettare con gioia i doni che Dio ci dà ed impiegarli secondo la sua volontà.

Riconoscere significa credere con il cuore, e credere con il cuore significa essere presente in un costante incontro con Dio, scoprendoLo in tutte le cose e collaborando con Lui al mistero della divina Creazione. Riconoscenza, allora, non significa dire a Dio "grazie", ma, più concretamente, vuol dire collaborare con Lui. Questo è il vero senso della preghiera espressa nel Padre Nostro: "Sia fatta la Tua Volontà!" Il tema della riconoscenza ci porta direttamente davanti a Dio, ci pone di fronte a noi stessi, di fronte alle persone con le quali conviviamo, alla natura e a tutte le creature ed esige da noi una risposta.

L'ingratitudine, al contrario, include in sé il misconoscimento di Dio e dei suoi doni, il rifiuto della collaborazione con Dio e con gli altri, ed infine l'abuso dei Suoi doni.

Il seme di un fiore esprime la sua gratitudine attraverso la sua crescita rigogliosa e la sua bellezza, rendendo bello il mondo che lo circonda. Se tutti i semi rifiutassero la loro obbedienza e la loro collaborazione, rovinando la loro crescita e maturazione, noi non avremmo neppure un fiore né un frutto, addirittura non si creerebbero per noi le condizioni necessarie alla vita.

L'uomo mostra la sua più sincera e fattiva gratitudine quando accoglie Dio nel suo cuore, rendendogli Gloria per mezzo della crescita e della maturazione della propria anima; è invece segno della più profonda ingratitudine il rifiuto dell'uomo ad ogni collaborazione con Dio, rimanendo a metà strada del suo cammino di crescita.

Coloro che attendono i messaggi di Medjugorje ascoltano sempre, alla fine, parole di riconoscenza: "Grazie per aver risposto al mio invito!".

Di più, oltre alla gratitudine che la Madonna esprime nei suoi messaggi, ci sono anche i suoi appelli che invitano chiaramente a ringraziare Dio e a benedirLo per ogni suo dono!

"Cari figli! Oggi vi invito a ringraziare Dio per tutti i doni che avete scoperto durante la vostra vita, anche per il dono più piccolo che avete percepito. Io rendo grazie insieme a voi e desidero che tutti sentiate la gioia dei doni e che Dio sia tutto per ognuno di voi. Allora, figliuoli, potrete crescere incessantemente sul cammino della santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.9.1989).

LA GRATITUDINE VERSO DIO

"E' la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

La parola di Cristo dimori tra voi abbondante­mente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo, per mezzo di lui grazie a Dio Padre" (Col. 3,15-17).

PREGHIERA

O Dio, mio creatore, ora, in questo momento, io ti riconosco come mio Dio. Scelgo Te come mia unica Guida. Ti ringrazio perché sei il mio Signore e perché mi hai creato. Sarai glorificato e lodato, perché mi hai chiamato alla vita dal profondo nulla. Grazie, perché ora posso venire a Te, come il figlio perduto torna dal padre. Grazie perché ti sei rallegrato con me e perché il tuo cuore di Padre è pieno di carità e perdono.

Ora voglio venire davanti a Te, Padre, e voglio rimanere con Te, perché so che Tu vuoi stare con me. E quanto può essere triste il tuo cuore perché mi sono allontanato e sono rimasto senza di Te, tanto ora è contento perché sono di ritorno, pieno di gratitudine.

Eccomi, Padre! Mi manda lo Spirito Santo, che mi insegna come devo incontrarmi con Te! Che il tuo Spirito mi illumini, così che questo incontro con Te possa darmi gioia per sempre, perché Tu mi farai rinascere. Io renderò gloria alla tua pietà e riconoscerò la Fede che mi hai donato. Così sia.

Padre, mi dispiace perché non sei stato nella mia vita sempre il primo ed al primo posto. Mi sono ingannato ed ho lasciato che le cose e le tue creature si impadronissero dei miei sentimenti e dei miei pensieri. In questo modo ti ho recato offesa, come un figlio offende e rattrista i genitori quando se ne va e li dimentica, e ripone la sua fiducia in altre persone ed in altre cose, pensando di trovare in esse pace e salvezza.

Mi dispiace perché ho presunto di essere come Te e di decidere da solo il bene ed il male. Mi dispiace, perché spesso ho cercato di agire secondo la mia volontà, convinto di saperne più di Te. In tal modo ho indotto in grave errore me stesso e gli altri. Tante volte ho reagito contro la tua Santa Volontà.

Oggi mi dispiace perché spesso mi sono fatto prendere dalla paura e dalla sfiducia. E così da solo mi torturavo e mi ingannavo, dimenticando che non dovevo preoc­cuparmi di nulla, poiché Tu ti prendi cura di coloro che, nella loro vita, cercano per prima cosa il tuo Regno e la tua giustizia. Mi dispiace, perché con il mio comportamento ho perduto la dignità che Tu mi hai conferito per mezzo del Battesimo.

Tu mi hai dato la possibilità di incontrarti nella preghiera nella Santa Messa, nella Confessione e nella Comunione, ed io ho solo avuto un atteggiamento di indifferenza nei riguardi delle tue offerte d'aiuto, perdendo così il sostegno che Tu mi offrivi. Ti ringrazio perché mi hai creato libero! Ma perdonami per tutte le volte che nella mia libertà ho deciso di agire contro la tua Santa Volontà. La tua Santa Volontà è per il mio bene e per il bene di tutti gli altri.

Padre, con questa confessione voglio decidermi completamente per Te.

Ti consegno il mio cuore ferito e annientato dai peccati, il cuore che non è stato riempito dalla bontà, dall'amore, dalla pace e dalla gioia, Ti prego, perdonami e rinnova la mia anima per mezzo di questa confessione.

Ti prego, con spirito di carità, per il sacerdote che nel tuo nome rimette la mia vita sulla strada che Tu mi hai indicato. Signore, aiuta anche lui ad essere per sempre tuo. Che anche il suo cuore sia rivolto sempre a Te! E che anche egli riesca a rifiutarsi a tutti gli altri padroni. Che anche egli si salvi da ogni tipo di schiavitù. Sii sempre presente in lui in tutte le cose, in modo che egli come tuo servo possa, nel tuo nome, insegnarmi ed incoraggiarmi. Aprigli il cuore e l'orecchio per comprendere me e potermi guidare al bene.

Perdonami perché non ho saputo amarti, scorgendoti in tutte le persone ed in tutte le creature come mio Dio e mio Padrone. Signore, ti prego per tutti coloro che ti hanno abbandonato, benché ti avessero conosciuto e fossero tuoi figli. Che il tuo cuore di Padre gioisca per il loro ritorno a Te.

Ti prego per tutti quelli che non ti hanno mai conosciuto.

Ti prego per i genitori che non insegnano ai loro bambini a metterti al primo posto nella loro vita. Perdonali e mostrati loro come Signore e Salvatore di tutti.

Rivolgi uno sguardo misericordioso anche a coloro che consapevolmente lottano contro di Te. Anch'essi sono tuoi figli. Voglio confessare, a nome di tutti coloro che non ti accettano, il loro ed il nostro ateismo. E Ti prego, rivela il tuo amore a tutti noi, per poter accoglierti e servirti tutti insieme, come Ti hanno servito Maria ed il Tuo Figlio Gesù Cristo.

"L'anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo ed alla sua discendenza, per sempre". (Lc.1,46-56).

(Resto ancora in silenzio ed esamino la mia coscienza, per poter raddrizzare la mia strada e continuare nella crescita verso Dio!)

"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. Io vi invito ripetutamente, ma voi siete ancora lontani. Perciò decidetevi da oggi, seriamente, a consacrare del tempo a Dio. Io sono con voi e desidero insegnarvi a pregare con il cuore. Nella preghiera del cuore incontrerete Dio. Perciò, figliuoli, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (25.10.1989).

TI RINGRAZIO PER IL DONO DELLA VITA

"Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile. Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera". (Ef. 4,17-24).

PREGHIERA

Dio, creatore di ogni cosa, Ti ringrazio perché hai creato la vita. Ti lodo, Ti rendo grazia per avermi creato, per avermi chiamato all'esistenza dal nulla. Oggi accolgo con consapevolezza il dono della vita. Sii benedetto nell'atto della creazione. Benedici mio padre e mia madre. Tu mi hai generato nel seno di mia madre. Ti rendo grazie per l'amore con cui essi mi hanno accettato e si sono presi cura di me.

Ti ringrazio perché hai voluto che io fossi simile a Te nell'amore, Ti ringrazio perché vuoi che la mia vita sia ricca della tua vita.

Padre celeste, Ti confesso che non ho preso sempre sul serio la vita che mi hai dato. Ti confesso di averla distrutta con quello che si chiama peccato.

lo spesso ho lasciato che l'orgoglio ed il nervosismo soffocassero il dono dell'amore impedendogli di svilupparsi. Ho distrutto la mia vita anche perché non ho dedicato abbastanza tempo alla mia anima ed al mio spirito. Peccavo contro la vita perché curavo il mio corpo invece di curarmi dei valori spirituali: l'amore, la religione, la speranza, la pazienza, l'umiltà e la fede.

