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mercoledì 14 ottobre 2015

Nove specie di false paci che il mondo, la carne e il demonio offrono alle anime - Tratto da “ PENSIERI SULL’AMORE DI DIO” di SANTA TERESA DI GESÙ - CAPITOLO 2




1 - Dio vi liberi dalle varie qualità di paci che godono i mondani! Il Signore non ci permetta mai di gustarle perché ci sarebbero di guerra senza fine.
Ecco un mondano che ingolfato nei più enormi peccati vive tranquillamente, contento dei suoi vizi, senza alcun rimorso di coscienza.
Questa pace, come certo avrete letto, indica che egli e il demonio sono amici.
E, fin che vive, il maligno non gli vorrà certo muover guerra.
Vi sono anime così perverse che per evitare questa guerra – e non già per amore di Dio – tornerebbero alquanto al suo servizio.
Ma pur tornandovi, non vi durano a lungo, perché, appena il demonio se ne accorge, offre loro nuove ebbrezze di loro gusto, con le quali le ritorna alla sua amicizia, trattenendovele poi fino a quando non le abbia condotte in quel luogo, ove farà loro intendere quanto una tal pace sia stata falsa.
Ma di queste anime non vi è proprio di che occuparci: se la vedano loro! Spero nel Signore che tanto male fra voi non venga mai ad allignare.
Tuttavia il demonio potrebbe incominciare con un'altra pace: quella con i difetti leggeri.
Finché si vive, figliuole, si deve star sempre con timore.
2 - Quando una religiosa comincia a rilassarsi in certe cose che sembrano poco gravi, e dura a lungo in questo stato senza che la coscienza la rimorda di nulla, la sua pace è cattiva, e il demonio potrebbe servirsene per trascinarla ad ogni sorta di mali.
Forse non si tratterà che di una mancanza contro le Costituzioni, in sé non peccato, o di una negligenza nell'obbedire agli ordini del Superiore, e forse senza malizia; ma siccome il Superiore tiene le veci di Dio, si deve far di tutto per seguire il suo volere, non essendo venute qui che per questo.
Quante di queste cosette che in sé non sembrano peccato e che tuttavia costituiscono una mancanza! Eppure quante ne commettiamo nella nostra grande miseria! Comunque, io non dico che questo: cioè, che quando si commettono, bisogna pentircene e riconoscere di aver sbagliato.
Altrimenti, ripeto, il demonio potrebbe goderne, e a poco a poco rendere l'anima insensibile.
Ottenuto questo, vi dico, figliuole, che non avrà fatto poco, e temo che andrà ancora più innanzi.
Perciò vi prego, per amor di Dio, di star sempre in guardia.
Finché viviamo non dobbiamo mai lasciare di combattere: in mezzo a tanti nemici non è possibile starcene con le mani in mano.
Dobbiamo vegliare continuamente e vedere come ci diportiamo sia nell'interno che nell'esterno.

3 - Posto pure che nell'orazione il Signore v'inondi di tante grazie e vi conceda i favori di cui parlerò più avanti, vi dico che, uscite da essa, v'incontrerete in una moltitudine di piccoli inciampi ed occasioni.
Ora per negligenza si trasgredirà una cosa, ora non si farà bene un'altra, ora turbamenti interiori ed ora tentazioni.
Non dico che sarà sempre così, e nemmeno che così sarà spesso.
Però è una grande grazia di Dio, perché così si va innanzi.
Non è possibile essere angeli quaggiù: la nostra natura non lo consente.
Mentre non mi turba vedere un'anima in mezzo a gravi tentazioni, sapendo io che, se è ben fondata nel timore di Dio, ne uscirà con un gran guadagno, non così se ne vedo un'altra continuamente in pace e senza lotta, come ne ho trovate alcune: allora non faccio che temere, né mai finisco diassicurarmene, benché non la veda offendere il Signore.
Giacché non la tenta il demonio, cerco, potendolo, di provarla e di tentarla io stessa, affinché si conosca.
Questo stato, di cui io, a dir vero, ho trovato solo pochi esempi, si riscontra talvolta anche in anime che il Signore ha elevato a un'alta contemplazione.
Del resto, le vie di Dio sono molte.
