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martedì 11 novembre 2014

CRESCERE NEL SIGNORE - Rev. P. Jude O. Mbukanma, O.P. Imprimatur Ayo-Maria Atoyebi, O.P. Vescovo di Ilorin






Questo libro è dedicato al Padre Eterno, che mi ha creato e mi ha chiamato a servirlo come sacerdote consacrato il 16 dicembre 1976. A Lui va il mio eterno ringraziamento per questi anni spesi al suo servizio. 19 dicembre 2001

INTRODUZIONE

Dobbiamo rivolgerci costantemente a Cristo e pregarlo incessantemente affinché ci bat­tezzi con il fuoco della Spirito Santo perché è nell'unzione dello Spirito Santo che possia­mo condurre una vita religiosa più dinami­ca. Lo Spirito Santo è la fonte vitale della nostra conoscenza cristiana di Dio, della maturazione spirituale e di una proficua azione apostolica.

La nostra trasformazione è essenzialmente opera dello Spirito Santo, nostro amico e santificatore. Lo Spirito Santo è qui per liberarci dal peccato, dalle debolezze e dalle limitazioni umane affin­ché l'opera di Cristo (la redenzione dell'uma­nità) possa essere portata a compimento nelle nostre vite.

Gesù non ha chiesto ai cristiani di compiere miracoli, guarigioni o scacciare i demoni (Mt 29, 19-20). Egli ha dato alla Chiesa un compito pre­ciso: trasformare le persone in suoi discepoli, "insegnare loro a obbedire ai comandamenti".

I Santi nella gloria sono passati per questo stesso mondo che a noi sembra presentarsi come un ostacolo per la nostra crescita spirituale. Se essi sono stati santificati per la grazia dello Spirito Santo, anche noi possiamo sperare che lo Spirito Santo faccia lo stesso con noi.

È possibile sviluppare e incrementare le qualità morali (la bontà morale, la virtù) e prevenire il loro opposto solo facendo e rifacendo la cosa giusta. In poche parole "bisogna mettere in prati­ca ciò che si impara e farne un'abitudine..." (Aristotele, Etica a Nicomaco, Libro IX).

Nella storia della spiritualità si nota che ci sono molti asceti che credono che la maturazione spi­rituale consista nel privarsi di cibo e bevande. Naturalmente la rinuncia è importante, fa parte dell'autodisciplina. La Bibbia, però, ci insegna che non è con ciò che mangiamo o beviamo che ci rendiamo graditi a Dio (Mc 7, 14-23): la nostra crescita e la nostra santità dipendono esclusiva­mente dalla grazia di Dio.

IL POTERE DELLA SPERANZA (Gv 5, 1-14)

Solo la ricerca di Dio non è mai vana e, quando Lo si cerca con speranza, Lo si trova sempre.

(San Bernardo di Chiaravalle)






In Gv 5, 1-4 si narra la storia di un uomo che si era accampato vicino alla piscina di Betesda, le cui acque si pensava avessero effetti miracolosi, con la speranza di immergervisi ed essere guari­to. L'aspetto incoraggiante di questa storia è che, per ben trentotto anni, il paralitico aveva conti­nuato a sperare di essere guarito. Egli non pensa­va: "Per trentotto anni non sono stato guarito. Perché dovrei essere guarito adesso?". Egli spera­va e credeva che sarebbe successo. La sua speran­za fu ricompensata. La sua fede pagana in una vasca guaritrice venne trasformata in fede in Gesù onnipotente.

"Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?" (Gv 11, 40).

"Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore" (Sal 26, 13-14).

Nella Sua tenera compassione Dio non ci abban­dona a noi stessi. Ha promesso che ci avrebbe perdonato e ci avrebbe dato grazia e gloria. Ci ha promesso misericordia. Egli non mancherà di usarci misericordia, infatti ha detto: "Sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira" (Osea 11, 9; Lc 6, 35). Cos'altro abbiamo bisogno di sentirci dire?

Il perdono di Dio è totale e incondizionato. Egli ci perdona e ci guarisce da qualsiasi ferita provo­cata dal peccato. In altre parole, quando Dio per­dona, ci rende liberi e degni di essere amati, cosicché anche noi possiamo amare Lui e il nostro prossimo.

