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mercoledì 6 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 15, 7-21 - Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.




 At 15, 7-21
In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”. Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio


Riflessione
La lettura di oggi è una bella catechesi per tutti: per noi che molto spesso ci arrocchiamo sulle nostre posizioni convinti che le nostre idee siano le sole buone e valide. Dobbiamo invece imitare la comunità cristiana descritta nel testo di oggi e imparare ad ascoltare le idee di tutti, soprattutto quando sono diverse dalle nostre, dobbiamo imparare a valutare anche i pensieri degli altri.
Un atteggiamento più tollerate aiuterebbe a diventare cristiani migliori, cristiani che mettono al primo posto non i propri pensieri, ma la volontà di Gesù e del Suo Spirito. Ma come possiamo riconoscere la volontà di Dio e del Suo spirito?... Facendo silenzio... solo così riusciremo a sentire quando Dio parla per bocca dei fratelli. Accogliamo allora anche la parola di altri, perché da soli la visione che abbiamo potrebbe essere poco chiara. Tutti abbiamo bisogno di tutti... e confrontarci con idee diverse aiuta a far crescere una comunità. Dobbiamo però stare attenti, perché non bastano le buone intenzioni... ma dobbiamo vigilare perché il dialogo sia fatto con parole dolci, non arroganti, che non feriscono... e anche i gesti dovrebbero essere delicati e amabili.
A volte ci illudiamo che in una comunità, dove c'è lo stesso desiderio di santità, non ci siano discussioni o dissensi, siamo convinti che in questi ambienti ci sia il paradiso... Sbagliato!!! Infatti le relazioni tra persone diverse, non sono facili e neanche scontate. Non essere d'accordo e discutere è anche normale... l'importante è non far scoppiare la guerra, ma arrivare alla fine a scoprire la volontà di Dio e ciò che gli rende gloria. Solo così le discussioni lasceranno nel cuore un senso di gioia e di pace.
Tutti infatti, siamo dei pezzetti di un puzzle... ognuno è diverso... ognuno ha una luce... ognuno ha un dono. Un solo tassello non potrebbe mai completare il puzzle. La bellezza di essere fratelli sta nella capacità di aprire il nostro cuore agli altri e tenere conto di ogni loro pensiero, ogni loro testimonianza e ogni loro consiglio saggio; cercando sempre ciò che unisce e non ciò che divide; ciò che unisce poi, lo conosciamo molto bene: è Gesù... Lui infatti non solo ci unisce, ma ci accompagna e ci guida lungo il cammino.
Questo per farci capire che, quando dobbiamo prendere una decisione importante, quando non ci è chiara la volontà di Dio, dobbiamo saperci confrontare con altri fratelli di fede, perché se ci ostiniamo a voler fare da soli, prenderemo inevitabilmente delle belle e dure cantonate. Evitiamo allora la superbia... perché chi è convinto di riuscire a cavarsela da solo in questa valle di lacrime, chi è convinto di sapere tutto di Dio, ha sbagliato in partenza!!! Sant’Agostino di Dio dice: “Se credi di capirci qualche cosa, non è Dio.”
A questo punto mi vengono in mente le parole di un caro amico: le decisioni importanti vanno prese in due o più... e ha ragione, da soli infatti non siamo capaci, non perché siamo stupidi, ma perché una stanza non si può illuminare solo con la luce di una candela... per vedere ogni particolare c'è bisogno di tante candele, e anche perché la carità per circolare ha bisogno di almeno due persone.
L'importante è essere sinceri con la persona che abbiamo difronte... dobbiamo parlare dei nostri tormenti senza mentire, anche se a volte certe cose non ci edificano... ma è l'unico modo per scoprire insieme la volontà di Dio. Evitiamo allora la superbia che ci fa dire: "Ma cosa vuoi che ne sappia quello?"... Quando pensiamo questo forse abbiamo paura che il nostro fratello veda meglio di noi... o non sopportiamo che qualcuno sia migliore di noi... o vogliamo essere sempre noi i protagonisti... Ma Paolo ci avverte: Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri” (Galati 5, 26).
Preghiamo il buon Dio di rafforzare la nostra fede, preghiamolo di aiutarci a rispettare i fratelli per non imporre loro le nostre idee, il nostro modo di pregare, le nostre abitudini... Dio ci ha sempre detto che dobbiamo servire e non essere padroni dei nostri fratelli.
Spesso invece non facciamo altro che criticare chi cammina accanto a noi: "Se hai fede in Gesù devi fare questo... devi pregare così, devi comportarti così, devi recitare l'Ufficio ogni mattina, devi... devi... devi...", sembra che lo spettacolo del tramonto del sole si veda solo dalla nostra finestra!!!
Dio chiama ognuno di noi in maniera diversa, per ognuno poi ha un disegno ben preciso... Se Dio ha dato a qualcuno una luce particolare dobbiamo solo ringraziarLo; dobbiamo poi accogliere con carità il fratello che, non avendo ricevuto un dono altrettanto grande, non si comporta in maniera troppo brillante...
Cerchiamo di essere più misericordiosi, perché se qualcuno ha ricevuto un dono particolare, è perché Dio ha avuto verso di lui molta, ma molta misericordia... e se subiamo qualche indelicatezza, volontaria o involontaria, consideriamole, come dice sr Angela: "caramelle di Gesù"...
Però... Gesù mio... vacci piano con le caramelle... potrebbero farmi salire la glicemia!!!

E' vero anche che la comunione con i fratelli è molto spesso faticosa, ma se rimaniamo attaccati alla Vite, potremo sperimentare già su questa terra un po' della gioia piena che ci attende in Cielo. Chiediamo allora al buon Dio di aiutarci ad imitare lo stile di accoglienza e di ascolto dei primi cristiani, per camminare verso di Lui con un "cuore solo e un'anima sola", senza discriminare i fratelli che vivono secondo una spiritualità diversa. 
Chiediamogli anche il dono della pazienza... perché, come diceva padre Dominique Molinié parlando degli alcolisti anonimi:L’amore costa caro, bisogna aspettare degli anni prima che un fratello risponda al loro appello. Tendono la mano, tendono il loro cuore, e gli altri non rispondono. «Non condannate e non sarete condannati, perdonate e vi sarà perdonato».
Pace e bene