“La vita dell'uomo è un dramma, e quale dramma!”, diceva don Divo Barsotti. Uno dei segni che questo dramma raggiunge livelli non comuni è quando chi vi è coinvolto preferirebbe morire piuttosto che vivere; è allora quasi inevitabile trovarsi coinvolti in un dialogo simile a quello di Giobbe con i suoi amici. C'è negli amici un sincero e lodevole desiderio di dare un po' di conforto, di suggerire qualche atteggiamento, preghiera, proposito o considerazione nella speranza di vedere uscire quanto prima il loro amico da uno stato di sofferenza estrema. Ecco allora la proposta di recitare una speciale preghiera di abbandono, il suggerimento di non tenere dentro le cose, ma di raccontare il proprio dramma al Signore, di offrire tutto così sarà lui a caricarsi buona parte del peso… di fare una novena a questo o quel santo, di costringere il Signore a rispondere entro una certa data… di abbracciare non la croce, ma il Crocifisso, di non rimanere solo, di non lasciarsi prendere dalla depressione, di andare per un po' di tempo da qualche parte, di curare il giardino, la vigna o le patate… adesso non capisci quanto ti sta succedendo, ma lo capirai in seguito… in realtà questa è un'occasione di crescita, di purificazione, i dolori sono come quelli del parto, poi nascerà qualcosa di nuovo… Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande...
giovedì 11 gennaio 2024
MEDITAZIONE SUL LIBRO DI GIOBBE Capitoli 1-42 di Eugenio Pramotton - La santità di Giobbe - Un principio di giustizia violato - Le due fasi della prova di Giobbe - La protesta di Giobbe - Gli amici di Giobbe - L’inizio di una disputa infuocata - La paura di Dio - Come può essere giusto un uomo davanti a Dio? - Giobbe fa saltare i nervi ai suoi amici ...
sabato 13 febbraio 2021
LA PARABOLA DEI TALENTI - Ia PARTE
(Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28)
Dice don Divo Barsotti: “Il vangelo è cosa difficile a capirsi oltreché a praticarsi”; e Santa Teresina di Lisieux, dottore della Chiesa, rincara la dose: “Oh, gl’insegnamenti di Gesù, come sono contrari ai sentimenti della natura! Senza il soccorso della grazia sarebbe impossibile non solamente metterli in pratica, bensì anche capirli” (Man C 1, 301). La Sacra Scrittura poi non dice certo il contrario, infatti ci avverte: I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie… Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (Is 55, 8-9).
Un compito difficile
Quindi, siccome le parabole esprimono vari aspetti del pensiero di Dio, cercare di comprendere una parabola è un compito che fa tremare i polsi, soprattutto se non si vogliono evitare certi aspetti paradossali e sconcertanti che nella Parola di Dio non mancano mai. Il compito è veramente arduo senza il soccorso della grazia, anche perché assomigliamo un po’ alle talpe che vivono sempre sottoterra, se si affacciano alla luce del sole questa da loro fastidio, così vedono meno della metà di quello che c’è da vedere e quello che vedono è pure confuso.
Perché allora impegnare tempo e fatica per comprendere le parabole se la fatica è tanta e l’esito incerto? Perché un giorno verrà in cui dovremmo regolare i conti con un padrone che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso e l’esito della verifica non è affatto scontato che sia secondo le nostre superficiali e ottimistiche aspettative; l’esito dipenderà dal nostro impegno nel far fruttare i talenti ricevuti, ma anche una parabola è un talento che abbiamo ricevuto in dono ed è bene cercare di farlo fruttare.
Il fatto di esistere richiede inoltre che si cerchi il senso dell’esistenza che ci è stata data, ma questo senso non lo possiamo trovare se non ci rivolgiamo a colui che ha dato l’esistenza a tutto ciò che esiste. Le parabole sono allora un aiuto potente offerto agli uomini perché possano scoprire il senso del loro esistere, il senso che è secondo il pensiero di Dio, non quello elaborato dalle nostre incerte e strampalate filosofie.