So che così facendo sminuivo la mia amicizia con Te, non facendo abbastanza per far fruttificare i talenti che Tu mi avevi affidato. Ero pigro, perciò molti dei tuoi doni sono rimasti inutilizzati e sono state ostacolate tante possibilità di crescita. Sono rimasto incompiuto, inespresso, immaturo. E Tu volevi per me la pienezza. Tu volevi essere orgoglioso di me, come ogni padre è orgoglioso del figlio che diventa in tutto simile al suo papà e alla sua mamma.

Creando disarmonia tra il corpo e l'anima sono rimasto uomo a metà: la tua imperfetta immagine nel mondo. Non posso dunque essere vero testimone del tuo amore, della carità e del perdono, perché ho smesso di crescere. Perdonami.

Mi dispiace di aver abusato della mia libertà, della mia opportunità di parlare, operare e collaborare con Te. Perdonami per essermi fatto imprigionare dalle cose materiali e perché i miei vizi mi hanno portato lontano da Te e dagli altri.

Molte volte sono stato agitato ed inquieto. Non sono riuscito ad essere d'accordo con gli altri, a comprenderli. Perdonami perché ho abusato della tua bontà, torturandomi ed affliggendomi. Oggi accetto di nuovo la mia vita con gratitudine. Desidero esprimere la mia

gratitudine collaborando con la tua santa volontà. A causa della mia irresponsabilità sono rimasto come la pianta di fico che non produce. Oggi decido di collaborare con Te, con tutto il mio cuore. Ti ringrazio perché per mezzo del perdono mi apri il cuore a nuova crescita, mi dai modo di ricominciare.

Ti ringrazio perché in me si compirà la Parola: "Beato il peccatore", e proverò così il tuo amore e la tua carità. Mandami lo Spirito Santo. Che Egli mi guidi, che mi conduca alla pienezza, nella dimensione che Tu volevi io raggiungessi.

(Ora resto un attimo in silenzio e mi esamino proprio in riferimento alla mia vita: forse l'ho danneggiata con l'orgoglio, il nervosismo; con la stizza verso gli altri, la compiacenza di me, col culto del corpo, col cibo eccessivo, con l'alcool, con la droga, con una forma di squilibrio tra corpo e anima. In particolar modo mi chiedo se nella mia vita non si sia generato il disordine a causa del mio immorale comportamento spirituale, una minaccia per il mio sviluppo emotivo. Vivendo negli abusi sono diventato un egoista che pensa solo ai propri godimenti).

Adesso, con questa confessione, Tu mi guarisci completamente e mi riabiliti alla collaborazione con Te. E la mia vita sarà per la tua gloria e a beneficio dei miei fratelli. Non voglio rimanere come una pianta non produttiva nel tuo giardino, non voglio essere il fico che non porta frutto nel tuo campo. E neppure l'erba cattiva vicina alle tue nobili piante.

Voglio essere una città costruita sul monte. Voglio essere la lampada accesa che si mette in alto perché illumini tutta la casa. Voglio essere il granello di senapa che germoglia e cresce, nonostante che sia così piccolo. Voglio che da adesso Tu possa accettarmi come maturo e serio collaboratore per la realizzazione del tuo Regno!

Ti ringrazio perché non mi hai allontanato dal Tuo cospetto e perché mi offri un'altra opportunità.

Rendi puro il mio cuore da tutte le piaghe formatesi a causa del peccato e del male, e da tutti i sentimenti negativi, in modo che io possa crescere e portare i frutti a dimostrazione della vita vissuta secondo lo Spirito!

Che questo incontro con Te sia dentro di me come nuova primavera. Che in me tutto rifiorisca e rechi abbondanti frutti. Che io sia come la pioggia primaverile per la terra arida, come il sole primaverile per la terra ghiacciata. Come il bacio della mamma, la quale riesce a trarre dal suo bambino quanto di migliore e di più prezioso egli possiede, facendolo crescere come uomo e come Cristiano.

Volgi il tuo sguardo sul mio disordine e, con la potenza del tuo Spirito, ricrea dentro di me l'ordine primitivo, perduto dal momento in cui in me ha preso dimora il peccato. Accendimi d'entusiasmo per i nuovi passi che muoverò insieme a Te. Aiutami a capire che la mia vita cristiana non consiste solo nello stare attento a non peccare, ma nel progredire sempre di più nella santità e nella bontà, così come Tu vuoi, Padre.

Padre, ti prego anche per il Sacerdote con il quale mi voglio confessare. Aiutalo affinché riesca a realizzarsi secondo la Tua volontà. Affinché l'amore, la fede, la speranza, la gioia, la pace, la pazienza, la bontà, la sapienza e la forza che egli dimostra siano per me uno stimolo a rinunciare ad ogni forma di autodistruzione e ad accettare continuamente di collaborare con Te. Benedici questo mio confessore, perché possa realizzarsi come persona e come sacerdote.

Benedici questo mio confessore, che come il buon vignaiolo saprà darmi, nel Tuo nome, il consiglio giusto e saprà trovare le parole migliori per farmi agire e sfruttare la possibilità di crescere e di diventare sempre più simile a Te.

Donagli la capacità e la sapienza per potermi cautelare da tutto ciò che in me è sbagliato, perché d'ora in poi tutto sia nella Tua gloria e lode. Amen.

TI RENDO GRAZIE PER COLORO CHE MI SONO VICINI

"Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. Nell'ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo. Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità. Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo". (Ef 4,25-32).

PREGHIERA

Caro Dio, per generazioni ti sei servito degli uomini. Hai voluto che anche la mia educazione avvenisse attraverso altre persone. Perciò, ora, consapevolmente Ti ringrazio per tutti coloro che mi sono vicini. Tu li hai creati per rendere possibile a me la vita e perché io fossi educato e guidato tramite loro.

Perdonami perché molto spesso ho pensato in modo molto diverso dagli altri, recando loro offesa, sottovalutandoli, trascurandoli, disprezzandoli, denigrandoli, come una persona maleducata e sleale. Ora comprendo che cos'è il peccato nei riguardi del mio prossimo: io, infatti, posso ferirlo, confonderlo, rattristarlo, scorag­giarlo. Posso privarlo della luce durante il cammino, arrestare la sua crescita nell'amore, togliergli la pace.

Ora capisco perché Tu, Gesù, hai detto: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Perché il prossimo è un dono per me: e non per procurarmi fastidi, per farmi adirare, per essere per me una spinta al male, ma per costruire con la sua presenza, le sue dori e gli stessi suoi difetti un aiuto alla mia e, indirettamente, all' altrui crescita. Come sono stato ingrato verso gli altri! Senza considerare che tutta la mia vita dipende da loro! Mi dispiace dunque soprattutto per non aver amato di più i miei genitori, perché essi mi hanno dato la vita. Essi hanno avuto tanta cura di me ed hanno fatto di tutto per me.

Mi dispiace per non averli amati, anche quando essi non sono stati in grado di amarmi; o quando, a causa delle difficoltà della vita, hanno discusso, si sono lasciati andare, si sono disprezzati l'un l'altro o si sono lasciati. lo li ho giudicati, non mi sono sforzato di comprenderli.

Perdonami, mio Dio, perché intorno a me ho avuto persone condannate, emarginate, disprezzate, traviate, persone abbandonate, povere, esiliate e non ho fatto nulla per loro: ora, il mio sogno è di dedicare loro il mio amore. Perdonaci perché abbiamo dimenticato la santa Fiamma dell'amore dentro di noi. Ci siamo occupati delle piccole cose, abbiamo perso, inutilmente, il nostro tempo ed i doni di cui disponiamo.

Perdonami per tutta la freddezza che io ho mostrato verso gli altri in momenti di particolari difficoltà personali. Perdonami perché non ascoltavo gli altri

agendo solo secondo la mia volontà. In tal modo io soffocavo lo spazio per gli altri. Non davo loro la possibilità di manifestare i doni di cui dispongono. Ora mi rendo conto perché ogni situazione di disordine che provoco con la mia volontà o con la mia condotta è peccato: è nocivo infatti agli altri, all'ordine e a coloro che Tu mi hai posto accanto.

Mi dispiace per il disordine nella mia vita sessuale. Tu ci hai fatto dono della sessualità. Hai voluto che esistesse attrazione tra i sessi. Hai voluto che marito e moglie si completassero e fossero un corpo solo ed uno spirito solo. Tu sai, o Signore, quante volte ho abusato di quel dono, preoccupandomi solo di soddisfare i miei piaceri egoistici.

So che cosi facendo ho minacciato seriamente la mia maturazione, perché non ho esercitato sufficientemente la mia volontà.

Tu, Signore, sai che cosa ho fatto con gli altri e che cosa gli altri hanno fatto con me. Tante volte mi sono scandalizzato perché gli altri si comportavano in modo indegno, vivendo la sessualità in modo degradato. Perdonami ed aiutami affinché io sappia far uso di questo dono così come Tu l'hai pensato.

(Ora mi esamino per vedere come è stata la mia condotta in questo senso. Vorrei parlarne francamente con il sacerdote; specialmente se si verificano difficoltà o episodi poco chiari, o se si manifestano alcune stravaganze. Non dico perché tutto ciò possa interessare al sacerdote, ma perché la Confessione mi dà l'aiuto per trovare il giusto equilibrio).

