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domenica 9 aprile 2017

La Passione di nostro Signore Gesù Cristo - Commento al Vangelo di S. Matteo - vol. ° 3 - San Giovanni Crisostomo


Mt. 27, 27-44 

 

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!".
E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.
Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei". Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!".
Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!". Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Quasi a un segnale dato, il diavolo si scatena in tutti. Passi il fatto che i giudei, divorati dall’invidia e dalla gelosia, infieriscano contro di lui; ma i soldati che motivo hanno di insultarlo? Non è quindi evidente che il diavolo sta ora furoreggiando in tutti? Crudeli e disumani, i soldati trasformano in sollazzo e piacere gli oltraggi cui sottopongono Gesù. Quando dovrebbero aver compassione e versar lacrime, come fa successivamente il popolo, essi si comportano in modo del tutto diverso: ingiuriano e insultano, sia per compiacere i giudei, sia per soddisfare il loro istinto brutale. E gli oltraggi sono i più vari: essi, uomini scellerati e sacrileghi, ora colpiscono il suo capo divino, ora lo disonorano con la corona di spine, ora lo percuotono con la canna . Ditemi: quale giustificazione potremmo noi addurre, se ci adiriamo ancora quando veniamo offesi, dopo che Cristo ha sofferto tutto questo? È difatti l’estremo limite della violenza e dell’oltraggio che vien fatto subire a Gesù. Non maltrattano infatti una sola parte ma tutto il suo corpo: il capo, con la corona e la canna; il volto, con le percosse e gli sputi; le guance, con gli schiaffi; l’intero corpo, che viene flagellato, spogliato, e rivestito di un manto, - infine, esibiscono una simulata adorazione; le mani, con la canna che gli viene data perché l’impugni al posto di uno scettro; la sua bocca, con l’aceto che gli viene offerto. Esiste qualcosa di più insopportabile e oltraggioso di simile trattamento? Ciò che Gesù subisce supera ogni parola e ogni pensiero. Sembra che i giudei, temendo di tralasciare qualcosa nel loro misfatto, dato che in passato hanno ucciso direttamente i profeti, mentre ora uccidono Cristo mediante la sentenza di un giudice, mettano in atto tutto il piano di esecuzione con le loro stesse mani: essi giudicano e condannano Gesù, dapprima fra di loro, in seguito dinanzi a Pilato, dicendo: “il suo sangue su di noi e sui nostri figli”. Sono loro che l’insultano e l’oltraggiano, legandolo e conducendolo da Pilato, loro, i responsabili delle violenze dei soldati, loro che lo crocifiggono e l’ingiuriano ignominiosamente, loro che gli sputano addosso e lo scherniscono beffardamente. Pilato non ha dato nessun ordine in questo senso; sono loro a far tutto: loro gli accusatori, i giudici, i carnefici; essi sono tutto.

E noi leggiamo tutti questi fatti, quando ci troviamo riuniti tutti insieme. Per evitare infatti che i pagani dicano: - Voi mostrate al popolo e alla gente i fatti luminosi e splendidi della vita di Gesù, come i prodigi e i miracoli, ma tenete nascoste tali ignominie -, la grazia dello Spirito ha disposto che tutti gli avvenimenti dolorosi della passione siano letti proprio quando ricorre la più grande solennità cristiana; quando gli uomini e le donne sono presenti in massa, e tutti, senza distinzione, assistono alla grande vigilia della Pasqua; allorché tutta la terra è presente, si proclama a gran voce la passione del Signore. E quando questi fatti vengono letti e conosciuti da tutti, ognuno crede che Cristo è Dio, e lo adora non solo per i benefici che ci ha concessi, ma anche perché si è degnato di abbassarsi a tal punto per nostro amore e patire quelle ignominiose onde insegnarci tutte le virtù. Ebbene, leggiamo sempre la passione di Cristo. Grande guadagno e immenso profitto ricaveremo da questa lettura. Quando, infatti, tu lo vedi adorato sarcasticamente con gesti e con atti, schernito e burlato e, dopo tale farsa, colpito con pugni e oltraggiato, quando tu lo contempli mentre soffre gli estremi tormenti della crocifissione, anche se tu sei duro come una pietra, diverrai più tenero della cera e strapperai dall’anima ogni cattiva passione.