Tutti abbiamo una filosofia, perché tutti governiamo la nostra esistenza in base a ciò che di essa ci sembra di capire, secondo ciò che riteniamo giusto o sbagliato e in vista delle mete che vogliamo raggiungere. Ora, la nostra comprensione della vita può essere più o meno in accordo con il progetto di Colui che ha voluto il mondo e le sue leggi; più i nostri pensieri sono in disaccordo con i pensieri di Dio, più andremo incontro a spiacevoli e dolorose sorprese, è quindi saggio fare il possibile per cercare di comprendere i pensieri, i gusti, i comportamenti, le ironie di Dio. La cosa è possibile perché lui a tutti, secondo le capacità di ciascuno, dona i suoi beni; nessuno potrà lamentarsi nel giorno della resa dei conti, perché ognuno ha quanto occorre perché a suo tempo possa prendere parte alla gioia del suo padrone.
Ciò che non vorremmo sentire
LA PARABOLA DEI TALENTI - IIa PARTE
(Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28)
Il bisogno di amare
Ma l’uomo ha anche un’altra fortissima esigenza, ed è quella di amare e di essere amato, anche su questo versante dobbiamo impegnarci a trafficare i talenti, anche da questo campo il nostro padrone vuole raccogliere frutti.
L’amore non è però solo qualcosa di naturale e spontaneo, è soprattutto un’arte che si impara investendo tempo e fatica; il frutto poi della fatica è una certa pienezza di vita; a volte sono concessi momenti di grazia e tutto viene trasfigurato, tutto acquista bellezza, leggerezza, splendore … Senza l’amore invece, tutto precipita nel non senso e nella morte; lo possiamo constatare ogni volta che vediamo sbocciare l’amore fra due persone e ogni volta che vediamo le catastrofi prodotte da un amore che si rompe.
Ogni amore che si rompe ci dice qualcosa su cui dovremmo seriamente riflettere, ossia che l’amore è molto potente e molto pericoloso, se non lo maneggiamo con attenzione rischiamo di fare un gran male a noi e agli altri. Tutti, in misura maggiore o minore, soffriamo per le ferite prodotte dal non amore, ma a tutti è anche dato di vedere, di desiderare, di sperimentare lo splendore dell’amore. La vita ci pone allora di fronte a una scelta: tu cosa vuoi, lo splendore dell’amore o l’orrore del non amore? Non è possibile rimanere neutrali perché chi non sceglie consapevolmente di amare agirà inevitabilmente contro l’amore. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde (Mt 12, 30).
Scegliere consapevolmente di amare significa trafficare i talenti, significa lasciarsi coinvolgere in un’avventura in cui ci saranno tutti gli ingredienti dell’avventura; si incontreranno imprevisti e sorprese, si dovranno affrontare paure e incertezze, si dovranno attraversare dolori e splendori, desolazioni e consolazioni, tenebre e luce, passioni e purificazioni … fino al giorno in cui il Signore dirà: Bene, servo buono e fedele … sei stato fedele nel poco ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Poco e molto, storia in due tempi
venerdì 16 ottobre 2020
La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro
(Lc 16, 19-31)
Per comprendere questa parabola è bene interrogarsi sul fine per cui è stata raccontata; mi sembra si possa rispondere che il Signore l'ha raccontata per farci riflettere sulla gravità di certi comportamenti umani, il Signore vuole insegnarci che l'insensibilità e la durezza di cuore possono diventare talmente gravi da escludere per sempre l'uomo dalla beatitudine eterna.
Quando il Signore nel vangelo di Matteo parla del giudizio finale, dice chiaramente che meritano un castigo eterno coloro che hanno indurito il cuore quando lo hanno visto affamato e non gli hanno dato da mangiare, assetato e non gli hanno dato da bere, nudo e non lo hanno vestito, malato e carcerato e non lo hanno visitato (Mt 25, 41-46), ora, quasi tutti questi mali affliggevano il povero Lazzaro, ma il ricco nella parabola si comporta esattamente come coloro che il Signore condanna alla pena eterna, dunque la parabola illustra il caso di qualcuno che merita una pena eterna.
