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domenica 18 gennaio 2015

Beata Cristina (Mattia) Ciccarelli da L'Aquila Vergine - Colle di Lucoli, L'Aquila, 24 febbraio 1480 - L'Aquila, 18 gennaio 1543



 
La Beata Cristina è uno dei personaggi più cari alla popolazione lucolana e quello per cui tutti nutrono una speciale devozione.
LA VITA IN CASA
Nacque nella frazione Colle il 24 febbraio 1480 e ricevette il nome di Mattia. Sin da bambina manifestò i segni di una serietà superiore ai suoi interessi religiosi ed era indifferente ai giochi spensierati tipici della sua età. Suor Giacoma dell'Aquila del monastero della S.S. Eucarestia, detto poi di S. Chiara, avutane notizia, esclamò: "Anima beata, tu sarai tutta di Cristo!".Fu un augurio profetico che, divenuta monaca agostiniana, si rivelò nella scelta del nome Cristina (che significa "tutta di Cristo").
Amava la ritiratezza, la semplicità, l'umiltà, il servizio; era una ragazza esemplare ed influiva persino sui buoni genitori perchè pensassero più al cielo che alla terra. Trascorreva molte ore dinnanzi all'immagine della Pietà dipinta nella sua casa e, nonostante le noie della salute, tra cui un dolore ai denti che l'accompagnò per tutta la vita, si mostrava sempre ben lieta e pensava più agli altri che a se stessa, dedicando cure ai poveri e agli infermi. Per la direzione spirituale si affidò a frate Vincenzo dall'Aquila, oggi beato, del convento di San Giuliano. Egli si trovava spesso a passare per il territorio lucolano per la questua e, ospite della famiglia Ciccarelli, disse ai genitori di Mattia che sarebbe stata una prediletta di Gesù. Addirittura la futura Beata ebbe la visione dell'ingresso al cielo dello stesso frate Vincenzo avvenuto in S. Giuliano la sera del 7 agosto 1504.

Dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio Mattia visse rigidamente la quaresima del 1505 per ottenere dallo Spirito Santo la scelta del monastero. Gesù, comparendole due volte in abito, prima bianco e poi nero, le fece intendere, tramite il suo direttore spirituale, che doveva seguire la regola di S. Agostino. Questo santo proponeva come modello ineguagliabile la S.S. Trinità e predicava il primato della contemplazione come mezzo per aiutare il prossimo. La spiritualità agostiniana era così congeniale con la personalità di Mattia. Quindi, lasciati i genitori, i parenti e tutti i luoghi a lei più cari come la cappellina mariana, che poi con il concorso del popolo, divenne l'attuale chiesa della Beata Cristina, varcò le mura del monastero di S. Lucia. Dell'immagine della Pietà, dipinta in casa sua, volle una copia su tela che portò con sè a L'Aquila. 
LA VITA IN MONASTERO
Superato l'anno di prova fece la solenne professione donandosi a Cristo in maniera irrevocabile. Immersa nel divino, amava la solitudine contemplativa e si affacciava alla grata solo se costretta dal dovere e dall'obbedienza. Eletta e rieletta più volte superiora del monastero era la prima a comandare a se stessa quanto chiedeva alle sorelle.
Nel 1529, in tempo di guerre tra Carlo V e Francesco I, una grave carestia afflisse la città dell'Aquila. La già povera mensa delle Agostiniane di S. Lucia una sera fu completamente sfornita e le monache restarono senza cena. La madre, animata da santa fede, invitò a pregare e pregò ella stessa. Avvisò la portinaia perchè vigilasse di buon mattino in attesa di una bussata. Alcuni servi dei mercanti fiorentini Giovandonato e Onofrio Barbadori, residenti all'Aquila, scaricarono pane bianco in quantità, chiedendo in cambio solo preghiere. La cosa continuò anche per i giorni a seguire e persino dopo la morte della beata.
Suor Cristina diventò centro di attrazione per tante anime bisognose. Un giovane dissoluto, Silvestro, figlio di Jacopo di Notar Nanni (colui che aveva curato l'erezione del mausoleo di San Bernardino da Siena), durante un sofferto colloquio con lei, fu scosso da una forte e realistica visione dell'inferno proprio sotto i suoi piedi, tanto che si aggrappò alle sbarre della grata temendo di precipitare nel vuoto tra le fiamme. Corse a pregare davanti l'altare della chiesa, si convertì e face lo stesso con la sua famiglia e i suoi amici.
Nel 1534 Isabella Vargas, moglie del vicerè degli Abruzzi, fece visita a Suor Cristina gravemente malata e le portò alcune vivande di carne che l'inferma non gustava. Sollecitata dalle consorelle e dal medico, Cristina pregò e tracciò un segno di croce su quella carne che assunse sapore e odore di pesce. 
LE APPARIZIONI E LE ESTASI
Nella festa del Corpus Domini, durante un intimo colloquio con lo Sposo divino, Cristina rimase a lungo sollevata in aria, mentre le consorelle vedevano nel suo petto una pisside d'oro, un'ostia risplendente e raggiante. È per questo che la Beata viene sempre rappresentata in questo modo.
Durante la settimana santa, Cristina, dopo la comunione eucaristica del giovedì, fu vista levarsi in estasi e poi cadere come tramortita, restando così anche il venerdì di Passione quando una corona di spine le cinse la testa causandole uno sgocciolio di sangue sulla faccia. Al Gloria della messa del sabato santo, Cristina, sparito ogni segno dal suo volto, seguì la liturgia pasquale come se nulla fosse accaduto. 
IN CIELO
Madre Cristina si mostrò lieta anche quando fu constatata dai medici la gravità delle sue condizioni fisiche e volle fare la confessione generale nella festa mariana della visitazione il 2 luglio 1542. Per prepararsi meglio all'incontro con Gesù, Cristina chiese di ricevere gli ultimi sacramenti.
La sua vita si spense serenamente il 18 gennaio 1543.
La notizia della sua scomparsa raggiunse Lucoli e fu tutto un affluire di gente a venerare la salma. Per sua intercessione si verificarono guarigioni e grazie. Sin da subito le fu attribuito il titolo di Beata dalla voce popolare, titolo che fu poi confermato il 15 gennaio 1841 da Gregorio XVI.
La sua memoria si celebra a Lucoli e L'Aquila il 18 gennaio mentre, per l'ordine, la data è il 12 febbraio. Soppresso il monastero di S. Lucia (che nel 1932 sarà ceduto ai Salesiani), il 12 ottobre 1908 le reliquie furono trasferite nel monastero agostiniano di S. Amico a L'Aquila dove tuttora riposano.
IL MONASTERO DI S. AMICO
Fu fondato nel 1375 dal vescovo aquilano Paolo di Bazzano a spese di Antonio Petroni, oriundo di Paganica e uomo di chiara fama della città di L'Aquila. In questo monastero vissero molte nobili aquilane che vi professarono vita monastica ed ebbe anche un fiorente convitto di ottima educazione per le giovani.
S. Amico, cui è dedicato il monastero, fu eremita e monaco benedettino nato a Marte in provincia di Camerino; menò vita austera sui monti di Ascoli e poi sui nostri, specialmente a Chiarino e andò a morire nel convento di S. Pietro ad Avellana verso la metà del secolo XI, il 2 novembre, giorno in cui si celebra la festa con esposizione della reliquia.
Esiste in questo monastero un'immagine della "Madonna della Neve", pregiato lavoro del celebre Giannantonio da Lucoli che rappresenta la Vergine col bambino lattante in atteggiamento nobile e decoroso; il fondo del dipinto è fiorito di stelle con due angeli adoranti.
Gli aquilani venerano con molta devozione questa Madonna della Neve (la cui festa si celebra con solennità il 5 agosto) per due funesti ricordi storici nei quali il monastero rimase provvidenzialmente incolume: la peste del 1656 e il terremoto del 1703.