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sabato 26 aprile 2014

REGINA COELI - GIOVANNI PAOLO II Domenica, 10 aprile 1983



“Regina caeli, laetare, alleluia”! 

La bella e antica antifona, che tra poco reciteremo, tutta intercalata da “alleluia” di esultanza, ci dice molto bene la gioia della Madre del Signore per la Risurrezione del suo Figlio divino e, con lei e in lei, la gioia della Chiesa e di tutti noi.
I Vangeli non ci parlano di un’apparizione di Gesù risorto alla Madre: questo ineffabile mistero di gioia resta sotto il velo di un mistico silenzio. È certo comunque che essa, la prima redenta, come è stata in modo speciale vicina alla Croce del Figlio (Gv 19, 25), così ha avuto un’esperienza privilegiata del Risorto, tale da causare in lei una gioia intensissima, unica tra quelle di tutte le altre creature salvate dal Sangue di Cristo.
Maria ci è guida nella conoscenza dei misteri del Signore: e come in lei e con lei comprendiamo il senso della Croce, così in lei e con lei giungiamo a cogliere il significato della Risurrezione, gustando la gioia che da tale esperienza promana.
Maria, infatti, tra tutte le creature, ha creduto, fin dall’inizio, a tutto ciò che il Verbo, incarnandosi in lei, ha compiuto nel mondo, per la salvezza del mondo. In un’ascesa di esultanza fondata sulla fede, la sua gioia è passata da quella del “Magnificat”, piena di speranza, a quella purissima, senza più ombra di declino, per il trionfo del Figlio sul peccato e sulla morte.
Maria è colei che ha cooperato, come dice il Concilio Vaticano II, “in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime” (Lumen Gentium, 61). E ora “si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli ed affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata (Ivi, 62).
 
GIOVANNI PAOLO II  Domenica, 10 aprile 1983