Il Cristo giudica il ricco malvagio
La parabola di Luca mostra quindi un caso concreto in cui una condanna eterna è emessa per chi ostinatamente ha disprezzato il Cristo sofferente, anche se non sapeva che la sua durezza di cuore metteva a morte Cristo stesso, ed è quello che ha fatto il ricco con il povero Lazzaro; anche a lui il Signore poteva dire: "Lontano da me, maledetto, nel fuoco eterno, perché ho avuto fame e non mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e non mi hai dato da bere; il pane che non hai dato a Lazzaro è a me che non l'hai dato. Hai preferito dare gli avanzi della tua mensa ai cani e li hai negati a un uomo che vale più di molti cani. Ogni giorno giacevo alla tua porta a mendicare un po' di pietà e tu me l'hai negata. Alla tua porta c'era Lazzaro, ma in lui ero io che mendicavo la tua salvezza. Se per pietà mi avessi dato anche solo le briciole dei tuoi banchetti ti saresti salvato, ma la tua crudeltà anche le briciole mi ha negato; la tua crudeltà è stata la causa della mia morte. Il giorno in cui Lazzaro è morto è cessato anche l’estremo tentativo che la mia misericordia e la mia giustizia avevano messo in atto per salvare la tua anima; in quel giorno la mia sapienza ha detto basta, perché sarebbe stato inutile continuare, il tuo indurimento era ormai senza rimedio!". A tanto può condurre il disordinato amore di sé: fino all’ostinato disprezzo di Dio e del prossimo; tale disprezzo è frutto di una serie di scelte che non possono non avere conseguenze eterne.
Questo il fine dell’insegnamento della parabola: mostrare i due possibili stati a cui conducono le nostre azioni, e mostrare anche che questi due stati sono definitivi. Tali stati non sarebbero definitivi se il ricco nei tormenti potesse un giorno salire dove si trova Lazzaro, ma questo è chiaramente escluso dall’affermazione di Abramo: Coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi.
Un caso di impenitenza finale
venerdì 2 giugno 2017
Gesù esamina Pietro sull'amore - Gv 21, 15 - 19 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Le domande di Gesù - Le risposte di Pietro - Pietro abbandonato dal Signore - Nato per fare il capo - Teresina di Lisieux e don Divo Barsotti.
giovedì 16 marzo 2017
La donna che ha avuto sei mariti
Gesù presso un pozzo di Samaria incontra una donna ...
Gv 4, 5-30; 39-42
Penso che la prima impressione che si ha leggendo questo episodio raccontato dall'evangelista Giovanni, prima ancora di capire le cose nel dettaglio, sia una grande ammirazione per la disponibilità, la pazienza, la bontà e la sapienza che Gesù manifesta nel dialogo con la donna Samaritana.
Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo
Gesù con i suoi discepoli stava viaggiando dalla Giudea verso la Galilea passando per la Samaria. Ma Gesù si era anche messo in viaggio dal Cielo alla terra per portare agli uomini il dono di Dio, per portare loro quell'acqua viva che sola può dissetare i loro cuori. Gesù era venuto sulla terra assumendo una natura umana, e questo comportava l'accettazione di tutti i suoi inconvenienti, tra questi vi era quello di stancarsi quando si camminava a lungo o si lavorava molto. È tuttavia possibile pensare che questa stanchezza non fosse solo fisica, ma anche morale. Gesù aveva da poco incominciato la sua vita pubblica e già le prime incomprensioni, le prime ostilità affliggevano il suo cuore: è venuto fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto ... la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce (Gv 1,11; 3,13).
venerdì 11 novembre 2016
Supplica al Signore...
sabato 22 ottobre 2016
L’INGIUSTA(!?) MALEDIZIONE DEL FICO - (Mc 11, 12-25 || Mt 21, 18-19) - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton
domenica 17 aprile 2016
Meditazione di Eugenio Pramotton - IL buon pastore... la porta... entrare.. uscire... - Gv 10, 1-18
Gv 10, 1-18
Questa similitudine disse loro Gesù, ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Noi il più delle volte non capiamo le parole di Gesù, perché Gesù ci parla di cose più grandi di noi, perché Gesù con le sue parabole si propone di farci conoscere i misteri del Regno dei Cieli (Mt 13, 11). Noi che siamo più che altro attaccati alle cose della terra e poco familiari con quelle del cielo, facciamo molta fatica a capirLo. E facciamo anche fatica a capirLo perché nella nostra mente c'è poca luce e molta confusione. Allora Gesù, che ci vuole bene, racconta delle storie in cui ci sono cose che riusciamo a capire; queste sono simili ad altre che non riusciamo ancora a capire, ci aiuta così a compiere il passaggio dalle cose che conosciamo a quelle che non conosciamo.