Ti prego per coloro che hanno peccato assieme a me, che ho indotto alla dissolutezza e che ora soffrono per la situazione di disarmonia venutasi a creare nella loro vita sessuale. Perdonaci perché abbiamo abusato troppo spesso del dono della sessualità ed abbiamo disonorato il tempio che Tu hai costruito con l'atto della creazione.

Signore, ci presentiamo dinanzi a Te vittime dello sfogo sessuale, con tutti coloro che con il loro comportamento depravato hanno usato violenza agli altri, hanno traviato i bambini ed hanno violato la santità del loro corpo.

Ti prego per la conversione di coloro che hanno disprezzato la naturalità della vita sessuale internamente ed esternamente alla famiglia e si sono abbandonati solo alla loro libidine, diventandone schiavi.

Abbi pietà di tutti gli omosessuali e lesbiche. Salva quelli che si sono venduti come schiavi bianchi nella case di tolleranza. Risveglia e converti i padroni di quelle case ed i seduttori.

Tutto ciò è il peccato collettivo del mondo in cui viviamo e di cui ora soffriamo. Perdona il mondo e sii misericordioso verso di esso.

Ti prego per tutti quelli che sono ammalati di AIDS, per aver fatto cattivo uso della loro sessualità a causa della fragilità umana o perché traviati.

Perdonaci per ogni depravazione di questo dono, perché il nostro amore possa guarire e perché tutti noi possiamo crescere nuovamente nell'amore.

Signore, tutti noi soffriamo molto perché siamo nervosi ed impazienti, perché siamo legati alle cose materiali ed alle persone, distruggendo e calpestando così noi stessi, gli altri e le cose. Rendi pura, Signore, la nostra condotta di fronte agli altri, in modo che il nostro amore verso il prossimo sia perfetto.

(Resto ancora in silenzio ed esamino la mia disponibilità nei riguardi del prossimo. Mi chiedo se nel mio cuore c'è orgoglio nei confronti di chi mi è vicino; se c'è un atteggiamento di ingiustizia o qualcosa d'altro che spegne la Santa Fiamma dell'amore in me e negli altri...)

Padre Santo, rendimi meritevole di amarti nel mio prossimo. E, chiedendoti perdono per aver annientato i tuoi doni in me e negli altri, Ti prego di concedere a tutti noi la forza di perdonarci l'un l'altro, per poter andare avanti insieme nel nostro cammino verso quella santità a cui ci chiama, ci educa ed abilita il tuo amore.

Dà a coloro che mi sono accanto la forza di perdonarmi, ed aiuta anche me a saper ricevere il loro perdono.

Ora scelgo di nuovo di far splendere in me ed in ogni uomo la santa fiamma dell'Amore. Farò di tutto perché essa non si spenga e si conservi, per riscaldare sempre il cuore mio e del mio prossimo.

Maria, Madre di tutti! Fa' che con il tuo consiglio ed il tuo sostegno tutti noi, tuoi figli, possiamo crescere nell'amore reciproco.

Che la pace e l'amore siano testimonianza della nostra appartenenza a Te. Che sotto la tua protezione, la santa Fiamma risplenda e sia accesa in ogni famiglia, in ogni comunità, nella Chiesa e nel mondo! Tu, Vergine e Madre, che rechi in Te il mistero della verginità e della maternità, aiutaci a serbare la santa Fiamma e non permettere mai che venga spenta. Ma, se dovesse accadere, andremo in cerca, col tuo aiuto, dell'autore della Fiamma Divina e non rimarremo mai più al buio. Amen.

GRAZIE PER LE CREATURE

"Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore.

Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.

Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà.

Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.

La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli.

Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.

Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte,

perché la saggezza del Signore riempirà il paese

come le acque ricoprono il mare"

(Is 11,1-10).

PREGHIERA

Padre del cielo! Tu hai creato la Terra e tutto ciò che è in essa e l'hai affidata all'uomo. Volevi che l'uomo sottomettesse la terra lavorandola e traendone i frutti ricevuti da Te.

Oggi, ti devo confessare il mio peccato, per aver abusato delle tue creature e delle leggi che hai disposto per loro. Spesso le creature mi hanno imprigionato e così, pur essendo Tu il Signore, io ho offerto i miei servigi alle tue creature sempre pensando al mio tornaconto ed al mio piacere. Tante volte per me è stato più importante avere qualcosa, possedere qualcosa, godere di qualcosa, piuttosto che servire Te.

A causa della schiavitù delle cose da Te create, sono giunto in conflitto con la tua volontà e con le persone attorno a me. Sono stato invidioso delle persone che avevano e sapevano più di me. Mi sono lasciato assorbire così tanto dalle cose materiali, da dimenticare che sei Tu il mio Bene Sommo. Perdonami!

Oggi, prima della confessione, scelgo Te come mio Signore. Rifiuto ogni genere di servitù a ciò da cui si generano solo litigi, discussioni, odii, invidie e gelosie. Tu, e nessun altro, sei il mio Dio. Che questa mia decisione sia per sempre!

Ho spesso fatto uso, egoisticamente, di ciò che Tu mi hai affidato. Non ho visto i poveri, ma ho considerato solo quelli che hanno di più di me ed ho provato invidia. Quando mi hai dato in affidamento i beni materiali, la tua volontà era di disporne secondo il tuo disegno, in modo tale da esseme felice io stesso, condividendo tutto con gli altri. Perdonami per non aver agito così.

Perdonami per essere diventato cieco riguardo a ciò che possiedo, non rimanendo mai soddisfatto, ma considerando invece ciò che mi manca, lasciandomi così prendere dalla bramosia. Da adesso voglio essere solo un buon amministratore delle cose che Tu mi hai affidato.

Concedimi la possibilità di ammirarti, perché hai saputo pensare a me in modo meraviglioso ed hai provveduto a tutto quello che può servirmi. Perdonami per averlo dimenticato spesso. Padre, devo confessare ancora una cosa. Non ho usato con moderazione i doni della natura. Ho distrutto la mia vita godendo eccessivamente dei cibi e delle bevande. Tu non volevi che arrivassi a ciò, perché già sapevi che questo fa parte della mia rovina.

(Qui ora, dovrebbero esaminarsi coloro che probabilmente si procurano gran danno perché mangiano e bevono provandone estremamente piacere; coloro che assumono droghe ed altre sostanze pericolose, annientandosi completamente come persone e minando davvero le basi della loro crescita nell'amore e nella pace, a scapito della serenità di quelli che li amano!)

Padre, Tu hai conferito alla terra la capacità di far maturare diversi frutti, e noi siamo riusciti a danneggiarli a scapito nostro e di tutti. Tu hai creato il ferro con cui fare cose buone, ma noi ce ne siamo serviti per costruire le armi, con le quali distruggerci combattendo.

Nel nome dell'intero genere umano, chiedo perdono per tanta depravazione. Perdonaci per tutte le guerre, risana le ferite.

Aiutaci a raddrizzare la nostra posizione, in modo che con amore e responsabilità possiamo metterci al servizio del creato e ristabilire quell'ordine originario che avevi posto nella natura e l'uomo.

Perdona tutti noi perché, a causa di certi atteggiamenti ed idee sbagliate, ci siamo procurati il disfacimento reciproco ed abbiamo messo a repentaglio la nostra stessa vita.

Ti chiediamo perdono per le sofferenze che abbiamo arrecato alla natura, per colpa della nostra condotta errata. Personalmente sono pronto a rimediare a tutto. Aiuta tutti noi a non martoriare ulteriormente le tue creature, secondo quanto ci avverte San Paolo sulla sofferenza delle creature.

Padre, ora ho considerato la mia posizione verso di Te, verso di me, verso il mio prossimo e verso la natura. Vengo a Te consapevole della fiducia che mi hai accordato e confesso di averla tradita. Eccomi. Mi pongo davanti alla tua Carità ed al tuo Amore generoso.

Ti prego: non condannarmi come tuo Figlio ha condannato il fico sterile.

Concedimi la tua pietà perché da adesso voglio collaborare con Te in tutto.

Mi pento sinceramente per gli errori commessi che hanno portato distruzione in me stesso e negli altri, dimenticando Te e facendo cattivo uso di ciò che avevi messo a mia disposizione. Tocca il mio cuore con la forza del tuo Spirito, che Esso possa penetrare in me modificando la situazione sorta ad opera del male.

Padre, fa che io rinasca completamente da questa confessione in modo che io possa lodare il tuo amore, nella tua carità e nel tuo perdono.

O Maria, nuova Eva! Madre che mi insegna ad accogliere la volontà del Padre e mi invita alla Confessione, Tu sarai ora con me! Ottieni per me, o Maria, questa carità: che d'ora in poi io parli con semplicità ed umiltà. O Maria, insegnami a non oppormi mai più alla volontà di Dio, ma a metterla in pratica in ogni momento. Che essa sia facile o meno. Che anche io, Maria, possa partecipare alla vittoria sul male che riguarda me personalmente e tutto il mondo! Tu sei la Madre e la Vergine che ha vinto il male e la sua discendenza, divenendo così Redentrice.