4 - Tali anime sono in una pace interiore quasi continua.
Ma io credo che non si debbano intendere.
Sottoposte ad esame, si vede che anch'esse hanno le loro piccole lotte, benché rare.
Non porto invidia a queste anime, perché in fatto di perfezione – a quanto si può capire dopo aver tutto esaminato – avanzano assai di più di quelle che han da combattere, nonostante che la loro orazione possa esser meno elevata.
Non parlo qui di quelle che, avendo lottato per lunghi anni, sono ormai molto innanzi e molto mortificate.
Essendo già morte al mondo, il Signore le adagia in una pace quasi continua, benché non mai in tal modo da non sentire i difetti in cui cadono e ad averne gran pena.
5 - Vero è, figliuole, che il Signore conduce le anime per diverse vie, ma temete sempre, ripeto, quando non sentite dispiacere per un difetto che vi succeda di commettere, essendo giusto che il peccato, sia pure veniale, vi debba compenetrare di dolore fino al profondo dell'anima, come, grazie a Dio, credo ed ho constatato che così vi avviene.
Ma notate questa cosa e ricordatevene per amor mio.
Forse che una persona viva non sente la più piccola puntura, anche se di uno spillo o di una spina? Non è allora una grande grazia quella che Dio fa all'anima, se questa, non morta ma viva nell'amore di Lui, sente la più leggera mancanza contro la propria professione e i propri doveri? Ah, quando Dio dà a un'anima questa attenzione, prepara in lei come un letto di rose e di fiori, ed è impossibile che presto o tardi vi scenda a deliziarsi.
Ah, Signore, che facciamo noi in convento? Perché abbiamo abbandonato il mondo? In che altro possiamo meglio occuparci se non in preparare nelle anime nostre una dimora per il nostro Sposo ed affrettare il tempo di chiedergli il bacio di sua bocca? Felice l'anima che gli rivolgerà questa domanda e che all'arrivo del Signore si farà trovare con la lampada accesa, senza essersene mai allontanata, stanca di averlo invano chiamato! Oh, com'è bello il nostro stato, figliuole mie! No, nessuno ci può impedire di rivolgere questa domanda al nostro Sposo, poiché tale l'abbiamo scelto nella nostra professione.
L'impedimento non può venire che da noi.
6 - Le anime scrupolose m'intendano bene! Non parlo qui di una mancanza commessa solo qualche volta, e neppure di ogni sorta di difetti, essendo impossibile avvertirli tutti e sentirne sempre dispiacere.
Parlo di coloro che vi cadono frequentemente senza farne caso, né sentirne rimorso, né procurare di emendarsi, giudicandoli da nulla.
Questa pace è assai pericolosa e dovete guardarvene.
Che sarà poi di coloro che vivono tranquille, nonostante le grandi inosservanze della loro Regola? Piaccia a Dio che non ve ne sia alcuna! Il demonio deve certamente far di tutto per procurar loro questa pace, e Dio in castigo dei nostri peccati permette alle volte che vi riesca.
Ma non ho alcun motivo per parlarvi di ciò: vi bastino queste poche parole.
Passiamo ora alla pace e all'amicizia che Dio comincia a mostrarci nell'orazione.
Dirò quello che il Signore mi vorrà far comprendere.
7 - Riflettendoci, però, mi par prima conveniente parlarvi alquanto della pace offerta dal mondo e dalla nostra sensualità.
E' vero che moltilibri ne trattano, e meglio che non ne sappia far io; ma essendo voi tanto povere, può darsi che non possiate comperarli e che nessuno ve li dia in elemosina, mentre questo scritto rimarrà in monastero e vi troverete tutto riunito.
Intorno alla pace del mondo potreste cadere in vari inganni.
Ve ne dirò alcuni da cui vi sarà facile dedurre gli altri.
8 - Oh, le ricchezze!.
Certe persone hanno in abbondanza quanto loro abbisogna e molti denari nello scrigno sono persuase di soddisfare a ogni loro dovere solo con astenersi dai peccati gravi.
Godendo di quel che hanno, elargiscono di tanto in tanto qualche elemosina, non pensando neppure che di quei beni non sono proprietari, ma semplicemente amministratori.