Gesù disse una volta a Santa Gertrude: "Desidero che i Miei eletti, quando ricevono il perdono dei peccati, mi offrano la loro gratitudine per avergli offerto uno strumento di riconciliazione così semplice, il pentimento per i propri peccati".

FEDE NELLA FORZA REDENTRICE DI GESU’


Continuare ad avere fede non significa in questo caso avere totale fiducia direttamente in Dio, ma rivolgersi, qui e adesso, alla per­sona di Gesù, che garantisce l'aiuto di Dio. (Edward Schillebeecloc, O.P., Jesus: An Experiment in Christology, pag. 196)

Siamo deboli? Gesù è potente: ci può rendere forti. Siamo feriti dal peccato? Gesù può guarirci e renderci santi. Egli ha il potere per farlo. In effetti Egli è il solo che può santificarci, proteg­gerci ed evitarci di cadere e di perire. Siamo sulla via della perdizione? Gesù può redimerci. Egli ha il potere di redimerci perché Egli è "potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1, 24) ed "è per lui che voi siete in Gesù Cristo" (1 Cor 1, 30).

Se è vero che la fede non è accettare e rispettare di una serie di regole, ma avere Cristo in sé, allo­ra è evidente ciò che chiediamo con fede accade. La fede è vittoria. La fede compie miracoli.

VERO AMORE


Quando desideriamo che qualcosa sia funzio­nale ai nostri bisogni, amiamo davvero noi stessi: le cose così amate sono amate solo inci­dentalmente, addirittura fino ad annullarle. (Aquino, "The perfection of Religious Life")

La saggezza mi ha insegnato a non contare quan­to costi amare, a non contare i semi che spargo, ma a pensare al raccolto che mieterò. Gesù non conta né raziona le grazie. Egli dona generosa­mente.

Se una persona sfrutta una cosa a proprio uso, significa che non l'ama veramente, ma ama piut­tosto l'uso che ne fa. Così, proprio come possia­mo usare certe cose a nostro vantaggio, a volte possiamo fare lo stesso anche con i nostri fratelli. Quando si cresce e si affondano le proprie radici nell'amore e in Dio, si è pronti a subire qualsiasi attacco, tentazione, vessazione e dolorosa soffe­renza, docilmente e di buon grado, con ardore e gioia.

L'amore porta i pesi senza esserne appesantito e rende dolce e gustoso tutto ciò che è amaro.

Il nostro amore sia corretto, giusto e santo, per­ché la Bibbia insegna che Dio aborrisce i doni degli empi che tentano di corromperlo (Proverbi, 21,27).

Solo l'amore di Dio nell'anima può produrre vero amore per i propri nemici. In ogni altro caso d'amore siamo mossi da qualche buona ragione, per esempio da un beneficio, da un legame di parentela, dall'appartenenza alla stessa razza, alla stessa nazionalità, alla stessa città o da qualco­s'altro di questo genere - da qualche forma di legame. Per amare i propri nemici, però, come ci viene detto di fare, non c'è nessuna buona moti­vazione, se non Dio stesso. I nemici, infatti, si amano perché sono creature di Dio, fatte a Sua immagine e in grado di amarlo.

A volte si fa presto a dire: 'Servo Dio. Rispetto i Suoi comandamenti. Allora perché soffro?'. Se la nostra fede in Dio fosse motivata dalle benedi­zioni ricevute in questa vita, la religione sarebbe diventata una questione commerciale (quid pro quo - qualcosa in cambio di qualcos'altro).

L'uomo che agisce secondo un principio di giusti­zia che lo porta a prendere meno di ciò che gli è dovuto merita che gli venga donato con genero­sità ancora di più, come forma di ricompensa per la sua equità (Letture Quaresimali).

Oh mio Signore, se ti adoro per paura dell'infer­no, fammi bruciare all'inferno; e se ti adoro per­ché spero nel paradiso, escludimene; ma se ti adoro solo per amore tuo, allora non privarmi della tua bellezza eterna.