Maria, aiutami! Insegnami a contribuire alla glorificazione, sulla Terra, del Padre che è nei cieli. Maria, Madre di tutti i viventi, sii con me! Grazie! Amen!

LA PREGHIERA DEL CONFESSORE

"Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio,

per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell'abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto.

Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua glo­ria". (Is 61,1-3).

PREGHIERA

Ti ringrazio, Padre del Cielo, per aver mandato tuo Figlio Gesù Cristo ad assolverci come sommo sacerdote. Ti ringrazio perché Egli è la nostra Pace, venuto a distruggere il nemico, il peccato e la morte. Ti benedico e Ti rendo grazie, per aver dato agli Apostoli il potere di perdonare nel tuo nome i peccati e di curare i cuori feriti con la potenza della carità. Ti ringrazio per la missione riconciliatrice che hai affidato alla tua Chiesa.

Sii benedetto e ringraziato, o Dio, per avermi chiamato alla missione sacerdotale e per avermi affidato, per mezzo della Chiesa, il compito di Conciliatore.

Ti ringrazio perché ora, tramite me, accogli, nella pienezza del tuo amore e della tua carità, i tuoi figli smarriti e feriti. Ti ringrazio perché la tua carità è grande ed infinita. Gesù, Ti ringrazio per aver redento il mondo con il tuo Sangue ed aver ristabilito la pace con il Padre. Ti ringrazio per il tuo Cuore beato ed umile. Ti ringrazio per la tua bontà e carità. Gesù, sommo sacerdote, Ti prego, guarisci ora il mio cuore da ogni male. Sana le mie ferite che ancora sanguinano nella mia anima, perché essa possa accogliere con amore, nel tuo Nome, ogni altro cuore piegato dalla colpa. Concedimi la grazia conciliatrice, sì che io possa dire sempre nel tuo nome: "Va in pace. Ti sono perdonati tutti i tuoi peccati!".

Signore Gesù, Ti prego per tutti coloro che vengono a confessarsi da me. Benedici ogni cuore ferito che si apre a me con fiducia. Concedimi di saper ascoltare con lo stesso amore con cui ascoltavi Tu. Dammi la carità necessaria per infondere di nuovo la gioia così come la donavi Tu. Ti prego per coloro che hanno paura, che nella confessione non sono sinceri perché spaventati, e si caricano così di un fardello maggiore di peccati. Dammi un cuore sensibile. Che le mie labbra non proferiscano mai parole di condanna, ma parole di conforto per redimere con la forza del tuo Nome.

Riversa su tutti coloro che si confessano il tuo Spirito Santo e guarisci ogni cuore ferito dal peccato. Dà a ciascuno che si confessa la forza di crescere costantemente nell'amore e nella pace. Colma il cuore di tutti quelli che riconoscono il loro peccato e chiedono il perdono con la pienezza dei tuoi doni; che ognuno, rinnovato e risanato in virtù di questo sacramento, sappia superare tutte le tentazioni e le prove. Che sappia opporsi ad ogni situazione e custodisca la Santa Fiamma, che Tu accendi di nuovo nel cuore grazie al Sacramento della Confessione. Rivolgi uno sguardo pietoso a chi è divenuto schiavo del peccato e dipende dalle cose terrene. Rendilo libero con la libertà che solo Tu sai dare.

A chi è deluso, per essere caduto un'altra volta nel peccato, dà nuova forza e coraggio per non cedere nella lotta contro il peccato. Fa' che io sia attento ai problemi per poter amministrare l'assoluzione. Benedici ogni buona decisione e stimola con la potenza del tuo Spirito quelli che non vedono gli orrori che opera il peccato, affinché possano finalmente opporsi al male. Che tutti possano giungere alla Confessione con la determinazione del figlio prodigo: "Mi alzerò ed andrò da mio padre!".

Maria, Madre mia e Madre del Cristo Signore, del sommo Sacerdote, Madre di tutti coloro che si confessano, a Te mi consacro. Accoglimi come hai accolto Gesù, tuo figlio. Fa' che io possa sentire i tuoi figli come miei figli, per poterli aiutare. A Te consacro anche tutti coloro che si accosteranno alla Confessione. Essi sono tuoi. Tu li hai chiamati e redenti con il tuo amore di Madre.

Ti prego, Madre della bontà e dell'amore, della carità e della pace, perché essi crescano nell'amore, nella carità e nella pace. Li affido tutti alla tua protezione, o Madre! Che essi, forti del tuo materno sostegno, si oppongano al male ed al peccato! E, sorretti da Te, schiaccino la testa di Satana e resistano ad ogni sua seduzione. Dà coraggio, o Madre, a quelli che hanno paura. Fascia le ferite che sanguinano. Insegna a coloro che ancora non se ne rendono conto che ogni confessione è la festa della Carità di Dio. Che ogni anima canti insieme a Te: L'anima mia magnifica il Signore, perché grandi cose Egli ha fatto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

ALL' INGRESSO DEL SACERDOTE

Padre, benedicimi perché io possa fare questa Santa Confessione secondo la volontà di Dio e secondo gli insegnamenti della Santa Chiesa.

L'ultima volta che mi sono confessato è stato ... (Devo dire all'incirca a quando risale l'ultima confessione); poi dico i peccati e chiedo consiglio. Ascolto devotamente e faccio attenzione a cosa devo fare per penitenza. Se non conosco la preghiera penitenziale abituale, possa pregare così!

Mi pento, Padre del cielo, per il male compiuto. Mi dispiace di aver opposto resistenza con il peccato alla tua Volontà, annullando così me stesso e gli altri. E non ero grato verso di Te.

Rinuncio a Satana ed a ogni sua azione. Rinuncio al peccato e prometto di sforzarmi di crescere nell'amore, sorretto dal tuo Spirito.

Grazie, Padre, perché mi fai rinascere e mi educhi a fare il bene. Che io possa con tutto il cuore evitare il male ed impegnarmi per ciò che è giusto.

Mi dispiace di aver giocato con la tua bontà, escludendomi così dal banchetto con Te. Benedicimi e guariscimi. Amen.

DOPO LA CONFESSIONE

Padre del cielo! Ti ringrazio nel nome di Gesù Cristo, perché con questa confessione mi hai rinnovato. Grazie per la felicità e la pace che adesso sento. Grazie per aver fatto sì che io giungessi a questa decisione. Grazie perché ora posso venire a sedere con Te alla Mensa che Tu, nel tuo amore, hai preparato. Sazia e dà da bere a me che sono digiuno e assetato. Riempimi con il tuo amore. Illumina me, perché sono colui che era nel buio. Riconducimi sulla via che avevo smarrito. Dammi la gioia di vivere felice con Te.

Ti prego per tutti quelli che cercano il tuo amore e che non riescono a raggiungere la tua mensa. Fa' che tutti gli uomini si ritrovino alla stessa mensa dell'amore, riconciliati e felici. Ti prego per tutti coloro che ancora si annientano e non trovano la forza di opporsi al peccato. Convertili e fa' di tutto perché anch'essi possano sedersi al banchetto che Tu hai preparato nel tuo infinito amore. Che nessuno sia escluso dal banchetto finale che Tu, per mezzo di Cristo Gesù, hai apparecchiato ed imbandito per i tuoi figli.

Ancora, offro a Te il mio cuore ferito e tutti i cuori feriti, perché Tu possa rinnovarli. Che possiamo esprimerti sin d'ora la nostra riconoscenza facendo uso dei doni che ci hai dato secondo la tua volontà.

Che sia cosi adesso e per sempre e con ogni persona. Amen.

SUPPLEMENTO ALL'ESAME DI COSCIENZA

HO DISONORATO IL TUO SANTO NOME, SIGNORE, CON LA BESTEMMIA

(per i bestemmiatori)

"Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo un giudizio più severo, poiché tutti quanti manchiamo in molte cose. Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. E' dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei!" (Gc 3,1-10).

PREGHIERA

Padre, il tuo santo Nome era e sarà glorificato e lodato per sempre. Grazie per aver rivelato a tutti noi, tuoi figli, la santità del tuo Nome, e perché milioni di tuoi figli nel mondo ti pregano: E' santo il tuo Nome.

Ogni lode, gloria e benedizione ti saranno date nel Figlio tuo Gesù Cristo, che ha celebrato la santità del Nome tuo ed ha insegnato a noi ad onorarlo. Ogni lode, gloria e benedizione ti saranno rese per mezzo della Beata Vergine Maria, la Madre di tuo Figlio e Madre di tutti noi. Perché Ella ha mostrato con la santità della sua vita quanto è santo il tuo amore e la santità della tua volontà.

Che il cielo e la terra ti cantino lode e gloria, così pure il mare e tutto ciò che in esso vive. Tue siano la lode e la gloria per sempre. Mi unisco nel canto di lode, gloria e benedizione di tutto il mondo.

Padre! lo desidero, dunque, oggi pentirmi del peccato della bestemmia. Mi vergogno perché il mio cuore è diventato fonte di bestemmia e di calunnie.

Mi dispiace perché dalla mia lingua vengono scoccate le frecce della bestemmia contro di Te, i tuoi Santi e le tue creature. Tu volevi che io Ti rendessi gloria e lode grazie al dono della parola. Che per mezzo di essa donassi consolazione, consiglio e pace ad altri. lo, invece, ho abusato della parola per disonorare, bestemmiare, denigrare ed offendere...

