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venerdì 5 maggio 2017

Dagli Atti degli Apostoli - At 9, 1-20 - Egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni.



At 9, 1-20
In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.

Parola di Dio

Riflessione

Chi come Paolo ha incontrato Gesù non sarà mai più la persona di prima e, come Geremia, può dire ad alta voce: Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me” (Ger 20, 7).
Saulo, ora Paolo, era il nemico peggiore e più agguerrito della Chiesa di allora; perseguitava accanitamente i cristiani e il suo viaggio a Damasco aveva appunto in fine di fermare e arrestare tutte le persone che seguivano il Signore. Ma proprio mentre si recava in quella città fu avvolto all'improvviso da una grande luce e udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti!”. Attenzione... “all'improvviso” per Paolo, ma non per Dio che aveva programmato ogni cosa. Questo per dire che ogni avvenimento fa parte di un meraviglioso disegno che Dio vuole attuare per il nostro bene. Non esiste il caso dal punto di vista di Dio.
Paolo, dunque, che fino ad allora aveva creduto di essere giusto perché osservava le leggi e le tradizioni dei padri, dovrà rendersi conto che la salvezza si ottiene in un altro modo. Per Paolo l'incontro con Cristo è devastante: cade a terra... come cade a terra e va a pezzi tutto ciò che fino ad allora aveva vissuto. La sua vita viene completamente capovolta; da nemico diventa così amico di Gesù che a Lui dedicherà tutta la vita. Diventerà un vero ciclone che nessuno riuscirà mai a fermare.

mercoledì 3 maggio 2017

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,26-40 - Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?





 At 8,26-40

In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etíope, eunùco, funzionario di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:“Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”.
Rivolgendosi a Filippo, l’eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù.
Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunùco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunùco, ed egli lo battezzò.
Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunùco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Parola di Dio
Riflessione

Pietro e Giovanni, dopo aver predicato in Samaria con successo, rientrano a Gerusalemme, mentre Filippo rimane in Samaria a disposizione del Signore. Attende insomma Sue istruzioni...
Penso allora alle domande che Filippo si sarà fatto nel frattempo: Chissà in quale città Dio mi invierà? ...Sarò in grado? ...Accoglieranno la mia predicazione?”. Ed ecco che la risposta non si fa attendere e, forse in una visione durante la notte, gli appare un angelo del Signore che gli dice: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta».
Forse molti di noi, me compresa, avrebbero pensato: Come?... dopo aver atteso in questa città, solo come un cane... mi dici di andare in un posto desolato... a far che?... A evangelizzare chi  se è deserto?!!! Insomma, vorremmo sempre dettare le nostre condizioni prima di lanciarci nell'impresa.
Ma Filippo è meno contestatore e così, senza obbiettare, si alza e si mette in cammino senza sapere altro, senza porre condizioni. Insomma, si fida ciecamente di Dio e non fa il piagnone. Si alza e basta!!! In questo dovremmo imitarlo tutti.

martedì 18 aprile 2017

Dagli Atti degli Apostoli - At 3, 1-10 - Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!






In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio.
Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa.
Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
Parola di Dio


Riflessione

La lettura di oggi descrive una scena che ognuno di noi può osservare ogni giorno o che si ritrova a vivere.
Andiamo in Chiesa e fuori della porta chi troviamo? Generalmente uno zingaro, un mendicante o un povero Cristo che chiede l'elemosina... gli diamo uno spicioletto, giusto per non sembrare taccagni... due se c'è qualcuno vicino a noi per farci vedere generosi. Se poi siamo noi ad avere bisogno di un “favore”, vorremmo poter contare su chi ci ha detto: "Io per te ci sarò sempre... chiamami per qualsiasi cosa tu abbia bisogno"... Ma per favore!!! La cosa buffa è che, se si chiede un favore che in qualche modo è visibile agli occhi del mondo, allora la disponibilità è così pronta che attraversare l'oceano a nuoto sarebbe una cosa da niente, ma se un favore viene chiesto a tu per tu e nessuno vedrebbe il servizio richiesto, allora ecco che la prontezza rallenta in maniera paurosa ed è corredata da scuse e compromessi... Arrivo, ma prima, con calma, devo fare un'altra cosa... scusa, non puoi aspettare domani? E così via... Come al solito, nel nostro cuore il nostro io antepone alla carità le proprie esigenze... Vogliamo sempre essere lodati, vogliamo l'approvazione degli altri, siamo sempre troppo preoccupati di cosa la gente dice o pensa di noi... e non ci rendiamo conto che lo “storpio” della lettura di oggi siamo noi!!! Con una differenza però... Lo storpio stava fuori dal tempio... noi entriamo dentro... ma siamo davvero convinti di saper camminare diritto? E' vero che ascoltare la Parola del Signore e riceverLo ogni giorno è un mezzo potente per crescere in santità, ma quanti di noi vanno in Chiesa per stare un po' con il buon Dio, per fargli compagnia, per parlare con Lui, per adorarlo, per ringraziarlo?... E quanti invece vanno a chiedere solo “elemosine”? Quanti fanno certi servizi solo per ottenere dei favori? Questi comportamenti equivalgono a stare fuori della porta del Tempio. A volte Gesù viene preso per una slot-machine che sputa miracoli o posti di lavoro... Gli si chiede, a forza di continue preghiere e orazioni, di risolvere i nostri problemi materiali o spirituali, ma questo potrebbe anche significare che non siamo molto disposti ad uniformarci alla volontà di Dio. Diceva bene San'Alfonso Maria de Liguori: Il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono o prospere, o avverse ai nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie, e dispiacenti all’amor proprio... Di più bisogna uniformarci al divino volere, non solo nelle cose avverse, che ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, la povertà, la morte de’ parenti, e simili; ma ancora in quelle, che ci vengono per mezzo degli uomini, come sono i dispregi, l’infamie, l’ingiustizie, i furti, e tutte le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi da alcuno nella fama, nell’onore, ne’ beni, benché il Signore non voglia il peccato di colui, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà, e mortificazione. E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà".

