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mercoledì 20 maggio 2015

Dal libro della Gènesi - Gen 11, 1-9 - La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DELLA VIGILIA





Gen 11, 1-9

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Parola di Dio
Riflessione

Ancora una volta il peccato dei nostri avi si ripercuote su di noi. Grazie comunque!!! Adamo ed Eva credevano che mangiando il frutto, quindi disobbedendo, sarebbero diventati come Dio... gli uomini della Genesi volevano costruire una torre così alta da essere vista da ogni parte della terra, ed arrivasse direttamente alla porta di Dio. Che arroganza!!!
E così, grazie ai primi, abbiamo conosciuto la morte, e grazie ai secondi siamo stati condannati alla solitudine... Quando infatti le persone non si comprendono, inevitabilmente nascono tensioni, disagi, isolamento, tristezza, solitudine...
Di primo acchito mi sono domandata: ma se questi uomini parlavano la stessa lingua ed erano concordi a fare la medesima cosa, perché Dio non era contento?... Finalmente sulla terra si vedeva una società unita e concorde, ma Lui che fa?... Confonde le lingue e manda tutti in confusione. Immaginiamo la scena in un cantiere edile dei nostri giorni: il muratore che parla italiano, il manovale che parla spagnolo, il geometra che parla cinese... e quando mai riusciranno a terminare il palazzo? Ben che vada sarà un'opera incompiuta... proprio come la torre di Babele.
Ma il problema, forse, non era che parlassero la stessa lingua, ma che i loro pensieri andavano in una direzione sbagliata. Nessuno può essere come Dio... e se qualcuno si illude di diventarlo, anche a costo di tanti sforzi e sacrifici, alla fine l'impresa fallirà così come è fallita la costruzione della torre di Babele! Evitiamo di giocare a fare Dio... potrebbe essere molto pericoloso, con Lui non si scherza!!!
Però, mio caro buon Dio, scusa la mia sfrontatezza... ma ho notato che fai delle differenze!!! Il trattamento riservato ad Adamo ed Eva e agli uomini di Sinar è un pochetto differente. Ai primi infatti hai lasciato che mangiassero il frutto proibito, per i secondi invece sei intervenuto prima che combinassero il guaio... Perché?... Forse il perché ce lo spiega Teresina si Lisieux: "Suppongo che il figlio d'un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo, egli si rompe un arto, e subito il padre corre a lui, lo rialza con amore, cura le ferite impegnando tutte le risorse della sua arte, e ben presto il figlio completamente guarito gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d'amare suo padre! Ma farò ancora un'altra ipotesi. Il padre, avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio, oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l'amerà meno che se fosse stato guarito da lui. Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto, non amerà di più suo padre?".
Tutto questo ci deve forse insegnare che quando Dio demolisce i nostri piani, i nostri progetti, i nostri desideri... in realtà ci sta evitando guai peggiori e preparando beni migliori, allora noi, invece di imprecare, dovremmo dirgli grazie... Se abbiamo il mal di testa, e non passa nonostante le pastiglie, che facciamo?... Ci procuriamo forse un dolore più forte, magari rompendoci una gamba?... No, lo sopportiamo. Allora sopportiamo anche quando Dio ci fa attraversare momenti di disagio: Lui ci vuole evitare il “gesso”!!!
Se poi ci fermiamo a riflettere, vediamo che la storia della torre di Babele si ripete ancora oggi, e alla grande!!!...
Noi, anche se parliamo la stessa lingua, in realtà non ci capiamo o non vogliamo capirci... Allora abbondano i fraintendimenti e i malintesi... questo succede anche perché c'è fra noi la bruttissima abitudine di voler essere ciò che non siamo... non accettiamo gli altri a meno che la pensino come noi, si comportino come noi e ragionino come noi. Vogliamo insomma che l'altro sia a nostra immagine. La conseguenza di tutto questo è lo sfascio di tante famiglie... vogliamo cambiare il nostro coniuge per renderlo conforme ai nostri desideri e ai nostri umori, non siamo capaci di vederlo come un'immagine di Dio, non siamo capaci di accettarlo così come è stato voluto dal Padre Eterno.