Perdonami, Padre! Rendi puro il mio cuore, perché possa diventare sorgente di bellezza, di nobiltà ed amore nell'esprimermi con il mio prossimo e con Te.

Ti prego, fa' che la mia decisione di oggi sia vera per sempre. Abbi anche pietà di tutti coloro che ho ascoltato bestemmiare, a cominciare dalle persone anziane che prima mi hanno scandalizzato e poi mi hanno condotto al male.

Ti prego per tutti i bestemmiatori del mio popolo. Per quelli che non riescono più a controllarsi, pur volendolo. Liberali Tu da questa pessima abitudine.

Ti prego anche per coloro che non riconoscono alcun errore nella bestemmia, perché il cuore si è inaridito. Infondi su di loro la tua benedizione e rendi i loro cuori, di nuovo, sensibili alla luce.

Proteggi i bambini che sentono i genitori e gli adulti bestemmiare, litigare ed esprimersi con parole sconvenienti. Che i loro cuori non vengano avvelenati dalla bestemmia. Che sappiano glorificarti e lodarti. Padre, illuminami con il tuo Spirito, perché, da oggi, ogni mia parola sia per la tua maggior Gloria.

Ti prego per la mia gente e per chi bestemmia. Dona a tutti noi lo Spirito di carità affinché sentiamo con il cuore la santità del tuo nome e la tua maestà, così che la bestemmia non possa mai più ingannarci!

Fà che i nostri cuori intonino inni al tuo Nome e che noi possiamo diventare il popolo che ti renderà per sempre gloria e annuncerà le meraviglie del tuo Nome. Amen.

PERDONAMI, DISTRUGGEVO LA VITA!

(Nel caso di aborto)

"Gli presentavano anche i bambini perché li ac­carezzasse; ma i discepoli, vedendo ciò, li rimpro­veravano. Allora Gesù li fece venire avanti e disse: `Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino, non vi entrerà"'. (Lc 18,15-17).

PREGHIERA

Padre del cielo! Tu hai pronunciato una parola e tutto è stato creato. Per mezzo della tua volontà, tutto ancora esiste. Per il calore che il tuo cuore effonde, tutto si sviluppa e cresce.

Grazie perché hai creato la vita nel seno di mia madre. Sii benedetto perché a noi uomini hai concesso di essere con Te i creatori della vita.

Sia resa gloria e lode a Te perché hai creato il corpo della donna capace di accogliere la vita, nutrirla e portarla alla luce. Grazie a Te per tutti quelli che collaborano con responsabilità alla creazione della vita.

O Dio, ti confesso che ho abusato del dono ricevuto e del compito che mi hai affidato. Riconosco che è stato veramente un grosso errore. Ho ucciso la vita al suo nascere. Ho abortito. Ho istigato altri, ho costretto a farlo. Ho ucciso la vita innocente. Perdonami. Ho capito che mi sono fatta guidare da ragioni false e sbagliate. Mi sono giustificata con il fatto che non potevo avere più bambini, per questo mi sono decisa ad attuare questo delitto. Mi sono vergognata di avere più figli degli altri. Avevo sentito dire che entro i primi tre mesi di gravidanza si poteva abortire. Ho creduto a questa menzogna, dimenticando che la vita dell'uomo ha inizio dal concepimento.

Mi pento per essermi comportata così. Decido ora seriamente di proteggere con piena responsabilità la vita dal suo concepimento. Aiutami Tu, Signore e Padre della Vita, a tener fede a questa decisione. Infondi di nuovo nel mio cuore l'amore. L'amore che mi darà la forza di mettere in pratica il mio proposito.

O Maria, Madre di tutti i viventi della vita, insegnami ad accogliere la vita così come Tu l'hai accolta. Anche per Te non è stato facile accettare il Bambino Gesù. Ma sapevi che il Creatore di tutte le cose vuole la vita, perciò hai detto: "Eccomi, sono l'ancella del Signore". Ora insegna anche a me a sorreggermi con la tua protezione.

O Dio, insieme a Maria ti prego per tutti i papà e le mamme, per tutti i ragazzi e le ragazze, per i medici e per tutti. Educaci ed aiutaci perché possiamo proteggere ed accettare con amore la vita non ancora nata.

Ti prego per coloro che corrono il pericolo di prendere la fatale decisione di uccidere il proprio bimbo. Manda loro incontro qualcuno che li aiuti a scegliere la vita. Manda me e dammi la forza necessaria e le parole adatte per salvare la vita.

Ti prego per tutte le madri e le ragazze che ora soffrono per aver compiuto un simile delitto. Che chiedano da Te il perdono, la pace e l'amore. A loro nome Ti prego. Prestami ascolto!

Perdona il mio popolo per così tanti aborti! Non permettere che ci distruggiamo a vicenda. Benedici tutte le donne incinte. Benedici tutti i bimbi non ancora nati. Che i genitori non abbiano paura di loro. Che li accolgano.

in questa confessione includo tutti gli omicidi nei confronti dei bambini nati e di quelli non nati. Concedi a noi stessi la pace, Tu che vivi e che continuamente doni la vita. Gesù! Tu che sei il frutto del seno di Maria vergine, Tu che hai amato e benedetto i bambini, fa' che noi sappiamo accoglierli.

Benedici tutti i bimbi. Accogli nel tuo regno anche quelli ai quali abbiamo impedito l'ingresso alla vita. Che tutti assieme possiamo un giorno godere della vita eterna in Te e per mezzo tuo, che sei la fonte della vita.

E voi, che siete vittime della violenza, perdonateci, perché con voi possiamo gioire nella beatitudine eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, Amen.

RIMETTI I MIEI DEBITI

"Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male per spendere per i vostri piaceri. Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio?

Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio: O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi? Ci dà anzi una grazia più grande; per questo dice: Dio resiste ai superbi;

agli umili invece dà la sua grazia. Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le vostre mani, o peccatori, e santificate i vostri cuori, o irresoluti. Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro viso si muti in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà", (Gc 4,1-10).

"Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato". (Lc 6,36-37).

"Allora Pietro gli si avvicinò e disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?, e Gesù gli rispose: `Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”! (Mt 18,21-22).

PREGHIERA

Padre del cielo, caritatevole e buono! Tuo Figlio Gesù Cristo mi insegna a perdonare ogni offesa e a chiedere perdono per ogni male arrecato agli altri e a Te. Egli mi insegna a perdonare con tutto il cuore anche i miei nemici. Perché, se io non perdono gli altri e non chiedo perdono agli altri, neppure Tu puoi perdonarmi...

Padre, Ti ringrazio perché esiste il perdono per poter ricominciare ad amare Te e gli altri. Grazie, perché non chiudi la porta a chi bussa e chiede la carità.

Ti siano rese grazie e lode per la carità che Tu mi hai dimostrato finora e che sarai pronto a dimostrarmi sempre. Gesù, insegnami ad essere caritatevole e a saper perdonare, così come io stesso desidero essere perdonato. Rafforza il mio amore e non si verificherà più alcun sentimento di avversione e di agitazione verso di Te e verso gli altri.

Maria! Tu mi inviti sempre alla pace ed alla riconciliazione. Ora mi esorti a concedere e a chiedere perdono. Insegnami a fare ciò che tuo Figlio e mio Salvatore chiede da me.

Gesù, ti confesso che mi è difficile perdonare. Per questo vivo in discordia e nell'incomprensione con gli altri e con Te. Ti confesso che a causa della mia indisponibilità alla riconciliazione sono nati nel mio cuore invidia, gelosia, maldicenza, opere e parole cattive. E intanto ho offeso e mi hanno offeso; il mio cuore è stato ferito ed ho ferito il cuore degli altri per non volerli perdonare! Non perdonando, ho portato la discordia nella mia vita, nella mia famiglia, nella mia comunità. Vivendo in disarmonia con qualcuno, confesso di aver sofferto e di soffrire tuttora tanto.

Tu sai come mi è difficile perdonare!

Perciò, Ti prego, prima che il sacerdote mi conceda il tuo perdono, dammi la forza di perdonare sinceramente le persone con le quali non sono in pace, dalle quali mi separa il muro costruito dall'odio, dall'invidia, dalla gelosia e dall'orgoglio! Dammi la forza di correre, per primo, ad abbracciare e tendere la mano per la rappacificazione.

Perdonami perché finora non ho preso sul serio l'atto della riconciliazione e mi sono giustificato attribuendo la colpa agli altri, ritenendo che dovessero essere loro a dover chiedere la pace, poiché erano stati loro, per primi, ad offendere. Mi dispiace perché così spesso dentro di me, hanno prevalso l'egoismo, l'orgoglio, anziché l'umiltà o il desiderio di riportare l'armonia.

Perdonami! Purifica il mio cuore da tutti i vincoli del peccato e dall'attaccamento alle persone ed alle cose. Mi renderai libero ed io, nella gioia e nella serenità, festeggerò la tua carità ed il perdono.

Ti prego per tutti coloro che ho offeso. Dà Tu a loro la forza di perdonarmi. Fà che cessino discordia e rancore. Fa' che per mezzo del perdono diventiamo simili a Te, o Padre.