IL VOSTRO AMORE VERRÀ MESSO ALLA PROVA


Quando sono venuta in questo Santuario della Beata Vergine Maria di Banneux, ho pregato che la mia sofferenza si facesse più grande e che io, accettandola, potessi far riavvicinare mio padre alla religione. (una donna malata)

L'amore rende la croce leggera e gioiosa. L'amore per Dio e la speranza nel Paradiso ren­dono sopportabili le sofferenze della vita pre­sente (cfr. Rm 8, 18).

Non crediate che seguire la via dell'amore signifi­chi seguire una via di tranquillità, piena di dol­cezze e consolazione. È esattamente il contrario. Offrire se stessi come vittime dell'amore significa offrirsi in sacrificio, senza riserve, al piacere divi­no e desiderare di condividere con Gesù le Sue umiliazioni e il Suo calice amaro (John Beevers, "Storm of Glory: the story of St. Therese of Lisieux", pagg. 150-151).

Una volta mi hanno raccontato di una donna che, mentre si trovava in chiesa insieme al mari­to per assistere alla Messa, sentì il sacerdote rivol­gersi ai fedeli con queste parole: "Chi mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la mia croce e mi segua". La donna, con tutta la forza che aveva, prese la mano del marito, la sollevò e rispose al sacerdote: "Ecco la mia croce".

LE SFIDE ALLA MATURAZIONE SPIRITUALE


IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA DI SE STESSI


Fa', Signore, che possa conoscere te e cono­scere me stesso. (preghiera di San Francesco d'Assisi)

Noi non siamo "né malati né sani". Questo è vero, ma non sappiamo nemmeno quanto "malati o sani" siamo. Solo Dio conosce lo stato della nostra anima. È questa una ragione in più per essere umili e pregare incessantemente fin da subito per la misericordia di Dio, prima di pre­sentarci al Suo giudizio.

Quando a Socrate fu riferito che qualcuno era andato in giro a diffamarlo, il filosofo non prote­stò, ma rispose: "Terrò una condotta di vita tale che chiunque abbia sentito ciò che è stato detto di me non ci crederà più".

Se conoscessimo un po' noi stessi, ciò che gli altri pensano di noi non conterebbe nulla. Ciò che conta è quello che Dio pensa di noi.

IL PROBLEMA DEL PIACERE E DEL DOLORE


Quale vantaggio avrà l'uomo se avrà guada­gnato il mondo intero ma avrà perso la pro­pria anima? (Mt 16, 25-26; Mc 8, 35-36; Lc 9, 24-25)

In questo brano della Bibbia Cristo non sta facendo una minaccia, ma dichiarando un dato di fatto. Viviamo in un tempo in cui con­siderazioni di natura terrena stanno rapida­mente prendendo il posto dei valori e dello stile di vita cristiani, un tempo in cui la mag­gior parte delle persone riserva più attenzione al "culto del corpo" che a quello del nostro Dio.

Il diavolo non ci sconfigge mai, a meno che non conosca i nostri interessi e, servendosi delle cose che più amiamo o temiamo, si insinui nella nostra vita per tentarci e destabilizzarci.

Quando leggiamo l'episodio del Vangelo in cui si narra della vedova che rinunciò a tutto il suo denaro per compiacere Dio, ne lodiamo l'eroismo, ma per noi che siamo attaccati alle cose che possediamo, lei rappresenta una sfida da imitare. "Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14, 17). In alcuni insegnamenti morali del Nuovo Testamento si nota a volte un'enfasi particolare data alla rinuncia di sé, alla fede, all'amore e all'importanza prioritaria di pre­parare la strada per il Paradiso.

Dobbiamo abbandonare gli stili di vita che con­trastano con gli insegnamenti del Vangelo. La nostra moralità cristiana (uno stile di vita cristia­no) ci insegna a non condurre una vita dedicata solo all'appagamento di se stessi. Il desiderio di appagare se stessi porta al fallimento della fede.

"Mariti e mogli hanno bisogno della forza della fede, di una forte speranza in Dio, di preghiere incessanti e di accostarsi ai Sacramenti per soste­nere l'impegno della vita coniugale": una regola valida anche per chiunque desideri crescere nel Signore.