Il Signore li ha loro affidati perché li distribuissero ai poveri, e gli dovranno rendere ragione anche del tempo che li terranno nello scrigno senza soccorrere i bisognosi nelle loro necessità.
Ma questo non ci riguarda, se non per indurci a supplicare il Signore ad illuminare quelle persone affinché si tolgano da tanto inganno per non incorrere nella sventura toccata al ricco avaro.
Ringraziate Sua Maestà che vi ha volute povere, riconoscendo in ciò una sua grazia particolare.
9 - Che gioia, figliuole mie, sentirsi libere da tante cure! Sì, questo nostro stato ci fa star bene anche quaggiù, senza poi dire della gioia che ci procurerà nell'ultimo giorno, superiore a ogni vostra immaginazione.
Sono i ricchi gli schiavi, voi le padrone: ed ecco un esempio che ve lo dimostra.
Chi è più tranquillo, il gentiluomo che si vede mettere sulla tavola quanto serve a suo cibo e presentarsi quanto gli occorre in vestimento, o il suo amministratore che è obbligato a rendergli conto di tutto, fino all'ultimo maravedi? Il gentiluomo spende senza misura perché i denari sono suoi, mentre il povero amministratore non ne ha che la pena, e tanto più forte quanto più grandi sono i beni, per la maggiore preoccupazione che ne deve avere al momento di presentare i conti.
Che se poi questi dovessero risalire di molti anni, ed egli fosse stato alquanto negligente, il deficit potrebbe essere considerevole.
No.
Io non so proprio come possa vivere in pace.
Figliuole mie, non vogliate passar oltre senza prima ringraziar molto il Signore e radicarvi nella decisione di non possedere mai nulla in particolare, come fate attualmente.
Qui noi mangiamo senza alcuna preoccupazione quanto il Signore ci invia, ma non ne abbiamo mai in tale abbondanza da doverne rendere conto.
Sua Maestà si è assunta la cura di non lasciarci mancar nulla e veglia pure perché non ce ne venga tanto in superfluo da essere obbligate a distribuirlo.
10 - L'importante, figliuole, è di contentarci di poco.
Non sia mai che cerchiamo di avere le cure di coloro che devono rendere così stretto conto.
In questa condizione è appunto ogni ricco, sia pure non in questo mondo dove una tal cura spetta tutta ai suoi intendenti.
Ma quanto essa gli sarà gravosa! Se ne fosse persuaso, non banchetterebbe con tanta gioia, né scialerebbe i suoi beni in tante frivolezze e vanità.
Dal canto vostro, figliuole, procurate di contentarvi di quanto vi è di più povero, sia nel cibo che nel vestito, sotto pena di trovarvi assai deluse, perché Dio non vi darebbe più nulla e perdereste la sua pace.
Vostra cura incessante si di servire Iddio così fedelmente da non mangiare il pane dei poveri senza averlo guadagnato, benché questo in fondo non si di tal valore da meritarvi la pace e la tranquillità di cui il Signore vi favorisce con l'esentarvi dalle cure di dover dar conto delle ricchezze.
So bene che ne siete persuase, ma è necessario che di tanto in tanto ne ringraziate molto il Signore.
11 - Della pace che il mondo dà negli onori non ho motivo di parlarvi, perché dal mondo i poveri non sono molto onorati.
Tuttavia dovete stare attente alle lodi per il gran danno che ne può venire.
Se il mondo comincia, non la finisce più, per poi umiliarvi maggiormente, com'è suo costume.
Vi diranno che siete sante, servendosi di espressioni così esagerate da far pensare che siano suggerite dal demonio, il quale alle volte vi entrerà realmente.
Passi, se vi lodano quando siete assenti, ma in presenza, che bene ve ne può venire? Se in ciò non state molto attente, ne avrete del danno.
12 - Vi prego quindi, per amor di Dio, di non far mai pace con queste lodi, perché a poco a poco vi potrebbero nuocere, inducendovi a credere che sono vere, a pensare che avete già fatto ogni cosa, o almeno che avete molto lavorato.
Non lasciate passare tali lodi senza ributtarle, almeno nel vostro interno, come vi sarà assai facile se ne avete l'abitudine.
Ricordate in che stato il mondo ha ridotto Cristo Signor Nostro dopo averlo tanto esaltato il giorno delle Palme.
