giovedì 30 luglio 2015

La testimonianza: irradiare Cristo – Lettera n° 5 – Tratta da “Lettere agli amici” su come vivere la fede cristiana di padre Basilio Martin



Caro Alessio, spesso con gli amici che frequentano la tua comunità parrocchiale, sei invitato ad andare ad annunciare la fede che vivi in Cristo. Sei contento di farlo ma a volte ti scoraggi quando alcuni sacerdoti, religiosi e vescovi di tua conoscenza non rendono testimonianza a Gesù. Conosci Sacerdoti che amano parlare poco di Lui, ma preferiscono parlare molto più di politica, anche durante l'omelia domenicale; religiosi che, pur avendo fatto il voto di povertà, vivono spensierati, senza restrizioni e nella comodità, da far sorgere il sospetto che il voto di povertà porti benessere a quanti lo facciano; vescovi rintanati nei loro uffici ad amministrare i beni della diocesi e a organizzare piani pastorali per riempire le chiese e far occupare posti in Seminario, tempo prezioso che Gesù preferiva consumare andando tra la gente a difendere i diritti di Dio, rischiando più volte violente scariche di sassi (cf. Gv.8,59; 10,31), oltre che insulti, come quello di essere un indemoniato (cf Mt. 9,34; Gv. 7,20). A proposito voglio raccontarti una confidenza fatta dall'ex arcivescovo di Parigi, il cardinale Marty, al suo clero: “Ero stato appena nominato parroco di una piccola borgata. Mentre camminavo per una strada incontrai un contadino che Se ne ritornava alla sua fattoria. Non lo conoscevo e mi presentai. Parlammo insieme per un buon tratto di strada della pioggia e delle stagioni, del raccolto, degli animali, della famiglia e del paese. Qualche tempo dopo ho saputo del contadino che, ritornato a casa, aveva raccontato alla figlia di aver incontrato il nuovo parroco e le aveva confidato: 'Abbiamo parlato di tutto a lungo. Non mi ha detto nulla di Dio'. E' un fatto che per me è rimasto una parabola. Il contadino cristiano si aspettava che un sacerdote non potesse non parlare di Dio anche per istrada. E rimase deluso”. Sai cosa disse l'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giovanni Benelli a un gruppo di seminaristi tanti anni addietro? (era l'8 settembre del 1982): “Non bastano i bei discorsi per evangelizzare, non bastano le tecniche pastorali, non bastano gli schemi metodologici per arrivare in maniera più comprensibile alla gente di oggi... Chi sono i più grandi oppositori di Gesù? Sono gli uomini di religione, coloro che maggiormente osservano la parola di Dio. Uomini che si Sono accomodati nella Chiesa, hanno trovato nella Chiesa la loro maniera di realizzazione, siano vescovi, siano sacerdoti, siano battezzati. Si sono accomodati e sono coloro che si opporranno nella maniera più forte e più efficace alla novità del Vangelo, quella novità che deve ritornare a galla e deve per forza urtare la sensibilità di coloro che ormai si sono seduti, si son ben sistemati nella Chiesa... E' gente che osserva, pretende di osservare, crede di fare ciò che è comandato da Dio, ma in fondo non serve la Chiesa, serve se stessa. Si serve della Chiesa e protegge la propria pigrizia, protegge gli interessi di cui, magari, non ha chiara coscienza, ma protegge comunque se stessa, il proprio modo di vedere... Non gli oppositori, non le ideologie avverse al cristianesimo, non quelli che stanno sull'altra sponda, non sono loro i più grandi nemici. I maggiori nemici sono i cristiani che si sono seduti, che si son fatti una religione a modo loro” (cf. “30 giorni”, agosto-settembre 1992, pag. 56). Anch'io Sono rimasto deluso e scandalizzato più volte dalla contro-testimonianza di alcuni miei confratelli che, nella loro debolezza, mi hanno accusato ingiustamente e calunniato, e tutto questo l'hanno fatto nel nome del Vangelo, mentre in verità il loro agire nasceva da invidia e pusillanimità. Sono rimasto Scandalizzato ad esempio dalle giustificazioni che il cardinale C. M. Martini dava al rilassamento morale di tanti cristiani, non più propensi ad avere come modello di Vita morale Gesù Cristo, giustificando così i rapporti Omosessuali che San Paolo ha condannato in modo inequivocabile (cf. Rm. 1,24-32); la libertà sessuale che sempre San Paolo condannava ammonendo i cristiani di Corinto: “Il corpo non è per la fornicazione in quanto esso è il tempio dello Spirito Santo” (cf. 1Cor. 6,13-20); l'eutanasia.