Chi conduce una vita indisciplinata, incauta e sconsiderata, chi calpesta gli altri per ottenere il meglio da questa vita, sappia che alla fine l'anima ne soffrirà e piomberà nel dolore; e per i ric­chi senza né Dio né carità "l'onore si trasformerà in vergogna, la forza in umiliazione, la bellezza terrena in bruttezza" (William Barclay).

Licenziosità è il contrario di libertà. La Chiesa continua a insegnarci cosa è bene fare e cosa invece è meglio evitare per crescere spiritualmen­te ed essere felici.

Il mondo non è stato creato per allontanarci da Dio, ma per aiutarci ad avvicinarci a Dio. Il piano di Dio è che conquistiamo il mondo e lo domi­niamo. Non è il mondo che deve conquistare e dominare noi.

LA SFIDA POSTA DAL MONDO


Questo fu ciò che fece Pilato quando sacri­ficò Gesù per gli ebrei: accontentò gli uomi­ni invece di compiacere Dio (cfr. Gv 12, 43). Così facendo non accettò la sfida della verità per timore delle minacce terrene.

Il mondo è un dono di Dio; non è Dio. Possiamo permetterci di perdere le cose buone di questo mondo (ciò che Heidegger chiama 'strumenti'), ma non possiamo permetterci di perdere Dio. Non c'è niente di più incerto di questo mondo effimero.

Chi pensa che ci sia un posto speciale per diven­tare un buon cristiano o un posto che permetta di raggiungere più facilmente la maturità come cristiani, si sbaglia. È in questo mondo, dove tro­viamo l'errore, il peccato, la confusione e natural­mente la grazia di Dio, che raggiungiamo la sal­vezza. Non è possibile crescere al di fuori di que­sto mondo. Non esiste nessun altro posto dove ci si possa preparare al Paradiso.

Il mondo è malvagio, ma Gesù è vissuto nel mondo e attraverso il mondo. Il mondo è malva­gio, ma la Beata Vergine Maria è vissuta nel mondo e attraverso il mondo. Il mondo è malva­gio, ma Maria Maddalena e gli Apostoli sono vis­suti nel mondo e attraverso il mondo e tutti sono Santi. II mondo è buono (dice la Genesi).

Siamo nel mondo, nel ventre stesso del mondo (il che significa che ci troviamo qui solo tempo­raneamente). Non abbiamo paura di essere nel mondo, né desideriamo fuggirne. Siamo profon­damente coinvolti nel mondo e, anche se volessi­mo liberarci da questo vincolo, non potremmo farlo. Il nostro essere si nutre di ciò che il mondo ci fornisce e non potremmo trovare da nessun'al­tra parte la nostra fonte di vita. E anche se voles­simo, non potremmo farlo perché non abbiamo nessun altro posto in cui andare.

"Sono fermamente convinto e certo che le mie speranze non saranno mai deluse; ho piena fiducia che, ora come sempre, Cristo verrà esal­tato attraverso di me, che io viva o che muoia" (San Paolo).

Se non promuoviamo il coinvolgimento nella vita sociale e buone condizipni di vita, non avremo mai un mondo sufficientemente sicuro per condurre un'esistenza cristiana. "Nella sua con­dotta il cristiano non deve limitarsi a evitare la corruzione; il cristiano non deve ignorare l'ingiu­stizia" (Giovanni Paolo II, Kenya, 07/05/1980).

FONTI DI SOSTENTAMENTO E MATURAZIONE PER I CRISTIANI


DIO, LA FONTE DELLA NOSTRA MATURAZIONE SPIRITUALE (Gv 15, 1-7)

Dio ci solleva... dal dire "non siamo angeli" o "non siamo santi" quando commettiamo qualche errore. Forse non lo siamo, ma com'è bello sapere che possiamo esserlo, se solo ci proviamo e se Dio ci dà una mano. (Santa Teresa d'Avila, Cammino della perfezione)

Il potere che ci è dato dalla vicinanza con Dio è quello che rivela la Sua gloria (Gv 17, 10: "Sono glorificato in loro"), è l'eterna e indistruttibile perseveranza, il coraggio, che deriva dallo spirito, la forza che affronta i subdoli e feroci attacchi del nostro nemico, il demonio. Sono convinto che il diavolo tema più una sola anima in cui Dio opera liberamente piuttosto che un esercito di anime tiepide e indifferenti nelle quali l'azione di Dio è paralizzata. Questo perché nel primo caso Dio opera con il suo potere, mentre è obbli­gato a lasciare le seconde nella loro debolezza. Questa forza di Dio ci consente di fare grandi cose per la Sua gloria e a Sua lode eterna. "Tutto posso in colui che mi dà la forza" (FI 4, 13).