Ricordare la stima di cui ha circondato S.
Giovanni Battista, fino a tenerlo per Messia, e come poi, e per qual motivo, ha voluto che fosse decapitato.
13 - Il mondo non esalta che per abbassare: sempre così quando si tratta dei figliuoli di Dio, e io in questo ho grandissima esperienza, tanto che se prima mi affliggevo del grande accecamento di queste lodi, ora invece me ne rido, come ad udire un mentecatto.
Ricordatevi dei vostri peccati e, supposto pure che i qualche cosa si dica il vero, pensate che, dopo tutto, si tratta di un bene non vostro, per il quale siete obbligate a servire Iddio di più.
Eccitatevi piuttosto al timore, onde impedire alla vostra anima di addormentarsi nel bacio di una pace così infida, com'è questa che il mondo vi offre.
E' la pace di Giuda: credetemi! D'accordo che non tutti vi loderanno a questo scopo, ma intanto il demonio vi starà osservando; se voi non vi difenderete, qualche bottino farà sempre.
In questo occorre aver sempre in mano la spada della riflessione e non mai fidarsi, nonostante che le lodi non vi sembrino di alcun danno.
Ricordatevi di coloro che salirono al sommo ed ora sono nell'abisso.
No, non vi è sicurezza in questa vita.
Per amor di Dio, sorelle, non lasciate mai di opporvi nel vostro interno a queste lodi.
Così avanzerete in umiltà, il demonio che vi sta spiando ne uscirà confuso, e col demonio anche il mondo.
14 - Molto ci sarebbe da dire intorno alla pace della nostra carne e ai danni che ne derivano.
Ne toccherò solo qualcuno, da cui, come ho detto, vi sarà facile dedurre gli altri.
Già sapete che la nostra carne ama molto le comodità, per cui è assai far pace con essa.
Oh, se l'intendessimo! Penso spesso, senza mai finire di persuadermi, come le persone che vivono fra le delizie possano essere così tranquille ed in pace.
Forse che il sacratissimo corpo di Gesù, nostra luce e modello, meritava d'esser trattato peggio di questo nostro? Che aveva fatto per sottostare a tanti strazi? E di quei santi che sappiamo già in cielo, abbiam forse letto che siano vissuti fra le delizie? Donde viene che oggi si viva sì mollemente? Chi ci ha mai detto che questa via è buona? Come mai certuni passano spensieratamente i loro giorni a mangiar bene, a dormire e
a procurarsi ogni divertimento e possibile comodità? Io ne son tutta meravigliata.
Sembra che non vi debba essere alcun altro mondo, e che questo modo di fare non presenti alcun pericolo.
Ah, figliuole mie, se sapeste il gran male che qui si cela! Il corpo ingrassa e l'anima dimagrisce: se ci fosse dato di vederla, diremmo che sia già per spirare.
In molti librisi parla del gran male di questa pace.
15 - Vi sarebbe una certa speranza di rimedio se almeno comprendessero di far male, ma temo che non vi pensino neppure; è una costumanza così generale che ormai non mi stupisco più.
Goda pure la loro carne, ma io vi dico che, se vogliono salvarsi, devono sottostare anch'essi a mille lotte, per cui sarebbe meglio che aprissero gli occhi per tempo e praticassero poco per volta quella penitenza che in caso contrario verrebbe loro imposta tutta insieme.
Ho detto questo, figliuole mie, onde ringraziate assai il Signore per avervi chiamate in questo luogo, dove la vostra carne non può aver pace neppure volendolo.
Tuttavia vi potrebbe nuocere di nascosto sotto pretesto di malattia: e in questo dovete star molto guardinghe.
Un giorno vi farà male la disciplina, e dopo otto giorni non più.
Un altro sarete obbligate a usare il lino; ma se il bisogno è per pochi giorni, non dovete usarlo di continuo.
Qualche volta vi farà male il pesce; poi lo stomaco si abitua e non soffre più.
Altre volte vi parrà di essere molto deboli.
Ho molta esperienza di queste ed altre simili miserie, e so che non si comprende mai abbastanza il danno che ne viene quando le dispense non siano molto necessarie.