Ascolta, dunque, ciò che segue. Dopo averlo schernito… lo condussero via per crocifiggerlo , riferisce l’evangelista. In seguito, spogliatolo e prese le sue vesti, sedutisi, se ne stavano lì a fargli la guardia , attendendo il momento in cui sarebbe spirato. Nel frattempo, i soldati si spartiscono le sue vesti , il che avviene nel caso di condannati miserabili e abbietti, che non hanno nessuno e si trovano abbandonati, nella più completa desolazione; si dividono quegli abiti, attraverso i quali erano stati compiuti tanti miracoli: ma in questo momento non viene operato nulla, in quanto Cristo trattiene in sé la sua ineffabile potenza. E questo fatto aggiunge un nuovo e non lieve disprezzo per Gesù. Infatti, come già vi ho detto, i crocifissori agiscono nei suoi confronti quasi fosse un individuo infame, spregevole, il più miserabile di tutti gli uomini. Non si comportano così con i ladroni. Solo con Cristo osano tutto. E lo crocifiggono in mezzo a questi ultimi , affinché si accomuni alla loro fama.
E gli diedero da bere aceto , anche per insultarlo; ma egli non lo volle . Un altro evangelista riferisce invece che, avendolo gustato, disse: “Tutto è compiuto”. Che significano queste parole: “Tutto è compiuto”? si è compiuta la profezia riguardante questo fatto: “Mi diedero fiele per cibo e nella mia sete mi abbeverarono con aceto”. Tuttavia, anche l’evangelista Giovanni non dimostra che Gesù lo beve – esiste infatti poca differenza tra il guastare e il non bere -, ma anch’egli dichiara una sola e identica cosa. Neppure in questo momento i carnefici trattengono il loro furore: dopo averlo spogliato, crocifisso e avergli offerto dell’aceto, vanno anche oltre. Vedendolo inchiodato alla croce l’insultano, sia essi, sia quelli che passano lì accanto. E gli rivolgono le espressioni più offensive: asseriscono che egli soffre perché è un impostore e un seduttore, e che per arroganza e per semplice iattanza ha detto ciò che ha detto. L’hanno crocifisso pubblicamente onde poter insultarlo agli occhi di tutti: a tale scopo infatti i giudei agiscono per mano dei soldati affinché, compiendosi tutto ciò in un tribunale pubblico, l’obbrobrio sia maggiore.
Ma chi non sarebbe stato commosso da quella folla che accompagnava il Signore, piangendo?Tuttavia queste belve non si lasciano commuovere. Ecco perché il signore si degna di rispondere a quelli della folla, ma non a costoro. Infatti, dopo aver agito come hanno voluto, gli avversari di Gesù mettono tutto il loro impegno nel ledere la sua fama, per timore della sua risurrezione. Ecco il motivo per cui lo insultano pubblicamente, lo crocifiggono in mezzo ai ladroni e vogliono dimostrare che egli è un impostore: Tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, scendi dalla croce . E dopo aver chiesto a Pilato di togliere la causa della sua condanna, scritta sopra la croce, che dichiara: “il re dei giudei”, senza riuscirvi, poiché il governatore resiste, dicendo: “Quello che ho scritto, ho scritto”, essi tentano nuovamente, attraverso i loro sarcasmi, di dimostrare che Gesù non è re. Per questo essi gli rivolgono gli insulti già detti e anche questo: Se è re d’Israele, scenda ora dalla croce , e ancora: Ha salvato gli altri e non può salvare se stesso , tentando in tal modo di screditare i suoi precedenti miracoli. E di nuovo: Se è Figlio di Dio, e Dio gli vuole bene, lo salvi . O uomini scellerati ed esecrabili! Forse i profeti non erano profeti, e i giusti non erano giusti per il fatto che Dio non li liberò dai pericoli? Lo erano certamente, anche se soffrivano. Quale follia è dunque paragonabile alla vostra?Se il fatto di trovarsi nei pericoli non screditò la fama dei profeti, ma essi erano profeti, malgrado ciò che soffrivano, a maggior ragione non dovreste scandalizzarvi di Gesù, il quale mediante le sue opere e le sue parole cercò sempre di correggere questa vostra falsa opinione. Tuttavia, pur dicendo e rivolgendo questi oltraggi, essi non riescono a nulla, neppure nel momento della crocifissione. Colui che è corrotto da un’estrema malvagità e ha trascorso la vita compiendo omicidi e scassi, sentendo rivolgere a Cristo tali insulti, lo riconosce come Signore e gli ricorda il suo regno; e il popolo lo piange. In realtà ciò che sta accadendo sembra offrire testimonianza del contrario a chi non conosce l’economia del mistero della croce: Gesù infatti è debole e non può far nulla; tuttavia la verità si afferma anche in mezzo a fatti che sembrano contrari e opposti.
