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domenica 11 settembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 7, 11-17 - Ragazzo, dico a te, àlzati!



In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo»
. Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signore
Riflessione

Il Vangelo di oggi racconta di una vedova devastata dal dolore per la morte del suo unico figlio; mentre un corteo di parenti, amici e conoscenti percorre la stradina che conduce al cimitero, dalla direzione opposta arriva Gesù con i discepoli e una grande folla festosa. Sembra quasi di assistere a una collissione tra la morte e la vita, tra il dolore e la speranza, tra le tenebre e la luce. Da una parte l'uomo sconfitto e impotente, dall'altro, l'uomo felice e pieno di speranze.
Proviamo ad immaginare la folla con Gesù... Poco prima c'era stato un miracolo, ed esattamente la guarigione del servo del centurione romano, è normale dunque pensare che i seguaci di Gesù fossero gioiosi e fervorosi come in un corteo di nozze per le stradine di un paese... amici e parenti sorridenti e gli sposi pieni di speranze per l'inizio della loro vita d'amore... e poi immaginiamo il corteo funebre... amici e parenti che piangono la scomparsa di un loro caro, con una mamma, per giunta vedova, che si trova a vivere una situazione drammatica: la perdita della sua unica consolazione; tutto è finito e lei non può fare più niente per suo figlio... E' normale che la folla festosa si sia sentita in imbarazzo, mentre il corteo funebre sia stato infastidito da un corteo gioioso.
Ecco allora alcune riflessioni che possiamo fare considerando i due gruppi di persone: è come se Gesù ci dicesse che chi si trova in una posizione favorevole, chi si trova a non avere problemi economici, chi si trova in ottima salute, chi nella vita è felice perché tutto gli va nel verso giusto... deve avere compassione di chi invece nella vita è stato meno fortunato. Chi ha avuto molto dalla vita, lo ha avuto soprattutto per la grande misericordia di Dio, dovrebbe allora evitare di sbandierare la propria gioia quando incontra persone che soffrono, ma dovrebbe averne compassione proprio come l'ha avuta Gesù... "Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!»".
Invece, succede molto spesso che nei momenti di sofferenza gli amici cambiano strada, ti “mollano” perché non sanno cosa dire... eppure basterebbe una sola parola: «Non piangere!», ma per dirla bisognerebbe avere un cuore che assomiglia a quello di Gesù... Ecco perché bisogna porre tutta la nostra fiducia solo in Gesù, Lui ci sta veramente accanto ogni momento, mentre gli uomini spesso deludono e sono poco affidabili; e neanche su noi stessi conviene fare affidamento, perché allora naufragheremmo del tutto. Conviene invece disporsi ad accettare le tribolazioni per amore di Gesù. Solo così potremo un giorno vedere il volto di Dio e godere la Sua presenza per tutta l'Eternità!... Perché, come dice San Giovanni nel libro dell'Apocalisse: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2 , 7).
Il più delle volte però, nei momenti di dolore le parole umane non servono a niente... c'è bisogno di "Gesù che passa”... c'è bisogno che Gesù si manifesti... «Dio ha visitato il suo popolo» e vuole dire anche a noi: “Non piangere”! 
Allora, coloro che si trovano in grandi difficoltà, coloro che si trovano ad affrontare problemi economici o di altra natura, coloro a cui la vita ha riservato solo sofferenze... non devono disperare quando le cose continuano imperterrite ad andare nel verso contrario, ma devono ricordarsi che Gesù vuole salvare tutti, nessuno è un caso impossibile, nessuno è maledetto; e se in questa vita accettiamo di soffrire per amore Suo ogni sorta di tribolazione e ingiustizia, in Cielo riscuoteremo finalmente un bel salario - almeno lì!! - Se avremo vissuto come Dio comanda il nostro salario sarà la vita eterna... Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 6, 23).
Quando ci troviamo a combattere contro le tenebre, quando lo sconforto prende il sopravvento, quando vogliamo mollare tutto, quando ci sentiamo sconfitti, proviamo ad alzare i nostri occhi verso Gesù Crocifisso, gridiamo a Lui tutta la nostra tristezza e la nostra angoscia, lottiamo pure con Lui, ma non giriamogli mai le spalle, perché solo in Lui troveremo la pace; e se tarda attendiamo con pazienza, Gesù arriva quando meno te lo aspetti e può cambiare tutto in un batter d'occhio, proprio come dice il salmista: Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia (Sal 30, 12).
Gesù è il nostro salvatore e il nostro medico e ogni giorno cerca coloro che riconoscono di essere perduti e  ammalati per offrire loro una vita nuova, ma chi non vuole riconoscere di essere perduto e ammalato non potrà essere salvato da Gesù.
Supplichiamo il buon Dio di rafforzare la nostra minuscola fede, lasciamo che Lui scuota la nostra sonnollenza... una sonnollenza che ci porta a morire dentro e fuori... una sonnollenza che ci impedisce di camminare e di parlare. Non rinchiudiamoci nel nostro mondo fatto di tenebre e di disperazione, fatto di cattive abitudini, di sfiducia, di rancori, di egoismi, di bassezze, di meschini interessi, di tristezze... Tutto questo ci fa assomigliare al cadavere del giovinetto trasportato al cimitero. Ascoltiamo le Parole di Gesù: “...dico a te, àlzati!”... apriamo il nostro cuore senza temere il Suo infinito Amore .
L'unico Amore che riesce a darci pace nei momenti di sofferenza e di disperazione è quello di Gesù, proprio perché Lui prima di noi ha conosciuto il dolore, proprio perché Lui nei momenti delle avversità ha continuato a pregare il Padre Suo... e non facciamoci incantare dalle persone pie e caruccie, fervorose solo quando non hanno difficoltà... ma imitiamo chi è gioioso sempre, sopratutto nelle difficoltà, imitiamo chi sa sopportare se stesso nei momenti di avversità. Lasciamoci “toccare” da Lui, sapendo bene che Dio non sempre toglie le noie, tantomeno la morte fisica, le malattie o altro, ma con il Suo amore e la Sua vicinanza fa rinascere il coraggio e la speranza, ci da la forza per continuare a camminare verso di Lui... Di fronte alle sofferenze, alle ingiustizie, al male che subiamo, non dubitiamo mai della presenza di Gesù, non raffrediamo il nostro cuore cercando di saziarlo con piaceri che non sono Lui. Gesù vede la nostra angoscia anche se noi non vediamo Lui, soprattutto in questi momenti ci è vicino... A volte, proprio come è successo alla povera vedova del Vangelo, Gesù non aspetta una nostra richiesta di aiuto per intervenire, ma Lui stesso prende l'iniziativa e cambia la nostra vita... Se invece vorrà che continuiamo a portare la Croce, ci darà la forza per portarla. Concludo con un pensiero di San Giovanni XXIII:
Rasserenati: Dio è con te. Soffri, è vero, ma Egli ti è vicino, fidati di Lui, come ti fideresti di tuo padre. Se ha permesso che tu soffra è perché ne scorge un bene che tu oggi non conosci ancora. La tua serenità è nel "fidarti di Dio" che non è capace di deludere mai.
Pace e bene