Quello che voglio dire è di non riposare sulle dispense, ma di provare di tanto in tanto le nostre forze, perché la carne è molto bugiarda, ed occorre conoscerla.
Il Signore nella sua bontà ci dia luce in ogni cosa! – Importantissimo è agire con prudenza, fidandoci non di noi, ma dei nostri Superiori.
16 - Ritorno al mio argomento.
La sposa dice: Mi baci col bacio di sua bocca.
Con queste parole essa chiede una pace determinata.
E ciò vuol dire che Dio, per dare la sua pace e testimoniare la sua amicizia, deve disporre di vari mezzi.
Ve ne voglio segnalare alcuni affinché intendiate quanto sia sublime questa domanda, e quale la differenza fra una pace e l'altra.
Gran Dio, Signor nostro! Com'è profonda la vostra sapienza! La sposa poteva dire soltanto: Mi baci; formulando la domanda con meno parole.
Perché aggiunge: Col bacio di sua bocca? Il perché non lo so, ma è certo che non vi è parola superflua.
Tuttavia ve ne dirò qualche cosa.
Poco importa se l'applicazione non sarà esatta.
Basta, ripeto, che ne caviamo profitto.
Il nostro Re, come vediamo ogni giorno, dà la pace alle anime e fa amicizia con loro in molte maniere, tanto nell'orazione che fuori, mentre noi, come suol dirsi, la facciamo con Lui soltanto per complimento.
Considerate invece, figliuole mie, quali devono essere le disposizioni per poter rivolgere a Dio la stessa domanda della sposa quando Egli vi attrarrà
a sé.
In caso che non vi attragga, non dovete perdervi di coraggio, perché se non è per colpa vostra, qualunque sia l'amicizia che possiate avere con Lui, sarete sempre assai ricche.
Ma è assai triste e desolante contentarci di poco e non arrivare per colpa nostra a così alta amicizia!.
17 - Oh, Signore! Perché non pensiamo che il premio è immenso e senza fine, e che ce lo date fin da quaggiù, una volta giunte a questa grande amicizia? Quanti potrebbero arrivare alla vetta, e invece rimangono alle falde!.
Ve l'ho già detto varie volte in alcuni avvisi che vi ho dato e ora ve lo torno a ripetere e a raccomandare.
I vostri pensieri siano sempre generosi, ed otterrete da Dio che tali si facciano pure le opere.
Questo – persuadetevi – è assai importante.
Alcune persone riacquistano l'amicizia con Dio confessando i loropeccati e pentendosene; ma non passano due giorni che sono come prima.
Non è questa l'amicizia che la sposa domanda.
Figliuole mie, procurate di non andar dal confessore sempre con la stessa mancanza!
18 - Vero è che di difetti ne avremo sempre, ma almeno vi sia cambiamento, onde evitare che prendano radici, perché allora è più difficile strapparli, e ne possono venire molti altri.
Se piantiamo un'erba o un ramoscello e andiamo ogni giorno a innaffiarli, divengono così forti che poi, per strapparli, occorrono vanghe e zappe.
Così mi pare quando commettiamo ogni giorno la medesima mancanza, anche se piccola, senza alcuna cura di emendarci, mentre è più facile se la commettiamo un giorno
o dieci e poi cerchiamo di strapparla.
Però occorre che ne supplichiate il Signore nell'orazione, perché da noi non possiamo che assai poco: capaci piuttosto di aggiungere che di levare.
Pensate che queste mancanze non appariranno piccole nel terribile giudizio che avverrà all'ora della morte; specialmente per noi che il Giudice ha scelto in questa vita in qualità di sue spose.
Oh, che eccelsa dignità! Come dovrebbe stimolarci a far di tutto per contentare questo nostro Re e Signore!
19 - Ma come ricompensano male la sua amicizia quelli che così presto tornano ad essere suoi mortali nemici! Ah, che veramente grande è la misericordia di Dio! Vi è forse un amico più paziente di Lui? Se ciò avvenisse fra due amici, anche una sola volta, mai più lo dimenticherebbero, né più come prima rimarrebbe la loro amicizia.