giovedì 3 marzo 2016
Il padre misericordioso e il figlio prodigo - Seconda parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton
Il padre misericordioso e il figlio prodigo - Meditazione di Eugenio Pramotton - Prima parte
mercoledì 17 febbraio 2016
Giustizia e Misericordia - di Eugenio Pramotton
domenica 10 gennaio 2016
La chiamata - Meditazione di Eugenio Pramotton
- Il nome Gesù manifesta la condizione fondamentale dell'uomo di fronte a Dio: l'uomo ha un bisogno fondamentale di essere salvato.
- Il nome Gesù manifesta l'intenzione fondamentale di Dio nei confronti dell'uomo: Dio vuole salvare l'uomo.
- La condizione per incontrare Gesù è
riconoscere di avere un urgente bisogno di salvezza.
sabato 26 dicembre 2015
V Mistero gaudioso - Gesù ritrovato nel tempio - Lc 2, 41-50 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton
giovedì 24 dicembre 2015
Meditazione sul Natale di Eugenio Pramotton
La ricorrenza dei tempi liturgici
mercoledì 2 dicembre 2015
Non chiunque mi dice: Signore, Signore... la casa costruita sulla roccia o sulla sabbia - Mt 7, 21-27 - Meditazione di Eugenio Pramotton
mercoledì 4 novembre 2015
Se uno non odia suo padre... le parabole della torre e della guerra dei re - Lc 14, 25-33 - Meditazione di Eugenio Pramotton - Terza versione
Lc 14, 25-33
lunedì 2 novembre 2015
La parabola degli invitati al banchetto di nozze - Prima parte - Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Un racconto paradossale e drammatico - Ci bastano le feste umane - Come si uccidono i messaggeri di Dio - Apparente ingiustizia -
La parabola degli invitati al banchetto di nozze - Seconda parte - Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Il re cerca altri commensali - Un invito accolto con poco entusiasmo - Situazioni impossibili - Due volte indegni - Un pericolo mortale
Il re cerca altri commensali
Giunti a questo punto dobbiamo costatare che nessuno di quelli che avevano un campo da lavorare o un affare da curare ha risposto all’invito, e il banchetto di nozze con i suoi cibi prelibati rimarrebbe senza commensali; ma il re non si arrende e dice ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. L’invito è rivolto ad altri. Se gli occupati non l’hanno accolto, ora l’invito è rivolto ai disoccupati, a coloro che stanno ai crocicchi delle strade e non hanno un campo da lavorare o un affare a cui pensare.
Chi è il disoccupato? È uno che, per vari motivi, o non ha ancora trovato un lavoro, oppure l’ha perso; in quest’ultimo caso ha perso il contatto con la fonte da cui traeva le risorse per vivere lui e la sua famiglia, è uno che si trova sempre a un crocicchio della strada, ossia non sa quale strada prendere per risolvere il suo problema, non sa quale strada prendere per trovare di nuovo una fonte di sostentamento, una fonte di vita per sé e per coloro che ama. Inoltre, un disoccupato o non ha ancora trovato, oppure ha perso la dignità che un lavoro onesto dà e di conseguenza vive in uno stato di vergogna e di angoscia dovuto all’impossibilità di guadagnarsi il necessario per vivere. Se lungo la via passasse qualcuno a offrire un lavoro sarebbe accolto come un salvatore. Ora, lungo la via non passa qualcuno a offrire un lavoro, ma passa qualcuno a invitare a una festa di nozze, e non a una festa di nozze qualunque, ma alla festa di nozze del figlio del re dei re.



