Considerando tutto questo, armiamoci contro ogni passione e contro ogni furore. Quando senti che il cuore s’infiamma, sigilla il tuo petto, mettendoci sopra la croce; rammenta qualche avvenimento della passione e, a quel ricordo, scuoterai via da te, come polvere, ogni ira. Pensa alle parole di Gesù, alle sue azioni; pensa che egli è Signore, mentre tu sei schiavo; che egli ha patito per te, mentre tu soffri per tua colpa; ha patito per coloro che aveva beneficati e lo stavano crocifiggendo, mentre tu patisci per te stesso; Gesù soffriva a vantaggio di quanti lo insultavano, tu molte volte soffri a causa di coloro che hai offeso; egli pativa al cospetto di tutta la città e, per dir meglio, in presenza di tutto il popolo giudeo, degli stranieri e degli indigeni, per i quali aveva espressioni di amore e di misericordia; tu, invece, alla presenza di poche persone. E si aggiunga infine la più grande ignominia: i suoi discepoli l’avevano abbandonato.
Coloro che prima lo seguivano, stando sempre al suo fianco, sono fuggiti, mentre i suoi nemici e avversari, avendolo messo nel mezzo, gli lanciano ingiurie e insulti; si fanno beffe di lui, lo deridono e lo scherniscono. Giudei e soldati dal basso; dall’alto, da una parte e dall’altra, i ladroni: difatti ambedue i ladroni lo ingiuriano e lo insultano . Come mai Luca dice che uno rimprovera l’altro? . È evidente che sono accadute tutte e due le cose. Dapprima infatti i due condannati offendono Cristo; tuttavia in seguito non è più così. E perché tu non creda che ciò avvenga per un accordo preso e che il ladro non sia ladro, l’insulto iniziale ti dimostra che sulla croce c’è un ladro e un nemico che, tuttavia, di colpo si trasforma e muta il suo atteggiamento.
Riflettendo, dunque, su tutto questo, comportati da uomo filosofo e virtuoso. Che cosa soffri tu che possa essere paragonato a ciò che ha sofferto il tuo Signore? Sei stato insultato pubblicamente? Tuttavia non quanto lui. Sei stato fatto oggetto di ludibrio? Ma non tutto il tuo corpo è stato oltraggiato, né sei stato flagellato e spogliato come lui. E se anche ti hanno schiaffeggiato, tale insulto non è stato così grave e oltraggioso come quello subito da Gesù.
Considera poi, ti prego, chi sono stati coloro che hanno fatto soffrire Cristo; per quale motivo e in quale giorno l’hanno fatto. E ciò che è ancor più insopportabile è che, mentre accadono tali fatti, nessuno rimprovera e condanna l’ingiustizia che viene commessa. Al contrario tutti applaudono, tutti si uniscono agli scherni e alle beffe; tutti insultano Gesù come un arrogante e un impostore, che non può dimostrare con i fatti ciò che ha detto con le parole. Ma egli tace a tutti quegli insulti, preparando per noi rimedi grandissimi di pazienza. Noi, invece, pur ascoltando tutto questo, non abbiamo pazienza con i nostri domestici, ma saltiamo e diamo calci più degli asini selvatici; siamo crudeli e disumani se vien fatto qualcosa contro di noi, mentre ci importa poco di ciò che si fa contro Dio. Ci comportiamo nello stesso modo verso gli amici: se qualcuno ci offende, non siamo capaci di sopportare l’offesa; se ci fanno un’ingiuria, noi ci infuriamo più di una bestia feroce, noi che ogni giorno leggiamo la passione del Signore. Uno degli apostoli lo tradì, gli altri, abbandonatolo, fuggirono; coloro che erano stati beneficati lo coprirono di sputi; un servo del sommo sacerdote lo schiaffeggiò; i soldati