Invece quante volte noi manchiamo a nostro Signore! Eppure da quanti anni Egli continua ad aspettarci! Siate Voi benedetto, o mio Signore e mio Dio, che ci sopportate con tanta compassione da far credere che dimentichiate la vostra grandezza per non castigare, come si merita, un così nero tradimento! Lo stato di queste anime mi appare assai pericoloso, perché, nonostante che la misericordia di Dio sia appunto come la vediamo, vediamo pure molte volte che queste persone muoiono in quel loro stato senza confessarsi.
Figliuole mie, ci liberi Iddio, per Quegli che è, dal vivere in uno stato così pericoloso!
20 - Un'altra specie di amicizia, superiore questa che ho detto, è quella di coloro che evitano di offendere Iddio mortalmente.
E con ciò fanno assai, sapendo noi cosa sia il mondo.
Però costoro, malgrado la loro cura di non commettere peccati mortali, credo che di quando in quando ne commettano ugualmente, per la ragione che non fanno caso dei peccati veniali: commettendone molti ogni giorno, si fanno vicinissimi ai mortali.
Dicono – e ne ho sentito parecchi - “Fate caso di questo? Ma per questo v'è l'acqua santa, senza dire dei molti altri rimedi che tiene in serbo la Chiesa nostra Madre!”.
Fanno veramente compassione!.
Per amor di Dio, figliuole, vegliate attentamente onde non mai commettere un sol peccato veniale, ancorché piccolo, con il pensiero che vi sia il modo di cancellarlo, non essendo giusto che il bene divenga stimolo di male! Ricordatevi del rimedio dopo aver commesso il peccato e ricorrervi senza indugio, questo sì.
21 - Importantissimo è mantenervi sempre con la coscienza così pura da non aver mai nulla che v'impedisca di domandare a Dio la perfetta amicizia chiesta dalla sposa, ben diversa da quella di cui ho parlato, assai sospetta per molte ragioni.
Essa non cerca che il proprio accontentamento,
e mena a grande tiepidezza, nel quale stato si finisce col non sapere se quello che si fa sia peccato mortale o veniale.
Dio vi liberi daquest'amicizia! Sembra a chi la pratica di non commettere i gravi peccati che vede farsi dagli altri, e giudica questi altri per assai perversi: cosa molto contraria alla perfetta umiltà.
Essi invece ne possono essere assai migliori, perché piangono i loro peccati, se ne pentono sinceramente, e forse con più saldo proposito di lui, giungendo infine a non mai offendere il Signore, né in poco né in molto; mentre lui credendosi esente da quei peccati, si abbandona placidamente ai propri comodi e recita male in gran parte anche le sue preghiere vocali, come colui che in queste cose non guarda tanto per il sottile.
22 - Vi è un'altra specie di amicizia e di pace: quella che Dio comincia a dare a coloro che non vogliono più offenderlo in nessuna maniera.
Questi, benché ancora non si allontanino del tutto dalle occasioni pericolose,, tuttavia hanno i loro tempi per l'orazione, nella quale il Signore dà loro lacrime e tenerezze.
Ma essi vorrebbero condurre vita virtuosa e regolata senza privarsi dei piaceri del mondo, sembrando loro che questo sia un buon mezzo per vivere tranquilli.
Ma siccome la vita è soggetta a frequenti mutazioni, sarà già molto, se facendo così, potranno perseverare nella virtù, perché non volendo rinunciare ai piacere e alle soddisfazioni del mondo, finiranno col rallentarsi nelle vie di Dio, essendo molti i nemici che ce ne contendono la perseveranza.
Questa, figliuole mie, non è l'amicizia che la sposa domanda.
Non domandatela neppur voi.
Se volete che la vostra anima vada innanzi e viva in sicurezza, allontanatevi da ogni occasione cattiva, anche se piccola.
23 - Non so perché vi dico questo, se non per mostrarvi quanto sia pericoloso non allontanarsi risolutamente da tutte le cose del mondo.
Quante colpe e travagli ci risparmieremmo allontanandocene! Sono tanti i mezzi con i quali Dio comincia a fare amicizia con le anime, che non si finirebbe più anche solo a dir quelli che ho intesi io, che sono donna.
Quanti ne potrebbero dire i confessori e quelli che trattano a fondo con le anime!.
Certe anime mi sconcertano profondamente, perché mi pare che non manchino di nulla per essere grandi amiche di Dio.
