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domenica 20 settembre 2015

Dal quaderno n°1 del 1943 di Maria Valtorta - Dal giorno 12 giugno al giorno 24 giugno



12 giugno 1943

Dice Gesù:
«Molti, se molti leggessero quello che ti dètto, troverebbero che delle espressioni sono un po’ forti, quasi impossibili alla loro vista umana. Il Padre se ne stupirà meno perché, come mio servo, sa che nulla è impossibile a Dio, anche certe forme di condotta verso le anime che non sarebbero seguite dagli uomini che misurano le cose e le applicano secondo una falsariga e un modello creato da loro. Cioè sempre imperfetti.
Quando Io dico : “Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci...”, dico una frase che farebbe sgranare gli occhi a molti e farebbe applicare critiche irrispettose a Me e giudizi poco piacevoli a te. Eppure è così, e questo avvenne per una mia vista giustissima.
Quando Io ti volli per Me, povera Maria, eri così umana e l’umanità che avevi avuto intorno a te era ancor più umana di te stessa e ti aveva sempre più appesantita, di modo che eri proprio una piccola selvaggia. Se Io allora ti avessi chiesto quello che ti ho chiesto dopo, e specie quello che voglio da te, ora per ora, adesso, tu saresti fuggita spaventata.
Ma Gesù non fa mai paura. Gesù coi suoi figli cari è un padre di un’amorevolezza perfetta; di una amorevolezza divina, perché se Gesù fu uomo e dell’uomo conobbe i sentimenti, Egli è sempre stato ed è Dio, e perciò nei sentimenti raggiunge la perfezione di Dio.
Allora Io per avvicinarti e perché tu ti avvicinassi senza timore e con sempre più amore, ho seguito la regola in uso fra gli uomini per conquistare i bimbi scontrosi. Ti ho offerto e donato tutto quanto desideravi. Erano inezie alle volte, delle altre erano cose grandi. Ebbene: il tuo Gesù te le ha date.
Qualche volta sognavi ad occhi aperti e davi per certo il sogno. Un uomo ti avrebbe smentita facendoti passare per pazza e insincera. Io, Dio, ho mutato i tuoi sogni in certezze per non avvilirti al cospetto del mondo. In tal modo ho ottenuto che tu ti affezionassi talmente a Me da giungere a quello che sei ora: una cosa sperduta in Me, inscindibile da Me.
Tu, essere finito e imperfetto, non esisti più con le tue limitazioni e imperfezioni umane, perché sei assorbita, e da te stessa ti sei fatta assorbire, da Me. Vedi Me in ogni cosa piacevole, spiacevole, lieta, triste, che ti accada. Agisci guardando il mio Viso. Sei affascinata del mio Viso.
Potrei guidarti con lo sguardo. Con anche meno: il battito del mio Cuore, del mio Amore, ti guida.
Vivi del mio amore. Vivi nel mio amore. Vivi per il mio amore.
Quando hai una gioia mi corri incontro ridendo a dirmi grazie. Quando hai un bisogno tendi la tua mano chiedendolo. Quando hai un dolore mi vieni sul Cuore per piangere. Sei talmente convinta
che Io sono il tuo Tutto, che prendi decisioni, che hai confidenze che alla corta vista umana potrebbero parere imprudenze e pazzie. Ma tu sai che Io sono il tuo Tutto. Un Tutto-Dio e che posso tutto, e ti fidi.
E’ proprio questa confidenza assoluta che mi spinge a compiere per te continui piccoli miracoli, perché è la confidenza di chi mi ama quella che apre il mio Cuore di Dio per farne scendere torrenti di grazie.
Sei mia perché Io ti ho saputo prendere, perché ho saputo fare della tua povera umanità avvilita un capolavoro della Misericordia. Sei mia, la mia piccola Mia. Eri di tante cose. Vivevi per le sollecitudini umane. Soffrivi, morivi nella carne e nell’anima perché sei un’anima che il mondo non sazia e non sapevi trovare la via. Adesso sei mia, solo mia. E anche sulla croce sei felice perché hai chi ti ama come vuoi tu. Hai Me, tuo Dio e tuo Sposo, tuo Gesù.»