Ti prego per le famiglie che vivono delle situazioni di contrasto, dove i genitori non perdonano i figli ed i figli non perdonano e non hanno alcuna comprensione per i genitori. Che i coniugi riescano sempre a perdonare e a vivere in armonia l'uno con l'altro.

Ti prego per tutti coloro che corrono il pericolo di divorziare a causa delle loro incomprensioni. Ti prego per i separati perché si riappacifichino. Aiuta i figli dei genitori divorziati, perché non restino nell'odio e nell'impossibilità di perdonare: sentimenti che i genitori hanno loro trasmesso, ferendoli.

Volgi il tuo sguardo sui popoli e sui sistemi di governo che non riescono a trovare la strada della pace, perché non la conoscono e non sanno perdonare. Che la mano tesa alla pace possa raggiungere tutti gli uomini.

Regina della pace, Madre di bontà, amore, carità! Con la tua bontà di Madre intervieni laddove noi, tuoi figli, non possiamo e non sappiamo riconciliarci. Tu, Madre della Chiesa, otterrai, con la tua preghiera costante, pace per tutta la Chiesa, per tutte le comunità della Chiesa. Che con la forza della tua raccomandazione si concilino tutte le Chiese cristiane e tutte le religioni.

Gesù buono! Tu ci hai fatto conoscere la carità del Padre e ci hai invitati ad essere nella carità e a perdonare. Secondo la tua parola, Ti prego per tutta la carità di cui c'è immenso bisogno, perché giunga la pace, perché ognuno sappia perdonare l'altro, come il Padre perdona tutti. Gesù, voglio amare anch'io così. Infondi in me il tuo Spirito. Illuminami ed aiutami. Amen.

NEPPURE IO TI GIUDICO...

PREGHIERA

Padre del cielo, Ti ringrazio perché oggi, di nuovo, ho avuto la prova di quanto siano grandi la tua bontà e la tua misericordia. Ti ringrazio per le parole che il Sacerdote mi ha detto, illuminato dalla tua grazia: "Ti sono rimessi i tuoi peccati. Va' in pace!".

Ora voglio portare la pace, immediatamente, a casa, nella mia famiglia, fra le persone con cui vivo. D'ora in poi, in virtù della tua misericordia, voglio amare: amare Te più di ogni altra cosa ed il mio prossimo come me stesso. Agli offesi voglio donare ogni giorno, con la mia vita, pace e gioia. Voglio esprimere ogni giorno la mia gratitudine verso di Te.

Desidero avere attenzioni per tutti coloro che mi fanno del bene. Desidero accorgermi di ogni minima delicatezza che le persone e le creature mi riservano, e per esse ringraziare Te, Signore, con loro. Da questo momento Ti rendo grazia per tutto il bene che io riuscirò ad operare nel tuo nome. Che tutto si realizzi per la tua gloria e nella gioia.

Poiché non mi hai condannato, fa' di me uno strumento della tua pace e dell'amore nel mondo. Raccomando e offro a Te tutti quei momenti in cui sarò messo alla prova e cadrò a causa della mia fragilità, tradendo il tuo Nome.

Che il tuo amore guarisca e rinnovi tutto.

Affido a Te il mio cuore ferito, abbine cura Tu, in modo che possa imparare ad amare di più.

In particolare mi propongo di non scagliare più la pietra della condanna contro nessuno dei miei fratelli. Ti pregherò seriamente per coloro che si danneggiano perseverando nel peccato.

Dammi Tu la forza e la luce per poter trovare la parola di conforto, di coraggio, di speranza, capace di aiutare ed educare.

O Dio, per intercessione della tua adorata Ancella, la Vergine Maria, fa' di me lo strumento della tua pace. Che la pace con la quale il sacerdote mi manda nel mondo in virtù della confessione, mi accompagni sempre. Queste sono le tue parole: Andate in pace!

Che la Madonna, Madre del Bell'Amore, insegni a me e a tutti i tuoi figli ad amare ... (Messaggi)

Che il mio amore si accresca e raggiunga la pienezza dell'eterno! Amen.

I DIECI COMANDAMENTI DI DIO

lo sono il Signore Dio tuo:

1. Non avrai altro Dio fuori che me.

2. Non nominare il nome di Dio invano.

3. Ricordati di santificare le feste.

4. Onora il padre e la madre.

5. Non uccidere.

6. Non commettere atti impuri.

7. Non rubare.

8. Non dire falsa testimonianza.

9. Non desiderare la donna d'altri.

10. Non desiderare la roba d'altri.

"COMANDAMENTI PER LA VITA"

- Crederò in Dio, Lo amerò con tutto il cuore;

- Loderò Dio e Lo pregherò;

- La domenica con la Santa Eucaristia glorificherò il Signore insieme a tutto il suo popolo;

- Terrò bene a mente che anch'io sono responsabile per la mia famiglia e non solo i genitori;

- Starò attento alla mia salute;

- Con gioia darò in prestito e dividerò quello che possiedo con gli altri;

- Dirò sempre la verità e non rivelerò i segreti

che gli altri vorranno confidarmi;

- Espleterò con coscienza i miei doveri.

UN MODELLO PRATICO PER LA PREPARAZIONE ALLA CONFESSIONE

(La preparazione alla confessione è stata svolta all'inizio del maggio 1986 durante la veglia notturna con i giovani. Si può utilizzare come modello concreto durante le processioni, i pellegrinaggi e gli esercizi spirituali).

Consigli pratici per chi la conduce:

1. Prima di entrare in Chiesa spegnere la luce.

2. Il buio è segno della situazione dell'anima dominata dal peccato.

3. Accendere il cero pasquale e procurare una candela per ciascun fedele e ciascun padre confessore.

4. Osservare le pause di silenzio e farle durare a discrezione.

PAROLE ACCOMPAGNATRICI

Fratelli e sorelle in Cristo, tante volte noi uomini cominciamo proprio così! Dovremmo portare la luce e noi invece la spegniamo... Tante volte cominciamo proprio così. Al posto di portare l'amore, lo spegniamo e portiamo l'odio.

Tantissime volte cominciamo proprio così. Al posto di portare la speranza noi uccidiamo la speranza e resta la disperazione.

Moltissime volte, gli uomini cominciano così, e continuano così.

Siamo qui perché vogliamo in questo momento passare il Mar Rosso. Abbiamo provato che cosa significa essere nelle tenebre e nella schiavitù e vogliamo accendere la luce.

lo non so che cosa è successo nei vostri cuori in questi giorni: lo posso immaginare. Scusatemi se comincio proprio dalla possibilità delle tenebre del cuore.

Nella vostra realtà forse qualcuno si sente come chi dopo aver parlato con un medico, ha scoperto di essere malato!

Può darsi che ora nel cuore ci siano tristezza, angoscia, debolezza, vuoto... Ma ciò non importa più. Anche se senti l'altra legge nella tua carne, nella tue ossa, nelle tue abitudini: in questo momento non c'è bisogno di essere disperato. Perché esiste una risposta! Gesù è qui con noi. Lui è venuto e ha portato la luce. Ha detto: "IO SONO LA LUCE".

Gesù, io non voglio rimanere nelle tenebre. lo voglio adesso la tua luce, la tua luce per il mio cuore, per la mia anima, per la mia vita.

lo voglio la tua luce nella mia famiglia, nell'incontro con il mio prossimo.

lo voglio la luce nella mia scuola, nei miei studi, nel mio lavoro.

Gesù, io voglio la luce e Tu ti offri come la luce. lo ti apro il mio cuore.

Gesù, mi domando davanti a Te, sinceramente: come è la mia vita?

Mi domando davanti a Te, sinceramente, perché Tu sei la luce: come è adesso la mia strada, il mio cammino?

Nella tua luce mi domando: dove sei Tu?

Dove è la legge dell'amore per Dio Padre, che Tu vuoi sia amato da me sopra ogni cosa?

lo mi domando, adesso, dove è il mio amore per il prossimo?

Dove è il mio amore per i doni di cui mi hai ricolmato? Gesù, io mi interrogo davanti a Te, nella tua luce aiutami a trovare la risposta!

Tu volevi, o Gesù, che io pregassi, che io avessi fiducia.

lo mi domando, davanti a Te, come è stata la mia preghiera?

Tu volevi, o Gesù, che io avessi sempre un nuovo nutrimento spirituale durante l'Eucaristia incontrando Te nella Parola e nel Corpo. Tu sei rimasto per me, per il mio cuore, per la mia vita.

lo mi domando come ho partecipato alla Santa Messa. Tante volte, forse, partecipavo senza il cuore, e l'incontro con Te è stato impossibile.

Gesù, davanti a Te io mi domando cosa ho fatto con la mia bocca, con la mia lingua. Ti ho lodato o piuttosto ho bestemmiato il tuo Nome, facendo del male, offendendo?

Mi domando davanti a Te, o Signore, che cosa significhino per me la sigaretta, l' alcool, la droga, il cibo esagerato. Mi chiedo davanti a Te che cosa significhino per me la TV, i giornali, in che cosa spreco il mio tempo...