domenica 25 dicembre 2016

Dagli Atti degli Apostoli - At 6, 8-15 - Non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui Stefano parlava



At 6, 8-15
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.
Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.
Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Parola di Dio
Riflessione


Oggi per i capi del sinedrio è ancora un colpo al cuore!!! Certo che avevano una fibra resistente!!! Infatti, non sarà stato facile per loro digerire la faccia “tosta” di questo giovane sapiente. Non riuscivano a vincerlo sul terreno della conoscenza delle Scritture e il loro orgoglio, in qualche modo, veniva messo a dura prova... visto che si vantavano tanto di conoscerle alla perfezione. E così, come succede ancora oggi quando si è costretti a rendersi conto della propria ignoranza, invece di cercare di migliorare le proprie conoscenze ci si arrampica sugli specchi... quando va bene... altrimenti si utilizzano diversi stratagemmi non proprio “igienici”. Di solito per far tacere una persona sapiente gli si grida contro e la si insulta, ma quando questo modo aggressivo non funziona, allora si cercano altri modi, come hanno fatto i capi del sinedrio con Stefano. Ma questi, oltre ad essere ignoranti perché non sapevano rispondere, erano anche vigliacchi, perché agivano di nascosto mandando altri allo scoperto, inoltre, è molto probabile che abbiano distribuito "mazzette" a falsi testimoni perché testimoniassero il falso (nella nostra società questa pratica non è assolutamente scomparsa). Ed ecco che Stefano si trova davanti allo stesso sinedrio che già aveva condannato Gesù, Pietro, Giovanni, e tutti gli apostoli. E' accusato di due gravi reati: quello contro il Tempio e quello contro la legge di Mosè. E' buffo notare come i capi dei sacerdoti sembravano avere un grande zelo per la casa di Dio... ma il loro zelo non era altro che disgustosa apparenza; in realtà la loro preoccupazione era quella di non perdere la “poltrona”. Ci ricorda forse qualcuno nelle nostre comunità?... Assolutamente no!!!
La realtà è che i veri discepoli si trovano a vivere, come Stefano, in mezzo a un mondo ostile a Gesù anche tra chi dovrebbe testimoniarlo alla grande…

martedì 10 maggio 2016

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,28-38 - Vi affido a Dio, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità.



 
 At 20, 28-38

In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

Parola di Dio
Riflessione

E' arrivato il momento in cui Paolo deve separarsi dai suoi fratelli di Efeso. E' un momento carico di commozione e di tristezza. Pensare infatti di non rivedere più una persona tanto cara addolora il cuore, e le lacrime prendono il sopravvento. Paolo dedica il suo discorso di addio agli anziani della Chiesa. E così trascorre le sue ultime ore lasciando loro una bellissima raccomandazione, mostra come dovrebbe essere una vera guida di una comunità cristiana. Lungi da Paolo voler attirare l'attenzione su di se, in ogni caso reputa necessario prendere se stesso come esempio. E tutti noi sappiamo che è stato un bell'esempio. Paolo infatti, è sempre stato una persona umile che ha imitato il Signore in tutto e per tutto. Si è donato alle comunità senza riserve, tra persecuzioni, tormenti e lacrime. Per tre lunghi anni infatti, notte e giorno ha predicato il Vangelo, ammonendo quando era necessario i fratelli, e cercando di pesare il meno possibile sulle spalle altrui. L'apostolo delle genti non ha mai approfittato del suo ruolo per arricchirsi, e la cosa bella è che è sempre stato se stesso. L'unico vestito di altri che ha desiderato indossare è stato quello di Cristo. E ci è riuscito. Paolo infatti è stato un luminoso esempio per la Chiesa di allora e lo è anche per quella di oggi. Almeno... così dovrebbe essere!!! In una Chiesa sana infatti, ci devono essere uomini timorati di Dio, sempre attenti al gregge, pastori che vigilano affinché nessuna pecora si perda, tutte infatti sono preziose agli occhi di Dio, e tutte sono loro affidate per essere allevate, saziate e curate. L'opera di un anziano deve condurre le pecore a Dio e non a se stesso. Se la guida non ammonisce, quando è il caso, per timore di perdere l'affetto di chi deve essere corretto, non fa altro che allontanare la pecora da Cristo.
La crescita spirituale di una comunità dipende in gran parte dalla sua guida. E' vero che è una grossa responsabilità, ma dal momento in cui si è detto si al Signore bisogna spendersi, come Paolo, senza riserve. Ogni anima deve essere  considerata unica e preziosa così come lo è agli occhi di Dio. Ma, purtroppo, le raccomandazioni dell'Apostolo non sempre vengono osservate. E così assistiamo al comportamento non molto “igienico” di tante guide che si fanno travolgere dalle cose del mondo. A tanti infatti, piace un pochetto la celebrità. La tentazione di essere lodati e di piacere a tutti è molto forte, e così, per far contenti tutti si cerca di dare un pochetto a uno e un pochetto ad un altro... ma alla fine nessuno avrà mai ciò che veramente gli serve. Bisognerebbe ascoltare veramente una persona che ha bisogno di consiglio o conforto lasciando da parte tutto il resto, cellulari compresi... Solo così infatti si è attenti alla persona che si ha davanti, solo così si potranno capire i tormenti della sua anima, solo così la pecorella potrà aprire il suo cuore, solo così si potranno dare consigli non superficiali, solo così si eviterà di danneggiare e far soffrire inutilmente un'anima. Ma quando questo non succede l'anima ne esce tormentata più di prima, e se ne va sperando che il Buon Dio gli mandi una consolazione di riserva.
Diceva bene Santa Teresa d'Avila: “Perfino i predicatori compongono i loro sermoni in maniera da non scontentare nessuno. L’intenzione sarà buona e sarà anche bene agire così, ma in tal modo pochi si emenderanno. Perché mai non sono molti quelli che per le prediche lasciano i pubblici vizi? Sa che cosa ne penso? Perché coloro che predicano hanno troppa prudenza. Non la perdono poiché non ardono del gran fuoco dell’amore di Dio, di cui ardevano gli apostoli, e così la loro fiamma scalda poco. Io non dico che debba essere così grande come quella degli apostoli, ma vorrei che fosse più viva di quello che vedo. Sa la signoria vostra cosa sarebbe di molta importanza a questo scopo? Aver in odio la vita e in poca stima l’onore: agli apostoli non importava, pur di dire una verità e sostenerla a gloria di Dio, perdere o guadagnare; infatti, chi sinceramente rischia tutto per Dio, tollera con lo stesso animo l’una e l’altra cosa. Non dico che io sia tale, ma vorrei esserlo”. 
Allora chiediamo al buon Dio di mandarci sempre dei sacerdoti santi, attenti e premurosi per la vita delle persone a loro affidate. Preghiamo insieme a San Paolo per una Chiesa sana, che sia colma non solo di insegnamenti teorici approssimativi, ma di vera sapienza e di carità attenta e premurosa. Dobbiamo infatti tutti considerare, guide e laici, che la nostra condotta ha il potere di contribuire ad allontanare o a redimere un nostro fratello. Cerchiamo anche di tenere sempre a mente le parole di Gesù: “...A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” ( Lc 12, 48). Non basta infatti dire di amare Dio e poi fare quello che ci piace. O Signore, conserva e alimenta sempre la luce e l'amore che Tu hai acceso nei nostri cuori.
Pace e bene.