«Quando un’anima giunge ad essere così mia, l’amore le tiene posto di Legge e di Comandamenti. Divini l’una e gli altri, ma che fanno ancora sentire la loro presenza. Sono come le bardature messe alla vostra animalità perché non si impenni e vada nei precipizi.
Ma l’Amore non ha peso. Non è una briglia che esercita coercizioni. È una forza che vi conduce liberandovi anche dalla vostra umanità. Quando un’anima ama realmente, l’Amore le tiene luogo di tutto. È come un piccolo bimbo nelle braccia della sua mamma che lo nutre, lo veste, lo addormenta, lo lava, lo porta a spasso o lo mette nella cuna per suo bene. L’Amore è la mistica nutrice che alleva le anime destinate al Cielo.
Se per un miracolo speciale, voluto per 3/4 dalla vostra volontà - perché senza la vostra volontà certi miracoli non possono, non devono accadere - e per un quarto dalla mia benignità, tutte le anime divenissero viventi solo per lo spirito, ossia tutte degne del Cielo, Io direi per la terra la parola “Fine” per potervi portare tutti al Cielo prima che un nuovo fermento di umanità corrompesse di nuovo qualcuno dei più deboli fra di voi. Ma disgraziatamente questo non accadrà mai. Anzi sempre più spiritualità e amore muoiono sulla terra.
Per questo le anime che sanno vivere nella spiritualità e nell’amore devono toccare i vertici dello spirito, della carità a del sacrificio - perché il sacrificio non manca mai in questa trinità di cose necessarie per essere miei discepoli veri - e riparare per le altre che hanno sterilito spirito e amore nei loro cuori.
Riparare, consolare, soffrire. Saranno le vittime quelle che salveranno il mondo.»

13 giugno 1943

Dice Gesù:
«Perché lo Spirito Santo possa scendere e operare liberamente in un cuore, bisogna coltivare in se stessi la carità, la fedeltà, la purezza, la preghiera e l’umiltà.
I miei Apostoli si prepararono alla sua venuta con queste virtù unite ad un intenso raccoglimento.
Per imparare il medesimo, come per imparare le altre virtù, non avevano che da guardare Maria, la Madre mia. In Essa lo spirito di raccoglimento era intensissimo. Anche nelle occupazioni della vita
Ella sapeva vivere raccolta in Dio e sua grande gioia era potersi isolare nella contemplazione , nel silenzio, nella solitudine.
Dio può parlare ovunque. Ma la sua Parola giunge a voi, mortali, le cui capacità di recezione sono limitate, molto meglio quando potete essere in solitudine che non quando intorno a voi il prossimo parla, si muove, si agita sovente in meschinità umane. Doppio merito e doppia grazia se potete udire Dio anche fra il tumulto. Ma anche doppia, tripla fatica.
Però tu, Maria, non contravvenire alla santa carità e alla santa pazienza per l’idea di udire Me.
Allora mutileresti il frutto di queste lezioni. Nulla, neppure il pensiero di udire la mia Voce, ti deve rendere poco pronta ad esercitare condiscendenza e pazienza col tuo prossimo. Ti pare di perdere il filo del mio dire?
Ti rammarichi perché capisci di aver dimenticato qualche gemma del mio dire? Oh! fidati di Me!
Io te la farò ritrovare, e più bella di prima perché legata con l’oro della carità e circondata dalle perle della pazienza sminuzzata in infiniti atti, ma tutti, tutti preziosi.
Ricordati che “tutto quello che fate al prossimo lo fate a Me, Gesù”. Perciò sappi uscire dal tuo colloquio con Me per ascoltare i bisogni, anche delle volte molto inutili, del prossimo, sempre con un sorriso e con buona volontà. Tu avrai il merito della carità esercitata e loro non si scandalizzeranno vedendo te irritata per aver dovuto lasciare la preghiera.