Senti cosa scrive questo cardinale a tal proposito. “Da amici e conoscenti ho avuto modo di vedere che i giovani andavano in vacanza tra loro e dormivano insieme in una Stanza. Nessuno pensava di nasconderlo o di considerarlo un problema. Avrei dovuto dire qualcosa al riguardo?... Non possiamo pretendere dai bambini e dai giovani tutto ciò che sarebbe ideale... I percorsi non possono essere imposti dall'alto, dalle scrivanie o dalle cattedre” (cf. Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Ed. Mondadori, pag. 96-97). Secondo te Gesù Cristo, quando predicava il Vangelo, esentava forse i bambini e i giovani dall'osservarli? Al giovane ricco che gli chiedeva come ottenere la vita eterna, gli ha forse detto: per il momento sei troppo giovane per incamminarti su questa via di perfezione: aspetta di diventare adulto e poi “vieni e seguimi”? (cf Lc. 18,18-22). E quando evangelizzava, i vangeli non dicono che erano sempre presenti anche i fanciulli ad ascoltarlo? (cf Lc.18, 15-17). Non ti meravigliare allora se ti capiterà di incontrare qualche Cardinale - l'appellativo proviene da “cardo”, cardine, fondamentale- che invece di rafforzare la fede dei credenti, preferirà sconcertarla e creare disorientamento, diffondendo personali sentenze in materia di morale. Anche gli apostoli, definiti “Principi della Chiesa”, non si comportarono certo da eroi al momento della prova. Ci fu chi tradì il Signore per 30 denari, chỉ lo rinnegò, dopo aver giurato di essere pronto a dare la sua vita per Lui, echi, da codardo, fuggì davanti ai nemici di Cristo. Si chiedeva una lettrice di “Avvenire”, una certa Alessia Affinito: “Perché in tanti passano al buddismo,quando non all'aperto ateismo? La risposta -secondo lei- sarebbe la presenza di sacerdoti 'progressisti' - come li chiama - che evangelizzano a modo loro'. Le persone non si allontanano per i dogmi o i precetti della fede, ma per la tiepidezza e la mancanza di ragioni offerte loro. Fino a quando l'unica risposta sarà annacquare il Vangelo, i risultati saranno sempre più disastrosi”. Un lettore di una rivista salesiana, nell'intervenire a un dibattito sulla presenza dei mussulmani in Europa, scrisse al direttore della rivista: “Illustre Direttore, ai mussulmani che emigrano in Occidente, o gli insegniamo a industriarsi a casa loro o li accogliamo. E allora ecco il grande pericolo- fra un Secolo noi, come cattolici, non esisteremo più. E non mi dica che attraverso la carità si diffonda la Parola, perché io non ne ho visto uno solo convertirsi” (Nevio di Torino). Il Direttore della rivista gli rispose così: “Caro signore, alla Verità con la V maiuscola o si crede o no, non ci sono vie di mezzo. Le dico subito che in questo caso uso 'credere' come sinonimo di 'praticare'. E mi spiego. Lei dice di vedere un grande pericolo: 'fra un secolo noi cattolici non esisteremo più’. Io affermo il contrario, dando così ragione alla frase iniziale: se i cattolici saranno davvero testimoni della loro fede, se invece di essere mezzo cristiani (che vuol dire mezzo -o del tutto- atei!), sono credenti autentici; invece di esternare buone intenzioni (le buone intenzioni debordano ovunque), agiscono; invece di parlare di virtù le incarnano nella vita quotidiana; invece di discorrere di onestà sono personalmente onesti; invece di teorizzare la giustizia, la applicano nelle transazioni e nelle relazioni giornaliere; invece di predicare la legalità sono legali... allora, fra 100 anni saremo (e saranno) tutti cattolici! E nessuno mi toglie dalla testa questa convinzione. Gesù, 'quelli che dicono e non fanno' li ha bollati con parole tra le più forti in assoluto mai uscite dalla sua bocca: 'razza di vipere, sepolcri imbiancati...".
E scusi se è poco!”.
Come vedi, caro Alessio, non solo mancano di testimonianza cristiana quanti da Dio sono stati posti a guidare il suo gregge, ma la contro-testimonianza la trovi anche tra le Sue pecore, e spesso direi che queste contro-testimoni sono a volte peggiori dei primi, perché non amano richiamare a tempo dovuto i loro pastori alla coerenza, o poiché codarde o in vista di qualche favore da ottenere da costoro a tempo debito. Quanti cristiani ci sono che frequentano la Messa festiva e poi sfruttano i loro operai? Dipendenti cristiani che usano tutti i mezzi legali per esentarsi dal lavoro e percepire ugualmente lo stipendio? Cristiani che a parole sono contro lo sfruttamento della prostituzione, ma in pratica non solo la desiderano, ma la usano anche in modo virtuale? Cristiani che fanno la doppia vita e vivono la doppia morale? Diceva il santo vescovo Giovanni Crisostomo: “Il Cristo ci ha lasciati sulla terra affinché noi diventiamo fari che illuminano, dottori che insegnano, uomini spirituali tra i carnali al fine di guadagnarli. Non sarebbe neppur necessario esporre la dottrina, se la nostra vita fosse a tal punto irradiante; non sarebbe necessario ricorrere alle parole, se le nostre opere dessero tale testimonianza. Non ci sarebbe più nessun pagano, se ci comportassimo da veri cristiani”. “Una rosa non ha bisogno di predicare, basta il suo profumo”, diceva il Mahatma Gandhi. Voglio concludere questa mia lettera col farti dono di questa preghiera di Teresa di Calcutta, che può aiutarti nel proseguire con volontà a testimoniare Gesù Cristo, il Signore. La preghiera ha per titolo: Preghiera per irradiare Cristo: “O Gesù aiutami a diffondere dovunque la tua fragranza, dovunque io vada. Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita. Penetra in me e impadronisciti del mio essere in modo così completo che tutta la mia vita sia un'irradiazione della tua. Illumina per mezzo mio e prendi possesso di me in modo tale che ogni anima che avvicino possa sentire la tua presenza nella mia anima. Che guardandomi non veda me, ma te in me. Resta in me. Così splenderò del tuo stesso splendore e potrò essere di luce agli altri. La mia luce verrà tutta da te, Gesù, nemmeno il più tenue raggio sarà mio. Sarai tu ad illuminare gli altri per mezzo mio. Suggeriscimi la lode che ti è più gradita, illuminando altri intorno a me. Che non ti predichi con parole, ma col mio esempio, con l'influsso delle mie azioni, col fulgore visibile dell'amore che il mio cuore riceve da te. Amen!”. Ti saluto con grande affetto, e ti auguro di continuare con coraggio a testimoniare, in famiglia e nella società, il dono della fede ricevuto da Dio.
padre Basilio Martin


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