Vi parlerò particolarmente di una, con la quale ho avuto rapporti poco fa.
Amava comunicarsi assai spesso, non diceva male di alcuno, aveva tenerezze nell'orazione e viveva da sola in casa sua in continua solitudine.
Di carattere assai dolce, nulla la muoveva ad ira di quanto le si dicesse – il che è grande perfezione – né mai si lasciava sfuggire alcuna parola cattiva.
Non si era mai accasata, né allora poteva farlo per ragione dell'età.
Aveva sofferto grandi prove senza mai perdere la pace: tutte cose che mi sembravano indizi di un'anima molto avanzata e di grande orazione, tanto che da principio la stimavo assai, anche perché, non vedendo in lei alcuna offesa di Dio, ero persuasa che cercasse di preservarsene.
24 - Ma, fattane la conoscenza, cominciai a vedere che stava in pace fino a quando non la toccavano nell'interesse, in rapporto al quale la sua coscienza non era già delicata, ma molto larga.
Vidi pure che, nonostante la pazienza con cui sopportava ogni affronto, era attaccatissima alla propria stima, tanto che non avrebbe voluto perderne per colpa sua neppure una piccolissima parte.
Era tanto imbevuta di questi miserabili sentimenti e così curiosa di tutto sapere, che io mi domandavo meravigliata come potesse stare in solitudine un'ora sola.
Oltre a ciò, amava molto i suoi comodi.
E tutto questo ella indorava così bene da non vedervi alcuna colpa.
Anzi, stando alle ragioni su cui fondava certe cose, pareva che peccassi io agiudicarla, benché in certi atti il peccato fosse assai evidente, ma forse ella non se ne accorgeva.
Quasi tutti la tenevano per santa, e io ne ero molto meravigliata.
Finii poi per convincermi che nelle persecuzioni di cui si diceva vittima doveva avere qualche colpa, per cui cessai d'invidiarla nel suo modo di vivere e nella sua santità.
Come lei ne ho incontrate altre due di cui ora mi ricordo, conducenti il medesimo genere di vita, ma che quando giunsi a conoscerle, m'ispirarono più timore di tutti i peccatori da me veduti, nonostante si tenessero per sante.
25 - Perciò supplico il Signore di darci la sua luce.
E voi, figliuole,ringraziatelo molto per averci condotte in monastero, dove il demonio, per quanto faccia, non potrà mai ingannarvi, come inganna coloro che vivono in casa propria.
Vi sono anime a cui sembra non manchi nulla per volare in cielo, tanto cercano la perfezione.
Ma la cercano a modo loro, senza alcuno che le conosca.
Invece nei monasteri ho veduto che è ben difficile illuderci, perché le monache devono fare non quello che vogliono, ma quello che vien loro comandato.
Anche quelle che vivono nel mondo bramano di contentare il Signor, ma nonostante il loro desiderio di ben comprendersi, non sempre vi riescono, perché quello che fanno lo fanno di loro testa.
Magari di tanto in tanto s'imporranno delle rinunce, ma non mai delle mortificazioni come nei monasteri.
Lasciano stare le persone a cui da vari anni il Signore ha già compartito la sua luce.
Esse cercano un direttore che le conosca e a cui obbedire, perché l'umiltà, quando è profonda, porta le anime a poco fidarsi di sé, anche se molto dotte.
26 - Vi sono altri che han rinunciato a tutto per amore di Dio, non hanno casa né ricchezze, non amano i comodi, sono penitenti, non trovano piacere nelle cose del mondo, perché il Signore ha fatto loro comprendere quanto siano miserabili.
Tuttavia hanno in gran cura l'onore, sino a non far cosa che non sia ben accetta, non solo a Dio, ma anche agli uomini.
Grande discrezione e prudenza!.
Ma si tratta di due cose che non van d'accordo.
E il male è che spesso il partito del mondo si avvantaggia sopra quello di Dio, senza che esse ne vedano l'imperfezione.
Costoro si rammaricano per ogni piccola parola che sentono dirsi in contrario.
Invece d'abbracciare la croce, la trascinano, per cui la croce li stanca, li annoia, li fa in pezzi, mentre è fuor di dubbio che quando la croce è amata, la si porta con gioia.
