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sabato 28 settembre 2013

FUGA E LOTTA CON DIO...Meditazione di Eugenio Pramotton

 

Fuga e lotta con Dio ... 1


La gravità del peccato originale e di ogni peccato, è nel fatto che l'uomo, non solo non crede alle parole di Dio, ma stoltamente giudica più credibili le parole del demonio. Questo da origine alla situazione penosa, complicata e paradossale in cui ci troviamo a vivere. Ogni peccato infatti, produce prima o poi tribolazioni e morte a cui è impossibile sfuggire, e il paradosso è che per l'accecamento prodotto dal peccato noi riteniamo che il demonio sia nostro amico e Dio nostro nemico. Allora, quando Dio si avvicina, l'uomo si nasconde e ha paura (Gn 3, 10).
Don Divo Barsotti lapidariamente ed efficacemente dice che ormai: La reazione che ha l'uomo di fronte al Signore è la fuga. Ma il dramma non finisce qui. Se Dio insiste a cercare l'uomo per manifestargli nonostante tutto il suo amore e offrirgli un rimedio, una via di salvezza; la sua reazione può spingersi fino all'estrema stoltezza di condannare Gesù alla morte di croce. Il che fa esclamare al santo curato d'Ars: Comprendere che noi siamo l'opera di Dio è facile; quello che è incomprensibile è che la crocifissione di Dio sia opera nostra.
Dio è la perfezione assoluta della conoscenza, dell'amore, della vita, della gioia, della bellezza… e noi siamo coloro a cui la conoscenza, l'amore, la vita, la gioia, la bellezza… mancano in modo assoluto. È inevitabile allora che quando Dio si avvicina emerga il contrasto fra la gloria del suo essere e la povertà del nostro nulla. La cosa non sarebbe grave, anzi, sarebbe magnifica se fossimo innocenti, perché vivremmo qualcosa di simile allo splendore del rapporto fra una mamma e il suo bambino; un bambino ha bisogno di tutto ed è felicissimo di ricevere tutto da sua madre. Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3) ...


Fuga e lotta con Dio ... 2/2


Noi non siamo più bambini, siamo in uno stato di rottura con Dio e siamo impegnati nell’impossibile impresa di entrare nel Regno dei Cieli, ossia nel regno della beatitudine, con le sole nostre industrie e senza voler assolutamente dipendere da una madre, senza passare per l’unica via e l’unica porta che introducono nel Regno. Se fossimo umili sarebbe un’altra storia, ma siamo orgogliosi e il nostro orgoglio non vuole riconoscere e ammettere la nostra assoluta povertà, la nostra miseria, la nostra impotenza, il nostro nulla… Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo…(Ap 3, 17).
Allora è inevitabile una dura lotta fra la verità del progetto di Dio e le nostre contraffazioni della realtà, fra la bontà di Dio che ci invita alla riconciliazione e la durezza del nostro cuore che in mille modi respinge il suo invito. La lotta è dura non perché Dio sia duro, esigente, inflessibile, cattivo… ma perché l’orgoglio che è in noi ci rende duri, inflessibili, cattivi… Tanto cattivi da crocifiggere l’Unico che ci ami veramente.
Come spesso accade, noi cediamo le armi, troviamo la via dell’umiltà e della supplica senza arroganza, quando tocchiamo il fondo, quando siamo costretti dagli eventi a prendere atto dei nostri errori e della nostra impotenza nel trovare un rimedio alla situazione di morte in cui siamo finiti.
Un percorso diverso è tuttavia possibile, anche se sono pochi coloro che lo trovano. Questo percorso ci è suggerito e raccomandato in modo particolare da Santa Teresina di Gesù Bambino, la quale assicura che la via della perfezione, ossia della gioia, è assai facile: Basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio (Lettera 202). E che ciò che rende graditi lei e noi agli occhi di Dio, non sono i nostri atti eroici, ma il vedere che amiamo la nostra piccolezza e la nostra povertà (Lettera 176). Le più piccole azioni, fatte per amore, sono quelle che affascinano il cuore di Dio (Lettera 171). Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù più che l’impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente (Lettera 122). Sentire il proprio nulla e rallegrarsi di non essere che un povero piccolo niente, è in realtà una grande grazia (Lettera 100).
Tutti i suoi scritti sono in fondo una spiegazione delle insuperabili parole di Gesù: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3). Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).

Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it