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venerdì 14 febbraio 2014

BEATA, SUOR GIUSEPPINA NICOLI Figlia della Carità (1863 - 1924)

BEATA, SUOR GIUSEPPINA NICOLI Figlia della Carità (1863 - 1924)


Nella memoria della città di Cagliari, che la venera come santa della carità, suor Nicoli è legata soprattutto a is piccioccus de crobi.
Con questo nome, nella prima metà del secolo XX, venivano chiamati
i ragazzi che, senza casa e senza famiglia, vagavano tra le viuzze del porto e del mercato per conquistarsi un boccone di pane con i servizi di facchinaggio che offrivano ai borghesi della città, mediante un caratteristico strumento di lavoro: la cesta (sa crobi).
La notte poi, abbandonati a se stessi, la passavano avvolti in giornali sotto i portici o nelle grotte della città.
Suor Nicoli ne soccorse a centinaia
all'Asilo della Marina dove era superiora; non li estraniò dal loro habitat, ma li accolse, li istruì e preparò ad un lavoro dignitoso, insegnò loro la dottrina cristiana predisponendoli a ricevere l'Eucarestia, ribattezzandoli col nome "Marianelli", cioè i monelli di Maria.

Era nata a Casatisma, in
provincia di Pavia, il 18 novembre 1863. La sua famiglia la educò all'amore di Dio e all'amore dei poveri. Per tutta la sua vita questi saranno i suoi due grandi amori.
A vent'anni entrò tra le
Figlie della Carità e l'anno successivo fu inviata in Sardegna come insegnante nelle scuole magistrali, presso il Conservatorio della Provvidenza. Appena trentenne fu colpita da TBC polmonare che lentamente la consumerà nei successivi trent'anni di vita. Anni che furono straordinariamente intensi. A 36 anni fu nominata suor servente all'Orfanotrofio di Sassari: una istituzione che con lei fiorì di opere in favore delle giovani e dei poveri di ogni genere. Nel 1910 è nominata Economa Provinciale a Torino e, 18 mesi dopo, fu scelta come Direttrice del Seminario per formare le giovani che entravano in Comunità.


Ammalatasi dopo appena nove mesi, fu nuovamente trasferita in Sardegna. Qui ebbe una grande prova:
fu rifiutata dal presidente dell'Orfanotrofio. Suor Nicoli, in silenzio, si affidò ai superiori che la destinarono all'Asilo della Marina, a Cagliari.

Si era nel 1914, all'inizio della
Grande Guerra. I suoi ultimi dieci anni furono i più intensi della sua vita. Si dedicò, oltre che ai ragazzi della strada, all'educazione delle giovani che riuniva in associazioni. Raccolse le giovani domestiche, che venivano dai paesi a servizio dei signori della città, riunendole col nome di "Zitine", sotto la protezione di santa Zita.

Riunì per
esercizi e ritiri spirituali le migliaia di giovani che lavoravano alla fabbrica nazionale di tabacchi. Incentivò e allargò l'associazione delle Figlie di Maria. Fondò in Italia la prima associazione di "Damine della Carità" e con loro animò l'assistenza domiciliare nei sottani del quartiere della Marina e la colonia estiva al Poetto per i bambini scrofolosi e rachitici. Si interessò delle giovani della borghesia, raccogliendole nell'associazione delle "Dorotee", consacrandole alla missione di testimonianza cristiana nel mondo.
Le migliori ragazze che incontrava le invitava ad iscriversi ai corsi di "
Scuola di Religione", che aveva organizzato per preparare alla conoscenza approfondita del cristianesimo le future maestre. II Signore aveva suscitato in lei una vera passione educativa, secondo lo spirito e il metodo vincenziano che privilegia sempre la persona e il suo rapporto con Cristo. In questo suor Giuseppina fu realmente maestra e guida per intere generazioni, ma anche per le sue consorelle.