martedì 26 aprile 2016

Dagli Atti degli Apostoli -At 5,17-26 - Ecco, gli uomini che avete messo in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo.





At 5,17-26

In quei giorni, si levò il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducèi, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica.
Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio, cioè tutto il senato dei figli d’Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione. Ma gli inservienti, giunti sul posto, non li trovarono nel carcere e tornarono a riferire: «Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo trovato nessuno».
Udite queste parole, il comandante delle guardie del tempio e i capi dei sacerdoti si domandavano perplessi a loro riguardo che cosa fosse successo. In quel momento arrivò un tale a riferire loro: «Ecco, gli uomini che avete messo in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo.

Parola di Dio

Riflessione

I sadducei iniziano a non sopportare più la situazione che si è venuta a creare in città. Il motivo principale del loro disappunto è la gelosia, perché il numero delle persone che inizia a credere alla predicazione degli apostoli cresce a vista d'occhio.
La cosa buffa è che ogni azione che cercano di attuare per far fuori questi poveretti, viene sistematicamente frantumata in mille pezzi, e ogni rimedio che escogitano non fa altro che ottenere l'effetto contrario. Infatti, più gli apostoli vengono perseguitati e maltrattati, più aumentano le persone che credono in Gesù. Ma nonostante tutto, i sadducei continuano a non voler capire, continuano con la loro ostilità, e così decidono ancora una volta di arrestare gli apostoli. Questo per farci capire che anche chi segue il Signore e fa la sua volontà non è immune da sofferenze. Molto spesso infatti, Dio permette molti impedimenti e persecuzioni, non certo perché è un sadico, ma perché in questo modo Lui viene glorificato e la Chiesa cresce di numero.
Nella lettura di oggi Gesù ci insegna che è veramente inutile per gli uomini cercare di mettere un bastone tra le ruote ai Suoi disegni... perché Lui in ogni caso avrà l'ultima parola... sempre. E quando noi a volte ci troviamo in situazioni difficili, quando non riusciamo a trovare una via d'uscita, quando ci sentiamo perduti, dobbiamo cercare di fidarci di Gesù, perché Lui ha sempre un piano ed è infallibile. In quanto a sorprese infatti, non lo batte nessuno!!!
Anche a noi a volte manda degli angeli, come agli apostoli, che ci aiutano in questa valle di lacrime, ci confortano, ci aiutano a diventare delle belle persone, ci guidano in modo sempre più intenso e bello verso il Signore. Altre volte invece, Dio opera nel cuore degli uomini rendendoli più caritatevoli verso chi è perseguitato, diciamo che il Signore mette dentro il loro cuore un po' di peperoncino in modo da frenare la loro collera.
Il Signore manda degli angeli a liberarle gli apostoli imprigionati, ma con una clausola... essi dovranno proclamare che l'unica strada per essere salvati è Gesù morto e risorto... e infatti loro, da veri apostoli, obbediscono a Dio e fanno ciò che gli è stato comandato senza paura... fiduciosi che Dio non li abbandonerà.
Oggi noi dovremmo imitare un po' di più gli apostoli, dovremmo essere insomma più obbedienti a Dio, dovremmo lasciare che Lui modelli il nostro cuore e la nostra mente lasciando perdere quello che la gente dice o pensa di noi... tanto, in ogni caso, parla sempre... non gli va bene mai niente... Dobbiamo quindi fidarci di Gesù, perché Lui tiene la situazione in pugno e, in mezzo alla tempesta, ci protegge sempre, non solo, porterà a termine ciò che ha iniziato e nessun uomo potrà impedirglielo.
Pace e bene


domenica 24 gennaio 2016

Dagli Atti degli Apostoli - At 9,1-22 - Egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni




 At 9,1-22


In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Parola di Dio
Riflessione

La lettura di oggi inizia con Saulo che minaccia stragi contro i cristiani. Saulo era un giovane che aveva studiato con il maestro Gamaliele ma non aveva mai conosciuto Gesù. Questo non gli impedisce di essere nemico dei Suoi seguaci. Infatti, ha visto e approvato la lapidazione di Stefano, il primo martire. Inoltre, non contento di aver messo in carcere intere famiglie di cristiani, chiede al sommo Sacerdote delle lettere, una sorta di pass, per mettere in prigione tutte le persone di Damasco che seguivano la Via che è Cristo. Queste lettere non assomigliavano certo a quelle di Schindler!!!
Ma mentre era sulla strada per Damasco una luce improvvisa dal cielo lo fa cadere per terra. Diciamo pure che, se fino a quel momento aveva preso a calci chi stava nella “via di Dio”... questa volta la strada ha preso a calci lui... visto che il suo sederino si è sfracellato al suolo!!!

giovedì 14 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 1,15-17.20-26 - La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.





 At 1,15-17.20-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Parola di Dio
Riflessione

Dopo che Gesù è asceso al cielo, gli apostoli, insieme a molti fratelli, si trovavano riuniti probabilmente per pregare, l'apostolo Pietro si alza e annuncia che è arrivato il momento di colmare il posto vacante lasciato da Giuda.
Dobbiamo prendere come esempio il modo in cui gli apostoli prendono una decisione... e cioè: dopo aver pregato. Anche Gesù, prima di scegliere i dodici era stato in preghiera tutta la notte.
Molte volte, invece, noi ci facciamo trasportare dall'emozione del momento... partiamo sparati senza ponderare e soprattutto senza pregare. I risultati sono migliori quando gli ostacoli e gli imprevisti vengono affrontati con la pace nel cuore. Allora, proviamo a pregare di più e ad avere pazienza, perché come dice un proverbio: “La fretta corre incontro alla disgrazia”.
Pietro e i fratelli hanno pregato in modo che la scelta cadesse sulla persona adatta. E' una decisione importante scegliere qualcuno per un ministero qualsiasi, bisogna allora pregare tantissimo e ponderare molto bene... A volte, invece, c'è molta fretta e superficialità sia nelle parrocchie, sia nelle istituzioni, c'è sempre troppa poca umiltà da una parte e tanto buonismo dall'altra... Quante persone si ostinano a voler fare un qualsiasi ministero senza avere i requisiti o il dono richiesto, cercando solo di mettersi in mostra per essere "ammirati dagli uomini"!!! Questo non solo danneggia loro stesse, ma la cosa triste è che fanno del male anche ad altri, perché non danno una bella testimonianza e in qualche modo scandalizzano. La Chiesa, oggi, in una società in cui Dio è lontano anni luce da tanti cuori, non ha bisogno di sfilate di moda, ma di persone umili al suo servizio. Non basta infatti leggere una volta la Bibbia per andare subito nelle strade a evangelizzare o per mettersi a compiere un qualsiasi ministero, ma bisogna prima di tutto rinascere nuove creature, studiare, ascoltare e meditare la parola di Dio e pregare tanto. E' come se una persona col tremore alle mani, o che ha problemi alla vista del sangue, si ostinasse a voler fare il chirurgo in sala operatoria... non solo danneggierebbe se stessa perché in caso di morte del paziente si prenderebbe una denuncia, ma il paziente protesterebbe perché dovrebbe presentarsi prima del tempo dal Padre eterno!!! Ecco perché chi ha responsabilità di governo deve sempre vigilare e, quando è il caso, correggere il tiro. Un vero papà non dice sempre “si” a suo figlio, ma gli da dei consigli saggi e lo riprende ogni qualvolta che vuole fare qualcosa che in qualche modo non è per il suo vero bene. Dio da ad ognuno doni diversi ed unici che hanno lo scopo di aiutarLo nella Sua opera. Evitiamo allora di intestardirci nel voler fare di testa nostra, ma lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. Solo così riusciremo a toccare i cuori delle persone a noi vicine. Non sono necessarie tante parole per aiutare le anime bisognose dell'amore di Dio, ma sarà il Suo amore in noi ad aprire il cuore duro di tanti.
Pregare... pregare... pregare. Questo è quello che dobbiamo fare ogni giorno, ma non col timore di chiedergli troppo oppure certe cose sì e altre no, ma dobbiamo parlare con Lui come se fosse un amico vivo, vicino a noi.
Pace e bene


lunedì 11 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,22-34 - Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia


 