Maria Ss. sapeva, senza alterarsi, uscire dalla meditazione, dalla preghiera, dai soavi colloqui con Dio - e tu puoi pensare a che altezze essi attingessero - ed occuparsi del prossimo senza perdere
di vista Dio e senza fare capire al prossimo che Ella era disturbata. Maria sia il tuo modello.
Anche nella preghiera i miei Apostoli non avevano che da guardare Maria per imparare come si prega per ottenere da Dio. E così per tutte le altre virtù necessarie a preparare la discesa del Paraclito. Anche ora il Consolatore scende con maggiore veemenza quanto più uno spirito è preparato a riceverlo.
Maria, la piena di grazia, non aveva bisogno di preparazione alcuna. Ma Ella vi ha dato l’esempio. È vostra Madre e le madri sono il vivente esempio per i figli.
Maria era già piena di Spirito Santo. Era la sua Sposa e dello Sposo conosceva tutti i segreti. Ma in Maria nulla doveva apparire diverso dagli altri. Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi della natura: ebbi fame, sete, freddo, fui affaticato, ebbi sonno; ma Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi del morale: sentii tedio, paura, tristezza, gioii dell’amicizia, inorridii del tradimento, tremai fino a sudare sangue al pensiero di quello che avevo a soffrire, pregai come un umile uomo bisognoso di tutto.
Anche Maria perciò ricevette, in forma palese, lo Spirito Santo. Anche le più grandi anime devono seguire la via che tutti seguono, nelle manifestazioni esterne, si intende, senza singolarità, senza darsi delle pose che altro non sono che superbie ammantate di umiltà ipocrita.
Semplicità sempre perché lo Spirito venga a voi con piacere. E poi saper trattenere lo Spirito Santo con una purezza vivissima . Egli non sosta dove vi è impurità. Infine fedeltà alle sue ispirazioni.
Egli è, dirò così, l’Apostolo eterno e divino che predica instancabilmente alle anime la dottrina del Cristo, che ve la illumina e spiega. Ma se è male accolto, se le porte dei cuori gli vengono serrate davanti, se è ricevuto con ira, Egli fa quello che Io dissi ai miei Apostoli: se ne va e la sua pace torna a Lui mentre voi ne rimanete senza.
Dio non si impone fuorché in casi speciali. Egli è sempre pronto a intervenire in vostro aiuto. Ma vuole da voi desiderio di riceverlo, volontà di ascoltarlo, coraggio di seguirlo, generosità di confessarlo. Allora Egli vi abbraccia, vi penetra, vi solleva, vi accende, vi deifica, vi fa cambiare la vostra povera natura animale in una tutta spirituale, vi indìa e come un’aquila a volo vi porta in alto, nei regni della Luce, in plaghe di purezza, vi avvicina al Sole della carità e ve ne scalda, finché vi apre le porte del suo Regno per una eternità di beatitudine.»

22 giugno 1943, ore 23,30.
Dice Gesù:
«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto
dell’anima s’intona. Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo.
Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi - cosa che la farebbe sbagliare - deve tenere l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non deve perdere di vista Iddio.
Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore.
Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva, e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.
Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna.
Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono legali e vi acquistano il Regno eterno.
Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie - che fanno rovinare del tutto anime già crollanti - tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non
muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»

23 giugno, ore 9-10.
Dice Gesù:
«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio , Maria è il ciborio di quel Cuore.
Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio per il cuore del suo e vostro Dio.
Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita.
È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No.
La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. Ma perché, essendo Corredentrice e Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme.
Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce , soffrì nell’affrettata fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?
Essere santi non vuole dire essere esenti dalle miserie della materia. Essere redentori, poi, vuol dire essere particolarmente soggetti alle miserie della carne che ha sensibilità dolorifiche. La santità e la redenzione si esplicano e si raggiungono con tutti i modi, anche con dei mali di denti, per esempio. Basta che delle miserie carnali la creatura se ne faccia un’arma di merito e non di peccato.