A 61 anni, suor Nicoli si spegneva dopo essersi letteralmente consumata nella carità.
A lei ben si addicono le parole del Fondatore riferite alla prima Figlia della Carità: " Tutti l'amavano perché in lei tutto era amabile".
E in altra circostanza, riprendendo le parole di
Clemente VIII, Vincenzo de' Paoli così si esprimeva: "Conducetemi una persona religiosa che abbia perseverato nell'ubbidienza alle sue regole, datemene prove sufficienti e la canonizzerò. Non voglio resurrezioni di morti; non voglio guarigioni di malati, ma soltanto che essa abbia praticato le sue regole, la farò iscrivere nel calendario e ne farò celebrare la festa. "

Suor Nicoli percorse un
itinerario spirituale privilegiando l'umiltà nella quale si difendeva dagli applausi del mondo per inabissarsi nell'amore di Cristo, sperimentando la carità verso i poveri come amore vero verso il Signore. L'amore di Dio fu per lei la misura dell'amore del prossimo, in ogni caso.
Parlando alle Figlie della Carità lei stessa esprimeva questa sua esperienza: "La Figlia della Carità non si applica che a consultare i movimenti del cuore del suor Sposo per regolare i suoi. Ella teme di comparire quanto di peccare; il suo cuore è sostegno della virtù; la sua bocca l'interprete della verità; la sua condotta porta l 'impronta di Gesù Cristo. "

Il Santo Padre ha approvato la promulgazione del Decreto su questo miracolo


Battista Colleoni di Giovanni nacque a Calusco d'Adda (Bergamo) il 16 Novembre 1912.
Fino al servizio militare non ebbe alcuna grave malattia e presentò sempre una costituzione forte e robusta, tanto che venne assegnato al Corpo degli Alpini.
Il
20 Luglio 1933 venne ricoverato nell'Ospedale di Savigliano per infezione ad una mano; poi venne inviato il 1° Settembre in convalescenza in famiglia.
Il Medico del paese (Calusco d' Adda), Dott. Antonio Pontorieri, visitandolo verso la seconda metà di Settembre trovò il Colleoni affetto da un
ascesso alla regione lombare sinistra, di natura tubercolare ossea; non potendosi curare a domicilio fu necessario il ricovero nell'Ospedale Militare di Milano: la radiografia a cui venne quivi sottoposto dimostrò una lesione erosiva.
Il paziente prendeva un aspetto sempre più sofferente, ed i medici conclusero che si trattava di una forma specifica.
Decisero per l'invio del paziente in un Sanatorio, "per finire colà dopo alcuni mesi (così dicevano) la sua esistenza".
La suora addetta al Reparto, visto che il male andava progredendo e impietosita dai lamenti del paziente, pensando di recargli conforto gli portò
un'immagine della Serva di Dio Suor Giuseppina Nicoli, esortandolo ad aver fiducia e facendogli sperare che, se avesse pregato il Signore per intercessione della Serva di Dio, sarebbe guarito.
Il Colleoni accettò il consiglio della Suora, con grande fede accostò alla parte malata l'immagine della Serva di Dio e supplicò di essere guarito.
Fin dal principio della novena, cominciata il 28 Dicembre 1933, si sentì migliorato, e
il terzo giorno si alzò senz'altro dal letto.
La meraviglia e la commozione profonda fu generale, nel vederlo camminare così eretto e pieno di colorito e di vita; la Superiora non poteva credere alle parole della Suora del Reparto, la quale le annunziava giubilante la guarigione improvvisa del Colleoni.
Un fratello, un cugino e un compagno dell'ex ammalato, venuti in bicicletta per vederlo forse l'ultima volta, nel vederselo davanti dritto e sano, quasi fuori di sé rifecero senza neppur riposarsi un istante la lunga strada, gridando per le osterie ai conoscenti e poi per il paese: "è guarito! è guarito!"

I Medici dovettero constatare il miracolo e sospendere l'invio al Sanatorio; per sincerarsi meglio fecero eseguire una nuova radiografia, la quale confermò che, oltre la chiusura perfetta dell'ascesso, anche la lesione ossea poteva considerarsi ora perfettamente guarita. Venne dimesso il
22 Febbraio 1934, in condizioni generali e locali ottime, tanto che poté subito ritornare alle sue occupazioni di contadino e sottoporsi ai più faticosi lavori della campagna.
Il Prof. Minelli di Bergamo visitando nuovamente il Colleoni il 20 Aprile 1934, rimase molto meravigliato nel vederlo così trasformato e quasi irriconoscibile e attestò: "ora è completamente guarito, robusto, non trovo più tracce del suddetto male".
Il miracolato morì il 25 maggio 1989; al Processo Diocesano svolto a Milano nel 1934 aveva testimoniato e affermato: "la mia guarigione è dovuta ad un miracolo ottenuto per intercessione di Suor Nicoli. Il medico quando mi vide in buona salute mi disse che io non avrei potuto guarire e che era una cosa straordinaria".