 At 16, 22-34

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Parola di Dio
Riflessione

La lettura di oggi racconta un'altra disavventura di Paolo nella quale è coinvolto anche Sila. Infatti i due, dopo essere stati bastonati, vengono rinchiusi in una cella buia e incatenati come dei criminali pericolosi.
Loro però non temono gli ostacoli o le percosse e riescono a convertire, grazie al Signore, tanti cuori; anche se, a volte, in circostanze un po' particolari.
Il comportamento di Paolo e Sila in quei momenti difficili è grandioso! Infatti, nonostante l'evidenza dica che umanamente tutto è perduto... loro pregano Dio cantando inni. Questa sì che è fede!!!
Preghiere dette talmente con il cuore, che il buon Dio non può non sentire e non accogliere... Preghiere che ottengono non solo la loro liberazione, ma anche la conversione di altri fratelli.
Anche noi, quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili, come precarie condizioni di salute, o di lavoro, o problemi con i figli, o sofferenze spirituali... è come se avessimo delle catene alle mani e ai piedi. Siamo letteralmente bloccati e, il più delle volte, non sappiamo che pesci prendere!!! E' proprio in questi momenti che non dobbiamo smettere di credere in Dio e sperare che Lui, con il Suo amore, venga a liberarci dalle catene, venga a rischiarare quella parte del nostro cuore che, per un attimo o più di un attimo, si era oscurata come la cella di una prigione. Gesù non abbandona mai i Suoi amici... checché se ne dica!!! Avere fede!!!... Tanto, alternative non ce ne sono... e dai buchi più neri solo la fede può farci uscire!!!
La fede è un'arma così potente che nessuna catena al mondo gli potrà resistere. La vera fede, infatti, riesce a scuotere il nostro cuore e anche quello delle persone a noi vicine.
Quando ci sono dei disastri sismici le case costruite “sulla sabbia” crollano come niente. Ma cosa succede dopo, a parte le polemiche?... Succede che la dolorosa esperienza spinge le persone a prendere delle precauzioni per le nuove costruzioni. Si ricostruirà quindi utilizzando dei materiali più resistenti.
Così è successo nella vicenda che ha coinvolto Paolo e Sila. Le loro preghiere infatti, oltre che a provocare il terremoto, hanno anche terremotato il cuore degli altri prigionieri e dello stesso carceriere. E così, una volta demolite tutte le loro certezze, tutti i loro punti di riferimento, tutte le brutture della loro anima... le catene si sono volatilizzate e la loro vita è cambiata. Finalmente liberi... e, d'ora in avanti, il materiale più solido, la pietra angolare... sarà il Signore.
Certo che Dio usa dei modi un po' inusuali per aprirsi una breccia nel cuore umano, diciamo che la fantasia non gli manca...!!!
La cosa meravigliosa in questa lettura è la testimonianza del carceriere. Infatti, dopo aver creduto lui e la sua famiglia è pieno di gioia, e questa gioia lo porta a condividere con altri lo stesso cibo: “...poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio”.
Sarebbe bello se anche noi, nel momento dell'Eucaristia, donassimo con il cuore la metà di quello che abbiamo appena ricevuto a un fratello di fede.
Io lo faccio ogni giorno... e la mia gioia è piena!!!
Pace e bene

mercoledì 6 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 15, 7-21 - Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.


 At 15, 7-21

In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”. Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio


Riflessione
La lettura di oggi è una bella catechesi per tutti: per noi che molto spesso ci arrocchiamo sulle nostre posizioni convinti che le nostre idee siano le sole buone e valide. Dobbiamo invece imitare la comunità cristiana descritta nel testo di oggi e imparare ad ascoltare le idee di tutti, soprattutto quando sono diverse dalle nostre, dobbiamo imparare a valutare anche i pensieri degli altri.
Un atteggiamento più tollerate aiuterebbe a diventare cristiani migliori, cristiani che mettono al primo posto non i propri pensieri, ma la volontà di Gesù e del Suo Spirito. Ma come possiamo riconoscere la volontà di Dio e del Suo spirito?... Facendo silenzio... solo così riusciremo a sentire quando Dio parla per bocca dei fratelli. Accogliamo allora anche la parola di altri, perché da soli la visione che abbiamo potrebbe essere poco chiara. Tutti abbiamo bisogno di tutti... e confrontarci con idee diverse aiuta a far crescere una comunità. Dobbiamo però stare attenti, perché non bastano le buone intenzioni... ma dobbiamo vigilare perché il dialogo sia fatto con parole dolci, non arroganti, che non feriscono... e anche i gesti dovrebbero essere delicati e amabili.
A volte ci illudiamo che in una comunità, dove c'è lo stesso desiderio di santità, non ci siano discussioni o dissensi, siamo convinti che in questi ambienti ci sia il paradiso... Sbagliato!!! Infatti le relazioni tra persone diverse, non sono facili e neanche scontate. Non essere d'accordo e discutere è anche normale... l'importante è non far scoppiare la guerra, ma arrivare alla fine a scoprire la volontà di Dio e ciò che gli rende gloria. Solo così le discussioni lasceranno nel cuore un senso di gioia e di pace.
Tutti infatti, siamo dei pezzetti di un puzzle... ognuno è diverso... ognuno ha una luce... ognuno ha un dono. Un solo tassello non potrebbe mai completare il puzzle. La bellezza di essere fratelli sta nella capacità di aprire il nostro cuore agli altri e tenere conto di ogni loro pensiero, ogni loro testimonianza e ogni loro consiglio saggio; cercando sempre ciò che unisce e non ciò che divide; ciò che unisce poi, lo conosciamo molto bene: è Gesù... Lui infatti non solo ci unisce, ma ci accompagna e ci guida lungo il cammino.
Questo per farci capire che, quando dobbiamo prendere una decisione importante, quando non ci è chiara la volontà di Dio, dobbiamo saperci confrontare con altri fratelli di fede, perché se ci ostiniamo a voler fare da soli, prenderemo inevitabilmente delle belle e dure cantonate. Evitiamo allora la superbia... perché chi è convinto di riuscire a cavarsela da solo in questa valle di lacrime, chi è convinto di sapere tutto di Dio, ha sbagliato in partenza!!! Sant’Agostino di Dio dice: “Se credi di capirci qualche cosa, non è Dio.”
A questo punto mi vengono in mente le parole di un caro amico: le decisioni importanti vanno prese in due o più... e ha ragione, da soli infatti non siamo capaci, non perché siamo stupidi, ma perché una stanza non si può illuminare solo con la luce di una candela... per vedere ogni particolare c'è bisogno di tante candele, e anche perché la carità per circolare ha bisogno di almeno due persone.
L'importante è essere sinceri con la persona che abbiamo difronte... dobbiamo parlare dei nostri tormenti senza mentire, anche se a volte certe cose non ci edificano... ma è l'unico modo per scoprire insieme la volontà di Dio. Evitiamo allora la superbia che ci fa dire: "Ma cosa vuoi che ne sappia quello?"... Quando pensiamo questo forse abbiamo paura che il nostro fratello veda meglio di noi... o non sopportiamo che qualcuno sia migliore di noi... o vogliamo essere sempre noi i protagonisti... Ma Paolo ci avverte: Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri” (Galati 5, 26).
Preghiamo il buon Dio di rafforzare la nostra fede, preghiamolo di aiutarci a rispettare i fratelli per non imporre loro le nostre idee, il nostro modo di pregare, le nostre abitudini... Dio ci ha sempre detto che dobbiamo servire e non essere padroni dei nostri fratelli.
Spesso invece non facciamo altro che criticare chi cammina accanto a noi: "Se hai fede in Gesù devi fare questo... devi pregare così, devi comportarti così, devi recitare l'Ufficio ogni mattina, devi... devi... devi...", sembra che lo spettacolo del tramonto del sole si veda solo dalla nostra finestra!!!
Dio chiama ognuno di noi in maniera diversa, per ognuno poi ha un disegno ben preciso... Se Dio ha dato a qualcuno una luce particolare dobbiamo solo ringraziarLo; dobbiamo poi accogliere con carità il fratello che, non avendo ricevuto un dono altrettanto grande, non si comporta in maniera troppo brillante...
Cerchiamo di essere più misericordiosi, perché se qualcuno ha ricevuto un dono particolare, è perché Dio ha avuto verso di lui molta, ma molta misericordia... e se subiamo qualche indelicatezza, volontaria o involontaria, consideriamole, come dice sr Angela: "caramelle di Gesù"...
Però... Gesù mio... vacci piano con le caramelle... potrebbero farmi salire la glicemia!!!

E' vero anche che la comunione con i fratelli è molto spesso faticosa, ma se rimaniamo attaccati alla Vite, potremo sperimentare già su questa terra un po' della gioia piena che ci attende in Cielo. Chiediamo allora al buon Dio di aiutarci ad imitare lo stile di accoglienza e di ascolto dei primi cristiani, per camminare verso di Lui con un "cuore solo e un'anima sola", senza discriminare i fratelli che vivono secondo una spiritualità diversa. 
Chiediamogli anche il dono della pazienza... perché, come diceva padre Dominique Molinié parlando degli alcolisti anonimi:L’amore costa caro, bisogna aspettare degli anni prima che un fratello risponda al loro appello. Tendono la mano, tendono il loro cuore, e gli altri non rispondono. «Non condannate e non sarete condannati, perdonate e vi sarà perdonato».
Pace e bene

venerdì 1 maggio 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,44-52 - Noi ci rivolgiamo ai pagani.


 

At 13,44-52

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo.
Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.
I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio
Riflessione