Io e Maria, delle miserie della natura umana abbiamo fatto tanti pesi di redenzione per voi.
Anche ora soffre mia Madre quando vi vede così sordi alla grazia, ribelli a Me. Santità, lo ripeto, non vuole dire esclusione del dolore, ma anzi vuol dire imposizione del dolore. .
Ringrazia dunque Maria, che mi ti dà con un sorriso di madre, per tutto il dolore che l’esser mia Madre le ha portato. Non ci pensate mai a dire grazie a Maria nel cui seno divenni carne! Quella Carne che ora do a voi per nutrirvi alla vita eterna.
Basta: contempla e adora Me raggiante nell’Eucarestia, nel trono vivo che è il petto di Maria, la purissima Madre mia e vostra.»
Ora spiego io. Domenica, anzi no. Venerdì 18 mi pareva di vedere Gesù a fianco del letto, gliene ho accennato. Ma non faceva nulla. Domenica 20, prima che venisse lei , mentre c’era lei e dopo la sua venuta per la Comunione, mi pareva di vedere Gesù, non più a fianco del letto, ma in fondo allo stesso, che mi dava Lui la particola. Ma non aveva pisside in mano: aveva il suo Cuore e mi dava come particola il suo Cuore levandoselo dal petto. Era di una maestà a di una dolcezza infinita. Mi spiegò poi il significato della visione. L’avrà trovato nel quaderno in data 20 giugno.
Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia però.
Ha il manto scuro che le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla vita ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.
Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima. E - quello che costituisce il mirabile della visione - pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo: sono pane, ma paiono cristallo brillante) appaia un bellissimo bimbo. Il Bimbo-Dio fatto carne.
La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel suo petto. Nel suo petto, non sopra al petto. È come se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza opacità. Non so spiegare.
Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega . La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il suo sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.
Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei fare vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata soavità, costituita dal corpo di Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla grande Ostia. Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le sue carni tenerelle e innocenti per la natura sua di Dio e per la età sua di infante.
È uno splendore, questo terzo, sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri, farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?
Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto, amoroso, mesto, invitante, confortevole... sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.



24 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Adesso hai capito cosa volevo dirti con quei richiami biblici e quale attinenza con te essi avessero . Hai capito perché dico che questo “è il tuo piccolo Oreb di prima a di dopo”. Frase che ti aveva tenuto la mente occupata per molti giorni e che nella tua ignoranza biblica non riuscivi a spiegare. Hai anche capito perché da ieri mattina Io ti sussurri che tu per molto tempo hai fatto quello che già fece il mio antico Servo e Profeta. Per la fatica che ti è costata la ricerca del passo che ti si riferisce, non dimenticherai più l’episodio.
Quando il Padre ubbidì ad una ispirazione mia - perché tutto quanto è bene per le anime si compie per mia ispirazione - e ti portò la Bibbia perché tu la conoscessi, avrei potuto anche dirti dove trovare il passo a cui accennavo. Ma sarebbe stato troppo facile. Ho voluto che trovassi da te per persuaderti sempre più che questo non è un inganno, ma è verità.
Sei così sospettosa! Ti ho dovuta condurre lentamente, molto lentamente al punto dove sei ora perché ti impuntavi, per paura, come una capretta restia. È per questo che alla tua preghiera di ieri ho risposto dicendo quelle parole. Non credi forse che avverrebbe così?
Sì. Per colpirmi gli uomini hanno coraggio. Ma per venirmi accosto, attratti dal mio amore, no.
Credono ciecamente nel Male e nel Principe del Male. Quello lo seguono senza paura, non appena si manifesta in una delle sue infinite forme dagli infiniti nomi. Ma non credono, o credono molto
malamente, nel Bene e nel Dio del Bene, e davanti alle sue manifestazioni fuggono. Sono coperti di colpe e imitano Adamo quando si nascose al Creatore dopo avere peccato nell’Eden.