lo percossero con pugni; quelli che passano presso la croce  lo beffeggiavano e l’insultavano; i ladri l’accusavano; ed egli non pronunciava parola contro nessuno, ma vinceva tutti con il silenzio; e questo per insegnare a te con le opere che tanto più pazientemente soffri, tanto più vincerai coloro che ti offendono e sarai ammirato da tutti. Chi non ammira colui che sopporta coraggiosamente gli insulti dei nemici? Chi infatti soffre con pazienza sembra innocente anche se è colpevole; al contrario, chi reagisce con asprezza a ingiuste offese dà l’impressione di subire meritatamente quelle offese e finisce col rendersi ridicolo per essersi lasciato trascinare prigioniero dell’ira e aver perduto la propria dignità. Costui infatti non può essere chiamato uomo libero, quand’anche fosse padrone di mille schiavi. Ma tu rispondi dicendo che quel tale ti ha offeso crudelmente. E che importa? È proprio in queste circostanze che tu devi dimostrare la tua virtù perché, quando nessuno le molesta, noi vediamo mansuete anche le belve. Neppure le fiere, infatti, sono sempre feroci, ma si manifestano tali quando qualcuno le provoca. Che facciamo di più noi, se siamo miti solo quando nessuno ci irrita? Spesso infatti le bestie si inferociscono a ragione: aggrediscono dopo essere state provocate e ferite. Inoltre esse sono prive di ragione e la loro ferocia deriva dall’istinto naturale. Ma tu, dimmi, che perdono puoi ottenere, se ti comporti come una bestia feroce e selvaggia? Che danno hai subito? Sei stato derubato? Se è così, sopporta il danno, in modo da guadagnare ancor di più di quello che hai perduto. Ti hanno privato della gloria? Ma che è questo? Se ti comporti filosoficamente non viene diminuito quel che realmente è tuo. Se dunque non subisci nessun danno, per qual motivo ti adiri contro chi non ti fa alcun male, anzi ti procura vantaggio? Difatti, chi loda rende ancor più tiepidi coloro che non sono vigilanti. Al contrario quelli che insultano e disprezzano rendono ancor più forti e pazienti coloro che vigilano su di sé. I pigri ricevono maggior danno dalle lodi che dalle offese. Coloro che ci insultano, se siamo attenti e vigilanti, sono per noi causa di virtù; coloro invece che ci lodano esaltano il nostro orgoglio, la nostra arroganza e vanagloria, ci riempiono di indolenza e di mollezza e rendono ancor più debole la nostra anima. Ce lo confermano i padri che riprovano i figli più che lodarli, temendo che essi possano ricevere danno dalle lodi; e dello stesso rimedio si valgono con i giovani anche i maestri. Perciò, se noi dobbiamo detestare qualcuno, dobbiamo detestare gli adulatori piuttosto che coloro che ci offendono. Procura infatti maggior danno, a chi non è vigilante, l’esca della adulazione più che l’ingiuria; ed è più difficile dominare l’adulazione che l’insulto. Di conseguenza, la ricompensa e l’ammirazione che ne derivano sono maggiori; difatti ci meraviglia di più vedere un uomo offeso che non reagisce, che un uomo percosso che non cade. Ma come è possibile – tu obietterai – non reagire? Qualcuno ti ha insultato? Segnati il peto con la croce, ricorda tutto quanto allora accadde, e tutta la tua ira si spegnerà. Non pensare soltanto alle ingiurie, ma rammenta se per caso non hai ricevuto qualche favore da quello stesso che ti ha offeso, e immediatamente diverrai mite; o, meglio, pensa anzitutto al timore di Dio e subito tu sarai più moderato e umile.