Oggi ci troviamo ad Antiochia con Paolo e Barnaba. Una moltitudine di gente, di sabato, si riunisce intorno a loro per ascoltare il messaggio di Gesù.
Ma la gelosia dei Giudei arrivò al punto da incitare alcune donne e uomini di spicco, oggi si direbbe personaggi importanti... ad appiccare il “fuoco” ai i due missionari. I Giudei erano infatti convinti che la Parola di Dio fosse un'esclusiva loro e che le perle non si dovevano dare ai porci!!! Ma Paolo e Barnaba, vedendo che i “porci” avevano risposto con tanto entusiasmo alle parole di salvezza, sono molto incoraggiati e ricevono una carica esplosiva. Così, invece di essere scoraggiati dal rifiuto dei Giudei, vanno via pieni di gioia e di Spirito Santo, perché dai pagani avevano ottenuto un'ottima risposta.
Tutto questo è una bellissima lezione per noi oggi. Infatti, come allora, ci sono persone che ricevono la salvezza con infinita gratitudine, e altre che la respingono... c'è chi si apre alla luce e chi invece vuole continuare a vivere al buio. Come mi ha detto qualcuno... Dio viene accolto con più gioia da chi, avendo attraversato tante peripezie - per non dire tribolazioni - è molto ricettivo alla Sua Luce quando essa si presenta... non solo, ma il ringraziamento per la nuova nascita è molto più grande. Allora, non dobbiamo scoraggiarci quando il profumo di Cristo provoca “nausea” a qualcuno e, infastidito, cerca di allontanare con violenza questo buon odore. Dobbiamo invece rallegrarci e pensare alle Parole di Gesù: “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 10). E poi... se non tutte le ciambelle vengono col buco, non dobbiamo demordere, ma proviamo a fare un'altra ciambella, e facciamo lo stesso con la Parola di Dio. Quando in un ambiente non è accolta, o quando qualcuno cerca di impedircelo, non dobbiamo smettere di proclamare il messaggio di salvezza. L'unica cosa da fare è imitare Paolo e Barnaba che se ne vanno scuotendo la polvere dai piedi, non certo perché si erano rassegnati o perché le loro gambe tremavano dalla paura... ma perché sapevano che Dio, che sceglie sempre i tempi e i luoghi giusti... li avrebbe mandati da un'altra parte. Dio infatti, ci ha fatti liberi ed è molto paziente... sa che per qualcuno c'è bisogno di più tempo. In ogni caso, Paolo ha molta compassione per le persone che hanno respinto la Parola di vita, anche perché lui, forse si aspettava o desiderava il contrario. Infatti, nella lettera ai Romani ( 10, 1-4) il desiderio di Paolo viene espresso in questo modo: ”Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza. Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede”.
Allora, quando annunciamo il Vangelo e siamo oggetto di insulti o provocazioni, non dobbiamo mollare... anzi, dobbiamo essere stimolati a cercare di approfondire sempre più la Parola di Dio. Infatti, a volte non abbiamo lo slancio per testimoniare con franchezza perché siamo ignoranti nella Scrittura. Molto spesso poi, l'incoerenza della nostra vita è talmente palpabile che giustamente le nostre iniziative non hanno efficacia. Se diciamo A e poi facciamo B, non siamo molto credibili.
Allora, proviamo a dare con la nostra vita una testimonianza vera, senza pensare di essere migliori di nessuno. Tutti abbiamo bisogno di essere salvati. TUTTI... Se Dio volesse punire i peccatori tagliando la lingua a chi parla troppo e male, o tagliasse la testa a chi la pensa diversamente, o la mano a chi fa il furbo, il mondo sarebbe pieno di invalidi!!!
Gesù caro... l'INPS ti ringrazia!!!!
Pace e bene


lunedì 27 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli -At 11, 1-18 - Dio ha concesso anche ai pagani che si convertano perché abbiano la vita.



 
At 11, 1-18
In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Parola di Dio
Riflessione

Pietro, raccontando la visione della tovaglia con sopra gli animali, si è voluto difendere dalle accuse di chi lo criticava aspramente per aver accolto l'ospitalità degli abitanti di Cesarea, reputati dagli stessi discepoli di Gesù persone non degne di essere avvicinate, tanto meno di essere convertite.
Ed ecco i due primi partiti politici!!!... I circoncisi e i non circoncisi. Noi, poi, ci siamo fatti prendere la mano e li abbiamo fatti crescere di numero!!!
Dobbiamo imparare molto dal comportamento di Pietro in quella circostanza. Quando infatti ci troviamo difronte a persone che non vogliono schiodarsi dalla loro posizione, dalle loro polemiche o presunzioni, l'unico modo per convincerle è raccontare storie realmente vissute da noi... cose che sappiamo non, "per sentito dire", ma per l'esperienza o le esperienze attraverso cui Dio ci ha condotto o ci conduce. Questa infatti è la testimonianza che inchioda gli increduli... e se non ce ne vengono in mente... è meglio tacere e stare al nostro posto, perché raccontare le storie degli altri o farle proprie, non risulta molto efficace per convincere i dubbiosi.
Succede allora che qualcuno, nel sentire queste esperienze personali rimanga turbato, altri invece sono indotti a riflettere.
Certo, a volte è rischioso parlare delle nostre esperienze con Dio. Abbiamo infatti paura che queste storie vengano rifiutate... una paura infondata, perché Dio ci dice di non temere.
Tanti di noi hanno delle esperienze da raccontare. Inoltre, fare memoria del passato, ricordare i tempi bui, serve a farci scoprire che Gesù era con noi e ci aiutava a superare quei momenti, anche se noi non lo sapevamo...
Guardare sia indietro sia avanti con la luce della fede, serve a farla crescere e a incoraggiarci a procedere con fiducia nel cammino.
Per Pietro quindi, l'esperienza della visione, condivisa con gli altri discepoli, era guardare avanti con fede... la sua missione infatti era quella di far crescere la Chiesa e far conoscere Dio a tutti, senza distinzione di razza o religione. Pietro, non si lascia quindi intimorire dalla situazione nuova in cui il Signore lo conduce, anche se poi, qualche tempo dopo, gli verrà la fifa... e inciamperà nuovamente.
Questo apostolo inizia a piacermi sempre di più... in qualche modo mi conforta e mi dà buone speranze!!!
Poco tempo dopo infatti, Pietro avrà paura delle critiche della gente e eviterà di mangiare insieme a dei pagani. Questa sua "deffaillance" non è piaciuta molto all'apostolo Paolo e, se non ricordo male, hanno avuto dei contrasti per questo.
Torniamo alla lettura. Pietro racconta la sua visione e i suoi sentimenti... ossia la sua sensazione di imbarazzo e di disgusto nell'osservare gli animali "impuri" sulla tovaglia, e che, secondo l'ordine della voce udita, doveva uccidere e mangiare; lui protesta contro questo ordine rispondendo che non avrebbe mai e poi mai fatto entrare niente di zozzo nel suo corpo. Pietro... Pietro... ma l'esperienza passata, dove l'hai lasciata?... MAI DIRE MAI!!!... E così, dopo che la voce per ben tre volte gli ha detto: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”, dopo il suo disgusto e le sue proteste, la risposta dal cielo alla fine arriva... “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”... non solo... la visione si concretizza. In quel momento infatti tre uomini bussano alla porta, proprio come i tre ripetuti richiami della tovaglia, ma la loro tovaglia è l'invito a Pietro di andare a casa di un ufficiale pagano. Questo ufficiale stava pregando in casa sua proprio nello stesso momento in cui Pietro stava pregando sul terrazzo. Come Sara e Tobia!!!...
La preghiera di entrambi quindi, anche se fatta in città diverse, sale a Dio nello stesso momento e viene accolta all'istante. E così Pietro, senza esitare, obbedisce a Dio e va. Racconterà poi agli altri discepoli come lo Spirito Santo sia sceso su tutta la famiglia dell'ufficiale. A questo punto tutti si rassicurano, perché si ricordano le parole del loro Gesù: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”... E così, accogliendo con stupore questo fatto, iniziano a lodare Dio per ciò che aveva compiuto.
Allora anche noi, come Pietro, proviamo a lasciarci guidare dalla voce di Dio, proviamo a essere più docili ai Suoi richiami perché, senza accorgercene, ci troveremo ad aver compiuto ciò che Dio voleva... non solo, Lui ci farà vedere anche gli esiti del nostro “SI”.
La cosa bella è che Pietro non ha cercato nessuno... stava tranquillamente pregando sul terrazzo di casa. Quante volte sarà capitato a noi di stare in un angolo a pregare e poi... abbiamo sentito il campanello suonare o abbiamo ricevuto una mail... e la nostra vita ha preso una direzione nuova o è stata trasformata? E se di primo acchito pensi: "Mò sì... che sono inguaiata!!!"... Lasciamoci fare, perché se nessuno di noi ha cercato volutamente una certa situazione, il buon Dio ha già la soluzione. Noi no... ma Lui si!!!
Pace e Bene

