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mercoledì 26 aprile 2017

Santa Gianna Beretta Molla Madre di famiglia - Magenta, Milano, 4 ottobre 1922 - 28 aprile 1962 - Tema : Apostolato - Preghier - Educazione – Aborto - E' stata proclamata santa da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.



I vescovi, riuniti in Sinodo a Roma, nell'ottobre 2001, hanno inviato un «messaggio al Popolo di Dio», in cui viene affrontato il tema della dignità della vita umana: «Quello che, forse, sconvolge maggiormente il nostro cuore di pastori, è il disprezzo della vita, dalla concezione alla fine, e la disgregazione della famiglia. Il no della Chiesa all'aborto e all'eutanasia è un sì alla vita, un sì alla bontà fondamentale della creazione, un sì che può raggiungere qualsiasi essere umano nel santuario della coscienza, un sì alla famiglia, prima cellula della speranza in cui Dio si compiace al punto di chiamarla a diventare «chiesa domestica».»
Qualche anno prima, Papa Giovanni Paolo II diceva già ai giovani, a Denver (Stati Uniti): «Le minacce contro la vita non si attenuano coll'andar del tempo. Al contrario, assumono dimensioni enormi... Si tratta di minacce programmate scientificamente e sistematicamente. Il ventesimo secolo sarà stato un'epoca di aggressioni pesanti contro la vita, un'interminabile serie di guerre ed un massacro permanente di vite umane innocenti...» (14 agosto 1993). Ci troviamo di fronte ad una «congiura contro la vita umana», in cui gli Enti internazionali programmano vere e proprie campagne di diffusione della contraccezione, della sterilizzazione, dell'aborto e dell'eutanasia, con la complicità dei mass media. Il ricorso a tali pratiche viene presentato all'opinione pubblica come un segno di progresso ed una conquista della libertà, mentre i difensori della vita vengono denigrati quali nemici della libertà e del progresso (ved. enciclica Evangelium vitæ, 25 marzo 1995, n. 17).
Nel momento in cui il mondo è gravemente inquieto per la pace, ricordiamo le parole di Madre Teresa quando ricevette il premio Nobel della pace, il 10 dicembre 1979: «Il massimo distruttore della pace, oggi, è il crimine commesso contre il nascituro innocente». Infatti, Dio non può lasciare impunito il crimine di Caino: il sangue di Abele esige che Dio faccia giustizia. Dio disse a Caino: Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo (Gen. 4, 10). Non soltanto il sangue di Abele, ma anche quello di tutti gli innocenti assassinati grida vendetta al Cielo (ved. Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, n. 2268). Ora, nel corso degli ultimi decenni, milioni di innocenti sono stati uccisi nel seno delle madri.

giovedì 28 aprile 2016

Santa Gianna Beretta Molla - Magenta, Milano, 4 ottobre 1922 - 28 aprile 1962



P R O F I L O   B I O G R A F I C O

La famiglia

Gianna Beretta Molla nacque a Magenta (Milano), nella casa di campagna dei nonni paterni, da genitori profondamente cristiani, entrambi Terziari francescani, il 4 ottobre 1922, festa di San Francesco d’Assisi, e l’11 ottobre, nella Basilica di San Martino, ricevette il S. Battesimo con il nome di Giovanna Francesca.
Era la decima di tredici figli, cinque dei quali morirono in tenera età e tre si consacrarono a Dio: Enrico, medico missionario cappuccino a Grajaù, in Brasile, col nome di padre Alberto; Giuseppe, sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo; Virginia, medico religiosa canossiana missionaria in India.
La famiglia Beretta  visse sino al 1925 a Milano, in Piazza Risorgimento n.10; durante i 18 anni della sua residenza milanese, frequentò assiduamente la Chiesa dei Padri Cappuccini in Corso Monforte.
Nel 1925, dopo che l’influenza spagnola si era portata via tre dei cinque figli che morirono in tenera età, e a seguito di un principio di tubercolosi della sorella maggiore Amalia, di sedici anni, la famiglia si trasferì a Bergamo in Borgo Canale n.1, dove l’aria di collina era più salubre.
Il papà di Gianna, Alberto, nato come lei a Magenta, era impiegato al Cotonificio Cantoni, e fece enormi sacrifici perché tutti i figli potessero studiare sino alla laurea, riducendo tutte quelle spese che riteneva essere spese inutili, come quando, di punto in bianco, smise di fumare il suo sigaro. Uomo dalla fede profonda, dalla pietà sincera, convinta e gioiosa, fu loro di grande esempio cristiano: ogni giorno si alzava alle 5 per recarsi alla S. Messa ed iniziare così, davanti al Signore e nel Suo nome, la sua giornata di lavoro. Anche la mamma, Maria De Micheli, nata a Milano, era donna dalla fede profonda, dall’ardente spirito di carità, dal carattere umile e al tempo stesso forte, fermo e deciso. Si recava anch’ella ogni giorno alla S. Messa, insieme ai suoi figlioli, dopo che il marito era partito per raggiungere con il treno, a Milano, il suo posto di lavoro. Mamma Maria si occupò di ciascun figlio come se ne avesse avuto uno solo; correggeva i suoi figlioli aiutandoli a capire i loro sbagli e talvolta bastava il solo sguardo. Fu loro sempre vicina: imparò persino il latino e il greco per seguirli meglio negli studi.

La giovinezza