Per non avere paura della mia Voce e del mio Volto bisogna avere l’anima sgombra di colpe gravi. Le imperfezioni permettono ancora che in voi sussista quel minimo di coraggio che vi permetta di udire, senza tramortire, la mia Parola. Se per meritarla aveste dovuto essere senza imperfezioni, nessun mortale l’avrebbe udita, tolta mia Madre.
Tu, lo vedi? Tu hai dovuto prima subire una vera opera di ricostruzione e di bonifica spirituale fatta da Me, ed aiutata da te, per potere arrivare a meritare e a sopportare la mia Parola e la mia
Vista. Cosa logica. Peccato, anche veniale, vuol dire parentela col demonio. Dove è demonio non può essere Dio.
I peccatori potrei terrorizzarli con una apparizione tremenda in cui apparissi il Dio irato che giudica e punisce. E qualche volta l’ho fatto per conquistare dei singoli cuori che volevo proprio per Me e che solo con quel mezzo avrei preso. Ma sono casi rari. Preferisco attirare con l’Amore. E l’Amore non è sentito da chi ha un amore colpevole col demonio. Ecco perché non mostro alle turbe il mio Volto tutto amore. Lo serbo a chi mi ama dando a costoro la missione di parlare ai più sordi ripetendo la mia Parola, chiedendo a costoro di divenire piccole copie di Me: Carità e Redenzione, Innamorato e Vittima.
Io verrò, per tutti, un giorno. L’ultimo. Ma solo coloro la cui anima sarà stata purificata in vita dall’amore potranno sostenere, senza precipitare nell’abisso, il mio Volto, il mio Sguardo, la mia Voce il cui tuono farà sconvolgere i firmamenti e tremare gli abissi.»
Ora spiego io, altrimenti lei non ci capisce nulla.
Una diecina di giorni or sono, forse più che meno, sentii dire dalla cara, adorata Voce, mentre nel dormiveglia pensavo a Lui: “Tu sei sul tuo piccolo Oreb. Ricordalo”. Da allora, molte volte avevo sentito ripetere, tutta per me, la frase: “Questo è il tuo piccolo Oreb di prima e di dopo”.
Per quanto tormentassi la mia testa per spremere una luce storica e geografica, non trovavo nulla.
Volevo chiederne a lei, perché avevo capito che era qualcosa di biblico come la faccenda dei giusti . Ma proprio quando mi ero decisa a chiedere a lei, ecco che lei mi porta la Bibbia. Oh, bene!
mi dissi. Ora troverò. E pazientemente ho cominciato a leggerla, decisa di leggerla dalla prima all’ultima parola. Ma non avevo, per ora, trovato nulla.
Ieri mattina, dopo avere scritto le parole di Gesù e descritto, con parole mie, la visione, feci questa preghiera: “O Gesù, perché non mostri a tutti quanto sei divinamente bello e divinamente buono? Se gli uomini ti vedessero così come ti vedo io, non potrebbero non capire la tua Bontà infinita ed amarti di un amore che li farebbe buoni. Marta vorrebbe che tu mostrassi il tuo Volto irato per spaurire . Io, invece, ti chiedo di mostrare il tuo Volto amoroso per conquistare come hai conquistato me”.
E Gesù ha risposto: “Sarebbe inutile. L’amore non è capito. Se apparissi così, chi mi deriderebbe e chi fuggirebbe. Non l’hai fatto tu pure? Per anni ed anni mi sei sfuggita. Eppure ti apparivo sempre con veste d’amore nei sogni e nelle ispirazioni. Per altri anni hai sempre avuto paura delle manifestazioni mie, e quando Io mi avvicinavo facevi come il mio antico Servo a Profeta: ti nascondevi il volto per non vedermi. Ti ho dovuta preparare con una pazienza infinita e anche adesso, in fondo, hai un po’ di paura che ciò sia un inganno. E hai la mia pace! Pensa che farebbero coloro che non hanno la mia pace ma la guerra demoniaca in cuore...”.