martedì 21 aprile 2015

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,1-8 - Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.



 
At 8,1-8
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samarìa.
Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio
Riflessione
Il martirio di Stefano non placca gli animi delle persone che non avevano riconosciuto Gesù come il Messia. Assettate infatti di odio e di vendetta, scatenano contro la Chiesa di Gerusalemme uno tsunami.
Mi sa che Satana continuava ad avere problemi di insonnia in quel periodo... non dormiva un attimo!!!
E così scatena una grande persecuzione contro i cristiani. Famiglie intere vengono trascinate in prigione, altri, più fortunati, tanto per dire... riescono a scappare. Immaginiamo l'angoscia di questi fratelli... devono infatti abbandonare le loro case, gli amici, il poco che avevano, insomma, tutto... e andare all'avventura, in un paese nuovo, che non parla la stessa lingua... devono far fronte a una serie di turbolenze non facili da gestire e da sopportare.
Anche oggi tanti stranieri, che in molti paesi del mondo sono perseguitati per motivi religiosi o politici e vanno da una parte all'altra del mondo sopportando tanti disagi e sofferenze, possono trovare solidarietà nelle persecuzioni dei primi cristiani.
Eppure i cristiani della lettura di oggi che si disperdono, non si lasciano scoraggiare o intimorire troppo, ma continuano a edificare la Chiesa di Dio... “Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola”. Questo è un bellissimo insegnamento per noi, perché quando c'è una persecuzione di qualsiasi genere, dobbiamo pensare che l'opera di Dio non viene ostacolata, ma misteriosamente progredisce con il concorso di uomini e circostanze impensabili e imprevedibili.
Gli Apostoli, invece, rimangono con vero coraggio in città. Si prendono così cura dei pochi rimasti e vanno a consolare e ad aiutare quelli che erano tenuti in carcere con chissà quante cattiverie.
E mentre uomini pii seppellivano Stefano, un uomo di nome Paolo di Tarso cercava con tutta la sua forza di seppellire la Chiesa. Quindi, le persecuzioni non ci devono impedire di continuare a spargere il profumo di Cristo, ma devono stimolarci ad andare dove Dio ci manda, perché, guidati da Lui, possiamo far conoscere Cristo in ogni luogo. Allora non dobbiamo temere... dobbiamo fidarci di Lui in ogni situazione. Non sempre è facile, perché tutti abbiamo un po' paura del futuro, soprattutto quando non abbiamo la minima idea di dove il Signore voglia condurci, ma ci deve consolare il fatto che Lui ha le idee molto chiare... sa ciò che fa. Gesù non ha problemi di miopia e ha sotto controllo ogni vicenda!!!
Abbiamo tanti motivi per avere fede in Dio!!! Permettiamogli di modellarci a Sua immagine, cerchiamo di percepire in ogni vicenda il Suo profumo, e Lui lo diffonderà anche su quelli che ci stanno accanto. Pazienza dobbiamo avere!!! Una foresta non spunta all'improvviso!!!
La cosa bella è vedere la gioia nella città di Samaria, dove Filippo inizia a predicare la salvezza di Cristo. Questa gioia non è altro che il risultato della rinuncia a noi stessi, perché nel momento in cui ci dichiariamo peccatori e mettiamo Dio al primo posto, la gioia si impadronisce del nostro cuore. Infatti, quando una persona si rende conto di essere stata salvata, la gioia è grande come quella degli abitanti di Samaria.
Pace e bene