Se noi non siamo segni del Dio trascendente, non vi è nient'altro nell'ordine del creato che possa rivelare inequivocabilmente al mondo incredulo la presenza di Dio in mezzo a noi.

Voi siete la forza della mia anima: entrate in essa e adattatela a voi stessi, affinché possiate posse­derla e conservarla senza macchia né ruga (Ef 5, 27). "Questa è la mia speranza; è per questo che parlo così; questa è la speranza che mi dà gioia, quando la mia gioia è in ciò che è destinato alla mia salvezza" (Sant'Agostino).

Questa è la storia di un certo Samuel Le Grice. La sua esistenza può essere divisa in tre fasi. Quando era giovane, la gente diceva di lui: "Farà qualcosa". Quando divenne più adulto senza aver fatto nulla, di lui si diceva: "Potrebbe fare qualco­sa, se ci provasse". Alla fine dei suoi giorni, la gente diceva: "Avrebbe potuto fare qualcosa, se ci avesse provato". La vita di Samuel è stata la storia di una promessa non mantenuta.

PREGHIERA D'INTERCESSIONE E PREGHIERA CONTEMPLATIVA


I cristiani che hanno necessità di maturare nel Signore devono imparare a ritirarsi in tranquillità con Lui. "Sta in silenzio davan­ti al Signore", in paziente attesa (Sal 37, 7) del dono del Suo riposo (Mt ll, 28-29). È pericoloso continuare a parlare e a parlare come una cicala quando ci si trova davanti a Dio.

La preghiera è la consapevolezza di fede, speran­za, amore della presenza creatrice, salvifica e per­manente di Dio (E Giardini, O.P.).

Alla fine della sua vita Santa Teresa, il Piccolo Fiore di Gesù, poté dichiarare: "Non credo di aver mai trascorso tre minuti senza pensare a Dio... è naturale pensare a chi si ama".

Di tutti gli strumenti di cui disponiamo normal­mente (a eccezione della grazia sacramentale) per aumentare l'amore e salvare le anime, la pre­ghiera "mentale" è quello più potente perché

attiene direttamente alla definizione stessa di preghiera, l'elevazione della mente a Dio.

Un giorno al convento fu chiesto a Santa Teresa cosa facesse durante le vacanze che trascorreva a casa ed ella rispose: "Penso a Dio, alla brevità della vita, all'eternità... insomma, penso". E in seguito ebbe a dire: "Oggi mi è chiaro che allora ero immersa in una vera preghiera mentale, durante la quale il divino Maestro istruiva con delicatezza il mio cuore".

Newton, interrogato su come facesse a persevera­re nella ricerca della verità scientifica, rispose: "Tengo sempre davanti a me l'oggetto della mia ricerca e aspetto finché un primo bagliore comin­cia ad aprirsi a poco a poco, fino a trasformarsi in luce piena e chiara".

Tutti devono procedere con lo sguardo fisso al Signore.

Molti santi e mistici cristiani sono noti per aver praticato la preghiera contemplativa. La vita di Santa Gertrude, per esempio, fu caratterizzata da un'incessante unione interiore con Dio. Un gior­no il Signore si manifestò a Santa Matilde e, a proposito di Santa Gertrude, le disse: "Osserva la vita che Gertrude, la mia amata, conduce al mio cospetto. Cammina sempre alla mia presenza, senza mai perdermi di vista nemmeno per un istante. Non ha che un desiderio: conoscere la gioia del mio cuore. Una volta accertato il mio compiacimento, esegue la mia volontà con cura e devozione. Tutta la sua vita è una catena ininter­rotta di lode consacrata a Mio onore e gloria".

Perché la Chiesa esige il silenzio durante l'adora­zione pubblica? Perché, quando noi preghiamo, parliamo a Dio, mentre quando ascoltiamo la parola di Dio e la meditiamo in silenzio, è Dio che parla con noi.