No, neppur questa è l'amicizia che la sposa domanda.
27 - Figliuole mie, giacché avete fatto i primi passi di cui ho parlato, badate attentamente di non tralasciare di fare gli altri.
Non si tratta in fondo che di sgravarvi di un peso.
Avete rinunciato al più, vale a dire al mondo, alle sue ricchezze, alle sue feste, ai suoi contenti, i quali, benché falsi, finiscono sempre per piacere: di che cosa ora temete? Vedete un po' quale errore! Per sottrarvi alla pena che vi può venire da una paroletta, vi caricate di mille cure e obbligazioni.
Sono così numerose le obbligazioni che si assumono volendo contentare il mondo, che a dirle tutte andrei troppo per le lunghe, senza tuttavia riuscirvi.
28 - Ecco un altro genere di anime, e poi finisco.
Se voi le studiate attentamente, scoprite in base a quello che dico e ai molti segni che mostrano, che hanno cominciato a far progressi, ma poi si fermano per la strada, perché, pur non facendo conto di quanto dicono gli uomini e non curandosi del proprio onore, tuttavia non si esercitano nella mortificazione e nell'abnegazione della loro volontà.
Pare che non sappiano liberarsi dal timore.
Credono d'esser pronte a ogni sofferenza e di far pococonto di tutto.
Ma innanzi a qualche affare importante concernente l'amore di Dio, si risveglia l'attacco al loro onore senza che esse se n'accorgano.
Credono di non aver più paura del mondo ma soltanto di temere Iddio.
Eppure paventano gli avvenimenti sino a sospettare una sorgente di guai in ogni loro opera virtuosa, quasi che in questo abbiano per maestro il demonio, tanto che, se occorre, profetizzano mille anni prima il male che può loro avvenire.
29 - Non questi imiteranno certo S. Pietro nel buttarsi in mare, né i molti altri santi in quello che han fatto.
Sì, vogliono condurre a Dio molte anime, ma a patto di non sacrificare i propri comodi ed esporsi ai pericoli.
Gli è che le loro determinazioni non s'ispirano molto alla fede.
Ho notato questo nel mondo – non parlo quindi dei religiosi: pochi son quelli che confidano in Dio in ciò che riguarda il loro vitto.
Io non ne conosco che due.
Si sa che in religione il necessario non manca.
Però chi entra in religione solo per amor di Dio, credo che a questo non pensi nemmeno.
Eppure quanti, figliuole mie, non lascerebbero i loro beni se non avessero questa sicurezza! Di tali anime piccine vi ho parlato a lungo in altri luoghi, dove, insieme ad alcuni avvisi, vi ho pur mostrato il male che esse si cagionano, e quanto sia vantaggioso che in mancanza di opere grandi, siano almeno grandi i desideri.
Perciò non aggiungo più nulla, benché sia pronta
a parlarvene senza fine.
Le anime che Dio eleva a tanta altezza devono non già rincantucciarsi, ma servire il Signore in conformità del loro stato.
Se come religiosi – specialmente monache – non possono lavorare per la salute del prossimo, devono dar forza alle loro preghiere con volontà generosa ed ardenti desideri delle anime.
E in tal modo potrà essere che il Signore dia loro di far del bene in vita o dopo morte, come avviene ora del santo fr.
Diego.
Era un fratello converso, e altro non faceva che servire; ma ecco che dopo tanti anni dalla morte, il Signore ne fa rivivere la memoria perché ci torni ad esempio.
Benediciamone Iddio!
30 - Figliuole mie, se il Signore vi ha elevate a questo stato, non siete molto lontane dal giungere alla pace e all'amicizia che la sposa domanda.
Pregatene Iddio con continue lacrime e desideri e fate quello che dipende da voi per ottenere che vi esaudisca.
Dovete sapere che se questa non è ancora la pace e l'amicizia che la sposa domanda, tuttavia è una grande grazia di Dio.
Per ottenere quell'amicizia occorre esercitarsi a lungo nell'orazione, nella penitenza, nell'umiltà e in molte altre virtù.
Benedetto per sempre il Signore da cui viene ogni bene! Amen.

Tratto da “ PENSIERI SULL’AMORE DI DIO” di SANTA TERESA DI GESÙ - CAPITOLO 2