Udito questo mi sono detta: qui occorre cercare assolutamente chi è questo Servo e Profeta e cosa è l’Oreb. E ieri sera mi sono dedicata ad una passeggiata biblica.
Ho cercato nei profeti. Niente. Ho trovato il nome di Oreb e ho capito che era un monte. Ma era troppo poco. ] Su e giù, giù e su. Avevo la testa che mi scoppiava e non trovavo nulla. È venuto l’allarme e io, dopo avere pregato per i bombardati, ho ripreso la mia scorreria biblica. Non trovavo nulla. Sfido io! Mi ero partita da Giosuè in poi! Ero convinta, nella mia enorme ignoranza, che Mosè non c’entrava e... lo trascuravo.
Visto che proprio non trovavo nulla, ho pregato lo Spirito Santo di farmelo trovare. Ero decisa di sapere nella notte a costo di arrivare a mattina sfogliando la Bibbia. E lo Spirito Santo m’ha detto: “Leggi l’Esodo”. Ho trovato subito. Ero lì vicina, perché sono alla fine della Genesi, e andavo a cercare lontano! Ora so e sono contenta. E chi lo immaginava che l’Oreb era il Sinai? Nella mia asineria sapevo che Mosè era andato sul Sinai e perciò dicevo: “Mosè non c’entra!”
Ecco perché Gesù dice che questo è il mio piccolo Oreb di prima a dopo e che io sembro il suo Servo e Profeta. Infatti qui ho trovato la voce di Dio; infatti ci sono montata senza pensare a Dio, seguendo una via comune, come Mosè dietro al suo gregge; infatti quando meno me l’aspettavo ho ricevuto là le parole di Gesù e... mi sono coperta la faccia perché non ardivo guardarlo. Ora però ho imparato a guardarlo. Mi ci ha avvezzato. E sull’Oreb ci torno volentieri. Ecco spiegato.
Grazie, Padre, di avermi dato modo di leggere la Bibbia. Questo mi renderà meno ochetta e capirò meglio.
Dice ancora Gesù, oggi 24 giugno:
«Anche oggi che è la festa del mio Corpo divino, Satana mi ha colpito nelle mie Chiese e nei miei figli. Non passo trionfalmente, Ostia di Pace, per le vostre contrade, su tappeti di fiori, fra canti di osanna. Cado fra le macerie, nel fragore d’inferno dell’odio contro la Carità, scatenato con tutta la sua forza.
I fiori di oggi, Corpus Domini del tempo dell’ira, sono i miei figli uccisi. E beati, fra questi, coloro che cadono innocenti e che la loro morte senza rancore diviene bella come un martirio. Non si vede il mio Sangue fra il sangue degli uccisi. Io resto col mio candore di Ostia. È il sangue degli altri che mi spruzza, come è la crudeltà degli asserviti al Nemico che mi ferisce e ferisce con Me coloro che sono ostie come Me. Dal più grande fra voi - dritto come su una mistica croce fra il tempio e il cielo, e ferito, sputacchiato, trafitto, flagellato, come il suo Signore, dalla menzogna venduta al Nemico - al più piccolo bimbo sgozzato come un agnello innocente. Ma queste ostie non sono immolate inutilmente. In loro non è macchia di odio. Sono le vittime. Beati in eterno d’essere le vittime!
Nei miei figli più cari, nei figli veri, sta il mio segno. Vi ho segnati tutti, voi che mi amate e che Io amo. Più della tiara che l’incorona, quel segno è divinamente indicatore sulla fronte del mio Pietro attuale  , nel Pontefice di Pace in cui non vive lievito di odio. Più di ogni aureola quel segno splende sul capo delle vittime che cadono con Me sotto le armi di Satana e che sono i precursori del II° avvento di Cristo. E gli stessi angeli delle chiese colpite che pregano, adorando le Particole travolte, raccolgano le anime innocenti che avranno il loro pianto consolato in Cielo.»