La Chiesa non vuole che trasformiamo la celebra­zione eucaristica in un servizio fatto di canzoni, musica e balli. Possiamo ottenere molte più gra­zie dedicando del tempo alla meditazione silen­ziosa, sia nelle preghiere private sia nell'adora­zione pubblica.

IL POTERE DELL'EUCARESTIA


Veniamo trasformati in Gesù Cristo non solo per amore, ma diventiamo veramente la carne di Gesù Cristo; questo miracolo avvie­ne in virtù del nutrimento che riceviamo da Lui. Per dimostrarci il Suo amore per noi, ha voluto donarsi a noi in modo tale da forma­re una cosa sola con noi. (San Giovanni Crisostomo)

La più grande storia d'amore di tutti i tempi e contenuta in una piccola Ostia bianca (Vescovo Fulton Sheen).

IL POTERE DELLA PAROLA DI DIO


Il potere salvifico della Parola di Dio è dovu­to alla presenza insita dello Spirito con il quale veniamo in contatto quando la Parola viene proclamata nella comunità di fede e, in questo incontro con il Signore, veniamo santificati e vivificati. È nella Parola, nel Sacramento e nella Comunità che incontria­mo Gesù, il prezioso dono fatto dal Padre al mondo. Gesù ci dà la vita nel Pane e luce nella Parola, quindi, per crescere nello Spirito, dobbiamo condividere questo pane e venerare la Sacra Parola.

LA COMUNITÀ CRISTIANA COME SOSTEGNO - IL GRUPPO


Nessuno, per propria iniziativa individuale, può trovare i modi più corretti e appropriati per la formazione personale che l'umanità nel suo complesso ha scoperto solo lentamen­te e dopo molti sbandamenti ed errori. (J. H. Walgrave)

Ognuno di noi ha i suoi personali problemi che tendono a schiacciarci e ad allontanarci dal Signore. Il peso dei problemi di ciascuno, però, può essere alleviato con il sostegno reciproco e la grazia divina.

Quando cerchiamo di crescere nel Signore, abbiamo bisogno dell'aiuto reciproco e del soste­gno dell'intera comunità. Il diavolo, ci viene detto, è particolarmente attivo nella vita di chi è solo.

Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Così dunque, finché ne abbiamo l'opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede (Gal 5, 9-10).

Ho distribuito i miei doni fra di voi in modo tale che nessuno li abbia tutti.

Voglio che dipendiate gli uni dagli altri affinché ognuno di voi mi sia ministro e dispensi le grazie e i doni che ha ricevuto da me (rivelazione di Dio a Santa Caterina).

CRESCERE ATTRAVERSO IL LAVORO


Da parte mia considero uno dei doveri prin­cipali della mia vita quello di estinguere il mio debito con Dio parlando di lui in ogni mia parola e ogni mio gesto. (San Tommaso dAquino)

I LIBRI DI SPIRITUALITÀ NELLA VITA SPIRITUALE


Il Vangelo è semplicissimo... è sorprendente come riusciamo a complicarlo! Una volta il filosofo Kierhegaard disse a Hegel, filosofo come lui: "Noi filosofi siamo dei geni straor­dinari. Siamo capaci di prendere i concetti più semplici e alla fine di tradurli in parole che pochissimi sono in grado di comprende­re. La settimana scorsa mi trovavo a Copenhagen, dove ho conosciuto un collega filosofo e, quando gli ho chiesto indicazioni per raggiungere una via nelle vicinanze, mi ha dato una cartina dell'Europa. (Jack McArdie in Voice of Padre Pio, Vol. XVII, n. 3, 1987) Chi ha appena intrapreso una vita cristiana dovrebbe cercare di leggere libri di autentica ispi­razione cristiana per sviluppare una sana e profonda spiritualità.