Oltre a ciò apprendi anche la lezione che a questo riguardo ti danno i tuoi servi. Quando vedi che essi tacciono mentre tu li insulti, pensa che è possibile essere virtuosi e condanna la tua asprezza. Anzi, nel momento stesso in cui tu ricevi gli insulti, impara a non insultare e, in tal modo, non proverai dolore quando verrai offeso. Ricordati che chi si adira non è più padrone di sé ed è simile a un pazzo: così non ti sdegnerai per le ingiurie. Anche gli indemoniati ci colpiscono, ma noi non solo non reagiamo, bensì abbiamo compassione di loro. Fa’ anche tu la stessa cosa. Compatisci colui che t’insulta, perché egli è preda di una terribile fiera, l’ira; è dominato da un terribile demonio, la collera. Libera piuttosto chi è tormentato da tale demonio e può essere corrotto e rovinato in breve tempo. Questa malattia, infatti, è tale che non ha bisogno di molto tempo per portare alla perdizione gli infermi. Anche il saggio dice: “Il momento del suo furore è una caduta per lui”, manifestando vigorosamente la tirannia di tale passione. In pochi istanti, essa produce grandi mali, e non ha bisogno di lungo tempo; se fosse stabile nel suo impeto, sarebbe assolutamente indomabile. Io vorrei mostrarvi chi è l’iracondo e chi è invece il filosofo, e presentarvi a nudo l’anima sia dell’uno che dell’altro. Tu vedresti la prima simile a un mare agitato dalle onde, l’altra come un porto tranquillo. Costui, infatti, non è turbato da venti contrari, anzi li placa facilmente. Coloro che insultano non hanno altro scopo che mordere; quando questa loro attesa è frustrata essi si placano e se ne vanno emendati. È impossibile infatti che un uomo iracondo non finisca per riconoscere e condannare i propri eccessi. Quand’anche fosse necessario manifestare il proprio malcontento nei riguardi di qualcuno, sarebbe più facile e prudente agire senza violenza piuttosto che con ira, e in tal modo si eviterebbe di subire danni. Se noi vogliamo, potremmo avere in noi stessi ogni bene e, con la grazia di Dio, saremo autarchici, sia per quanto riguarda la nostra sicurezza, sia per il nostro stesso onore. Perché tu ricerchi la gloria che ti viene da un altro? Onora te stesso e nessuno potrà disonorarti. Ma se tu per primo ti disonori, quand’anche tutti ti ricoprissero di lode, non saresti per questo degno di stima. Se non siamo noi stessi ad abbandonarci al vizio, nessun’altro ci metterà in tale disposizione; allo stesso modo nessuno può toglierci l’onore, se non siamo noi stessi a disonorarci.
Supponiamo che un uomo grande e degno di ammirazione venga definito da tutti disonesto, ladro, profanatore di tombe, omicida, bandito e che, malgrado ciò, egli non s’adiri a tutte queste calunnie né si degni, essendo consapevole di non aver commesso nulla di tutto ciò di cui è accusato. Ebbene, quale danno subirà a motivo di queste false calunnie?Nessun danno, assolutamente. Come mai – tu replicherai – molti hanno di lui questa opinione? Ma egli non subisce danno; si disonorano piuttosto coloro che giudicano male un uomo che non lo merita. Dimmi: se qualcuno pensa che il sole sia oscuro, scredita il sole o se stesso? Evidentemente scredita se stesso, attirandosi la fama di cieco o di pazzo. Nello stesso senso coloro che ritengono buoni i malvagi e viceversa, diffamano sé stessi. Per questo occorre fare ogni sforzo per rendere pura la nostra coscienza e non offrire nessuna occasione o cattivo sospetto contro noi stessi. Se, poi, gli altri vogliono fare i pazzi, mentre noi abbiamo la coscienza pura, non dobbiamo assolutamente preoccuparci né addolorarci. Se un uomo, che è buono, ha la fama di cattivo, non per questo viene danneggiato nel suo essere tale qual è; ma colui che sospetta senza motivo né fondamento, subirà l’estrema rovina. Se, al contrario, il malvagio è ritenuto buono, egli non trae alcun vantaggio da ciò, anzi la sua condanna si fa più grande, ed egli cade in più grave torpore. Infatti, se un uomo malvagio è ritenuto tale, può almeno umiliarsi e riconoscere i propri peccati; ma se la sua malvagità rimane nascosta, egli finisce col cadere nell’insensibilità. Se i peccatori, anche quando tutti li accusano, a mala pena giungono a turbarsi, quando mai riusciranno ad aprire gli occhi e a vedere che vivono nella malvagità, se, ben lungi dal condannarli, vi sono anzi alcuni che li lodano? Non senti come anche Paolo condanna i Corinti perché, non solo non permisero a quell’uomo disonesto di riconoscere il proprio peccato, onorandolo e applaudendolo, ma anzi lo spinsero ancora più al male? 
Per questo io esorto a trascurare le opinioni, le ingiurie e gli onori della gente e a mettere tutto il nostro impegno in una sola cosa, nel fare sì che la nostra coscienza non ci rimproveri alcun male e nell’evitare di disonorarci da noi stessi. In tal modo sia ora, sia in avvenire, potremo ottenere grande gloria, che io auguro a tutti noi di godere un giorno per la grazia e l’amore di Gesù Cristo, nostro Signore. Con lui al Padre, unitamente allo Spirito Santo, la gloria e il potere ora, e sempre, e per i secoli dei secoli. Amen.