Mi chiedo che cosa significhi per me rispettare la mia anima ed il mio corpo e l'anima ed il corpo degli altri. Mi domando davanti a Te che significhi per me una vita umana prima della nascita e dopo la sua venuta nel mondo. In modo particolare mi chiedo, alla luce dei tuoi insegnamenti, che cosa vuol dire per me il tuo invito ad amare tutti!

Mi domando che cosa è accaduto con il mio piano, con il progetto che hai messo nel mio cuore, nella mia vita, di servire Te e gli altri.

Signore, me lo domando e spero in questo momento di poter trovare la risposta, illuminato dal tuo spirito... (Restiamo un po' in silenzio e proviamo a trovare, a cercare le nostre risposte. Sentiamo il nostro cuore. Sinceramente. Nessuno ci vede adesso, solo Dio. Con gli occhi chiusi sentirai sicuramente la Sua voce e nella Sua luce vedrai la luce).

Per chi conduce la confessione:

1. Invito alla rinuncia al peccato;

2. La decisione per la luce;

3. Accensione del cero Pasquale;

4. Colui che conduce la confessione si rivolge ai padri confessori e porge loro le candele, poi si recita la preghiera per i sacerdoti.

PAROLE ACCOMPAGNATRICI CHE PRECEDONO IL SACRAMENTO

Nel nome di Gesù Cristo io vi domando: Rinunciate al peccato?

- Rinunciamo!

Rinunciate a ogni egoismo ed odio?

- Rinunciamo!

Rinunciate a ogni male, ad ogni influsso del maligno?

- Rinunciamo!

Siete pronti ad accettare Gesù Cristo come luce?

- Sì!

Nel vostro nome io accendo adesso il cero grande che è il segno del Signore risorto.

(Ai sacerdoti) Voi, fratelli sacerdoti, davanti a questo popolo di Dio siete pronti in questo momento, dando l'assoluzione nel nome del Signore, siete pronti ad essere i servi della riconciliazione ed a liberare dai peccati nel nome del Signore, a portare la luce in ogni cuore di questi giovani?

Sì!

Se siete pronti, vi prego, venite, prendete una candela, accendetela con la candela grande che simboleggia Gesù e andate in Chiesa, mettetevi pronti ad ascoltare le confessioni.

(...Finché i sacerdoti fanno questo, nel silenzio, noi preghiamo per loro affinché possano intermediare per noi...)

Signore Gesù Cristo, io Ti prego per i miei fratelli nel sacerdozio. Accendi il loro cuore nel tuo cuore come loro accendono adesso la candela. Accendi il loro cuore come prendono la luce da Te e lasciano poi accendere dalle loro candele. Signore aiutali a conservare questa luce. Signore Gesù dà una parola, la vera parola con il tuo spirito ai miei fratelli nel sacerdozio ed in questo servizio santo. Attraverso loro vengano la riconciliazione, la pace, la guarigione, tutto quello che è distrutto dal peccato. Guarisci il cuore dei miei fratelli nel sacerdozio. Dà loro, Signore, la gioia, la pace. Benedici tutti i sacerdoti che sono sempre disponibili ad ascoltare gli altri uomini, loro fratelli, che Tu hai redento con il tuo sangue. Benedici anche quelli che sono stanchi ed hanno difficoltà.

(Chi conduce la confessione si rivolge ai fedeli, prega per loro ed essi si recano dai padri confessori.

Dopo la confessione e dopo la remissione dei peccati, il penitente accende la sua candela alla candela del sacerdote. Questo è il simbolo della riconciliazione, del servizio. Anche la penitenza si recita con la candela accesa! Fare tutto ciò con dignità! Coloro che non vanno a confessarsi è meglio che chiedano la benedizione ed accendano la loro candela alla candela dei sacerdoti.)

Adesso domando a voi, cari fratelli: "Siete pronti per andare dai sacerdoti, confessare i vostri peccati ed accendere le vostre candele?"

Vi prego, adesso, di accostarvi all'altare, prendete la candela qui ed andate dal sacerdote. Domandate la benedizione. Se volete confessarvi, fatelo pure. Se non avete nulla da dire perché siete già confessati, dite al sacerdote il proposito che avete fatto in questi giorni e domandate la benedizione, la forza della grazia per poterlo rispettare e per non dimenticarlo.

Accendete la vostra candela alla candela del sacerdote. Che la Chiesa sia sempre più illuminata. Con ogni confessione si aggiunge una nuova fiammella accesa, quindi c'è sempre più luce.

(Mentre i penitenti vengono, prendono le candele e vanno dai confessori, colui che conduce la confessione prega:)

Signore Gesù Cristo, io ti prego per questi miei fratelli che prendono la candela non accesa e vanno dai padri confessori. Che l'incontro con il sacerdote sia l'incontro tuo con i tuoi figli che cercano perdono e guarigione. Rendi forte ogni loro decisione.

Signore Gesù Cristo, concedi la pienezza della tua grazia a tutti coloro che adesso si confessano. Che spariscano tutte le tenebre dai nostri cuori, dalle nostre famiglie, dalla Chiesa e dal mondo...

O Maria, Tu sei la nostra mamma, Tu vuoi che siamo rinnovati e ci inviti alla purificazione per mezzo della riconciliazione. Tu vuoi che noi Ti accogliamo come Madre così come Tu ci hai accettati quali tuoi figli. Maria, intercedi presso il Padre per noi tutti. Che possiamo realmente sentirci tuoi figli. Che possiamo diventare nuova luce del mondo, nuova speranza e nuova pace con te, così come Tu sei diventata l'alba del nuovo giorno con la forza di Dio.

Ti preghiamo, Signore, manda su di noi il Santo Spirito. Ti preghiamo insieme con Maria, tua umile ancella, illumina il nostro cuore, ricolmo di gioia ed amore, rendici completamente sani. Che per mezzo nostro il tuo Spirito possa guarire tutto il mondo.

(Mentre i fedeli si stanno confessando, è bene cantare piano il canto del perdono o quello della carità, oppure leggere e meditare brani della Bibbia).

Può darsi che il tuo peccato sia grande, molto grande, ed il tuo cuore ti giudichi; devi sapere che Dio è sempre più grande del tuo cuore.

Ma se il peccato è grande, proprio perché è grande il Signore ha preparato una grazia più grande, e questa è la nostra speranza.

Non domandare al Signore: `Cosa riceverò da Te se lascio questo mio peccato, questo vizio, questa abitudine cattiva?' Non domandare questo, perché Egli è solo Carità, e dà di più di quello che può desiderare il nostro cuore. Egli è solo Amore e Perdono...

(Alla fine della confessione il celebrante invita tutti ad alzarsi in piedi e ad intonare un canto di resurrezione. Dopo il canto esorta a spegnere la candela, perché i cuori sono diventati ora tante luci accese!)

Cari fratelli e sorelle, cari amici, abbiamo cominciato con le tenebre ed abbiamo detto che tante volte abbiamo cominciato il nostro giorno di lavoro, la nostra vita, nel buio più completo provocato dal peccato. Ora possiamo più facilmente vedere la luce. Ti ringraziamo, Gesù, perché Tu sei la luce. Ci inginocchiamo e ti benediciamo, Tu sei la nostra speranza, l'amore e la salvezza.

Nel nome della Chiesa, dopo questa confessione, vi chiedo:

Credete in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra?

- Crediamo.

Credete in Gesù Cristo nostro Salvatore e Redentore?

-Crediamo.

Credete che l'amore è più forte dell'odio?

- Crediamo.

Credete che la luce è più forte delle tenebre?

- Crediamo.

Accettate oggi la Madonna come Madre?

- Sì.

Volete dare in questo momento le vostre mani, la vostra vita nelle mani della Madonna?

- Sì.

Prima di andare nel mondo, ricevete la benedizione: E' nel nome del Padre, nostro creatore, nel nome di Gesù Cristo, nostro Redentore e nel nome dello Spirito Santo che vi ha consacrato, che la solenne benedizione scenda su di voi.

La benedizione della pace, della gioia, dell'amore e della speranza, della comunione e del perdono, la benedizione di luce e di bontà, la benedizione dello Spirito di Preghiera e dello Spirito d'Umiltà, della Volontà di Dio. La benedizione della protezione dal male. La benedizione della pienezza della vita vissuta con Dio.

Che possiate vivere nella misericordia ed essere benedetti per sempre!

La pace sia con voi! Amen.

(Si consiglia di portare a casa la candela accesa in Chiesa, in ricordo del momento in cui è stata presa la decisione di seguire Cristo, perché la candela possa rappresentare un invito alla preghiera, all'amore, al perdono, perché si preghi davanti a questa candela).

LA CONFESSIONE MENSILE

I GIORNI DELLA RICONCILIAZIONE

"Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla:' (1Cor 10,12-13)

Nell'educazione alla pace, la Madonna, stando a quanto ci riferiscono i veggenti, chiede la confessione mensile. Nella comunità di Medjugorje il primo venerdì del mese, il sabato e la domenica sono i giorni della riconciliazione.

Ci si porrà sicuramente la domanda: perché così spesso?

Alla luce di quello che sappiamo sulle leggi della vita spirituale si può comprendere facilmente l'invito mensile al sacramento della confessione, perché il bisogno del sacramento della riconciliazione non è solo collegato con quanto di negativo abbiamo compiuto, ma soprattutto con la crescita nell'amore, nella pace, nella misericordia e nel perdono. Anche quando si afferma di non aver nulla da confessare, ciò non esclude l'esigenza di voler festeggiare la riconciliazione.