C'è una differenza tra acquistare qualcosa da mangiare e acquistare delle opinioni. Quando si compra qualcosa da mangiare, la si porta a casa e la si può far analizzare da un esperto per accertar­si che sia commestibile, ma non è così quando si tratta di dottrine. Quando si compra una dottri­na da un qualcuno, la si porta a casa già nella propria anima (dentro se stessi) e, se non è buona, ormai si è già infettati da qualcosa di pericoloso.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE


LA CRESCITA SPIRITUALE È GRADUALE E IMPERCETTIBILE

Vogliamo sempre che Dio ci trasformi rapi­damente, ma ci dimentichiamo che guarire una persona ferita e indebolita dal peccato non può essere fatto per magia, non può accadere automaticamente, con una formula magica. La crescita nel Signore è graduale e impercettibile.

Tutta la vita dei cristiani è un continuo sforzo per raggiungere la santità. Non c'è nessun momento nella vita spirituale di un cristiano in cui possa dire: "Sono al di sopra del peccato e dell'imperfe­zione" oppure "Ho placato le passioni dentro di me". Viviamo sempre con le nostre emozioni e sempre dovremo combattere per tenerle sotto controllo. Uscire vittoriosi da questa battaglia è la ragione che permette di ascrivere un merito a qualcuno.

Nasciamo tutti in una comunità preesistente, con valori preesistenti, pregiudizi preesistenti, mal­vagità preesistenti e, inconsciamente, assorbiamo tutto questo nello sviluppo della nostra persona­lità.

Per far crescere una pianta non è necessario tirar­la; è sufficiente coltivarla e curarla con attenzione e pazienza: crescerà sana e produrrà buoni frutti al momento opportuno.

La rigenerazione attraverso la quale Dio ci rende giusti non è una trasformazione magica. È importante inoltre rendersi conto che la trasfor­mazione è in primo luogo dovuta alla grazia di Dio e, poiché noi non vediamo la nostra crescita, solo "il Signore conosce quelli che sono suoi" (2 Tim 2, 19) e si stanno sforzando di crescere nella santità.

LA NECESSITÀ DI PERSEVERARE


La cosa importante in questo mondo non è tanto dove siamo, ma in che direzione stia­mo andando (Olive Wendell Holmes).

La domanda è: in che direzione state andan­do voi?

Per la maggior parte delle persone la vita presen­te serve soprattutto ad accumulare ricchezze (non a prepararsi al Paradiso) e a raggiungere la noto­rietà, la lode degli esseri umani.

"Colui che non obbedisce volontariamente alla mia bontà adesso, obbedirà alla mia giustizia per l'eternità".

Si può essere casti e tuttavia non essere ancora umili. Si può essere casti senza essere caritatevo­li. Oggi nella nostra Chiesa sono così tanti quelli che indossano una veste di santità, ma "al di sotto nascondono la spada dell'Anticristo".

La perfezione necessita di duro lavoro e attenta vigilanza. La santità è una scelta. Finché non abbiamo raggiunto il Paradiso, non possiamo dire: "Ce l'ho fatta". La corsa non è finita. La coro­na del vincitore va a chi ha rispettato le regole (2 Tim 2, 6).

La spiritualità cristiana non è fatta di applausi, tamburi, organi e balli. Davanti a Dio bisogna stare in silenzio, meditando sulla Sua bontà.

La Madonna ci insegna ad arrenderci a Dio, in quello che è il giusto atteggiamento spirituale per la crescita spirituale.

CONCLUSIONE


"Impegnatevi a cercare la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore" (Eb 12, 14).

"Perseverate nella preghiera" (Col 4, 2).

"Combatti la buona battaglia" (1 Tim 1, 18).

"Metteteci da parte vostra ogni impegno" (2 Pt 1, s).

Quando diciamo che una persona è perfetta, significa che è del tutto senza colpa e completa­mente unita a Dio. La perfezione così intesa, in senso stretto, non può essere attribuita a nessun essere vivente, come ci ricorda la Bibbia: "Il giu­sto cade sette volte" (Prov 24, 16). Ciò significa che "anche coloro che si dedicano nella maniera più perfetta a servire Dio, indipendentemente dalla loro buona volontà, commettono un gran numero di errori agli occhi infinitamente puri di Dio" (p. F.X. Schouppe).

La vita presente, per molti materialisti e imperia­listi, è qualcosa da saccheggiare e depredare, ma per mistici e santi la vita è una preparazione al paradiso eterno. La religione è legata all'ascesa in paradiso. Dobbiamo perseverare e impegnarci molto per raggiungere il paradiso.