Pagine statiche

sabato 16 maggio 2015

Beata Antonia Mesina - Martire della purezza - 17 maggio - Nella cittadina di Orgosolo in Sardegna, beata Antonia Mesina, vergine e martire, che, impegnata nella vita della Chiesa, all’età di sedici anni difese fino alla morte la propria castità.


 



La Vita
Antonia Mesina nacque a Orgosolo il 21 Giugno 1919, da Agostino, guardia campestre, e Grazia Rubanu, casalinga.
Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età. Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo dei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli.
Si iscrisse all'Azione Cattolica dal 1929 al 1931 come «Beniamina» e nel 1934 come «Effettiva».
Dall'Eucaristia e dalla devozione al SS. Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una  spiritualità nel «quotidiano» e maturò un'intensa vita di pietà e un particolare amore alla virtù della purezza, pregando spesso il Rosario, doveri permettendo e spesso si accostava a prendere l'Eucaristia.
Partecipò con entusiasmo alla famosa «crociata per la purezza» indetta dalla Gioventù Femminile di A.C. propagandata da Armida Barelli, rimanendo colpita dall'eroicità del martirio di Maria Goretti, più volte la gente disse che nel caso si sarebbe trovata nella stessa situazione della Goretti avrebbe preferito come lei farsi uccidere piuttosto che perdere la purezza e castità.
Il fratello Giulio rivelò che Antonia aveva il libro della Santa Goretti e lo conosceva bene.Più volte disse alle amiche che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa.


Il fatto
Il 17 Maggio 1935, recatasi nella vicina campagna di «Ovadduthai» per raccogliere legna assieme a Anna Castangia che incontrò in strada, venne aggredita da un giovane che poco prima le aveva sorpassate, ma che avevano perso di vista, ma Lei si oppose con tutte le sue forze.
Anna Castangia si voltò e vide Antonia assalita dallo stesso giovane di prima., che gridava chiedendo aiuto.
La morte di Antonia Mesina giunse rapidamente nel paese e lo sconvolse.
Le cronache e gli atti del processo istituito presso la Corte d'Assise di Sassari permisero di ricostruire le fasi dell'assassinio di Antonia Mesina, che si rivelarono agghiaccianti.
La ragazza era forte e riuscì inizialmente a fuggire. Inseguita dall'assassino, Ignazio Giovanni Catgiu, venne raggiunta e sottoposta a terribili colpi con una sasso che la fecero cadere una prima volta.
La ragazza cadde raggomitolata sui gomiti prima di cadere bocconi.
In quel punto venne trovata una prima pozza di sangue.
Il Catgiu afferrò Antonia e la trascinò per nove metri, tirandola per i capelli, fino ad alcuni cespugli dove tentò di strapparle i vestiti e di violentarla.
La resistenza di Antonia impedì la violenza sessuale, ma scatenò ulteriormente la furia dell'assassino, che con altri violenti colpi di pietra sul capo la uccise.
In quel punto venne ritrovata una seconda pozza di sangue.
Catgiu nascose il cadavere tra i cespugli e si allontanò, solo dopo averle schiacciato la testa con una grossa pietra.
Quando venne ritrovato, il cadavere era in condizioni orrende:
Antonia Mesina venne ingiuriata con settantaquattro ferite.
Il viso sfigurato era irriconoscibile.
L'autopsia non rivelò tracce di violenza carnale consumata, e Antonia Mesina venne uccisa, come da implicita confessione dell'assassino, poi giustiziato, "per non aver potuto dare sfogo alla sua libidine".

I Testimoni
Fu Armida Barelli, il 5 ottobre 1935 a raccontare a papa Pio XI la vicenda del "primo fiore reciso della Gioventù Femminile dell'A.C.I., il primo giglio reciso dal martirio, la sedicenne Antonia Mesina di Orgosolo, educata alla scuola di Maria Goretti".
Furono migliaia le lettere che perorarono la richiesta di beatificazione di Antonia Mesina, ed il 22 settembre 1978 papa Giovanni Paolo I ratificò il processo del martirio, delle virtù specifiche e dei segni di santità.
Fu papa Giovanni Paolo II a beatificare la martire orgolese il 4 ottobre 1987.
Tra i testimoni diretti dei fatti legati al martirio di Antonia Mesina si deve annoverare il Procuratore generale della Repubblica a Genova, Francesco Coco.
Il giudice, assassinato l'8 giugno 1976 dalle Brigate Rosse a Genova, con l'agente di scorta Giovanni Saponara e l'autista, l'appuntato Antioco Deiana, nel maggio del 1935 era giudice istruttore del tribunale di Nuoro e presenziò all'autopsia di Antonia Mesina.
Del fatto lasciò una commossa testimonianza.

Preghiera
0 Dio, Padre degli umili e dei poveri, che in Antonia Mesina, arricchita del dono del martirio, hai offerto alla tua Chiesa un fulgido esempio di purezza e di fortezza, concedi anche a noi, per sua intercessione, di essere puri e forti nelle prove della vita e nelle fatiche e preoccupazioni di ogni giorno. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Il Paese: Orgosolo (NU)

www.antoniamesina.altervista.org

In alto la foto che vedete è Orgosolo il Paesino in cui è vissuta Antonia Mesina, e sulla sinistra si può anche vedere la chiesetta del paese in cui Antonia prese l'Eucaristia prima di essere uccisa in campagna.

Parole di Giovanni Paolo II - 1987
 « E rallegratevi con me anche voi della diocesi di Nuoro, voi cittadini di Orgosolo e dell’intera Sardegna, per la giovane Antonia Mesina, che oggi proclamiamo beata.
Il suo martirio è anzitutto il punto di arrivo di una dedizione umile e gioiosa alla vita della sua numerosa famiglia: è stato il suo sì costante al servizio nascosto in casa che l’ha preparata ad un sì totale. [...]
Il fascio di legna raccolto per fare il pane nel forno di casa, quel giorno di maggio del 1935, rimane sui monti accanto al suo corpo straziato da decine e decine di colpi di pietra.
Quel giorno si accende un altro fuoco e si prepara un altro pane per una famiglia molto più grande. »

(Giovanni Paolo II, omelia della messa di beatificazione, 4 ottobre 1987 )