Il sacramento della riconciliazione include in sé il bisogno di festa, di allegrezza, di gioia, di comunione, di guarigione, di vita. E così, chi si avvicina mensilmente alla confessione, comprenderà sicuramente le leggi della vita spirituale, l'incontro con il sacerdote gli permetterà di capire con più facilità che cosa deve fare, più semplicemente deciderà per la sua crescita e scoprirà i pericoli che la ostacolano.Le ferite derivategli dal peccato gli verranno risanate.

L'intimo dell'uomo, la sua anima, assomigliano ad un vano ammobiliato. Da una stanza arredata è facile scoprire, infatti, che tipo sia colui che vi abita. Dai quadri e dagli oggetti che piacciono a questa persona si vede chiaramente che cosa preferisce, che cosa ama e davanti a che cosa si inchina. Lo stesso vale per l'anima.

Se la si penetra regolarmente portando luce divina, allora l'anima sarà in ordine e con più facilità si evidenzieranno anche i piccoli difetti. Sarà più semplice allontanare gli ostacoli, opporsi alle influenze pericolose e negative del mondo in cui si vive e si lavora. E se l'uomo si trova in circostanze felici, allora ha maggiore bisogno di pulizia, di liberazione, di cura interiore.

Tutto ciò che succede nel mondo diventa parte della nostra anima, giustificazione e senso del nostro agire, causa delle nostre paure, sfiducia, nevrosi. Si perde dunque, così, il senso personale del bello, del buono, del nobile, e intanto si perde fiducia nell'amore e nella pace, nella sincerità e nell'amicizia. La confessione mensile è un grande aiuto per eliminare le impurità e le cattive influenze che ne derivano.

Ogni uomo riflette ciò che porta nel cuore. Se c'è qualcosa di buono, risplende il bene; se nel cuore c'è l'amore, rifulge l'amore. Da qui si comprende la responsabilità che hanno tutti gli uomini gli uni verso gli altri.

La confessione mensile si può intendere anche come un Sacramento che protegge dal male e non solo come la pulizia del male che già c'è nel cuore.

Se una persona lavora in un'industria dove si fabbricano sostanze velenose o dove lo spazio, a causa di una determinata produzione, è inquinato e pericoloso, è

più che naturale che prenda delle precauzioni. Se non agisse così, si comporterebbe da irresponsabile nei confronti della vita.

Il mondo di oggi non deve essere condannato. Ugualmente un malato non deve essere condannato, ma aiutato e compreso. Bisogna però proteggersi dalla malattia del mondo, provocata dal peccato, per poter vivere in modo sano ed aiutare gli altri a vivere sani nell'anima.

Dalle esperienze collettive di preghiera si sa che la Madonna ha chiesto talvolta anche la confessione settimanale. Si è verificato nelle settimane di preparazione alla festa del Natale, dalla Pasqua, Ecc.. Maria non desidera altro per i suoi tigli che questa guarigione spirituale per sempre, per poter vivere sempre nella pace.

LA CONFESSIONE ANNUALE

Tutti noi sappiamo che una delle prescrizioni della Chiesa è quella di confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi a Pasqua. Una tale prescrizione ha i suoi motivi e in questo momento non è il caso di analizzarli. Una cosa però è certa: la coscienza di confessarsi una sola volta all'anno esiste nella natura di molti credenti.

Se paragoniamo la vita spirituale a quella fisica, o se anche consideriamo il peccato come una malattia, allora possiamo renderci conto di quanto può essere pericolosa l'abitudine di confessarsi una sola volta all'anno. Perché, quando si tratta di una malattia fisica, è chiaro che si va subito a chiamare il medico. Sappiamo bene quanto sia difficile sentirci dire dal medico che è stato interpellato troppo tardi, perché la malattia si trova in uno stato avanzato e non può essere più arrestata. Che tetra risonanza hanno le parole di una tale diagnosi nelle orecchie del malato! Quando l'uomo commette peccato, quando con il peccato distrugge se stesso e gli altri, allora non bisogna aspettare tanto. Anche le ferite spirituali ed i contrasti interiori a lungo andare si rivelano estremamente pericolosi. Simili ferite conducono alla morte della vita spirituale.

E' perciò pericoloso aspettare per la confessione annuale, in una tale disposizione d'animo. I fedeli non riescono ad intendere il peccato come qualcosa di cui liberarsi il più presto possibile per aprirsi alla carità, alla riconciliazione, al perdono. Pertanto si diventa indif­ferenti al peccato. Restano insensibili. Si genera una condizione particolare, pericolosa, per chi porta con sé il peccato e per la comunità o la famiglia dove si vive. E' un colpo mortale per la comunità, per l'amore, per la pace ed ogni progresso spirituale. Una situazione simile ha necessariamente bisogno di essere modificata. Si dovrebbe capire, allora, che è grave tardare a confessarsi così come non si deve aspettare a curare una ferita, che non guarisce da sola, ma che con il passare del tempo diventa sempre più critica. Altrimenti il credente incomincia a pensare di essere un buon cristiano, e allo stesso tempo non si spaventa del male, esattamente come fanno coloro che non conoscono Dio. Da qui è facile giungere al punto in cui il Cristianesimo diventa per lui un puro elemento esteriore, superficiale e non maturo. Mano a mano che si allontana dal contatto vero con Dio e con Cristo, egli stesso diviene regola per la sua persona. Guidato dall'orgoglio, avvolto dalle tenebre e dal male, forte probabilmente della sanità fisica, si allontana dai frutti dello Spirito. In tale atteggiamento di vita è facile comprendere la parola di San Paolo, secondo cui molti vivono come nemici della croce di Cristo, avendo fatto dello stomaco il loro Dio ed ignorando ciò che è bene.

La giusta educazione della coscienza di un cristiano non dovrebbe trascurare di insegnare che bisogna reagire al peccato, a costo della vita stessa, per lasciar crescere e sviluppare i frutti dello spirito.

Accanto alle singole confessioni mensili, ed oltre alle confessioni occasionali, è bene pensare anche alla possibilità di confessarsi tutti in famiglia per una occasione speciale, come può essere per esempio un battesimo, un matrimonio, o dopo qualche tensione interna. Ogni famiglia troverà più facilmente una simile occasione quando tutti i suoi componenti festeggeranno spesso il sacramento della riconciliazione, quando si comincerà a vivere con più coscienza la vita spirituale di famiglia. In parecchie parti del mondo esiste la bella consuetudine di invitare tutta la comunità parrocchiale alla confessione comunitaria durante le feste della Parrocchia.

LA CONFESSIONE GENERALE

Sappiamo già che esiste quel tipo di confessione che si chiama confessione generale. Di solito, nella confessione ordinaria si dice quando è avvenuta l'ultima confessione, in modo che il sacerdote possa consapevolmente formarsi un'idea della reale situazione spirituale. Ma ci sono anche determinati momenti in cui le persone fanno la cosiddetta confessione generale. Vuol dire che in una sola volta esse confessano tutti i peccati commessi durante l'intera vita. Questo avviene in diverse occasioni. Per esempio quando si entra in una comunità, prima di farsi religiosi o prima dei voti, prima del matrimonio o in generale prima di qualche evento importante della vita. Durante gli esercizi spirituali o i pellegrinaggi. E' bene fare ogni tanto questa confessione generale. Non ci si accosta ad essa, infatti, perché si teme che Dio non ci abbia perdonato o perché potremmo aver mancato o dimenticato di dichiarare qualcosa al sacerdote. Infatti, aver taciuto qualcosa per paura o per vergogna non è un motivo per accostarsi alla confessione generale.

La confessione generale è opportuna e consigliabile per la crescita spirituale e la comprensione della propria vita e per la protezione che ci si aspetta da Dio, e ancor di più per guarire le ferite che si sono aperte a causa del peccato. Non si vuol dire che è necessario toccare le piaghe troppo spesso. Ma c'è qualcosa che emerge di frequente nei nostri pensieri, ed allora è meglio fare di nuovo la Confessione e pregare per il perdono.

Si noti bene, però, che la paura nei confronti di Dio o la pignoleria nella dichiarazione degli errori e dei peccati, insomma la cosiddetta scrupolosità, non ha peso davanti all'immensa pietà e all'amore di Dio. Il manifestarsi di tale atteggiamento è la spia di particolari condizioni della vita spirituale, per cui è assolutamente necessario

ascoltare il sacerdote. Questi casi derivano piuttosto o da malattie psichiche o dalla profonda sfiducia che si avverte nei riguardi degli altri e che si trasmette così a Dio, o, ancora, sono situazioni causate dagli assalti del demonio. Se si tratta di una malattia psichica la si deve curare ed ascoltare il confessore.

La confessione è l'occasione per fare appello all'amore e alla pietà di Dio innanzi al quale non c'è mai motivo per avere paura, neppure quando ci si accorge di una dimenticanza o omissione. La confessione generale, invece, è un impegno particolarmente interessante dal quale ci si deve attendere gioia e serenità, perché Dio offre la possibilità di un nuovo principio di pace e di conciliazione.