Quante torri di Babele oggi!!! L'uomo continua a sfidare Dio in modo sempre più sfrontato... ad esempio fabbricando uomini in provetta... cambiando la legge morale secondo i propri gusti... rifiutandosi di obbedirgli... chiamando bene il male e male il bene... proprio come allora... «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco»... "Venite, cambiamo le leggi e costruiamole come più ci conviene...". L'intelletto usato in modo sbagliato, l'intelletto superbo che non accetta di sottomettersi a Dio genera solo fallimenti, disastri, macerie. Naturalmente non si arriva al fallimento in un giorno solo, ma a poco a poco. Si incomincia a volere i primi posti in un concerto, a voler essere i primi della classe a scuola, a voler essere i più simpatici in una comitiva, a voler essere più ricchi del vicino, a voler avere più successo del vicino... se poi non riusciamo nel nostro intento ci vengono le crisi ed entriamo in confusione.
Ma qual'è la soluzione di tutto questo disordine? Penso che sia mettere Dio al centro della nostra vita, al centro delle nostre famiglie, al centro nel nostro lavoro quotidiano. Se Dio sta su... e noi quaggiù... un motivo ci sarà!!! Evitiamo la sindrome del “Padre Eterno”!!!... e stiamo al nostro posto, che è meglio!!! Solo così potremo sperare che nelle nostre relazioni non veniamo continuamente feriti, accoltellati, sfracellati...
Certo che siamo dei fenomeni!!! Se si tratta di parlare la lingua del male, siamo uniti... ma se si tratta di rigare diritti allora non ci capiamo più... Se si tratta di parlare male di qualcuno, di seminare zizzania... ecco che l'elettrodomestico preferito dagli uomini - l'affettatrice -, va alla grande... ma se si tratta di difendere qualcuno, allora… "non sei dei nostri!!!”.
Tutti d'accordo e felici se si tratta di andare in discoteca, alle feste, al centro commerciale la domenica, ma quando si tratta di andare a trovare Gesù Eucaristia, alla Messa, non dico ogni giorno, ma almeno la Domenica, allora si trovano tante scuse e non si ha tempo: Vai tu... io ho da fare... Porta tu il bambino in Chiesa... Porta tu il bambino al catechismo... Vai tu a parlare con il don... Insomma, invece di essere uniti in Cristo, si è divisi. Risultato: la domenica i centri commerciali sono pieni e le chiese deserte...
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede perché la Pentecoste diventi una festa di comunione, perché lo Spirito Santo ci renda più uniti e concordi, ci aiuti a superare le distanze geografiche, le differenze caratteriali, ogni divisione e discordia... quando c'è la fede in Dio le difficoltà che sorgono dalla diversità non si sentono poi così tanto e così potremo costruire una bella "città di Dio", proprio come diceva Sant'Agostino: «L'amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l'amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. [...] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l'uno all'altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale».
Se il giorno di Pentecoste, benché tutti provenissero da paesi diversi, hanno iniziato a intendersi a meraviglia, è perché parlavano la stessa lingua... la lingua dell'Amore, la lingua dello Spirito Santo.
Allora, che lo Spirito Santo di Dio scenda su di noi e faccia crollare la torre dei nostri pregiudizi, del nostro orgoglio, del nostro io, dei nostri interessi, delle nostre superficialità... perché possiamo vivere veramente tutti concordi nella città di Dio; allora sì che toccheremo il Cielo con le dita... e senza bisogno di torri!!! Diciamo "SI" al Santo Spirito... perché, come diceva Sant'Agostino: “Lui non può far niente senza la nostra cooperazione. Per agire lo Spirito ha bisogno del nostro si”.
Proviamo allora a vedere i nostri fallimenti non come una disgrazia, ma come dono di Dio in vista della purificazione del nostro "IO"... Se don Divo Barsotti voleva diventare il Santo dei "fallimenti"... io voglio diventare la Santa “delle porte chiuse”... che, a differenza del buon ladrone - Santo molto disoccupato visto che non se lo fila nessuno -... avrò nell'atrio una bella fila!!!
Voglio concludere questa mia riflessione sempre con Sant'Agostino, il quale diceva che la Pentecoste è il "Compleanno" dello Spirito Santo... Allora: Happy Birthday Holy Spirit!...
Pace e bene